venerdì 23 ottobre 2015

# Diario di viaggio # Messico

127.0.0.Cimitero di Merida, Yucatan - Messico


Rieccomi a parlare del meraviglioso viaggio tra Guatemala e Messico! Perdonate l'assenza di questi giorni, ma una brutta influenza, con tanto di bronchite acuta, mi ha tenuto a distanza dal pc facendomi fare la spola fra letto e divano. Non sono ancora del tutto guarita, e ho persino attaccato la cosa a mio marito, ma mi sento molto meglio e finalmente posso tornare qua con voi! 

Cimitero di Merida, Yucatan, Stati Uniti Messicani
21 Aprile 2007

Terminata la nostra visita all’affascinante sito archeologico di Uxmal e il pranzo in un delizioso ristorantino, abbiamo ripreso il nostro viaggio in direzione Merida, ma prima di entrare in città, abbiamo attraversato, direttamente in pullman, i viali del caratteristico Cimitero Comunale. 

Tutti i cimiteri messicani sono esteticamente particolari e molto interessanti, soprattutto dal punto di vista culturale, perché quasi tutte le tradizioni di questo paese sono profondamente radicate nella religione. Il folclore prende forma nell’aspetto delle coloratissime lapidi che si vedono già dalla strada. 



Inizialmente avevo pensato di tralasciare questo aspetto perché nei cimiteri ci siamo stati davvero poco, ma credo che un post intero se lo meritino visto che i morti, per i Maya e per tutto il Messico, hanno una concezione e una valenza particolarissima e un‘importanza fondamentale sia nella loro cultura che nella loro vita.

In Messico, la morte, è un'amica con la quale scherzare. I messicani non ne hanno paura, la rispettano, ma non la temono. Hanno sempre visto la morte, ancor prima della conquista spagnola, come una tappa, un passaggio obbligato a una nuova rinascita. La vita e la morte fanno parte di un ciclo continuo, un processo infinito di continue rinascite.



Quando una persona muore, nella sua casa, ricca o povera che sia, viene allestito un tavolino (in alcuni casi proprio un altare), ricolmo di cibo, fiori, oggetti; tutte cose utili al defunto nel passaggio all’aldilà. Poi ci sono le ofrendas, le offerte degli amici e dei parenti. Il tutto disposto su una tovaglia bianca e se possibile nuova di zecca.

Il passaggio, in quello che in Messico viene chiamato l’Inframundo, avviene portandosi dietro una sorta di bagaglio, pieno di oggetti che si sono posseduti anche in vita e che serviranno anche nell'aldilà. 

Le ofrendas vengono portate anche al cimitero successivamente, seppur in numero minore e vengono lasciate in piccoli cubicoli presenti quasi in ogni lapide, costruiti proprio con lo scopo di accogliere le offerte dei parenti.


I cimiteri messicani appaiono spesso sporchi, agli occhi dei forestieri, ma quella sorta di immondizia che si può vedere a terra fra le lapidi non è altro che un insieme di offerte vecchissime o recenti, magari fatte volare via dal vento o da qualche animale selvatico.

Il culto dei morti tocca il suo apice proprio fra il 31 ottobre e il 2 novembre. 

Per usare le parole di Focus (e vi consiglio di farci un clic per gustarvi le fotografie della festa): 

Dimenticatevi abiti a lutto, lumini e crisantemi. Esiste un luogo in cui la commemorazione dei defunti si trasforma ogni anno, in un coloratissimo carnevale. Dove sulla tomba dei cari estinti non si portano solamente fiori, ma anche frutta, dolci e bottiglie di Tequila. E sulle piazzole del cimitero si organizzano allegri concertini in memoria di chi non c'è più.  Secondo la tradizione popolare, ogni anno nel Día de los Muertos (1-2 novembre), i defunti tornano dall’oltretomba per riabbracciare amici e parenti, gustare qualche manicaretto terreno e far bisboccia insieme ai vivi. Per accoglierli come si deve, i familiari decorano le tombe con fiori variopinti, e costruiscono davanti alle lapidi piccoli "altari" privati - chiamati ofrendas - con foto, liquori, sigarette e altri oggetti cari al defunto. Alcuni si accampano tra un sepolcro e l’altro per passare la notte vicino ai propri morti, altri al cimitero, organizzano addirittura un picnic! Ma non pensate all’atmosfera cupa e malinconica di alcuni nostri camposanti: qui le tombe hanno altri colori, che vanno dal verde all’azzurro, al giallo acceso.
In questo periodo anche i mariachi, i famosi "menestrelli" messicani, hanno il loro bel da fare. Di sera infatti, suonano per le migliaia di turisti arrivati nel paese per assistere alla festa. Mentre di giorno lavorano per i parenti dei defunti, che li assoldano per suonare davanti alle tombe le canzoni preferite dei cari scomparsi.

Dal novembre 2003 il Día de los Muertos è Patrimonio dell’Umanità, in quanto, si legge nella motivazione dell’Unesco, "una delle espressioni culturali più antiche e di maggior rilevanza tra i gruppi indigeni del paese".



Vi consiglio un paio di letture ben fatte, ma veloci, sull'affascinante culto dei morti in Messico, che potrete fare cliccando qua e qua

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