lunedì 17 novembre 2014

# Diario di viaggio # Germania

127.0.0.Monaco di Baviera -Schloss Linderhof- Giorno 8

"Anch'io voglio sottrarmi all'infernale crepuscolo, che mi vuole sempre trascinare nella sua atmosfera caliginosa: voglio essere beato nel crepuscolo degli dei della sublime solitudine montana, lontano dal 'giorno', nemico odioso, lontano dall'infuocato aspetto del sole del giorno! Lontano dalla vita quotidiana e profana, dalla scellerata politica che vuole irretirmi con i suoi tentacoli e che tanto amerebbe soffocare completamente ogni poesia." 


Ludwig II Re di Baviera



Siete pronti per un post bello corposo, pieno di fascino, storia e dettagli romantico-misteriosi? 

Bene, perché oggi, continuando il Diario di Viaggio in quel della Baviera, vi porto per mano a visitare uno dei suoi famosi castelli, il più piccolo, nonché l’unico terminato e dove il Re Ludwig II, abitò per otto anni; un record se pensiamo che uno dei suoi soprannomi era il Re Folle, perché la sua inquietudine lo portava a stancarsi presto un po’ di tutto e a cambiare rapidamente idea su molte cose.
Il giovanissimo Re non aveva intenzione di trasformare il posto in una sontuosa residenza reale, al contrario, sognava di farne un’abitazione privata, un eremo di corte per se stesso, isolato, immerso in una splendida natura lussureggiante e distante dalla caotica Monaco. Ludwig era un sognatore e amante, fra le altre cose, dell’architettura francese, perciò il progetto iniziale doveva essere ispirato al Petit Trianon di Versailles.

Sto parlando di Schloss Linderhof, che, a seconda delle versioni raccontate, prende il suo nome da un imponente tiglio secolare (Linde, in tedesco) presente nel parco da sempre (la versione vera) o dai Linder, la famiglia inizialmente affidataria del terreno (la versione falsa). Ludwig, che aveva con gli alberi una relazione quasi sacra, fece costruire fra i suoi rami una sorta di casa, un rifugio raggiungibile con una scaletta e ordinò ai giardinieri di prendersi cura di quell'albero per sempre.  

Questo castello si trova nel sud della Baviera, vicino a Oberammergau e la sua storia risale al 1400, ma in quel periodo era solo un podere, proprietà della vicina abbazia benedettina di Ettal. Il Re Massimiliano II, padre di Ludwig, trasformò il podere in un padiglione reale di caccia (Königshäuschen) e nel 1869, il figlio ventunenne lo ereditò realizzando uno dei suoi tanto amati rifugi intimi e personali. Era una zona, quella della valle del Graswang, che Ludwig conosceva e amava fin da bambino. 

Nel 1879, quindi dieci anni dopo, Linderhof venne ultimato e l’anno successivo nacque in tutto il suo splendore il magnifico giardino che circonda la residenza e che si estende per la bellezza di 50 ettari percorsi da sette chilometri di sentieri.



All’interno della tenuta è possibile ammirare svariate meraviglie, come le perfette geometrie delle siepi e dei fiori, le fontane e le statue che adornano il giardino in un miscuglio perfettamente armonizzato di rococò francese, rinascimento italiano e persino in stile inglese. Il grande bacino d'acqua, di fronte al castello, con una fontana a tempo il cui getto raggiunge i 25 metri di altezza, così come i tre livelli dei giardini terrazzati, sono coronati dal Tempio di Venere, e dalla Fontana di Nettuno, con le sue cascate a 30 livelli, che donano al tutto un aspetto d'incomparabile bellezza.


Altre costruzioni del parco visitabili sono la Capanna di Hunding, che riproduce la semplice ma splendida scenografia della “Valchiria” di Richard Wagner, ovvero la seconda opera della tetralogia de “L’Anello del Nibelungo”, nella quale un maestoso albero affonda le sue radici nella terra mentre i suoi 

rami trapassano il tetto attraversando alcune fessure, il Padiglione da Musica, e i due splendidi padiglioni di stampo orientale: il Maurischer Kiosk, un chiosco moresco che ospita piante esotiche , il “trono dei pavoni persiani”, incensiere, tavolini da fumo e da caffè provenienti direttamente dalla Persia, e la Marokkanisches Haus, la casa marocchina, costruita interamente in Marocco, smontata e ricostruita in Baviera dove è stata abbellita ulteriormente, con le sue tre stanze chiamate il Salone, il Fumoir e la Sala da Pranzo.

Un posto che vi riempirà gli occhi di sfolgorante bellezza lasciandovi a bocca aperta e senza fiato per almeno cinque minuti di orologio (giuro) è la Venusgrotte, la Grotta di Venere. Una vera e propria grotta artificiale ispirata alla Grotta Azzurra di Capri, con tanto di stalattiti alte circa dieci metri, tempestate di schegge di vetro così da riflettere la luce, che rendono il tutto meravigliosamente fiabesco.


Di una magnificenza che ha dell’incredibile, con i suoi riflessi d’azzurro ondeggianti sul soffitto irregolare di pietra e la piccola, deliziosa imbarcazione a forma di conchiglia immersa nell’acqua turchese, vi emozionerà senz’ombra di dubbio.

Ludwig, e c’è da capirlo, amava passare ore e ore in questa grotta, facendosi cullare dal dondolio della banca, a immaginare gli eroi delle sue opere epiche preferite e a riflettere sul suo status di Re e sulla responsabilità nei confronti del popolo bavarese. La Grotta di Venere è un posto magico e surreale, ve lo assicuro, e lo spettacolo di luci rotanti e colorate fornito dalla prima centrale elettrica della Baviera (24 generatori provenienti da Norimberga e Parigi), lo rende unico e inimitabile. Il Re, volendo usufruire della Grotta anche in pieno inverno, fece installare persino delle stufe all'interno di alcune stalattiti. 

La scenografica grotta rievoca una scena del "Tannhäuser" (l’atto I), opera del compositore Richard Wagner, amico intimo del Re.

Fra le creazioni di Re Ludwig II vi è anche l'Eremo di Gurnemanz, tratta dall'allestimento dell'opera wagneriana "Parsifal", utilizzata come capanno di caccia sempre presso Linderhof. Anche se ormai l'arredamento interno è andato completamente perduto, è sempre possibile gustare la bellezza dell'edificio pittoresco, ristrutturato di recente. 

Entrando nella vera e propria residenza, la cui facciata si erge su un basamento in bugnato rustico, si comprende immediatamente che, nonostante Ludwig avesse sognato una piccola casa privata (per quanto senza dubbio lussuosa), ciò che alla fine venne eretto è comunque un palazzo fra i più sfarzosi del mondo, nel tipico stile rococò da lui amato, con soffitti e pareti interamente affrescate da scene mitologiche, decorazioni d’oro, stemmi reali, pietre preziose, lampadari in cristallo di Boemia da ben 108 candele e dal peso di 500 chili, specchiere grandi come vetrate che poste una davanti all’altra allungano le stanze all’infinito, marmi pregiati, statue che riproducono perfettamente grandi opere originali del Louvre, collezioni di porcellane raffinate, decine di quadri, orologi di 300 anni fa ancora perfettamente funzionanti, pavoni di porcellana Sèvres a grandezza naturale (uno dei quali veniva posto fuori dal castello quando il Re vi soggiornava) , rarissimi tavolini in malachite dono di una zarina russa, poltrone e divani Gobelin originali, drappeggi, broccati e arazzi, da lasciare senza fiato.
In uno spazio relativamente piccolo, la concentrazione d’arte e bellezza, lusso e sfarzo è assolutamente incredibile. E’ tutto studiato nel minimo dettaglio, le armonie dei colori degli affreschi con le stoffe, la posizione delle finestre rispetto al paesaggio circostante, la perfetta geometria del tutto. Come questa residenza non risulti kitsch e pacchiana, è un vero mistero.

La residenza comprende svariate stanze e fra quelle aperte al visitatore bisogna menzionarne necessariamente alcune:

Il vestibolo è la prima stanza in cui il visitatore mette piede. Alzando lo sguardo salta all’occhio uno stucco dorato magnifico che rappresenta il Sole con due putti laterali che sorreggono una scritta in latino: Nec Pluribus Impar (Non inferiore ai più). Il motto dei borboni. Sotto al sole, una statua nera di Luigi XIV di Francia a cavallo.

La sala delle udienze, mai utilizzata per questo scopo, ospita una maestosa scrivania insolitamente sovrastata da un baldacchino di stoffe pregiate e di stucchi d’oro che rappresentano emblemi della pace, della guerra, della pittura e della musica. Il grosso stemma bavarese foderato d’ermellino, pare proveniente dal mantello reale di Re Ottone di Grecia, zio di Ludwig, sottolinea l’importanza di questa stanza.

La sala degli specchi, progettata non solo da un architetto, ma persino da uno scenografo, espone quadri che ritraggono la vita di corte francese del 1600, due caminetti tempestati di lapislazzuli e un tappeto realizzato con piume di struzzo. In questa sala il Re era solito mettersi a leggere in piena notte, alla danzante luce delle candele che si riflettevano a centinaia sugli specchi creando un effetto spettacolare. A stupire è anche il maestoso gioco di specchi che rende la stanza una sorta di galleria luminosa riflettendo gli ori e gli affreschi della stanza e un lampadario fatto a bracci con cascate di tralci, fiori, angeli e corone. Il tutto scolpito direttamente e magnificamente nell’avorio.

La stanza da letto, di circa cento metri quadri, è immersa anch’essa nell’atmosfera francese e bavarese, con uno splendido letto a baldacchino rivestito di velluto blu finemente decorato con lo stemma reale bavarese sorretto da angeli, sotto il soffitto affrescato e dedicato al Re Sole, Luigi XIV di Francia. A destra, fra i ricami, è inserita un'acquasantiera e l'inginocchiatoio personale del Re, decorato con l'immagine di San Giorgio. 

Nella sala del trono è possibile ammirare l’elegante seduta decorata con piume di struzzo.

I salottini (gabinetti) rosa, argento e lilla sono semplicemente deliziosi e ospitano ritratti di personaggi francesi della corte di Versailles.



Nella  Stanza della Musica (o camera degli arazzi Est e Ovest) c’è un bellissimo pianoforte/armonium verticale chiamato Aeolodion, decorato da centinaia di stucchi dorati. Alcune voci affermato che sia stato fatto costruire dal Re per l’amico Richard Wagner, il quale però non poté suonarlo mai.

E ora, visto che una promessa è una promessa, passiamo ai dettagli romantico-misteriosi.

La sala da pranzo.

Riccamente decorata da intagli in bianco e oro che richiamano le attività produttive atte a rifornire la cucina reale, come la pesca, la caccia, l’agricoltura e il giardinaggio e da un lampadario meraviglioso, la stanza ospita un tavolo assolutamente particolare e unico nel suo genere.
Un tavolo che possiede persino un nome:  Tischlein-deck-dich, ovvero “il tavolo magico che si apparecchia da solo”. Tavolo che è possibile trovare anche in un altro castello di Ludwig II, di cui parlerò in un post a parte.

Come funziona è presto spiegato: La pavimentazione sotto i piedi dell’elegante tavolino nasconde in realtà una botola segreta. Un sistema sofisticato di carrucole, simile a un moderno passa vivande, portava il tavolo al piano sottostante, dove vi erano le cucine e dove veniva quindi apparecchiato e imbandito per poi riportarlo di sopra, davanti al Re pronto a mangiare. In questo modo il sovrano non veniva disturbato durante il pasto dal via vai dei camerieri e dei valletti.

Questa la spiegazione più famosa, ma le cose non stanno esattamente così. Ludwig era una persona molto particolare (motivo per cui vi racconterò la sua affascinante storia in uno o più post a parte) e non amava essere guardato direttamente negli occhi. Inoltre il Re faceva apparecchiare la tavola per due o tre persone, malgrado mangiasse sempre da solo, poiché immaginava di essere a tavola con Luigi XIV e Luigi XV, conversando con loro come fossero reali. 

Solitario, romantico, schivo e allergico verso i doveri politici di un Re, amava dormire di giorno e vivere di notte, uscendo da solo a cavallo o con una delle sue slitte dorate, sapientemente intagliate dagli artigiani di corte e dotate di illuminazione elettrica, da Linderhof, che lui chiamava Meicost Ettal, anagramma da lui inventato di una frase attribuita al Re Sole:  "l'État c'est moi" (Lo Stato sono io), fino al lago di Plansee in Tirolo. Quelle slitte che lo hanno accompagnato in decine e decide di passeggiate notturne avvolto dalla natura mozzafiato delle Alpi bavaresi, ora sono custodite nel museo delle carrozze di  Schloss Nymphenburg.

Schloss Linderhof
Linderhof 12, 82488 Ettal

Per arrivare a Linderhof potete prendere il treno da Monaco fino a Oberammergau e poi il bus 9622 fino al castello, oppure, con il bus turistico che parte ogni giorno da Monaco e porta in diversi castelli nell’arco di tutta la giornata. Potrete acquistare il biglietto unico (per visitare varie location fuori Monaco) al Tourist Information in Marienplatz.


E ora gustatevi questo video :)


Come sempre ringrazio Wikipedia per le foto. 
Soltanto una è stata scattata da me ed è la fontana.

"Solo l'amore delle anime è consentito, 
quello dei corpi invece è maledetto".

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