lunedì 25 settembre 2017

'A frittatin''e maccarun' Napoletana Gluten Free

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Adoro i piatti svuota frigo! 

Ho una vera e propria passione per questo tipo di cucina povera e la preferisco di gran lunga a piatti raffinati, ricercati e costosissimi. Trovo che i piatti realizzati col preciso scopo di "non buttar via niente", nel pieno rispetto quindi degli ingredienti, siano i più buoni in assoluto. Motivo per cui rispetto moltissimo lo Chef Bottura e prendo in giro amabilmente altri Chef famosi come Cracco, Barbieri e Cannavacciuolo. Bravissimi e rispettosi della materia prima anche loro, ma decisamente meno impegnati di Bottura su questo fronte del recupero degli scarti.

Come il Ramen (link) o l'Okonomiyaki giapponese (di cui parlerò più avanti), la Panzanella toscana (lo so, la fanno anche altrove), la Ratatouille provenzale, i Canederli Altoatesini e per l'appunto quella che noi al nord conosciamo come mattonella di pasta napoletana, ma a Napoli guai a chiamarla così, nessuno capirebbe di cosa state parlando. Lì, il napoletano DOC, prima di mangiarsi una bella pizza come solo loro al mondo sanno fare, è solito farsi venire appetito con 'A frittatin''e maccarun'

I maccheroni, al sud, un tempo indicavano qualsiasi tipo di pasta lunga e comoda da mangiare a passeggio con le mani. Ad esempio, una delle mie paste preferite (ziti a parte che adoro e che qua, mannaggia, non si trovano) sono i Maccheroncini di Campofilone, che altri chiamerebbero addirittura capelli d'angelo.

Per chiarire, quanto meno da Bologna in su, i maccheroni sono questi: 
Ma quelli di Campofilone sono questi: 
Visto che ogni pizzeria, ristorante e friggitoria a Napoli ha una sua ricetta personale, vi racconterò la mia che, da quel che ho letto in giro, non si discosta poi moltissimo da quelle che si trovano fra le strade di quella meravigliosa città che porto costantemente nel cuore, quasi fosse parte di un passato che non ricordo più, ma di cui ho una tremenda nostalgia.

Per il napoletano verace è un sacrilegio, lo so e chiedo umilmente perdono, ma io ho preferito alleggerire la già caloricissima pietanza, evitando la frittura e cuocendo le frittatine di maccheroni in forno. 

Una premessa fondamentale: Questo piatto richiederebbe tante ore di preparazione, visto che per molto tempo la pasta deve riposare in frigo, quindi armatevi di santa pazienza e preparatelo al mattino o all'ora di pranzo, per mangiarlo la sera. Va bene persino preparlarle il giorno prima e cuocerle il giorno dopo. Le scuole di pensiero in questo senso sono infinite, così, personalmente, ho deciso di fare di testa mia e ho lasciato riposare la pasta tutta la notte. 

Nella foto ho dimenticato il Parmigiano Reggiano, ops!
Due frittatine saziano già parecchio, con tre avrete sicuramente cenato, quindi prendete questa ricetta come un piatto unico per 4 persone. 

Ingredienti per 12 Frittatine di Maccheroni: 

  • 250 gr. di bucatini senza glutine
  • 120 gr. di prosciutto cotto a dadini senza glutine 
  • 100 gr. di piselli freschi bio
  • 1 mozzarella, possibilmente fiordilatte bio
  • Besciamella (fatta a mano) q.b.
  • Pepe nero
  • 4 cucchiai di Parmigiano Reggiano
  • Abbondante pangrattato senza glutine per impanare
  • Sale, grosso e fino
  • Una cipolla piccola
  • Olio di semi per friggere (oppure, come me, potete cuocerle in forno)

Spezzate grossolamente con le mani i bucatini e teneteli da parte. Mettete sul fuoco l'acqua per la pasta. Una volta che inizia a bollire, salatela e buttate i bucatini. Spegnete la fiamma un paio di minuti prima della cottura e conditeli con un filo d'olio, così che non si attacchino facendo il famoso "mappazzone". 



Mentre attendete che cuocia la pasta, affettate la cipolla molto sottile e fatela stufare in una padella con un filino d'olio e un pelino d'acqua di cottura della pasta. Poi unite i piselli. Lasciate cuocere il tempo necessario affinché diventino morbidi. 



Riducete a dadini una mozzarella e lasciatela sulla carta da cucina per farle perdere la maggior parte del liquido. 



Nel caso non abbiate la besciamella pronta, questo è il momento di farla. 

Ingredienti per la besciamella: 

  • 500 ml di latte
  • 50 grammi di farina senza glutine
  • 50 grammi di burro
  • Sale
  • Noce moscata

In un primo pentolino mettete a scaldare il latte a fiamma bassa, facendo attenzione che non arrivi al punto di ebollizione. In un secondo pentolino fate sciogliere il burro con la fiamma al minimo. Una volta fuso, spegnete e aggiungete la farina molto lentamente, mescolando di continuo con una frusta. 
A questo punto unite il composto burro/farina al latte, mescolando continuamente per impedire la formazione di grumi. E' necessario mescolare ancora fino al raggiungimento della consistenza desiderata; Più densa per i ripieni, più lenta per i condimenti. Se siete intolleranti al lattosio, sostituite il latte con il brodo, vi assicuro che viene comunque buonissima. Grattugiate un po' di noce moscata e un pizzico di sale.



Bene, ora che abbiamo scolato e condito con un filino d'olio la pasta, uniamo nello stesso boule anche i piselli (che si saranno intiepiditi), il prosciutto cotto, la mozzarella asciugata dal suo liquido di governo e il parmigiano. Mescoliamo bene, pepiamo, e disponiamo in una teglia antiaderente (o leggermente oliata), il nostro composto. Livellatelo, premete, compattate tutto fino a formare una grande mattonella di circa 3 cm di altezza. La teglia deve essere quindi bassa e rettangolare. 



Questo è il momento di riporre la teglia in frigo, coperta con la pellicola da cucina, per almeno tre ore. Io l'ho tenuta 24 ore.
Tirate fuori dal frigo la teglia e con un coltello, o un taglia pizza, ricavate 12 mattonelle quadrate. 
Con un composto di acqua e farina, preparate la pastella. 

Ingredienti per la pastella: 

  • 400 ml. di acqua (per la farina normale bastano 300 ml.)
  • 300 gr. di farina senza glutine



Passate le mattonelle nella pastella e poi nel pangrattato. 
Riponetele nuovamente in frigo per altre due ore. 

Una volta pronte, potete impanarle una seconda volta (io ho preferito una singola impanatura) e poi potete friggerle in abbondante olio di semi o cuocerle al forno come ho fatto io. Nel caso usiate il forno, ricordatevi di metterlo statico, a 200 gradi per almeno 30 minuti. Usate una leccarda con la carta da forno e voltatele una sola volta a metà cottura. 

Che ne dite? Secondo me, sono eccezionali anche in forno! 

Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, invece, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.

domenica 17 settembre 2017

InterView: Helsinki - Graziella

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Bentrovati cari Naviganti! Oggi torniamo a parlare di Finlandia insieme a Graziella, un ospite del mio blog che come molti altri conosce e ama questa bellissima terra! 
Graziella mi ha donato un pochino del suo tempo e di questo la ringrazio moltissimo. Purtroppo non sono in possesso di scatti fatti da lei, così correderò questo post con fotografie mie. Andiamo a sentire cosa ci racconta.


Come mai hai scelto la Finlandia, meta ancora non così turistica e inflazionata?

Non ho scelto io la Finlandia ma è stata la Finlandia a scegliere me, dal momento che mio figlio ha sposato una ragazza finlandese.


So che ci sei stata diverse volte, sia d'inverno che d'estate. Ci racconti le impressioni avute dalle due diverse stagioni?

Bella e fresca d'estate, come piace a me. L'inverno è molto suggestivo con la neve e le luci che illuminano i paesi.

Cosa ti ha colpito di più in assoluto? E cosa ti è piaciuto meno?

La vita si svolge in assoluto silenzio, manca il chiasso dei bimbi al parco e tutto ciò che è vita, questo mi ha colpito. Da ammirare le strade pulite,  l'ordine e come funzionano bene i mezzi pubblici.

Oltre a Helsinki hai visitato altre città?

Ho visitato anche Valkeakoski, Porvoo e altri paesini vicini.

Parliamo di cibo: cosa hai potuto assaggiare? Ti è piaciuto tutto o hai trovato qualche alimento dal gusto particolare e non adatto al palato di noi italiani?

Ho assaggiato un po' di tutto e ho anche gradito le varie zuppe, il salmone, l'alce e le patate che si mangiano per Juhannus. La renna non è tanto di mio gradimento, però.

Una tipica bancarella alla festa di Juhannus.

Immagino tu abbia comprato qualcosa da portare a casa, quali souvenir hai messo in valigia?

Come souvenir? I soliti oggettini che si trovano; calamite, apribottiglie con il corno di renna e una cosa che forse pochi italiani comprano... la macchina per il caffè finlandese! Anche da Iittala ho preso qualcosa.

Che idea ti sei fatta della popolazione finlandese?

Simpatici, accoglienti e gentili i finlandesi che conosco, gli altri non saprei.

Dal punto di vista dell'organizzazione, la città secondo te funziona o c'è qualcosa che cambieresti?

Funziona tutto e anche bene... noi siamo indietro anni luce rispetto a loro.

Quando l'hai vista la prima volta, ha rispettato le tue aspettative o te l'immaginavi diversa?

La immaginavo così: boschi, laghi e tanto, tanto verde.

Un consiglio da dare a chi va in Finlandia la prima volta?

Non portatevi ciabatte, in casa si cammina scalzi!



lunedì 11 settembre 2017

Piccolo spazio pubblicità

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Come diceva il buon Vasco Rossi, questo post è un piccolo spazio pubblicità! :)

Ci tenevo a farvi sapere che ho aperto un nuovo gruppo su Facebook inerente una delle mie passioni, ovvero la Natura. Si tratta di un gruppo dove parleremo del Regno Animale in ogni sua sfaccettatura. Creature pericolose,  misteriose, coccolose, velenose e straordinarie.
Su Fascination of Nature - Animali Fantastici potrete scoprire le meraviglie di Madre Natura, dai mammiferi agli insetti. In questo gruppo si parla di tutto ciò che vive e respira, (umani a parte) e di tutto quello che il grandioso Regno Animale racchiude. Avete fotografato una bestiola e non sapete di cosa si tratta? Postatela e vi aiuteremo a riconoscerla.




Mentre invece vi ricordo che, se amate la Finlandia quanto me, c'è sempre la mia pagina Facebook Helsinki Kiitos pronta lì ad aspettarvi! Parleremo di Helsinki, della Finlandia, della Lapponia, di Babbo Natale, dell'aurora boreale e molto, molto altro! 


Come dite? Della natura non vi importa un fico secco e della Finlandia men che meno? Beh, allora il posto che fa per voi è Bad Destiny! La pagina Facebook dedicata agli amanti di Star Wars e del bellissimo gioco di carte collezionabili Destiny che sta spopolando in tutto il mondo! 




Non sapete giocare!? Nessun problema, abbiamo una soluzione per tutto. Ecco qua il nostro canale YouTube con tutorial, demo, commenti sulle carte e partite amichevoli o finali dei più importanti tornei. Gianluigi vi spiegherà per filo e per segno come giocare e divertirsi al massimo insieme a Rey, Finn, Luke, Kylo Ren e tutti gli altri personaggi dell'universo Star Wars. 

sabato 9 settembre 2017

Torta Salata agli Asparagi, Porro e Ricotta Gluten Free

09 settembre 0 Comments

Bentrovati cari Naviganti! 
Ultimamente parlo spesso di cucina, non è vero? Sarà colpa della bella stagione che mi fa venire voglia di cucinare! 
Tranquilli, tornerò a parlare anche di libri, viaggi e miniaturismo. Non disperate! 

Oggi vado a raccontarvi una Torta Salata agli Asparagi, Porro e Ricotta Gluten Free, che ho fatto al marito a fine aprile, quando ancora dal mio spacciatore di fiducia (ricordate?) si trovano ottimi asparagi a chilometro zero. Andiamo a vedere come l'ho realizzata! 

Ingredienti (per una tortiera da 24 cm A CERNIERA):
  • 400 grammi di ricotta freschissima 
  • 3 uova medie biologiche
  • 1 porro
  • Zenzero fresco
  • Prosciutto cotto tagliato a dadini senza glutine
  • 500 grammi di asparagi verdi (sottili o meno non ha importanza)
  • 1 rotolo di pasta sfoglia senza glutine
  • Parmigiano Reggiano grattugiato
  • Un pizzico di curry (mi raccomando, controllate che sia senza glutine)
  • Un pizzico di curcuma
  • Sale
  • Pepe nero
  • Olio Evo
Come prima cosa andiamo a pulire molto bene gli asparagi. Teniamo le teste da parte ed eliminiamo la parte dura e coriacea in fondo al gambo. 


Tagliamo a piccoli pezzettini gli asparagi e bolliamoli per il tempo necessario (circa quindici, venti minuti).  A questo punto andiamo a scaldare in una padella antiaderente un filo d'olio Evo e dopo aver lavato, pulito e tagliato a rondelle sottili il porro, facciamolo imbiondire insieme a una generosa grattugiata di zenzero fresco. 


Quando il porro è pronto, scoliamo gli asparagi senza gettare l'acqua di cottura e buttiamoli nella padella insieme alle teste. Condiamo con sale, pepe nero, il pizzico di curry (senza glutine) e la curcuma. Uniamo un mestolo scarso dell'acqua di cottura degli asparagi e copriamo con un coperchio, possibilmente di vetro. Abbassiamo la fiamma e lasciamo cuocere finché le teste degli asparagi non saranno pronte. Una volta cotte, tenete da parte qualche testa per la decorazione finale.



A questo punto possiamo procedere a fare la farcia. 

In un boule mettete la ricotta, il Parmigiano Reggiano, le tre uova e il prosciutto cotto a dadini. Mescolate e quando gli asparagi sono pronti, spegnete la fiamma, attendete che intiepidiscano e uniteli al composto. Mescolate ancora e lasciate riposare dieci minuti.


Nel frattempo foderate la teglia con la carta da forno precedentemente bagnata e strizzata bene. Adagiate al suo interno la pasta sfoglia senza glutine e bucherellate il fondo con i rebbi di una forchetta. 


A questo punto versate la farcia nella tortiera dopo averla assaggiata e, nel caso, corretta di sale, livellatela con il dorso di un cucchiaio e spolveratela di Parmigiano Reggiano. Ripiegate verso l'interno i lembi di pasta sfoglia rimasti scoperti e poggiate sulla torta alcune teste di asparago. 

Cospergete ancora con una seconda generosa dose di Parmigiano e infornatela a 200 gradi non ventilati per circa 35/40 minuti. Fate sempre la prova dello stecchino, prima sfornare. Se vedete che la superficie della vostra torta si sta scurendo troppo (o se lo sapete in anticipo perché conoscete bene il vostro forno), coprite la torta con della carta stagnola e scopritela solo gli ultimi dieci minuti di cottura. 



La torta si mantiene benissimo per circa 3 giorni. E' buona sia fredda che calda e se avete ospiti a cena e volete fare i fighi, introducete nella farcia (immergendole proprio e nascondendole alla vista) due uova sode, precedentemente sgusciate, salate e pepate. Quando i vostri ospiti taglieranno una fetta di torta, rimarranno stupiti :)

sabato 2 settembre 2017

Listography # 44 - Top 5 Great First Date Ideas for Me

02 settembre 0 Comments

Le cinque migliori idee per un primo appuntamento. 

Torno dopo mesi e mesi, e ancora mesi, con un post dedicato all'etichetta Listography, o come li chiamo io "filler", ovvero quei post riempitivi utili fra un post impegnativo e l'altro. Oggi il tema tratta delle cinque migliori idee avute per un primo appuntamento. 
Non che io abbia mai avuto moltissimi primi appuntamenti, ma qualcuno lo ricordo. 

1 - In ordine cronologico mi torna in mente il mio primo appuntamento al buio. Me lo ricordo perché ancora ci rido. Parliamo del periodo Cretaceo, ovvero quando andavo ancora alle superiori. Non ho idea del perché m'infilai in una situazione simile, ma lo feci. Ci trovammo davanti al Mc Donald's, in pieno centro. Ci eravamo sentiti solo al telefono (nemmeno mi ricordo come nacque tutta la faccenda) e non ricordo neppure il suo nome. Ricordo però che mi disse "sono alto, biondo e ho gli occhi azzurri. Indosserò una felpa (blu? Boh... ) e avrò uno zaino Invicta in spalla". 
Lo aspettai qualche minuto sotto al portico del Mc Donald's, poi vidi arrivare un ragazzo identico alla sua descrizione. Ovviamente era davvero carino... e, manco a dirlo, non era lui. Mentre ero lì che rimiravo quello stinco di manzo immaginando già il giorno delle nostre nozze e il visetto dei nostri tre splendidi bambini, una mano battè sulla mia spalla. 

Toc Toc. 

Mi voltai e vidi il mio appuntamento al buio. 

Non aveva affatto mentito, ci tengo a dirlo. Era davvero alto, davvero biondo, e aveva davvero gli occhi azzurri, una felpa blu e lo zaino Invicta. Peccato che si era dimenticato di parlarmi dei denti storti, degli occhiali da vista spessi come un fondo di bottiglia, dell'acne portentosa e dei trenta chili di troppo. Ci volle tutto il mio tatto e tutta la mia pazienza per dirgli di no, perché continuò a tempestarmi di chiamate e inviti fuori. Non fu nemmeno tanto l'aspetto fisico a farmi scappare, alla fine, quanto il carattere appiccicaticcio ed estrememente noioso e logorroico che dimostrò nelle telefonate successive. Un ragazzo di una noia mortale. Lo avrei mandato a spendere anche fosse stato il famoso stinco di manzo. :)

Certo, non è una delle cinque migliori idee per un primo appuntamento, ma dovevo raccontarla proprio per mettervi in guardia sugli appuntamenti al buio. Sono una pessima idea, soprattutto di questi tempi! 

2 - Un altro primo appuntamento che ricordo bene, fu col mio primo e unico colpo di fulmine. Ve la faccio breve perché non voglio ammorbarvi gli zebedei. 
Persi la testa a prima vista e decisi che con quel ragazzo dovevo assolutamente uscire, così feci una cosa che non è da me e lo invitai a cena fuori, facendo io la prima mossa. Roba da matti, ve lo assicuro. Contrariamente a tutte le mie aspettative, il ragazzo accettò. 
Ci frequentammo qualche mese, poi però la storia finì. Tornando alla "migliore idea", posso dirvi che lo portai in un'osteria minuscola e tremendamente romantica, con tanto di caminetto acceso accanto al nostro tavolino. Cenammo a lume di candela a suon di panini e birra e poi andammo sui colli a veder le stelle con altre due birrette prêt-à-porter. Non accadde una mazza quella stessa sera, se ve lo state chiedendo, ma io ero comunque la ragazza più felice di tutta la città :)  

3 - Non è stato un primo appuntamento, ma comunque mi è rimasto impresso per il romanticismo della situazione. Qua siamo nel Pleistocene e all'epoca uscivo con un ragazzo nato in Bolivia, ma residente in Italia da sempre. Mi piaceva molto, devo dire, ma non ne ero innamorata e lui lo sapeva. La notte di capodanno, che non sto qua a raccontarvi, mi ritrovai da sola con lui in sella al suo scooter perché i programmi della serata andarono a monte. Beh, allo scoccare della mezzanotte, fermò inaspettatamente lo scooter, scese, aprì il sottosella e ne trasse una bottiglia di spumante e due calici di vetro. Rimasi senza fiato. Mi disse che subodorava il pacco che ci avrebbero tirato gli amici e così aveva pensato a un'alternativa per festeggiare comunque il capodanno insieme. Devo ammettere che lui era davvero un campione di romanticismo.

4 - E' arrivato il momento di parlare del mio immenso e meraviglioso marito. Uscimmo inizialmente da amici molte volte, quindi sarò sincera nel dire che il vero e proprio primo appuntamento non lo ricordo. Le cose crebbero col tempo e non ci fu un vero invito a cena, o qualcosa di simile. Ricordo però due momenti bellissimi. 

Il primo, quando ancora non stavamo insieme, riguarda una cenetta a casa sua. Casa appena comprata, ancora in fase di ristrutturazione e completamente vuota con tanto di eco che rimbombava a ogni nostra parola. Mangiammo mezza pizza a testa, su un tavolo raffazzonato che gli avevano dato in prestito. Seduti su due sedie sbilenche, nella sua sala da pranzo completamente spoglia, parlammo per ore di un mucchio di cose. Di lui, di me, delle nostre passioni e... dei giochi di ruolo alla Dungon's and Dragons! Mi raccontò la trama di un gioco inventato da lui a tema Star Wars e io rimasi affascinata dal modo in cui raccontava così bene quella storia. E' un oratore fantastico, il mio maritino. Fu una serata magica. 

5 - L'appuntamento più bello in assoluto però, fu quando andammo a Montebello, in provincia di Rimini, a visitare la rocca malatestiana e a fare un saluto allo spirito della piccola Guendalina (Azzurrina, per i più). 
Mangiammo da Pacini, passeggiammo per il piccolo borgo e lì, ci mettemmo insieme ufficialmente. Era il 27 febbraio del 2006. Sul camminamento degli armigeri, espressi un desiderio e quel desiderio poi si avverò. Tredici mesi dopo ci sposammo e quest'anno abbiamo fatto i nostri primi dieci anni di matrimonio. Ho vinto al superenalotto, sposando quest'uomo e io sono la donna più fortunata del mondo. :)

mercoledì 30 agosto 2017

#GuardaComeViaggio: Le abitudini di viaggio dei blogger - 2 parte

30 agosto 0 Comments


Buongiorno cari Naviganti! Come vi ho raccontato nello scorso post, la mia Folle amica virtuale, padrona di casa del Blog Profumo di Follia, ha lanciato un hashtag, per blogger viaggiatori e non, davvero carino e quando ho letto il suo post mi sono detta ok, facciamolo! E' proprio una bella idea.
Si tratta, in poche parole, di raccontare ai lettori del proprio blog (sia che parli esclusivamente di viaggi o, come il mio anche di altri argomenti) come viaggiamo noi amanti di trolley e passaporto. 
Ho diviso il post in sezioni, scopiazzando anche in questo l'amica Folle, ma mettendoci del mio. Ho creato una lista di 10 punti, divisi in due distinti post. Se vi siete persi il primo, fate un click qua, altrimenti continuate a leggere :) 
Vediamo gli ultimi 5:

6. COME MI SPOSTO?

Come ho detto nello scorso post, viaggiare in auto mi piace sempre meno, perciò scelgo mete visitabili con i mezzi pubblici. Autobus, corriere, tram, metro, taxi, funivie, battelli, biciclette o, ancora meglio, piedi. Visitando spesso capitali o grandi città (e non lande sperdute), la cosa mi risulta molto semplice e non ho mai avuto bisogno di noleggiare un'auto. 


Al Canyon del Sumidero, Messico, un giro su una lancia a motore
Parigi l'ho visitata tutta a piedi, e non vi dico le vesciche (la metro l'ho presa solo per arrivare a La Défense), Helsinki è a misura d'uomo e la metro è necessaria solo per uscire dai confini della città, Praga pure, si gira bene e ho usato la metro solo perché era inverno e per strada si moriva di freddo, Monaco di Baviera ha dei mezzi fantastici e puntuali, Amsterdam si gira benissimo a piedi o in battello, così Tallinn... e via dicendo. Inquino meno, cammino di più e mi sento più sicura. Se poi devo spostarmi all'interno dello Stato, come quando mi sono gironzolata un po' di Olanda o di Finlandia, allora prendo treni o corriere.
7. DOVE MANGIO?

Ecco, al contrario dell'hotel, in questo caso le recensioni dei viaggiatori le guardo, ma ammetto di dar loro il giusto peso. Diciamo che un 50% dipende dalle recensioni e un 50% dal sentimento. Se un posto mi ispira può essere per il nome, per l'arredamento, per la posizione (magari sul porto) o per il menù con specialità tipiche del posto, ma anche la valutazione degli altri clienti è interessante. 


Un simpatico avviso, appeso in una trattoria non lontano da casa, gestita da due ragazzoni :)
Di solito sceglievo posticini imboscati in vicoletti, poco "acchiappa turisti", con cucina casalinga e non costosissima, magari a gestione familiare. Ora, purtroppo, sono vincolata da mio marito. In quanto celiaco, possiamo fidarci solo di locali certificati AIC, quindi non ho più molta scelta, ma faccio comunque quello che posso per trovare sempre il gioiellino dove mangiare qualcosa di delizioso e tipico, seppur senza glutine. Anche la scelta della meta stessa del viaggio, ora è vincolata alla sua condizione e in alcuni posti, meno sicuri da questo punto di vista, preferiamo non andare.

8. COSA VEDO?

Lo ammetto: non amo i musei, a meno che non siano a tema scientifico o "strano" (tipo quello delle torture di Praga, per fare un esempio). Ho adorato il Deutsche Museum a Monaco di Baviera e quello di scienze naturali di Helsinki, ma i musei mi hanno decisamente stancato. Fin da bambina ne ho visti troppi. O si tratta di una mostra unica nel suo genere, come il Van Gogh Alive, oppure mi annoio, non c'è niente da fare. Ho visto, da poco, anche il bellissimo museo egizio di Torino, ma confesso che dopo un po' avrei voluto uscire, così come mi è successo al Louvre di Parigi. Mi piace l'Ateneum di Helsinki, ma di base solo perché c'è la mostra permanente del mio pittore preferito; Albert Edelfelt. Insomma, o il tema del museo è scientifico, o niente. 

Tonnellate di salmone, al Kauppahalli, il mercato coperto al porto di Helsinki

Adoro perciò vedere tutto il resto. In particolare le strade, in negozi, i parchi, i porti, i laghi, i mercati (li adoro). Mi piace camminare tantissimo per le strade, sentirmi parte della città, entrare nei bar, prendere un caffè, parlare con la gente. Entrare in qualche chiesa se fuori fa troppo caldo, sdraiarmi su un prato mangiando frutta presa al mercato, se il clima è mite, chiudermi in un pub (o in uno dei suddetti musei) se fuori fa troppo freddo. Adoro girare in battello, sedermi in mezzo alla gente e guardarla, comprare cose stupide che costano pochi spiccioli, assaggiare porcherie locali, entrare nei supermercati a vedere cosa vendono di diverso rispetto ai nostri. Mi piace viverci, in quel posto. 

Nemmeno i monumenti mi interessano molto, a meno che non siano davvero i simboli della città. Diciamo che vado di proposito a vedere solo ciò che è obbligatorio vedere. La torre Eiffel, per esempio, l'ho vista e ci ho passeggiato sotto, ma non sono salita. C'era un fila di gente spaventosa, perciò ne ho fatto volentieri a meno. 
Per fortuna mio marito è identico a me, nel modo di viaggiare, quindi anche sotto questo aspetto, ci siamo proprio trovati.
9. COSA COMPRO?

Di solito pochi pensieri per amici e parenti, ma non disdegno l'acquisto di qualche souvenir anche per me. Normalmente cerco di prendere cose utili e non soprammobili senza uno scopo, fatta eccezione delle calamite da frigo, che colleziono. Adoro portarmi a casa prodotti tipici del posto (vedi il salmone, ogni volta che torno dalla Finlandia), magari una maglietta o un souvenir particolarmente legato al luogo, ma tento sempre di evitare i cliché. A Parigi, per dire, non ho comprato la statuina della torre Eiffel, ma un ombrello con dipinto lo skyline della citta. Davvero carino e soprattutto utile, visto che un acquazzone ci ha colti alla sprovvista. 
10. COME TORNO?

Incazzata come un drago e con una voglia folle di ripartire prima di subito. Molto di rado invece, felice di ritrovare il mio letto, la mia casa, i miei cari. 
Quando torno da un viaggio importante ho almeno tre giorni di decompressione, dove sistemo i bagagli, incontro le persone alle quali ho preso un pensiero, metto a posto le millemila fotografie e inizio a capacitarmi di non essere più laggiù. 
Ah, una cosa: Spedisco ancora le cartoline! E voi? 


La coloratissima camera d'albergo di Città del Messico

11. STRANE ABITUDINI.

Qua potrei quasi fare un copia e incolla del post della Folle. Anzi, lo faccio, ma con qualche appunto.

"Sull’aereo puoi mettermi in qualsiasi fila, ma preferisco stare accanto al finestrino. Dato che piace anche a Massimo, all’andata ci si mette uno dei due e al ritorno facciamo al contrario, come fanno i bravi bambini."

Invece mio marito sa che mi piace tantissimo e quindi sia all'andata che al ritorno, tenta di cedermi il posto accanto al finestrino, nonostante piaccia un sacco anche a lui. Un amore! C'è anche da dire però che, per questioni di sicurezza, tendo a non accettare quasi mai. Il posto sul biglietto deve corrispondere al proprietario dei chiapponi poggiati sopra, non si sa mai.

"Ogni volta che viaggio devo portare a casa almeno una cartolina e un souvenir. SEMPRE. Non si scappa. E devo portare qualcosa anche ai miei e ai miei suoceri, altrimenti mi sento una brutta persona."

La cartolina per me mi interessa meno, in compenso ne spedisco sempre molte ad amici e parenti nei primi giorni di viaggio. Nel mio caso non si scappa sull'acquisto della calamita da frigo e del pensiero per i miei suoceri che è rigoroso. Altrimenti sì, mi sento una brutta persona.

"Se la città che visito ha un Hard Rock Cafè devo andarci e comprare un souvenir anche lì, preferibilmente una spilla."

Idem, con la differenza che io mi porto a casa una felpa o una maglietta, di solito niente spille. Ancora mi mangio le manine per non aver comprato niente all'Hard Rock Cafè di Cancun. Mannaggia alla peppetta!

"La prima cosa che faccio appena metto piede nella camera dell’hotel è fare una foto per TripAdvisor o per il blog. La seconda è controllare che sia tutto come deve essere, pulito e in ordine."

Idem come sopra, ma le foto le faccio solo per il blog e non per TripAdvisor (di cui non mi importa un accidente). Foto alla stanza, giro di ispezione e verifica del funzionamento di tutto; luci, rubinetti, scarico del WC e consistenza del materasso. Ah, io dormo con due cuscini, uno sotto la testa e uno lo abbraccio per stare più comoda quando mi giro sul fianco, quindi una cosa che faccio immediatamente è andare alla ricerca del secondo cuscino.

Termino qua i due post dedicati all'hashtag #GuardaComeViaggio e vi invito a partecipare numerosi! 

sabato 26 agosto 2017

#GuardaComeViaggio: Le abitudini di viaggio dei blogger - 1 Parte

26 agosto 0 Comments


La mia Folle amica virtuale, padrona di casa del Blog Profumo di Follia, ha lanciato un hashtag, per blogger viaggiatori e non, davvero carino e quando ho letto il suo post mi sono detta ok, facciamolo! E' proprio una bella dea.
Si tratta, in poche parole, di raccontare ai lettori del proprio blog (sia che parli esclusivamente di viaggi o, come il mio anche di altri argomenti) come viaggiamo noi amanti di trolley e passaporto. 
Dividerò il post in sezioni, scopiazzando anche in questo l'amica Folle, ma mettendoci del mio. Ho creato una lista di 10 punti, divisi in due distinti post. 

Vediamo un po' i primi 5:

1. COME SCELGO LA META?

Neuschwanstein, Baviera, Germania

Di solito la scelgo col cuore e non col portafogli, motivo per cui non mi vedrete mai andare in resort a Sharm El Sheikh, cambiare discoteca ogni sera a Ibiza o tirarmela in posti come Cortina, Courmayeur, St. Moritz o che ne so...  Malibu. Un luogo lo scelgo completamente a sentimento. Deve evocarmi qualcosa il suo nome, il suo paesaggio, la sua storia e la sua gente. Al portafogli non guardo mai, e non certo perché sia ricca, tutt'altro... è proprio perché non essendoci niente da guardare, scarto di conseguenza i viaggi troppo costosi. Resto di solito su mete che si aggirano fra il niente (oddio, proprio niente magari...) e i mille, mille e cinquecento Euro al massimo, quando proprio decido di svenarmi. 

Helsinki mi ha chiamata soltanto sentendone pronunciare il nome, Trieste mi è entrata nel cuore dopo che la mia migliore amica me ne ha parlato con immenso trasporto, Napoli l'ho sempre percepita come un parente che non vedo da secoli, il viaggio di nozze l'ho scelto in Messico e Guatemala perché affascinata dalla cultura Maya e dalla sensualissima lingua spagnola (e perché il Giappone costava il doppio). La Baviera l'ho amata grazie alla scrittrice Jane Jensen e al suo stupendo capolavoro Gabriel Knight. E così via... Insomma, scelgo la meta, se quando ne pronuncio il nome, mi torna indietro qualcosa. Altrimenti preferisco il divano di casa mia.


2. COME PRENOTO?

Escludendo il viaggio di nozze, che è stata un'eccezione, prenoto sempre in autonomia, solitamente su internet. Booking, Edreams, Trivago, ecc... sono siti utilissimi allo scopo. A meno che il viaggio non sia in territori a me completamente sconosciuti, lontanissimi, pericolosi e molto diversi rispetto ai miei usi e costumi, preferisco sempre evitare le costose agenzie. Se la meta invece è "complessa", per stare dalla parte dei bottoni e dormire sogni tranquilli, preferisco affidarmi a esperti del settore, ma finché rimaniamo in Europa, il problema della prenotazione in autonomia non si pone e visto che il portafogli langue, direi che mete simili possono aspettare.
L'unica meta "complessa" per la quale non userei l'agenzia di viaggio è l'India, ma solo perché ho la fortuna di avere dei contatti che mi aiuterebbero in tutti gli aspetti del viaggio, dall'alloggio al volo. 


3. COME PAGO?

Rigorosamente con la carta di credito o il bancomat, online su siti sicuri oppure sul posto. In contanti mi capita di pagare, anche se di rado, il ristorante o l'hotel se non l'ho pagato prima, al momento della prenotazione. Preferisco che resti sempre traccia del mio pagamento, nel caso qualche gestore voglia fare il furbo con me, quindi quando posso evito i contanti. Nero su bianco, insomma, è sempre meglio.


4. COME VIAGGIO?

Mi piace molto il treno (è forse il mio mezzo di trasporto preferito) e tanti anni fa lo usai per andare a Monaco di Baviera, viaggiando circa dieci ore di notte, ma non in cuccetta. Arrivai moribonda, perché non c'è pericolo che io riesca a dormire in viaggio. Ho sempre paura che qualcuno mi rubi la valigia, mi faccia del male o di perdere la stazione. L'unico momento in cui riesco è in volo, perché non ho preoccupazioni di questo tipo. Però mi rendo conto che l'aereo è in assoluto il mezzo più comodo, veloce e sicuro. Detesto invece partire in auto. Un tempo non avevo questo problema (ci andai persino a Praga in pieno inverno), ma invecchiando e mettendo su coscienza, mi rendo conto che le autostrade sono luoghi troppo pericolosi, quindi cerco sempre di viaggiare in treno o in aereo. E poi vogliamo parlare del bagno sempre a disposizione? 

Certo, questo non è un momento storico ideale per viaggiare, ma non possiamo di sicuro farci schiacciare dalla paura. Però devo confessarvi una cosa: In quanto moglie di un ferroviere, mi piace vincere facile. :)

Attendo con ansia l'avvento del teletrasporto.


5. DOVE DORMO?
Helsinki Hellsten, Finlandia

Cerco sempre e solo le tre P. Pulizia. Privacy e Posizione. 
Me ne sbatto se la zona è rumorosa (tanto dormo con i tappini), me ne sbatto se non ci sono persiane e tapparelle (male che vada uso la mascherina), me ne sbatto se il letto non è comodissimo, basta che sia pulito e me ne sbatto se il posto non abbonda di belle recensioni. 
Mi è capitato di dormire in ottimi ostelli, in dignitosissimi hotel a una stella, pensioni, b&b, baite, agriturismi e una volta, tanto tempo fa, persino in una casa "cantoniera", se così la vogliamo chiamare. Di norma cerco sempre posti puliti, con bagno in camera, economicamente accessibili e posizionati strategicamente rispetto a quello che voglio visitare della città. 

Non m'importa se il posto è arredato male, se c'è o meno il ristorante, se la colazione fa pena (tanto prendo sempre un caffè e buona grazia) o se manca di servizi base come la cassaforte, l'ascensore o il parcheggio. 

La mia soluzione preferita però, è l'appartamento indipendente. Niente orari da rispettare, si cucina quando si vuole facendo la spesa (il che è un grosso risparmio in termini di soldi) e spesso, non c'è nemmeno bisogno di conoscere il proprietario. A Helsinki, ad esempio, c'è la possibilità di affittare mini appartamentini totalmente accessoriati e deliziosi, utilizzando una prassi particolare. Al momento della prenotazione, il proprietario invia una mail con le istruzioni per l'accesso all'appartamento, ovvero l'indirizzo esatto con tanto di mappa,  il codice numerico da inserire nel tastierino che apre il portone del palazzo e un secondo codice che serve per aprire una piccola buchetta numerata presente nell'androne, che contiene le chiavi dell'appartamento. Al momento di andare via, si inseriscono le chiavi nella buchetta e solo dopo che il proprietario ha controllato in che stato avete lasciato la casa, preleva i soldi dal vostro conto. Se, ovviamente, avete danneggiato qualcosa, ve lo fa sapere e aggiumge al costo dell'affitto, anche quello del danno che avete arrecato.Vi assicuro che è un metodo semplice, che si basa sulla fiducia (non per niente siamo in Finlandia) e che funziona. A disposizione avevamo due biciclette, la lavanderia del palazzo, la sauna e una convenzione con alcuni ristoranti. Per la mia spiccata misantropia, questo metodo è eccezionale. Come Sheldon Cooper, sono una grande fan e sponsorizzatrice di qualunque cosa possa sostituire l'interazione umana. O quanto meno, l'interazione umana frutto di convenzioni sociali non opzionali. 


Termino qua la prima parte di #GuardaComeViaggio e vi rimando alla seconda, che posterò fra pochi giorni! Buon Viaggio, Naviganti! 

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Koti on siella missä sydämesi on