sabato 29 luglio 2017

Spezzatino di manzo, patate e cipolle Gluten Free

29 luglio 0 Comments

Carissimi Naviganti, buongiorno! 

Eccomi di nuovo fra voi a parlare di cucina Gluten Free! Devo dire che da quando ho acquistato la pentola a pressione, circa un mese fa, ho preparato parecchie cose. Non dico di averla già ammortizzata, ma quasi! E sono, ogni volta, sempre più soddisfatta. 

Mio marito, nonostante il clima caldo di questi giorni, ha suggerito un bello spezzatino con le patate e io non me lo sono fatto dire due volte. 
Anche per questo piatto è stata la prima volta, e come per le precedenti, sono rimasta soddisfattissima. 

Andiamo a vedere come l'ho realizzato!

Ingredienti (per due persone come piatto unico):
  • 400 grammi di manzo (se volete una carne meno grassa, ma anche meno saporita, scegliete il vitello)
  • 1 cipolla bianca bio per il trito
  • 2 cipolle bianche di Margherita IGP
  • 1 spicchio d'aglio
  • Olio EVO
  • Vino bianco secco e fermo
  • 1 rametto di rosmarino
  • 1 carota bio
  • Sale
  • Pepe nero
  • 1 cuore di sedano bio
  • 5/7 patate piccole bio
  • Un pizzico di curry
  • Un pizzico di curcuma
  • Un cucchiaio di concentrato di pomodoro

Per prima cosa lavate e pelate le verdure. Lavate anche il rosmarino.


Tagliate a pezzettoni la carne.  



A questo punto preparate un trito grossolano con carote, sedano, cipolla e lo spicchio d'aglio.


Tagliate le patate in piccoli pezzettini e cuocetele avendo cura di toglierle dal fuoco molto prima del tempo (io le ho fatte in pentola a pressione, quindi al vapore, ma volendo si possono anche bollire qualche minuto in acqua leggermente salata). 

Stufate in padella, con un filo d'olio e un po' d'acqua e sale, le due cipolle di Margherita, tagliate a fettine sottili. Mettete tutto da parte. 


Mettete a scaldare un paio di cucchiai di olio EVO nella pentola a pressione. Una volta caldo unite la carne e fatela rosolare per bene su ogni lato. Sfumate col vino e poi aggiungete il trito di verdure. 

A questo punto aggiungete a scelta, un bicchiere d'acqua o di brodo. - Io ho usato l'acqua di cottura delle patate leggermente salata. - A seguire un cucchiaio di concentrato di pomodoro, poco sale, pepe nero, un pizzico di curry, uno di curcuma e il rametto di rosmarino. 

Bene, siamo pronti per chiudere la pentola. Dal momento del fischio fate cuocere per 35 minuti. Quando il tempo è trascorso, fate sfiatare la pentola, apritela e aggiungete le patate e le cipolle di Margherita con un altro po' di brodo, se necessario. Ricordatevi sempre che nella pentola a pressione DEVE esserci SEMPRE del liquido. Chiudete e fate cuocere altri 10 minuti dal fischio. 

A questo punto lo spezzatino è quasi pronto. Spegnete il fuoco, sfiatate la pentola, apritela e assaggiate. Se necessario correggete di sale e cuocete ancora qualche minuto a pentola aperta per far restringere il sughetto.

Con la pentola a pressione, la carne risulterà morbida come il burro e la cottura si ridurrà della metà del tempo. Provare per credere!

Et voilà!


Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, invece, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.

lunedì 24 luglio 2017

Passatelli al ragù bolognese Gluten Free

24 luglio 0 Comments

Cari Naviganti, bentrovati.

Quest'oggi, sempre per l'etichetta Gluten Free, vado a raccontarvi cosa ho cucinato qualche sera fa, nonostante il caldo di questi giorni: i Passatelli al Ragù Bolognese Gluten Free.

Come potete immaginare, il passatello dalle nostre parti (Bologna) è un piatto a cui non si rinuncia mai, nemmeno d'estate. Si tratta di una specialità marchigiana, che si è diffusa moltissimo prima in Romagna e poi anche in Emilia, e ora è amatissima da tutta la Regione. E' meraviglioso se fatto in brodo (rigorosamente di cappone), meraviglioso asciutto e meraviglioso con quasi ogni tipo di condimento, dal ragù (rigorosamente bolognese) al pesce, dal pomodoro al burro e salvia o alle verdure. 
Ecco, forse l'unico abbinamento per il quale forse storcerei il naso è la panna, ma non escludo che qualcuno la usi, così come viene usata per i tortellini. Un vero e proprio sacrilegio, ma tant'è. I gusti son gusti :)

Vediamo un po' come ho fatto.

Ingredienti per i Passatelli (dosi per due persone):

  • 2 uova bio
  • 200 gr. di parmigiano grattugiato
  • 200 gr. di pangrattato senza glutine
  • 1 cucchiaio abbondante di farina senza glutine
  • Noce moscata q.b.
  • La buccia di un limone bio grattugiata (A seconda del condimento prestabilito. Con il ragù, il limone non c'entra nulla, quindi non l'ho messo, ma se fate un condimento di pesce, o se li fate in brodo, allora è perfetto).
In un boule di vetro formate una fontana con il pangrattato, il parmigiano e la farina. Rompete al centro della fontana le uova e grattugiateci anche la noce moscata. Questo sarebbe il momento giusto per unire anche l'eventuale buccia del limone grattugiata. 


Mescolate delicatamente con le mani fino a formare un composto compatto e omogeneo. Create una palla aiutandovi con le mani infarinate e mettela a riposare in frigo, avvolta nella pellicola per alimenti. Deve riposare almeno due ore, due ore e mezza. Sarebbe bene poi che ogni mezz'ora circa, l'impasto venisse lavorato ancora un po'.


A seconda dello strumento a vostra dispozione, una volta che l'impasto ha riposato a dovere, create i passatelli o direttamente sulla pentola (se fatti in brodo) o su un piatto leggerissimamente spolverato di farina. 

Gli strumenti utilizzabili possono essere diversi, ma quello antichissimo e ufficiale si chiama Ferro (e Fér) ed è questo qua, molto difficile da reperire fuori dall'Emilia Romagna e molto faticoso da usare: 
Il secondo strumento, sempre molto adatto per i passatelli è il torchietto. E' certamente lo strumento che ci permette di fare meno fatica. Ovvero lui: 

In alternativa, se non si possiede nessuno dei due, è possibile usare uno schiacciapatate d'acciaio, a patto che abbia i fori grossi (almeno 5 mm). Lui: 
I passatelli devono essere piuttosto lunghi (almeno 4/5 cm) e il momento perfetto per scolarli è quando salgono a galla. A quel punto sono cotti. Scolateli e conditeli come preferite (per un piatto asciutto), altrimenti serviteli ancora bollenti direttamente nel loro brodo. 

Ora andiamo a vedere come ho fatto il ragù bolognese. 

Ingredienti per il ragù alla Bolognese (per 4/5 persone): 

Questa è la ricetta depositata il 17 ottobre 1982 dalla delegazione bolognese dell’Accademia italiana della cucina presso la Camera di Commercio di Bologna.

  • 300 grammi di cartella di manzo
  • 150 grammi di pancetta fresca di maiale
  • 50 grammi di carota gialla 
  • 50 grammi di cipolla
  • 50 grammi di costa di sedano
  • 5 cucchiai di salsa di pomodoro (estratto triplo 20 gr.)
  • Mezzo bicchiere di vino bianco/rosso
  • 200 gr. di latte intero



La mia variante è senza lattosio. Al posto del latte ho usato il brodo di verdure e alla fine ho pepato direttamente la pasta già nel piatto, aggiungendo un sottilissimo filo d'olio. Inoltre non ho trovato la carota gialla, quindi per questa volta mi sono accontantata di una carota classica. Non ho fatto nessun'altra variazione. In questo modo il ragù viene solo più leggero e digeribile. 


Come prima cosa preparate il trito con sedano, carota e cipolla. Un trito non troppo fine, mi raccomando. 


In una casseruola fate soffriggere la carne, quando avrà preso colore e rilasciato il grasso, unite il trito e cuocete a pentola coperta per circa 10 minuti. 

A questo punto scoperchiate la pentola e sfumate col vino a fuoco alto per almeno cinque minuti. 


Aggiungete poi il pomodoro, coprite e quando ricomincia a bollire, abbassate al minimo la fiamma. Cuocete per almeno due, due ore e mezza. Meglio se tre. 

Controllate spesso il ragù e aggiungete brodo (se usate la mia versione) o latte (se usate quella depositata) ogni volta che il ragù si asciuga troppo. 

A fine cottura assaggiate. La cartella deve risultare morbidissima. Correggete di sale, se necessario, e spegnete il fuoco. E' possibile, una volta arrivato a temperatura ambiente, conservarlo anche in congelatore, diviso in porzioni, per parecchio tempo. 


Ed ecco a voi il risultato finale. Passatelli asciutti al Ragù Bolognese! 


Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, invece, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.

martedì 18 luglio 2017

Maiale in agrodolce Gluten Free

18 luglio 0 Comments

Bentrovati, carissimi Naviganti! 
Siamo di nuovo qua a parlare di gastronomia gluten free e per rimanere in tema con i post più recenti (vi ricordate la cenetta orientale?), quest'oggi vi racconterò cosa ho preparato a mio marito qualche sera fa. Seguendo sempre la strada della cucina orientale, questa volta mi sono cimentata nel maiale in agrodolce. E' un piatto non semplicissimo da realizzare, ma se vi accontentate di una versione amatoriale senza la pretesa di realizzarlo come al ristorante cinese/giapponese, vi assicuro che non resterete comunque delusi. Noi lo abbiamo usato come piatto unico, abbinandoci soltanto un pochino di riso bianco. 

Il maiale in agrodolce esiste in due versioni, una pastellata e fritta (quella tradizionale cinese) e una no. Personalmente ho deciso di non friggere i bocconcini di maiale e di lasciare il piatto il più naturale e leggero possibile.

Andiamo a vedere come funziona! 

Ingredienti (per due persone come piatto unico):


  • 400 Gr. di lonza (o polpa, se volete pastellare e friggere) di maiale
  • 1 spicchio d'aglio
  • Salsa di soia Tamari (l'unica senza glutine)
  • Olio di semi di girasole
  • 1/2 peperone giallo
  • 1/2 peperone verde
  • Aceto di vino bianco
  •  100 Gr. di zucchero di canna
  • Ananas in succo (non in sciroppo)
  • 200 Ml di passata di pomodoro
  • Maizena 
  • 200 Ml di acqua
  • Zenzero fresco

Iniziamo asciugando la carne con uno Scottex, poi tagliamola a piccoli cubetti di circa due centimetri (nel mio caso, che ho usato la lonza, a listarelle). 

A questo punto prepariamo la marinatura. In un boule andiamo a mettere l'aglio tagliato a pezzettini, lo zenzero grattugiato, due cucchiai di salsa di soia Tamari e uno di aceto. Mettiamoci a mollo la carne, mescoliamo, e mettiamo in frigo a marinare finché non avremo terminato di preparare il resto. Coprite il boule con la pellicola. 


Laviamo e tagliamo a listarelle i peperoni, eliminando ovviamente i semi e le coste interne bianche. Se volete potete anche pelarli, prima. 

Nel Wok versate un cucchiaio d'olio di girasole e quando sarà caldo fate saltare i peperoni qualche minuto. Una volta pronti, spegnete la fiamma e toglieteli dal fuoco. 


Andiamo ora a preparare la salsa agrodolce. 

In un pentolino mettete la passata di pomodoro, lo zucchero, l'aceto, la salsa di soia e il succo dell'ananas che avrete tenuto da parte. Portate la salsa a ebollizione. Sciogliete due cucchiai di maizena in acqua fredda e versate il composto nella salsa. Continuando a mescolare, piano piano vedrete la salsa agrodolce addensarsi. Una volta raggiunta la giusta consistenza, spegnete.

A questo punto prendete la carne dal frigo, scolatela dalla marinatura e versatela nel Wok insieme alle verdure. Non ci metterà molto a cuocere. Saltatela finché non vi sembra cotta al punto giusto, assaggiate e, se è il caso, correggete di sale con la salsa di soia Tamari. Unite ora la salsa agrodolce. 


Quando ormai il piatto è quasi pronto, aggiungete circa 4 fettine di ananas tagliate a dadini. Fate saltare un paio di minuti ancora e servite il vostro maiale in agrodolce ancora caldissimo. 


Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, invece, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.

mercoledì 12 luglio 2017

La Tigre - Joël Dicker

12 luglio 0 Comments

Torno a parlare di libri dopo un po' di tempo, accantonando per qualche giorno i post sulla cucina Gluten Free. 

Oggi voglio parlarvi di un lavoro di Joël Dicker, ovvero La Tigre

Parliamo di un racconto che potrei definire breve, soprattutto se messo a confronto con altri suoi libri come La verità sul caso Harry Quebert (ricordate la mia breve recensione?) o Il libro dei Baltimore. Entrambi alti come un elenco del telefono di Città del Messico. 
La Tigre è un raccontino che potrete leggere in meno di un'ora, scritto da Dicker quando aveva appena vent'anni e non era ancora un caso editoriale. 

Il ragazzo, neoscrittore, ci racconta di una grossa tigre che sta sconvolgendo le lande siberiane, uccidendo e massacrando le persone in modo quasi intelligente e strategico, lasciando dietro di sé scie di sangue e un sentimento di puro terrore negli abitanti della zona. 

La notizia giunge alle orecchie dello Zar e di tutta la città di Sanpietroburgo, grazie a due monaci, testimoni dello sterminio avvenuto nel piccolo villaggio di Tibié. Inizialmente il pensiero comune è che si tratti di un episodio isolato, ma in poco tempo diventa chiaro che quella tigre non ha nessuna intenzione di fermare il suo personale massacro. Lo Zar, molto preoccupato di salvaguardare i suoi interessi finanziari e che ancora non riesce a convivere con la notizia che la Russia abbia ceduto l'Alaska agli americani per quattro spiccoli, decide di piazzare una grossa taglia sulla testa di quella bestia. Se non potrà sfruttare l'Alaska, allora lo farà con la Siberia, ma prima dovrà liberarsi di quella creatura sanguinaria. 

In parecchi si metteranno quindi sulle tracce dell'animale per eliminarlo e incassare la taglia, ovvero il proprio peso in oro, ma solo un ragazzone ventenne, Ivan, sarà così "fortunato" da incontrarla più di una volta. 
Siamo nel 1903 e Ivan Levovic, figlio di un falegname, di certo non per interesse verso la sua patria o il suo popolo, ma piuttosto per il vile denaro, decide di mettersi in marcia e tentare la sorte. Col suo peso in oro, potrà finalmente risollevarsi dalla miseria nella quale vive da tempo e provare a tutti il suo vero valore.
Come un novello investigatore, Ivan si reca sui luoghi dei delitti, interroga le persone, cerca indizi sul passaggio della tigre e tenta di capire come l'animale si muove al fine di anticipare le sue mosse e ucciderlo. 

Determinato, armato e pieno di coraggio, alla fine riesce nel suo intento e, dopo molto tempo, si trova ad affrontare la bestia tanto temuta da tutta la Siberia. Bestia alla quale nessuno è mai riuscito a sopravvivere. 
I due si scontrano, ma ad avere la peggio è Ivan, il quale però non soccombe, ma resta solo ferito perché la tigre, a un certo punto della lotta, dopo aver ucciso il suo cavallo, lo lascia andare quasi con disinteresse. 

Per Ivan, ferito nell'orgoglio più che nel corpo, la sfida muta quindi di significato. Quella che era solo una caccia a scopo remunerativo, diventa una questione personale, di principio. Una questione d'onore.

Perché la tigre lo ha ignorato e l'ha lasciato vivere? Possibile che non lo ritenga un degno avversario? 

Ivan ora è pronto per qualsiasi cosa, compreso diventare una bestia anche lui, annullando la sua stessa umanità e moralità, pur di uccidere la tigre che ha osato umiliarlo.

E qua mi fermo. 

La tigre è un racconto da leggere in un battibaleno. Basta una mezz'ora. E' cortissimo e finisci inevitabilmente a pensare "visto che è così corto, voglio vedere subito come finisce".

L'animale protagonista della storia è enorme, una tigre fiera, terribile e quasi mitologica, con zanne enormi e occhi come bocche di cannone. Dicker la racconta in modo velato, laterale, quasi a lasciar intendere che non si tratta solo di un animale, ma di un concetto. E' il mostro che si nasconde dentro ognuno di noi e che per ognuno di noi assume di un diverso significato.

Questo sottilissimo libro è in realtà una grande riflessione sulla mediocrità umana. Perché alla fine, il nostro peggior nemico, siamo proprio noi stessi. 


Da IBS:

Joël Dicker è nato a Ginevra nel 1985. La verità sul caso Harry Quebert è il suo secondo romanzo. Il primo, Les derniers jours de nos pères, ha ricevuto il Prix des écrivains genevois nel 2010. La verità sul caso Harry Quebert ha ottenuto il Grand Prix du roman de l’Académie Française 2012 e il Prix Goncourt des lycéens 2012, ed è tradotto in oltre 25 paesi. Nel 2016 Bompiani pubblica La tigre.

domenica 9 luglio 2017

Calamari ripieni bufala e friarielli Gluten Free

09 luglio 0 Comments

Bentrovati, carissimi Naviganti :)

Rieccomi fra voi a parlare di cucina Gluten Free! 
Quest'oggi vi racconterò come ho realizzato i miei Calamari ripieni di bufala e friarielli in pentola a pressione. 
E' la prima volta che mi cimento con questo piatto e devo dire che il risultato mi ha soddisfatto completamente. Mio marito li ha spazzolati alla velocità della luce, confermandomi l'ottima riuscita e chiedendomi di rifarli quanto prima.

Premetto che la realizzazione del piatto è abbastanza semplice, ma dovrete portare pazienza riguardo alla pulizia del calamaro. A proposito, siete sicuri di saper distinguere a colpo d'occhio calamari, seppie e totani? :)

Potete abbinarli a un primo di pesce, come spaghetti allo scoglio, oppure fare come noi e usarli come piatto unico. 

Ecco qua la mia ricetta!

Ingredienti (per due persone come piatto unico):
  • 10 calamari di medie dimensioni
  • 1 mozzarella di bufala
  • 1 cipolla bianca
  • Vino bianco
  • Filetti di pomodoro possibilmente napoletano (vi consiglio i favolosi Segreti di Gennaro, di Gennaro Esposito, Chef 2 stelle Michelin e si sente!)
  • 2 spicchi d'aglio
  • Olio EVO
  • Prezzemolo
  • Basilico
  • Sale
  • Pepe nero
  • Circa 150 grammi di friarielli
  • Una bella manciata di olive taggiasche
  • Un pizzico di curry
  • Un pizzico di curcuma

Per prima cosa puliamo i calamari. 

Se non lo avete mai fatto, vi spiego rapidamente la procedura e le differenze fondamentali fra calamari, seppie e totani. Tutti e tre i molluschi in questione appartengono alla stessa famiglia di Cefalopodi (i Decapodi, ovvero con dieci arti) e in effetti, anatomicamente, sono molto simili fra loro. Il numero di tentacoli è ovviamente lo stesso per tutte e tre le specie, ovvero dieci. Otto fissi e due più lunghi e retrattili con i quali catturano le prede. A livello nutrizionale, i tre molluschi si possono definire davvero poco calorici e poco grassi. Ottimi alleati, quindi, in caso di dieta.


Calamaro: Il calamaro è considerato il più pregiato dei tre e il suo corpo (la sacca dei visceri) è più affusolato di quello della seppia e molto più simile a quello del totano. Le sue pinne sono romboidali e occupano almeno 3/4 del corpo. La conchiglia interna è trasparente, leggera, fragile e molto stretta e sottile. Il calamaro si presenta grigio e rosa. I tentacoli del calamaro sono provvisti solo di ventose. 


Seppia: La seppia ha un corpo più largo, tozzo e di forma ellittica. La sua conchiglia interna è spessa, larga e cava (le camere d'aria al suo interno servono alla seppia per galleggiare). Il famoso "Osso di seppia". La sua pupilla ha una caratteristica forma di W. La seppia si presenta di colore chiaro, bianco grigio e a striature. 

Totano: La pinna del totano è triangolare, più piccola e occupa solo la parte finale del corpo. Il totano è più rossiccio. I suoi tentacoli sono provvisti anche di uncini. Dei tre, è l'unico senza sacca di inchiostro e la sua carne è quella considerata meno pregiata perché leggermente più dura.





LA PULIZIA: 

Prima di tutto sciacquateli tutti sotto un getto di acqua corrente fredda, poi delicatamente prendete il ciuffo dei tentacoli e tirate verso il basso, impugnando nell'altra mano il corpo. I tentacoli si sfileranno completamente e con questa prima mossa eliminerete la testa e anche buona parte delle viscere contenute nella sacca. 

Il passo successivo sarà quello di cercare con le dita il gladio (la conchiglia) presente nel corpo. E' trasparente, abbastanza dura, ma facile a spezzarsi. Eliminatela e con indice e pollice svuotate il corpo dal resto delle viscere (il totano si può ribaltare per pulirlo meglio, ma con il calamaro ve lo sconsiglio, potrebbe rompersi facilmente). Continuare a sciacquare il mollusco sotto l'acqua corrente.


A questo punto, con un coltello, tagliate i tentacoli subito sotto gli occhi. Nel caso sia rimasto fra i tentacoli il rostro (detto anche becco), ribaltateli con le dita ed eliminatelo spingendolo verso l'esterno. 
Partendo dall'orlo della sacca, afferrate la pelle e tirate, fino a eliminarla completamente.
Questo passaggio non è obbligatorio, ma solo una scelta personale. Io, ad esempio, ho anche tolto le pinne laterali e le ho tritate insieme ai tentacoli, ma se volete potete lasciarle tranquillamente attaccate al corpo, con o senza pelle. 
Fate molta attenzione a non rompere la sacca di inchiostro e gli occhi. Schizzano e macchiano con una facilità estrema.

Pulirli non è difficile, è solo noioso e faticoso... ma et voilà! 


Bene, finito di pulire i calamari, passiamo al ripieno, che detto tra noi, è la parte più facile. 

Pulite e tritate finemente la cipolla e un solo spicchio d'aglio. Nel frattempo cuocete al vapore i friarielli. Vanno benissimo sia freschi che surgelati. Una volta cotti tritate anche loro.



Tritate anche la mozzarella di bufala, dopo averla scolata accuratamente dal suo liquido di governo. In un boule di vetro, unite tutti gli ingredienti tritati a esclusione dei tentacoli e passate a condirli. 



Unite al trito un filo d'olio Evo, sale, prezzemolo e basilico. Spolverate con un pochino di pepe nero, curry e curcuma. Assaggiate e se è il caso, correggete di sale. Solo quando sarete certi che il ripieno è perfetto, unirete il trito di tentacoli (così eviterete di assaggiarli crudi). 


Con l'aiuto di una Sac à Poche, riempite uno per uno i calamari, lasciando solo qualche millimetro per poterli chiudere agilmente con uno stecchino da denti. 



A questo punto prendete la pentola a pressione, versateci due cucchiai di olio e una volta caldo adagiate i calamari, lasciandoli rosolare per una decina di minuti e girandoli solo una volta.



Siamo quasi pronti per chiudere la pentola, ma prima ci manca ancora un passaggio. 

Sfumate i calamari col vino bianco, poi aggiungete un bicchiere scarso d'acqua (io ho usato l'acqua di cottura dei friarielli), i filetti di pomodoro in passata, lo spicchio d'aglio intero (ma schiacchiato), un pizzico di sale (attenzione, perché le olive sono già molto saporite), la manciata di olive taggiasche e una spolverata di pepe nero. Chiudete la pentola e dal momento del fischio fate cuocere per 30 minuti.

Terminata la cottura, fate sfiatare la pentola e apritela. Assaggiate e se è il caso correggete di sale e continuate la cottura quache minuto a pentola aperta, al fine di restringere il sugo. 

Servite ancora caldissimi e mi raccomando, tenete a portata di mano il pane (rigorosamente senza glutine) per fare scarpetta :)



Attenzione agli stecchini!!! :)



Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, invece, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.

mercoledì 5 luglio 2017

Horizon Zero Dawn

05 luglio 0 Comments

Bentrovati, cari Naviganti. 
Sono di nuovo qua a parlare di videogiochi insieme al mio ospite Hyunkel76, che dopo averci regalato una bellissima recensione di The Last Of Us, è pronto a fare altrattanto con un gioco uscito da relativamente poco, ovvero Horizon Zero Dawn, in esclusiva per Playstation 4. 

Vediamo un po' cosa ci racconta questa volta! 


HORIZON ZERO DAWN

Dopo tanto tempo finalmente ho deciso che era giunta l'ora di acquistare una PS4 PRO.

Data la mia natura di giocatore, amante dei titoli che hanno una storia da raccontare, non ho trovato necessario dotarmi di PS4 durante i suoi primi anni di vita. Sebbene sia un must per chi giochi online a Fifa, Street Fighter et similia, per me non risultava per nulla attraente.

Poi è giunto il tempo di Uncharted 4, Metal Gear Solid 5, Horizon Zero Dawn, Until Dawn, Mass Effect Andromeda, The Witcher 3 e prossimamente The Last of US 2 e l'attesissimo Detroit.
Tutti titoli che rendono il media videoludico qualcosa di più di un semplice giochino.

Insomma, giro un po’ di offerte e trovo un buon prezzo per una PS4 PRO in bundle con Horizon Zero Dawn.

Torno a casa felice, inserisco il disco e parto per questo nuovo viaggio alla scoperta del progetto Zero Dawn.



Siamo in un futuro lontano, - gli ultimi documenti rimasti dei “Predecessori“ risalgono al 2066 -, dominato dalla natura che si è riappropriata del globo a discapito del vecchio mondo di metallo di cui ormai non restano che macerie e rovine.

L’umanità è organizzata in tribù dalle diverse culture e religioni, alcune di esse sembrano simili ai nativi americani, altre più vicine agli antichi saraceni.

Nessuno sul pianeta ha la minima idea di cosa sia capitato ai Predecessori.
Gli uomini e gli animali non sono però gli unici abitanti rimasti sulla Terra, insieme a loro esistono anche le Macchine, strani esseri dalle forme animali che si aggirano pascolando nelle lussureggianti terre di questo nuovo mondo.

Queste macchine (certamente eredità del mondo di prima) per lo più si comportano come dei veri animali, scappando di fronte ad un predatore o attaccando se non c’è altra soluzione e molti insediamenti umani le cacciano per procurarsi pezzi e componenti per il proprio sostentamento.



La nostra avventura parte dalla Tribù dei Nora, dove a Rost, un emarginato, viene affidata una neonata, Aloy. Essendo Aloy una “senza madre” le Tre Anziane del villaggio decretano che sia Rost a doversene prendere cura (in quanto senza madre Aloy è già considerata emarginata).

Trascorrono pochi anni, e subito il gioco ci mette nei panni di Aloy bambina.
In questa fase di tutorial prenderemo confidenza col sistema di controllo; a mio parere uno dei migliori e più responsivi degli ultimi tempi. Aloy si muove bene, in maniera precisa, ed è sempre pronta a scattare ad ogni nostro comando.



Al termine di questa fase troveremo un oggetto denominato Focus, che ci accompagnerà per tutto il gioco.

Il Focus altro non è che un dispositivo molto avanzato di Realtà Aumentata che si indossa come un auricolare e che permetterà ad Aloy sia di interagire con le reliquie del mondo di prima, che di ottenere informazioni sull’ambiente circostante, come nessun’altro umano sarebbe in grado di fare.



Aloy non sopporta il fatto di essere un’emarginata e nonostante Rost le faccia da padre, in maniera egregia date le circostanze, ha bisogno di risposte:

Perché sono emarginata?
Chi è mia madre?


Rost le propone quindi di partecipare alle “Prove” della tribù.
A chiunque partecipi alle prove, e le superi, viene garantito lo status di “Audace” (guerrieri di alto rango) e anche se emarginato torna a fare parte della tribù.  Al vincitore viene garantito il diritto di chiedere praticamente qualunque cosa.
Per Aloy, che anela risposte alle sue domande, la strada da percorrere è chiara; deve vincere le prove, per convincere le Anziane a svelare il suo passato.

Passano quindi una decina d’anni, dove ritroviamo un’Aloy adolescente ormai asso della caccia alle macchine.
Da qui in avanti il gioco svilupperà due trame principali parallele:
In una vedremo Aloy impegnata nel contrastare un nemico imponente dagli oscuri scopi, nell’altra la ricerca di come il mondo si sia trasformato in ciò che è oggi.



Ho trovato l’espediente narrativo una discreta furbata, visto che viene incontro ai gusti di tutti: ci sarà sempre chi è più interessato agli eventi bellici e chi invece al lato romantico/storico della vicenda. 

Essendo le due campagne legate indissolubilmente, per finire il gioco sarà necessario completarle entrambe, ma avremo molta libertà nello scegliere come e quando farlo.
Trattandosi di un gioco Open World le attività da portare a termine sono davvero numerose e per essere il primo tentativo dei Guerrilla Games devo ammettere che hanno superato le mie aspettative.

Potremo liberare accampamenti dai Banditi, superare prove di caccia, trovare collezionabili nascosti, cacciare bestie di metallo per il crafting, seguire missioni secondarie e compiti affidatici dagli Npc, liberare zone dalla malattia delle macchine nota come Corruzione, o semplicemente esplorare il vastissimo mondo che gli sviluppatori ci hanno messo a disposizione. La mappa di gioco è veramente imponente, ma per fortuna potremo, a un certo punto, sbloccare il viaggio veloce, che però consumerà diverse delle nostre risorse.



Il combat system è sicuramente il fiore all’occhiello di questo titolo.

Aloy ha a disposizione diversi tipi di archi e gadget (fionde, lancia trappole, lancia corde) e ne può equipaggiare al massimo 4 contemporaneamente, che potremo cambiare durante i combattimenti con la semplice pressione di un tasto. Ogni arma ha diversi effetti, in modo da permettere ad Aloy di affrontare qualsiasi nemico le si pari davanti. Per esempio alcuni nemici sono sensibili al fuoco, sarà quindi il caso di utilizzare frecce incendiarie e via così. 

Durante le prime fasi di gioco sembra tutto facile e lineare, ma dopo poco tempo saremo costretti a elaborare strategie per abbattere le colossali macchine che affronteremo.
Molte di esse sono dotate di componenti e corazze che andranno rimosse dai loro corpi meccanici per poterci permettere l’affondo finale. Ogni nemico va studiato attentamente per capire quale sia la strategia corretta, e molto spesso ci toccherà affrontare nemici diversi fra loro, col risultato di dover affinare ancora di più il nostro approccio al combattimento.



Il crafting spazia dalle munizioni per le varie armi (è possibile craftarle in combat alla The Last Of Us), alle pozioni e alla raccolte di erbe mediche.
Praticamente tutto ciò che ci serve può essere cratftato con le giuste componenti che possiamo trovare in “natura”: pezzi di metallo ricavate dalle prede meccaniche (utili per le frecce, ma anche valuta corrente di questo mondo), legno, pelli di animali per costruire le nostre sacche, più altri materiali rari che ci permetteranno di acquisire nuove e più potenti armi.



L’intelligenza artificiale svolge bene il suo dovere quando comanda le macchine , meno bene quando si tratta degli umani, che cadranno come mosche negli accampamenti se solo proviamo un approccio stealth.

Aloy è anche una scalatrice provetta, senza dubbio un buon mix fra Nathan Drake e Lara Croft, abilità necessaria sia per delle fughe rocambolesche che per raggiungere luoghi impervi della mappa.

Graficamente il gioco segna il passo per alcuni aspetti.
Vegetazione, cambi atmosferici, le macchine, gli edifici e gli effetti di luce sono tutti elementi curati in maniera maniacale e senza dubbio faranno da termine di paragone per i futuri giochi a venire.
Avendo un televisore adeguato che supporti l'HDR, gli effetti di luce renderanno ancora di più.
Se avete una PS4 PRO, potrete scegliere 2 modalità:
Aumentare la resa grafica oppure il framerate.
Vi posso dire che con il framerate aumentato il gioco rende davvero bene.

Non mi ha soddisfatto invece il modello di Aloy e degli altri Npc. Tutti gli umani sembrano finti, dalle movenze un po' legnose e poco espressivi, perfino nei momenti più drammatici.

A livello di doppiaggio andiamo maluccio.
A parte Aloy tutti, ma proprio tutti, i personaggi sembra che stiano leggendo un testo, la cosa grave è che neanche in inglese rendono tanto meglio.
Solo i dialoghi principali durante le main quest raggiungono la sufficienza a livello di interpretazione.



La storia invece fa da padrona.


Tutte le vicende che Aloy affronterà sono raccontate in maniera eccelsa e spingono il giocatore a raccogliere più informazioni possibili sia sul mondo presente, ma soprattutto su quello passato.
Poco per volta acquisiremo la conoscenza necessaria a capire perché il mondo di prima sia giunto alla sua inesorabile fine e perché nulla di ciò che erano i Predecessori è arrivato a noi, fino a scoprire le origini stesse di Aloy.

La ricerca di cosa è accaduto al mondo perduto rappresenta la cima di questo titolo, e mi ha coinvolto come poche altre storie. I vari documenti olografici che troverà Aloy durante la sua avventura, ci renderanno spettatori di tutto ciò che è successo al vecchio mondo e la curiosità di trovare il documento successivo aumenterà man mano che ci avvicineremo alla fine.

Senza eccessivi spoiler posso dirvi che la sequenza finale di gioco è uno dei momenti più commoventi che abbia avuto modo di trovare in un videogioco… e ne ho giocati tanti.



Alla fine della fiera, a quale pubblico si rivolge Horizon Zero Dawn?

Agli amanti degli Open World alla GTA? Certo.

A chi predilige i giochi con componente stealth? Perché no.

A chi ama i giochi di azione stile Tps? Anche.

Ma a mio parere è la storia avvincente e il meraviglioso mondo che i Guerrilla Games hanno creato, che meritano di essere sviscerati in ogni loro sfaccettatura.

Un titolo che non dovrebbe mancare a nessun possessore di PS4 PRO o non PRO che sia.
Mi auguro sinceramente che l’espansione (in uscita a fine anno) sia altrettanto avvincente, e che nei progetti di Guerrilla Games ci sia in cantiere un secondo episodio.
Hyunkel76



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