venerdì 27 novembre 2015

Listography #38: Your hobbies past and present.

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I miei hobby passati e presenti.

Un post per niente facile, perché dovete sapere che sono affetta da un serio, serissimo, problema: mi appassiono a troppi argomenti. Sono una persona curiosa che ha sempre voglia di imparare cose nuove (input! input!) e questo però mi ha portato a sapere un po’ di tutto, ma a non essere specializzata in niente e, come potete immaginare, la faccenda è alquanto frustrante, per me che vorrei imparare un fantastiliardo di cose. In compenso la mia pigrizia fisica, è inversamente proporzionale alla mia iperattività mentale.

Vediamo… in ordine cronologico, direi che il primo hobby è stato scrivere. Scrivo da quando ero alle elementari, l’ho sempre adorato. Ho scritto un milione di cose, lettere, poesie, diari, racconti, fiabe, sceneggiature, di tutto. A tal proposito vi ricordo che potete leggere qualche mia poesia nel libro Impronte che potete trovare su Amazon .



Una pietra che rotolata dai capricci della gravità traccia un solco.
Il vento che soffia incessante plasmando le dune.
La goccia d’inchiostro che impregna il foglio.
Erosioni, trascinamenti, impatti, marchi, tratti.
Segni impressi da un corpo su altri corpi, tracce ora delicate ora nette che attraversano
il contemporaneo, nel susseguirsi di parole che si fa immagine.
C’è tutto questo dentro i versi di “Impronte”, ultima nata tra le collane della casa
editrice Pagine.
Versi liberati dall’angustia di un cassetto o più prosaicamente da una cartella su pc,
che attraverso la pubblicazione, forse l’esempio più professionale di “impronta”,
sperimentano la sensibilità del lettore.

Poi ho sempre amato la scienza e in particolar modo la medicina forense e la biologia. Uno dei miei sogni era diventare anatomopatologa forense. Sì, ben prima dei vari CSI, se ve lo state chiedendo. Fra le mie numerose letture, spiccano molti testi scientifici, utili anche per documentarmi sui racconti gialli che scrivo. Ricordo con piacere un giorno di moltissimi anni fa, quando dopo l’ennesima giornata trascorsa in biblioteca seduta a leggere un tomo enorme di anatomopatologia, la bibliotecaria mi chiese: “Allora, quando hai l’esame?” 
 Mi aveva scambiato per una studentessa universitaria tutta intenta a ripassare. Alla mia risposta:   “Veramente sto leggendo questo testo per cultura personale e perché mi aiuta nei racconti che scrivo”, lei strabuzzò gli occhi, assunse un colorito verdognolo e mi disse: “Ma, ma… ci sono immagini orribili lì dentro… autopsie, viscere, gente morta…” Io mi misi a ridere. Col senno di poi, penso proprio che mi prese per una pazza, anzi, magari pure per una potenziale serial killer : )

La mia seconda passione è stato il disegno. Ho disegnato un macello nella mia vita e “da grande” ho scelto una scuola che avesse quasi venti ore di disegno alla settimana su quaranta totali. Ho smesso da po’, ma ci penso spesso. Sarebbe bello un giorno avere una stanza da adibire allo scopo con tutta l’attrezzatura necessaria come cavalletti, tele, pennelli, tavolozze, fogli da disegno di ogni tipo e grammatura, chine, pantoni, pastelli, acquerelli, Caran d’ache, matite, carboncini, tempere e chi più ne ha più ne metta. E magari una bella vista dalla finestra che possa coadiuvare l’ispirazione.

Un altro hobby nato successivamente è stato quello della fotografia, che porto avanti tutt’ora, anche se in modo completamente autonomo e amatoriale; giusto qualche giorno fa ho comprato il mio secondo obbiettivo per la Reflex e alcune lenti Close Up (l’obbiettivo Macro costa troppo per il mio portafoglio). Devo dire di avere anche un buon senso dell’estetica e un buon intuito, considerando che spesso scatto a occhio e sentimento.

Dopo un corso di astronomia, che ho seguito un po’ di tempo addietro, mi sono appassionata anche di fotografia astronomica e quel pazzo di mio marito, a fine corso mi regalò un bellissimo telescopio motorizzato Celestron che, ahimé, ho usato pochissimo. A Bologna è dura, c’è troppo inquinamento luminoso… però mi sono ripromessa di usarlo prima possibile e spero davvero di riuscirci. E’ un peccato tremendo fargli prendere della polvere nell’armadio.

Come ho detto due Listography fa, altri hobby che ho da sempre sono il videogioco e il modellismo. Ci sarebbe anche viaggiare, ma lo definirei più una sfrenata passione, che un banale hobby.

Per un pochino di tempo, a periodi alterni, mi sono dilettata con la pasta di sale, col Das e col Fimo. E’ rilassante smettere di lavorare con la testa e concentrare tutta l’energia sulle mani. Ho costruito uno chalet che ho regalato per Natale a mia suocera, la facciata di una casetta, un faro (soprannominato da me “Faro di Pisa”, perché pende), una miniatura di Gon di Masashi Tanaka e qualche altra sciocchezzuola. Anche a quest’hobby penso spesso, perché amo staccare il cervello e usare le mani. Ora, ad esempio, mi diletto con il modellismo, nello specifico aerospaziale, ma ho un neonato progetto in testa, che voglio assolutamente realizzare e che nulla ha a che fare con le astronavi, bensì col miniaturismo edilizio.

Mi diverte molto anche cucinare e sono piuttosto bravina sia col dolce che col salato (veg), ma lo farei diventare un vero hobby solo se avessi una giornata di 512 ore e una cucina più grande e attrezzata. Al momento mi diletto a farlo soltanto se ho delle cene importanti con ospiti numerosi. Altrimenti un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino e via.

Per un periodo ho fatto anche Tai Chi Chuan e per qualche misteriosa ragione non riesco a vederlo soltanto come un’arte marziale o uno sport, rispetto, ad esempio, a quando praticavo nuoto o tennis. Chissà, forse proprio perché mi aiutava a staccare la testa dal resto e a spostare l’attenzione sul mio corpo, a concentrare l’energia sui palmi delle mani, sulle piante dei piedi, sui Dan Tian. E’ una disciplina meravigliosa per il corpo, ma soprattutto per l’Anima. Mi piacerebbe un giorno vincere la mia atavica pigrizia fisica e tornarci.
Vi presento la mia musa ispiratrice e vi dico che no, non è un video in slow motion, ma è lei che è incredibile. Si chiama Junko.



Stessa cosa col tiro con l’arco, che prima o poi sicuramente farò. Ho provato questa esperienza mesi fa ed è stato amore a prima vista, quindi vorrei fare un corso appena possibile. Sarà anche considerato uno sport esattamente come il Tai Chi Chuan, ma vi assicuro che, anche se non sembra, ha moltissime affinità con quest’arte marziale.

Insomma, come avrete capito potrei continuare, ma mi fermo qua perché questi che ho elencato sono i miei hobby più importanti e penso di avervi scartavetrato gli zebedei a sufficienza. Dico bene?

sabato 21 novembre 2015

Namasté, Onore a Te ONLUS

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Il post di oggi è dedicato alla nostra splendida bambina, adottata a distanza tramite l’associazione Namasté Onore a Te. Se vi siete persi il post dove parlo di lei, fate un clic qua

Avevo promesso di aggiornarvi sulla mia esperienza e sulla serietà di questa associazione, ed eccomi qua. Il post che state leggendo è quindi dedicato a coloro che vorrebbero adottare a distanza un bambino, ma non l’hanno ancora fatto per problemi di fiducia o confusione nei confronti delle mille associazioni che ci sono in giro. Partiamo dall’inizio, ok? 

Ho adottato la mia bimba con Namasté il 27 luglio, quindi ad oggi sono passati tre mesi e mezzo. In questi tre mesi, le ho scritto due volte, anche se avrei voluto scriverle molto di più, ma la distanza è tantissima e il problema della lingua un bell’ostacolo, visto che lei l’inglese lo sta ancora studiando a scuola e non lo parla. 

Il giro che facciamo noi è questo:

Io e mio marito scriviamo una lettera su carta in inglese, la scansioniamo e la mandiamo all’associazione della nostra città via mail. I loro volontari la inviano alla sede indiana, dove viene stampata e anche tradotta nella lingua della bambina. A quel punto, altri volontari fanno avere tutto alla piccola (sia quella scritta da noi in inglese, che la traduzione).

Viceversa, la bimba scrive la lettera nella sua lingua, Namasté la scansiona e la traduce in inglese, dopo di che ci fa avere tutto via mail. Chiaramente è sempre possibile avere gli originali cartacei via posta, ma nel nostro caso ci pensa il mio favoloso maestro delle elementari, che fa da tramite. 



Ora siamo in trepidante attesa della sua risposta! Ogni volta che ci sono delle novità, vengono scattate foto al bambino e inviate via mail. Ad esempio, quando le è arrivata la nostra seconda lettera e le due fotografie che abbiamo allegato (una di noi e l’altra dei nostri due gattoni), le hanno scattato una fotografia deliziosa che ci hanno subito inoltrato. Lei, con un sorrisone stampato su quel bel visino, in divisa scolastica, con la nostra lettera in una mano e le due fotografie nell’altra. Una meraviglia di bimba. 

I miei suoceri, che si sono innamorati del nostro tesoro a prima vista, hanno immediatamente chiesto di venir coinvolti ogni volta ce ne fosse bisogno e così abbiamo deciso tutti insieme di fare un bel regalo alla piccola per “Natale”. Virgoletto questa parola perché la famiglia della bambina è induista (come circa altri 800 milioni di indiani), perciò dubito seriamente che festeggino questa ricorrenza, ma per puro caso ho saputo che in India è stato da pochissimo festeggiato il Diwali (che quest'anno è caduto l'11 novembre), ovvero la Festa delle Luci, la più importante celebrazione induista che ferma tutta l’India e dura la bellezza di cinque giorni.


Ve la racconto un po’, perché la trovo una cosa meravigliosa che merita di essere conosciuta anche nel resto del mondo. 



Il Diwali è la vittoria della Luce sulle tenebre dello Spirito. 

Durante quest’antica festa, non solo le case, ma anche i luoghi di lavoro vengono decorati con fiori, lampade a olio, candele galleggianti e non, e luci di ogni tipo. La festa è un’occasione per rinsaldare i legami familiari e per scambiarsi doni. Nasce in ricordo del ritorno di Rama, manifestazione di Vishnu, nella sua capitale Ayodhya, vittorioso dopo 14 anni di esilio, peregrinazioni e battaglie, aiutato dal suo esercito di scimmie. Simbolicamente, quindi, si festeggia il ritorno della Luce nella sua Casa di origine. 

L’India intera festeggia con fuochi d’artificio e luci che avvolgono ogni abitazione e ogni strada. E’ uno spettacolo di proporzioni inimmaginabili. La festa inizia due giorni prima della data effettiva, e prosegue per i due giorni successivi. DhanTeras è il primo giorno di festa. L'usanza vuole che porti fortuna comprare qualche utensile nuovo per la casa, che per l'occasione deve essere pulita alla perfezione. In questo giorno è usanza anche acquistare qualche monile d'oro. 


In questo primo giorno di festa, inizia l'anno commerciale indiano e un nuovo libro contabile viene inaugurato in ogni azienda. Magnifici rangolis (le spettacolari preghiere colorate) vengono composti all'esterno di case e negozi, sempre decorati da centinaia di lucine. E' consuetudine invece, nel Diwali, iniziare il giorno con un bagno purificatore seguito da un massaggio con oli profumati. Questo rito equivale, religiosamente parlando, a un'abluzione nel Gange.

Prima del tramonto, tutti i familiari abbigliati con sfarzosi abiti tradizionali si ritrovano insieme a cena. I piatti più prelibati e tanta frutta, vengono posti in bella mostra accanto ai nuovi utensili. E dopo la celebrazione e il banchetto, la festa ha inizio. Fuochi d'artificio a migliaia, canti e musiche per le strade illuminate a giorno, fanno di questa festa uno spettacolo unico al mondo, al quale, prima o poi, mi piacerebbe assistere. 



Tornando alla bimba, abbiamo deciso di farle dei regalini in questo periodo post Diwali e pre Natale, proprio per abbracciare entrambe le ricorrenze. Su suggerimento dell’associazione, alla quale abbiamo chiesto di cosa potesse avere realmente bisogno la piccola, abbiamo comprato uno study table (3500 rupie, circa 50 euro). In parole povere un banco in stile scolastico dove possono studiare sia lei che il fratello maggiore. 
A quella cifra, abbiamo aggiunto un vestitino nuovo (600 rupie, circa 8 euro) e delle scarpine chiuse per lei (utili nel periodo dei monsoni) e una maglietta, dei pantaloni e delle scarpe anche per il fratello. L’idea che lui possa soffrire a causa delle attenzioni rivolte alla sua sorellina, ci ha spinto a fare un pensiero anche a lui. In totale abbiamo donato una cifra che a noi non cambia la vita, ma che alla famiglia della nostra bambina sì, considerando che guadagnano circa 3500 rupie al mese (i suddetti 50 euro) e sono in 7.

Soltanto quel piccolo banco in legno è un mese di stipendio per loro sette e il pensiero che questo minuscolo gesto per noi non comporti nemmeno un sacrificio e per loro invece sia un dono enorme, mi rende al contempo felice e dannatamente triste, però sono piccoli passi verso un futuro migliore per la nostra piccola e adoratissima bimba, che un giorno, ne sono sicura, potremo stringere fra le braccia. 

"Il bene bisogna farlo bene"- Namasté. 

domenica 15 novembre 2015

127.0.0.Merida, Yucatan - Messico

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Merida, Yucatan, Stati Uniti Messicani
21 Aprile 2007


Conosciuta come la 'Città Bianca', Merida è ricolma di residenze coloniali in stile francese, italiano e arabo. Queste belle case testimoniano la ricchezza passata, data dal commercio delle fibre d'agave. Molti cittadini sostengono che il nome “Città Bianca” derivi dalla grande pulizia delle sue strade e dal bassissimo tasso di criminalità che può vantare, ma pare che l’origine del nome sia da attribuire alla candida pietra calcarea di cui sono fatti i monumenti e moltissimi dei suoi edifici.



Si tratta di una città fondata nel 1542 da un personaggio spagnolo soprannominato El Mozo. Venne costruita sulle rovine di una città Maya chiamata T'Hó, che significa “Cinque Colline”. Merida è la città più grande dello Yucatan, nonché la sua capitale finanziaria, amministrativa e anche culturale. 
Abbiamo potuto constatare, passeggiando per le sue belle strade, che si tratta di una città moderna e cosmopolita, stracolma di ristoranti, negozi, musei, gallerie d’arte, centri commerciali di stampo occidentale e molto altro. Per il turista che vuole scoprire e conoscere davvero il Messico, questa grande città è una tappa obbligatoria. In questa regione, T'Hó era il centro culturale Maya, ma dopo l’arrivo degli spagnoli, le sue cinque piramidi furono distrutte e le loro pietre riutilizzate per la costruzione della cattedrale di Merida e di altri importanti edifici di questa magnifica città fortificata. Molte delle sue porte sono ancora intatte e la città vanta il secondo centro storico più grande di tutto il Messico, superato soltanto dalla capitale Città del Messico.



Merida è una città che ha potuto crearsi una sua personale identità, grazie alla strategica posizione geografica e all’influenza spagnola. Le tradizioni, i costumi, la musica e la cucina influenzata dai sapori dei Caraibi e del Medio Oriente, sono peculiari in questa zona del Messico. Persino la lingua è in parte diversa. Qui non si parla solo un particolare spagnolo dall’accento molto marcato, ma anche il Maya Yucateco.
Come quasi ovunque in Messico, l’artigianato va per la maggiore e a Merida sono famosi per le caratteristiche camicie da uomo, chiamate Guayabera, per i coloratissimi Sombrero e per le loro amache, fabbricate con una particolare lavorazione in filo di cotone, diffusissime in tutta la zona.



Il centro storico di Merida è favoloso e splendida è la sua cattedrale barocca, la casa di Montejo e il Palazzo Municipale; molto d'impatto il Palazzo del Governo che presenta nel cortile interno i murales di Fernando Castro.



La giornata è passata all’insegna di lunghe passeggiate e shopping nelle botteghe e mercati locali, mentre di sera, dopo una deliziosa cenetta in un tipico ristorantino, abbiamo fatto un giretto in carrozza facendoci poi portare in hotel, per la modica cifra di 300 Pesos divisa fra il nostro piccolo e stoico gruppetto (300 Pesos sono poco meno di 20 Euro).
Il nostro Hotel è l’Hyatt Regency Merida, situato in Calle 60 No 344 x 35. Si tratta di un hotel anche troppo lussuoso per i miei gusti, nel minibar della nostra stanza ci sono persino le sigarette (guardate qua!), ma almeno è piuttosto centrale. Merida è anche un’ottima base di appoggio per visitare il resto dello Yucatan e la riviera ovest fra le acque cristalline della Baia di Campeche.



Un particolare che mi ha colpito molto, oltre alla gentilezza e ai sorrisi dei cittadini, è il monumento intitolato Terra Madre, di uno scultore argentino innamorato di questo paese. Si tratta di tutta la storia del Messico scolpita in un magistrale e gigantesco bassorilievo. Una meraviglia per gli occhi, ve lo assicuro.

Domani, con la nostra fidata guida Silvia, ripartiamo alla volta di un posto a dir poco unico al mondo, quindi mi raccomando, Stay Tuned!


Nel frattempo, gustatevi la splendida Merida, guardando questo breve video!


venerdì 30 ottobre 2015

U.S.S. Voyager NCC-74656 - Parte 3

30 ottobre 0 Comments

DIARIO DEL CAPITANO
DATA ASTRALE -307170.7564152584

Sono felice di annunciarvi che ho finalmente terminato il lavoro sulla mia nave preferita della splendida saga di Gene Roddenberry, Star Trek: la USS Voyager NCC-74656, classe Intrepid.



Illuminazione a parte, che alla fine ho preferito non installare, mi ritengo molto soddisfatta del lavoro svolto, soprattutto per il fatto che si tratta del mio primissimo esperimento di modellismo “serio”. L’ho inizialmente dipinta seguendo alcune dritte scovate in rete ma, più o meno a metà dell’opera, ho deciso di andare a sentimento e il risultato finale non mi dispiace affatto. Ho pensato di “invecchiarla” un pochino perché l’idea di realizzarla come fosse appena uscita “dal concessionario” non mi piaceva, così mi sono detta che sarebbe stata molto più bella leggermente rovinata e provata dal lungo viaggio di ritorno dal quadrante Delta, con tanto di piccoli ritocchini a richiamare la tecnologia Borg che nel corso del tempo ha modificato lo scafo originale. Non ho creato impianti Borg veri e propri, ma mi sono limitata all’uso del loro tipico verde fluo per creare un simpatico effetto led.

Le parti dello scafo che ho intenzionalmente rovinato sono poche e quasi tutte circoscritte soltanto alla zona superiore della nave. Per dare l’idea del vissuto ho usato della polvere di grafite (una banale punta di matita ridotta in polvere con un temperino) sfumata con le dita e poi fissata con il Tamiya TS13. Inoltre ho “trascinato via” con il pennello intinto nel lucido 35 Humbrol, i segni di un pennarello argento che avevo steso su alcune zone della scocca. 


L’effetto finale, secondo me, è gradevole perché ricorda lo “sporco” che si viene a creare sulla carrozzeria di un’auto dopo la pioggia. E’ vero, siamo nello spazio profondo e questo genere di sporcizia non dovrebbe esserci, ma vi ricordo che la Voyager è la prima nave, e forse una delle pochissime della Federazione Unita dei Pianeti, a poter scendere in atmosfera e atterrare, cosa che è costretta a fare in svariati episodi della serie. Per non parlare delle millemila volte in cui viene colpita dalle armi dei cattivoni di turno.



Attaccare le Decals è stato molto più facile del previsto, anche quelle microscopiche sono state inspiegabilmente una passeggiata. E vi assicuro che sono davvero minuscole. Evidentemente i trucchi sono: mano ferma e tanta, tantissima pazienza. 
Le ho attaccate tutte, ritagliandole una per una col cutter e lasciandole a mollo da qualche secondo per quelle minuscole a qualche minuto per quelle più grandi, in una soluzione di acqua tiepida e Vinavil, ad eccezione di quelle per i vetri dei finestrini che ho reputato assolutamente inutili, a meno di non illuminare internamente la nave.



Come ho raccontato in questo post, purtroppo l’inesperienza me l’ha fatta pagare cara e la colla sbagliata (il cianoacrilato) mi ha sciolto letteralmente il perno di plastica della base di appoggio della nave, così ho dovuto ingegnarmi per ripararla. Pensa che ti ripensa, alla fine ho usato una basetta di un planisfero, incollata al supporto originale della Voyager che la tiene sospesa subito dietro il deflettore principale. In questo modo sono riuscita a far stare in piedi la nave.
I modellini della Revell sono davvero ben fatti, ma quel supporto sarebbe stato ridicolo anche se fosse stato intatto. Gironzolando in rete ho scovato molta gente lamentarsi di questo difetto e qualcuno lo ha persino sostituito con uno fatto a mano e personalizzato.



Ora che ho terminato felicemente la mia bellissima nave di Star Trek, passo all'universo Star Wars, con il modellino ATM del Virago, la mia nave preferita della saga. E' uno Skill Level 2, quindi dopo aver affrontato la Voyager, immagino sarà un gioco da ragazzi. O almeno spero, ma non vi anticipo nulla! Ci rileggiamo al prossimo post dell'etichetta Making Of, Modellismo. 

Una piccola chicca: ho in cantiere un progetto non di modellismo, ma di miniaturismo, che richiede moltissimo tempo, fatica e progettazione, così approfitto del Virago per pianificarne a tavolino il lento, ma meticoloso sviluppo. Staremo a vedere cosa salterà fuori! Stay tuned! 

Computer, fine della registrazione.

venerdì 23 ottobre 2015

127.0.0.Cimitero di Merida, Yucatan - Messico

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Rieccomi a parlare del meraviglioso viaggio tra Guatemala e Messico! Perdonate l'assenza di questi giorni, ma una brutta influenza, con tanto di bronchite acuta, mi ha tenuto a distanza dal pc facendomi fare la spola fra letto e divano. Non sono ancora del tutto guarita, e ho persino attaccato la cosa a mio marito, ma mi sento molto meglio e finalmente posso tornare qua con voi! 

Cimitero di Merida, Yucatan, Stati Uniti Messicani
21 Aprile 2007

Terminata la nostra visita all’affascinante sito archeologico di Uxmal e il pranzo in un delizioso ristorantino, abbiamo ripreso il nostro viaggio in direzione Merida, ma prima di entrare in città, abbiamo attraversato, direttamente in pullman, i viali del caratteristico Cimitero Comunale. 

Tutti i cimiteri messicani sono esteticamente particolari e molto interessanti, soprattutto dal punto di vista culturale, perché quasi tutte le tradizioni di questo paese sono profondamente radicate nella religione. Il folclore prende forma nell’aspetto delle coloratissime lapidi che si vedono già dalla strada. 



Inizialmente avevo pensato di tralasciare questo aspetto perché nei cimiteri ci siamo stati davvero poco, ma credo che un post intero se lo meritino visto che i morti, per i Maya e per tutto il Messico, hanno una concezione e una valenza particolarissima e un‘importanza fondamentale sia nella loro cultura che nella loro vita.

In Messico, la morte, è un'amica con la quale scherzare. I messicani non ne hanno paura, la rispettano, ma non la temono. Hanno sempre visto la morte, ancor prima della conquista spagnola, come una tappa, un passaggio obbligato a una nuova rinascita. La vita e la morte fanno parte di un ciclo continuo, un processo infinito di continue rinascite.



Quando una persona muore, nella sua casa, ricca o povera che sia, viene allestito un tavolino (in alcuni casi proprio un altare), ricolmo di cibo, fiori, oggetti; tutte cose utili al defunto nel passaggio all’aldilà. Poi ci sono le ofrendas, le offerte degli amici e dei parenti. Il tutto disposto su una tovaglia bianca e se possibile nuova di zecca.

Il passaggio, in quello che in Messico viene chiamato l’Inframundo, avviene portandosi dietro una sorta di bagaglio, pieno di oggetti che si sono posseduti anche in vita e che serviranno anche nell'aldilà. 

Le ofrendas vengono portate anche al cimitero successivamente, seppur in numero minore e vengono lasciate in piccoli cubicoli presenti quasi in ogni lapide, costruiti proprio con lo scopo di accogliere le offerte dei parenti.


I cimiteri messicani appaiono spesso sporchi, agli occhi dei forestieri, ma quella sorta di immondizia che si può vedere a terra fra le lapidi non è altro che un insieme di offerte vecchissime o recenti, magari fatte volare via dal vento o da qualche animale selvatico.

Il culto dei morti tocca il suo apice proprio fra il 31 ottobre e il 2 novembre. 

Per usare le parole di Focus (e vi consiglio di farci un clic per gustarvi le fotografie della festa): 

Dimenticatevi abiti a lutto, lumini e crisantemi. Esiste un luogo in cui la commemorazione dei defunti si trasforma ogni anno, in un coloratissimo carnevale. Dove sulla tomba dei cari estinti non si portano solamente fiori, ma anche frutta, dolci e bottiglie di Tequila. E sulle piazzole del cimitero si organizzano allegri concertini in memoria di chi non c'è più.  Secondo la tradizione popolare, ogni anno nel Día de los Muertos (1-2 novembre), i defunti tornano dall’oltretomba per riabbracciare amici e parenti, gustare qualche manicaretto terreno e far bisboccia insieme ai vivi. Per accoglierli come si deve, i familiari decorano le tombe con fiori variopinti, e costruiscono davanti alle lapidi piccoli "altari" privati - chiamati ofrendas - con foto, liquori, sigarette e altri oggetti cari al defunto. Alcuni si accampano tra un sepolcro e l’altro per passare la notte vicino ai propri morti, altri al cimitero, organizzano addirittura un picnic! Ma non pensate all’atmosfera cupa e malinconica di alcuni nostri camposanti: qui le tombe hanno altri colori, che vanno dal verde all’azzurro, al giallo acceso.
In questo periodo anche i mariachi, i famosi "menestrelli" messicani, hanno il loro bel da fare. Di sera infatti, suonano per le migliaia di turisti arrivati nel paese per assistere alla festa. Mentre di giorno lavorano per i parenti dei defunti, che li assoldano per suonare davanti alle tombe le canzoni preferite dei cari scomparsi.

Dal novembre 2003 il Día de los Muertos è Patrimonio dell’Umanità, in quanto, si legge nella motivazione dell’Unesco, "una delle espressioni culturali più antiche e di maggior rilevanza tra i gruppi indigeni del paese".



Vi consiglio un paio di letture ben fatte, ma veloci, sull'affascinante culto dei morti in Messico, che potrete fare cliccando qua e qua

domenica 11 ottobre 2015

Listography #35 - #36 - #37

11 ottobre 0 Comments

Causa formattone e installazione SO Windows 10, metto in pausa momentaneamente il mio diario di viaggio (sto sistemando il fantastiliardo di fotografie che ho scattato nella vita, quindi richiederà un filino di tempo) e vado avanti con il Progetto Listography raccogliendone ben tre. 

Things You Like To Do On Your Day Off​​.
Listography #35: Cosa ti piace fare nei tuoi giorni liberi.


Beh, direi che la risposta non è difficile.
Nei giorni o nelle ore libere mi piace viaggiare. Certo, non è l’unica cosa che amo fare, ma si tratta decisamente della più importante.
Per sentirmi bene mi basta prendere un treno e fare anche solo un’ora di viaggio per una gitarella fuori porta. Amo vedere posti nuovi e passeggiare per vie che non conosco, poggiare gli occhi su qualcosa di diverso ogni giorno. Se fosse per me sarei sempre zaino in spalla, ma visto che non posso perché mancano soldi e tempo, mi accontento di un week end in giro di tanto in tanto. Ad esempio, al momento ho in previsione di tornare a Milano a trovare la mia migliore amica, Torino (lo ammetto, non ci sono mai stata e devo poter colmare questa lacuna vergognosa), Viareggio a trovare un paio di amici e forse Napoli, come ogni Natale da un po’ di tempo a questa parte. Queste le tappe in previsione di qua a Capodanno.Vediamo… altre cose che amo fare nel tempo libero sono: giocare (video games o board games), scrivere, fotografare, cucinare, cimentarmi nel modellismo o… dormire!


Your Most Memorable Injuries And Illness.
Listography #36: Le volte in cui sei stata davvero male.


Parlando di salute: Senza dubbio la volta in cui sono stata peggio risale al 16 giugno del 2003. Il mio primo (e per ora unico, fortunatamente) ricovero in ospedale. Sono stata talmente male che preferisco non parlarne nemmeno. Vi basti sapere che un’infermiera mi disse “Quando sei arrivata stavo per staccare e andare a casa, ma mi è toccato rimanere perché sembravi più di là che di qua”. Altre volte sono stata male, ma mai come quel 16 giugno. Quindi, per fortuna, questo Listography finisce qua.

Parlando di sofferenza psicologica, invece, beh… i momenti peggiori sono stati quando ho perso mia madre da piccolissima e mio padre non molto tempo fa. E non è ancora andato via, questo dolore, quindi mi fermo qui.


Names of Past Schools or Classes You've Attended.
Listography #37: Nomi delle scuole o corsi frequentati.


Già vedo la folla accalcarsi davanti al monitor prendendosi a spintoni per riuscire a leggere i nomi delle scuole e dei corsi che ha frequentato la sottoscritta! Fate largo per favore, fate passare i paparazzi! Non spingete! Un Listography interessantissimo per i lettori del mio blog! Wow -_-‘
Ciao Italia! Siete pronti? Siete pronti!?!?!? Bene, anchiooo [con la voce di Madonna nel 1987, questa qua sotto, nel caso siate troppo gggiovini:] Siete già caldi!??!?! Beeene, aaaanchioooo… allora! Andiamo! 


Elementari: Mario Longhena, per gli amici “Casaglia”. La scuola più bella dell'universo mondo.

Medie: Carracci. La scuola più cessa dell’universo mondo. Tanto che ora è chiusa da anni e transennata per il pericolo del crollo.

Superiori 1: Pier Crescenzi. Meglio che non commenti altrimenti mi becco una querela. Basti sapere che sono fuggita dopo 4 mesi.

Superiori 2: Alfonso Rubbiani. Non male… insegnanti maniaci e decine compagne di scuola “bocca di rosa”, a parte.

Ifoa: Cisco CCNA. Come imparare a memoria [e capire] 4 divine commedie in inglese, scritte in aramaico antico e farcite da termini come EIGRP, Frame Relay, Tunneling, Syslog, Trunking, RSTP, ecc… con tanto di esame scritto alla fine di ogni lezione, chiaramente sempre in inglese e a tempo. Tanto per darvi un’idea, ecco cosa bisogna imparare.

Ed ecco cosa mi ricordo oggi, dopo qualche anno dalla fine del lunghissimo, faticosissimo e costosissimo corso serale:


Croce Rossa Italiana: Ebbene sì, sono stata Pioniere (da ‘sbarba’), Monitore (questo lo sono ancora, è una carica che non decade e significa che posso insegnare primo soccorso) e per finire niente popò di meno che Diffusore di Diritto Internazionale Umanitario nei Conflitti Armati secondo la Convenzione di Ginevra. Diciotto chili di lettere che significano “non mi ricordo più una uallera di questa benedetta convenzione”. Anzi, esattamente come per la CCNA, mi ricordo questo:


Potrei continuare perché ho fatto altre robette, tipo il corso di astronomia, ma non vorrei tediarvi il sistema riproduttivo oltre il dovuto, perciò la finisco qua! 

See you later, alligator! 

There's no place like 127.0.0.1