mercoledì 29 luglio 2015

# Namastè

Sono diventata mamma!

Non fate quella faccia! Ora vi spiego! : )

Quello di oggi è un post particolare, diverso dal solito e molto, molto importante per me. Due nuove date sono entrate a far parte della mia vita. Due nuove ricorrenze. Una è il 27 luglio e l’altra il 17 febbraio.

Il perché è presto detto: io e mio marito, il 27 luglio appena trascorso, grazie alla Onlus Namastè, siamo diventati “genitori” a distanza di una bellissima bambina indiana che ha compiuto otto anni il 17 febbraio.

Non avendo figli miei (per scelta), il pensiero di essere diventata “mamma” mi riempie di immensa gioia. Da qualche giorno, quindi, è iniziato un percorso nuovo ed emozionante. Un capitolo della nostra vita tutto da scoprire e spero, svariati viaggi in India per poterla abbracciare. La “nostra” bambina è di una bellezza che spezza il fiato e non lo dico perché me ne sono innamorata a prima vista, lo dico perché è vero.

Questo post nasce dall’esigenza di condividere la mia gioia col mondo intero e da quella di documentare nel tempo l’attività che Namastè svolge e svolgerà in particolare per noi, in modo trasparente e imparziale, non essendo noi volontari dell’associazione ma solo sponsor, per farvela conoscere e chissà, per piantare nel vostro cuore il seme della fiducia, dell’amore e della solidarietà.

Grazie al mio maestro delle elementari, con il quale sono ancora in contatto dopo la bellezza di 30 anni, ho conosciuto quest'associazione. Devo premettere che il mio maestro è una persona che rispetto e ammiro immensamente. Un uomo dall’anima delicata, che ha fatto della fotografia una passione e dell’insegnamento un motivo di vita. Osservando i suoi scatti è impossibile non cogliere la sua spiccata umanità e il suo grande amore per i dettagli e per la purezza. E’ un uomo generoso, altruista e innamorato della vita. Dico tutto questo per sottolineare la totale fiducia che ho in lui e questa fiducia è stata la scintilla che ha acceso tutto, illuminando con un nuovo raggio di sole la mia vita.


Dovete sapere che in passato ho avuto modo di lavorare (quindi stipendiata) presso una Onlus e anche se non ci occupavamo di adozioni a distanza, ma di tutt’altro, ho potuto vedere dall’interno com’è la realtà di un'associazione di volontariato. Probabilmente sono solo stata sfortunata, ma vi basti sapere che i miei occhi hanno visto cose vergognose, cose che sarebbero dovute finire sui giornali e persone che la legge avrebbe dovuto gettare in una cella ingoiando possibilmente la chiave. La mia fiducia verso qualsiasi associazione di volontariato, da allora (parliamo di molti anni fa, più o meno 15 ormai) è scomparsa. Piano piano, grazie alla LAV, è tornata a risalire in questi anni, ma in ogni modo mai verso una Onlus che si occupa di esseri umani. 

Mai, fino all’arrivo nella mia vita di Namastè.

Grazie al mio maestro, del quale come ho detto ho la fiducia più totale, ho potuto riassaporare il gusto della donazione, del volontariato, del donare è sempre meglio che ricevere. Chi mi conosce sa benissimo quanto io sia scettica, quanto io sia restia nel donare soldi che “non so dove vadano a finire”. Piuttosto ho sempre preferito fare volontariato in prima linea, come quando ero in Croce Rossa, ma donare soldi senza avere la possibilità di vedere con i miei occhi che finiscano davvero nelle tasche di chi ha bisogno, ecco, quello no, soprattutto dopo la mia tremenda esperienza personale in quella Onlus tanti anni fa.  

Un’altra qualità fondamentale che vado sempre cercando in una Onlus è la distanza da posizioni politiche o religiose. Aborro entrambe le cose e per principio non donerei a queste associazioni nemmeno 1 euro.

Beh, sono anni che ho il pallino di adottare un bambino a distanza, ma proprio per questi motivi non l’ho mai fatto. Il caso ha voluto che venissi a sapere di Namastè tramite gli scatti del mio maestro e un suo post su Facebook. Stupende immagini dell’India, di bambini meravigliosi, di sorrisi bianchissimi e occhi neri e luminosi come il cielo stellato. Parlando con lui, ho scoperto l’associazione con la quale lui e sua moglie collaborano da circa dieci anni. Mi sono fatta dare molte informazioni, ho studiato il loro sito e mi sono guardata il film documentario realizzato per altro proprio da lui e sua moglie (insieme ad altri volontari) sulla realtà indiana e la vita di quei bambini. 

Per loro due ormai l’India è una seconda casa, si recano spesso sul posto in missione e non solo toccano con mano la situazione, ma agiscono per il bene di chi ha bisogno, di chi ha chiesto aiuto, dei bambini e delle bambine sole, abbandonate, orfane o semplicemente indigenti. Insomma: FANNO.

Parole sì, aiuti in denaro sì, ma anche istruzione, miglioramento dello stato d’igiene, aiuto agli anziani, alle donne e ai bambini, ma soprattutto fatti



La mia esperienza è partita in modo rapidissimo perché sempre grazie al “caso”, se così vogliamo chiamarlo, il mio fidato maestro era in India quando io e mio marito abbiamo preso la decisione di adottare. E’ in India tutt’ora, mentre sto scrivendo questo post. Ha avviato le pratiche d’adozione istantaneamente e dalla lista d’attesa mi è stata "affidata" la bambina. Il giorno seguente è andato fisicamente a trovare lei e la sua famiglia, a visitarla dal punto di vista medico, a parlarle di noi, a portarle una nostra foto e immediatamente a fornirle un aiuto concreto comprandole alcune cose fra cui un vestitino nuovo e delle scarpe nuove (la piccola teneva una postura innaturale perché camminava chissà da quanto con sandali di almeno due numeri più piccoli dei suoi piedi…). 

Dopo la visita mi ha mandato una mail con allegate molte fotografie scattate in quell’occasione che documentano la vita della bambina, le condizioni della casa, il volto dei parenti con i quali vive, e non mi vergogno minimamente a dire che quando le ho viste, ho pianto. Un pianto di dolore per quella bimba sfortunata misto a un pianto di gioia, al pensiero di poterle dare un aiuto vero.



Mi ha detto che è una bimba carinissima, un po' timida e molto brava a scuola, tanto che ha preso una medaglia che gli ha mostrato tutta orgogliosa. Il suo colore preferito è il rosso e fra gli animali ama le tigri.

Nei primi scatti la bambina aveva un'espressione incuriosita e intimorita, ma quando ha compreso cosa stesse succedendo, ha elargito una serie di sorrisoni così grandi da riempire tutto il mio cuore.  

Mi è stato detto che il suo nome significa amata colei che sa rendere belle le cose e io non posso fare altro che confermare quanto sia vero, perché anche se forse non ne è ancora consapevole, ha reso più bella la nostra vita e noi l'amiamo già. 

Sono così felice che spero di contagiare anche la "mia" bimba e non vedo l'ora di cominciare con lei uno scambio epistolare. Il motto di Namastè è verissimo. 


Il bene bisogna farlo bene, altrimenti non ha senso.


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