sabato 18 luglio 2015

# Diario di viaggio # Messico

127.0.0.San Juan Chamula e San Lorenzo Zinacantán, Chiapas - Messico - Giorno 9


Inizio il post di oggi con una premessa: questo sarà un post piuttosto lungo, ma affascinante, soprattutto per coloro che amano il mistero e le antiche leggende Maya, quindi portate pazienza e se vi va, rimanete un po’ con me.


San Cristóbal De Las Casas, San Juan Chamula e San Lorenzo Zinacantán
Chiapas, Stati Uniti Messicani
18 Aprile 2007

La giornata di oggi è partita con un’ottima colazione a buffet in hotel e un giro all’affollato Mercato Municipal di San Cristóbal dove ho acquistato del piccantissimo peperoncino Habanero da portare in Italia. Dopo una breve visita alla Iglesia (chiesa) di Santo Domingo, abbiamo preso il nostro pullman e siamo partiti alla volta delle comunità indigene di San Juan Chamula e San Lorenzo Zinacantán

Non sono molto distanti da San Cristóbal de las Casas, eppure le differenze nei modi di vivere, di pregare, di mangiare e di vestire, sono davvero marcate. Passeggiare per queste comunità Tzotzil è qualcosa che vi porta oltre la soglia del tempo, ve lo assicuro. I Maya Tzotziles sono uno dei principali gruppi indigeni del Chiapas e costituiscono circa un terzo della popolazione indigena dell’intero stato. In queste montagne della Sierra Madre si parla spagnolo, ma anche l’antica lingua Tzotzil, la lingua Maya. Siamo a circa 2200 metri sul livello del mare.



La prima tappa è stata presso San Juan Chamula, a circa 10 chilometri da San Cristóbal, dove nella piazza del paesino gli uomini, vestiti con tuniche nere (o bianche) strette in vita chiamate chujes, giocano a carte e chiacchierano, mentre le donne vendono frutta e verdura, nelle loro giacche ricamate dette hupiles, sopra larghe mantelle colorate e gonne nere lunghe fino alle caviglie. 


Fotografia di Annalisa
La piazza è divisa in due zone, una sacra e una no, nella zona sacra vi rientra la chiesa e nell’altra il pittoresco mercato pieno di colori e di donne. Qui ho visitato la chiesa che più mi ha colpito in assoluto: la cattedrale di San Juan Bautista, dove il rito cattolico si affianca serenamente ai misteriosi riti pre ispanici e, lo giuro sui miei gatti, si tratta di un luogo incredibile. L’impatto emotivo che si ha varcando la soglia di questa piccola cattedrale è pazzesco. 

Purtroppo è severamente vietato scattare fotografie al suo interno, perché i Chamula credono che le foto rubino loro lo spirito (inoltre gira la leggenda che si rischino 3 giorni di carcere e sinceramente la prospettiva non era delle più allettanti), perciò vi dovrete accontentare delle mie parole e di uno scatto rubato che ho trovato in rete del quale, ovviamente, citerò la fonte, così se proprio devono arrestare qualcuno, non arrestano me. 


Interno della chiesa - Fonte: Siemens
Fonte: Wikipedia
Il pavimento della chiesa è letteralmente cosparso di aghi di pino e il profumo che emana è qualcosa di unico. Non ci sono panche né altari, ma migliaia di candele disseminate ovunque, dal pavimento all’abside e l’odore di cera, incenso e pino avvolge con tale violenza da inebriare completamente i sensi. 
L’illuminazione è merito delle poche finestre colorate e delle candele che con la loro fiamma tremula gettano lunghe ombre danzanti sulle nicchie delle navate che ospitano pregiate statue in legno di diversi santi, messe in fila e che tengono in mano o appesi al collo, specchi in cui i fedeli vedono riflessa la loro immagine. 
Alcune persone sono inginocchiate a terra; mangiano, cantano, pregano, bevono sorsate di Cola e ruttano forte, facendo uscire dal loro corpo gli spiriti del male. Un’altra bevanda rituale che sono soliti consumare in chiesa è il Posh, un alcolico a base di canna da zucchero.


Mariano Gonzalez Chavajay: Oculista indigena (Indigenous eye doctor), 1993
Questa è la terra dei curanderos, i guaritori. Questa comunità pratica antichi rituali di guarigione e per alcuni dei quali vengono usate ossa, uova e polli vivi che sacrificano in chiesa, mangiandoli poi come alimento sacro o seppellendoli davanti alla casa delle persone malate che hanno bisogno di guarire. A tal proposito voglio fare una parentesi sulla figura del guaritore perché la trovo dannatamente affascinante (sacrificio di animali vivi a parte che trovo aberrante, soprattutto in tempi moderni).



In Messico esiste da secoli una figura chiamata curandero. A dire il vero ne esistono di due tipi: il guaritore “normale”, detto appunto curandero e quello “scelto dal fulmine”, il granicero.

Pedro Rafael Gonzalez Chavajay: La Comadrona (The midwife) 1996
Questi guaritori operano per mezzo della medicina tradizionale, tramandata di generazione in generazione dalle antichissime tradizioni pre e post ispaniche. Questi uomini sono i detentori di un sapere quasi dimenticato e ormai ne esistono sempre meno, perché i giovani, chiamati a prendere il posto degli anziani, tendono a rifiutare l’incarico che, oltretutto, viene svolto a titolo gratuito e comporta molte responsabilità. 
Questi due tipi di guaritori si specializzano poi in altri sottotipi e si ritrovano in gruppi creando chiese, confraternite o associazioni. E’ possibile quindi trovare i Curanderos Espiritistas (che operano guarigioni di tipo medianico), Espiritualistas (l’equivalente della chiesa, utile alla guarigione dello spirito), Yerberos (guaritori che usano erbe), Hueseros (coloro che riparano ossa rotte), Parteras (le levatrici), Brujos (gli stregoni o sciamani), ecc…

Il granicero, invece, è colui che ha la sfortuna di venir colpito da un fulmine; il fatto che sopravviva significa che è stato scelto come guaritore, acquisendo poteri paranormali, come la possibilità di manipolare il clima, aiutato da esseri spirituali definiti i ‘lavoratori del tempo’ (trabajadores temporaleños) con i quali è entrato in contatto a seguito della traumatica esperienza. Se chi viene colpito dal fulmine invece muore, la sua anima si unisce agli spiriti del tempo. Il granicero è un curandero che oltre a dedicarsi alle “normali” attività di guarigione, è in grado di modificare e manipolare gli elementi atmosferici, richiamando o allontanando nubi, scatenando fulmini, piogge, ecc…

--Piccolissima parentesi per appassionati come me: Anche a voi ha ricordato la splendida puntata di X-Files, D.P.O. (Titolo italiano: Fulmini), con il bravissimo attore seminostrano Giovanni Ribisi e il grande Jack Black?--




I graniceros sono organizzati in corporazioni, ognuna delle quali fa riferimento a un suo luogo sacro, una grotta per la precisione, da essi chiamata Templo (il tempio). Il gruppo è molto ristretto e i suoi componenti si differenziano da altri guaritori per essere stati scelti “desde Arriba”, cioè dall’Alto. Questi guaritori non possono rifiutare il loro destino, pena l’atroce morte causata dalle conseguenze del fulmine che li ha colpiti.

Nel caso siate in viaggio da queste parti e vi interessi approfondire l’argomento, il Museo de Medicina Maya di San Cristóbal dedica molto spazio alla storia e alla teoria della medicina Maya indigena e dei rituali che si svolgono proprio a San Juan Chamula.
  
Chiudendo questa affascinante parentesi sulle tradizioni locali, torno a parlarvi dei Chamulas che sono anche ottimi artigiani; producono tessuti decorati a mano, di splendida fattura, con cui creano giacche, gonne, mantelle e borse. I loro lavori di artigianato si possono trovare in molti mercati della zona. 


Fonte: Wikipedia
E’ una comunità particolare questa, perché sono soprattutto le donne a lavorare, mentre gli uomini oziano, giocano a carte o discutono fra loro. San Juan è un luogo pazzesco, personalmente mi ha colpita moltissimo. L’incredibile varietà dei colori che si possono vedere qui è meravigliosa. La chiesa, tutta bianca come la neve, ha un ingresso stracolmo di colore. Tre archi di tre misure in scala, il più esterno verde chiaro, il medio blu e il più interno verde scuro, incorniciano la porta in legno della chiesa e sono decorati con molti colori diversi come il bianco, l’arancio, il rosso, l’ocra, il viola e l’azzurro. Tutti simbolismi Maya abilmente nascosti agli occhi dei conquistadores, come decorazioni a forma di fiori che invece nascondono croci.


Queste due simpatiche ragazze stanno "tessendo" una penna per me, col mio nome.
La seconda tappa è stata Zinacantán, un’altra comunità indigena piuttosto vicina a San Juan Chamula e il suo nome significa "il luogo dei pipistrelli". 

Diversamente da San Juan, questa comunità è leggermente più ospitale nei confronti degli stranieri e qui abbiamo potuto interagire molto di più con la popolazione arrivando persino a visitare la casa di una famiglia davvero gentile che ci ha invitato ad assaggiare delle strepitose tortillas cotte sul momento, direttamente sulla brace e sulla pietra. Riempite di formaggio fresco e saporitissimo, spezie e verdure, erano a dir poco deliziose. Dubito che si possano mangiare così buone in qualsiasi ristorante. 


E' fuori fuoco, lo so, perdonatemi : )
La casa di questa famiglia è una misera capanna, con un paio di letti, qualche vecchio mobile, un piccolo altare per pregare, un cortile con qualche animale domestico e una cucina buia e dannatamente povera. Eppure è gente sorridente, ospitale, gentile. Dopo questo inaspettato pranzo, se così vogliamo chiamarlo, ci hanno mostrato gli abiti che vengono tessuti dalle donne del posto nei loro grandi telai che di solito tengono nei cortili. 

Alle coppiette appena sposate, come anche nel nostro caso, hanno fatto indossare gli abiti cerimoniali che vengono usati nel rito del loro matrimonio. Coloratissimi e ai nostri occhi, decisamente buffi, (in particolare quelli dello sposo) come potete vedere : )


Abiti tradizionali per la cerimonia del matrimonio.
Qui vengono coltivati e venduti tantissimi fiori e la piccola chiesa cattolica di Zinacantán ne è piena. Questa zona del Messico è particolarmente attaccata alla terra e ai suoi frutti, lo è in modo assolutamente sacro. Alcune coltivazioni, come il mais, ad esempio (pianta d’importanza vitale per il Messico, sia come alimento che come radicato simbolismo Maya) vengono lavorate esclusivamente a mano, con lo scopo di lasciare “pura” la terra, rispettandola senza violarla con strumenti invasivi come gli aratri. Quasi tutte le donne camminano scalze con lo scopo di mantenere un costante contatto con la terra. Gli aghi di pino riempiono i pavimenti di moltissime chiese, poiché il pino è considerato dal popolo Maya un canale di collegamento con gli spiriti degli antenati e con gli altri mondi, quelli terreni (o meglio sotterranei) e quelli celesti.

Princesa tz'utujil con sus flores - Chema Cox & Edwin Gonzalez

Queste comunità sono un'esplosione di colori. Gli uomini indossano grandi cappelli di paglia ornati con frutta, fiori e lunghi nastri variopinti, le croci nei campi che indicano i luoghi in cui vivono le divinità dei loro antenati sono altrettanto colorate. I mercati sono pieni di stoffe sgargianti, fiori bellissimi, frutti profumati e legumi dalle mille sfumature. Le donne tessono nei loro cortili abiti splendidi e il sole fa brillare i colori usati per decorare le candide chiese. E' un luogo unico, pregno di energia e magia. Se un giorno passerete dalle parti del Chiapas, non dimenticate queste due mete, perché ne vale veramente la pena.

Terminato il nostro giro sulle montagne della Sierra Madre, siamo rientrati a San Cristóbal e avendo il resto della giornata libera, abbiamo deciso di approfittarne! Il nostro piccolo gruppetto affiatato si è separato dagli altri babbani e con una nuova guida, Stefania, abbiamo lasciato la città per avventurarci nel magnifico Canyon del Sumidero a bordo di velocissime barche a motore, per un'escursione all'insegna della natura selvaggia del Chiapas. Il Canyon merita un post a parte, perciò per oggi vi saluto qua, sperando di aver accresciuto la vostra fame di sapere.

Fonte dei dipinti: Arte Maya

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