sabato 19 luglio 2014

# The Listography Project

The Listography Project #2: ​​​​Pets you've had and their names


Rieccomi, stranamente puntuale, con il secondo post dedicato al progetto Listography: Gli animali che ho avuto e i loro nomi. 

Oh per la Peppetta, da dove comincio? Beh, tentiamo un ordine cronologico e perdonate la qualità pessima delle foto: 

Uccellini  – Non mi chiedete il tipo, i nomi, i colori e quanti erano, perché parliamo del Pleistocene; devo aver avuto qualcosa come tre anni. Ricordo solo che un giorno scapparono dalla gabbia e svolazzarono per tutta la casa. Mia madre correva avanti e indietro cercando di acchiapparli e io ridevo come una matta. Now, sono profondamente contraria alle gabbie.

Pesci rossi a coda semplice vinti a qualche festa – Idem come sopra, ero troppo piccola, ma ricordo che ne ho avuti parecchi.

Un pulcino vinto a una festa e portato a casa in un cartone del latte – Non ricordo il nome, anche qua ero piccolissima, ma ricordo che scorrazzava (e scagazzava)  per il bagno e mi piaceva un sacco perché era giallo e morbido. Non ho mai saputo cosa sarebbe diventato da grande. Se una gallina o una paperella. Non ho mai saputo nemmeno che fine ha fatto, visto che lo abbiamo tenuto con noi per poco tempo. Mi auguro non sia diventato un petto di pollo con le patate.

Un barboncino bianco – Appena preso, dopo qualche giorno è morto, anche in questo caso io ero molto piccola. Non abbiamo nemmeno fatto in tempo a dargli un nome. Mia madre fece di tutto per far chiudere quel negozio di animali perché scoprimmo che vendeva bestiole malate e ci riuscì. I miei decisero che mai più avremmo preso un cane e soprattutto mai più comprandolo in negozio.

Le ultime parole famose: un cane bastardino, adottato però e non comprato, nella nostra casa di villeggiatura in affitto a Tolè. Si chiamava Cirillo. Era marroncino e cicciobotolo. Mi salvò da un branco di cani brutti e cattivi facendoli scappare e così rimase a vivere con noi. D’estate stava con noi, gli altri mesi con i proprietari della casa. Quando, ogni agosto, tornavamo a Tolè, lui riconosceva il rumore della nostra scarcassata Fiat 127 bianca e correva al cancello pazzo di gioia.

Il mio primo gatto. Pepe. L’ho preso che aveva circa dieci giorni e l’ho svezzato io con siringa e latte. Era nato in una stalla dove viveva un cavallo, a Frassinoro, in montagna. Era il 1988 quando lo portai a casa in una scatola da scarpe piena di cotone idrofilo. Non camminava ancora, e stava tutto in una mano. Avevo 13 anni. E’ morto dopo 23 anni di onorata amicizia, tre anni fa. Le sue ceneri riposano sul pianoforte del mio salotto. Non mi pronuncio sul dolore che ho provato, perché penso possiate capirlo da soli.


Un acquario d’acqua dolce da 32 litri nel quale hanno vissuto e si sono riprodotti moltissimi pesciolini tropicali deliziosi. Chiaramente è stato impossibile dare un nome a tutti loro, ma con alcuni riuscivo anche a giocarci perché erano molto intelligenti.

Un coniglio nano bellissimo e dolce come il miele. Blue. Di un’intelligenza sopraffina. Giocavamo a nascondino. Si voltava, io mi nascondevo, lo chiamavo e lui veniva a cercarmi e quando mi trovava faceva salti alti mezzo metro dalla gioia. Poi mi voltavo io e il gioco ricominciava perché era lui a nascondersi. Faceva le fusa come un gatto e dormiva nel letto con me. Era il coniglio più bello e bravo del mondo e aveva un occhio azzurro e uno nocciola. Preferisco non spiegare come è volato in cielo. Ci sto ancora troppo male.


Un secondo coniglio nano, sempre bellissimo, ma bastardo come la sabbia nei porcini al ristorante. Filippo. Chiamato così dall’amico che lo possedeva prima di me e già questo doveva essere un campanello d’allarme. Nessun coniglio sano di mente si farebbe chiamare Filippo senza protestare. Insomma era un coniglio di seconda mano e dopo avermelo rifilato con un tranello fatto di belle parole, ho capito perché il mio amico ci tenesse tanto a darlo via. Cretina. Filippo, inutile dirlo, è diventato presto un coniglio di terza mano, perché io, con un tranello degno del precedente proprietario, l’ho rifilato a un altro amico, il quale, ho saputo successivamente, l’ha rimbalzato a un altro ancora che aveva una casa in campagna. Mi auguro che "Filippo di Quarta Mano" non sia finito con le patate anche lui, anche se mi è stato assicurato di no. Non si sa mai, un tranello tira l’altro.

 

Un criceto color champagne di un’amica che, rimasta incinta, non poteva più tenere. Pipetto. Delizioso e stronzetto, ma mai quanto Filippo. Vi posso assicurare che Pipetto è morto di vecchiaia. Niente patate.

Due pesci rossi Moor, quelli col faccione e la codona sventagliosa, Posi e Nega. Anche in questo caso preferisco non spiegare come sono morti. Ci sto ancora male.

Ho adottato a distanza, tramite la LAV, Billy, un cagnolone bellissimo e patatoso.


E sempre tramite la Lega Anti Vivisezione, ho adottato a distanza anche un cavallo, Dylan. Creature meravigliose, i cavalli. 


Due gatti, i miei bambini: Felix e Birillo. Sono due Angora Turchi, fratelli della stessa cucciolata. Gli amori della mia vita. Vivono con me e mio marito da 6 anni ormai e sono la cosa più meravigliosa del mondo, persino dei cuccioli di unicorno.




2 commenti:

  1. Carini i nomi Posi e Nega :D e vedo che anche tu hai due "figli pelosetti" come me :) sono bellissimissimi!

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  2. Grazie! I miei meravigliosissimi bambini pelosi sono la mia gioia! :)

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