venerdì 28 marzo 2014

# Penna e Calamaio

L'89


Di molti, moltissimi anni fa...

L’89 

L’autobus numero 89 passa proprio sotto casa mia, è una linea azzurra che fa una fermata sì e una no e l’ora in cui salgo io è più o meno qualche minuto passate le nove del mattino.
Mi porta davanti al posto di lavoro senza farmi fare neanche due passi a piedi.
E’ un autobus quasi sempre vuoto, carico delle solite facce, quelle che a forza di prenderlo tutti i giorni s'imparano a conoscere, quelle che viste in un altro contesto non riconosceresti mai.
I sedili sono morbidi e posizionati due a due e in fila indiana. Da sotto i sedili, vicino ai piedi, esce un’arietta calda piacevole nelle giornate di freddo, mentre tutto fuori è appannato da una condensa ghiacciata e la gente imbacuccata in strati di lana, respira aliti bianchi.

Faceva un freddo intenso quella mattina nella quale mi sedetti di fianco a una signora anziana dagli occhi buoni e attenti.
Mi piace osservare le persone in autobus, si scoprono tante cose. Persone che l’ignoranza e la fantasia trasformano in borseggiatori, solo perché stranieri o mal vestiti, che timbrano il biglietto e persone chiaramente italiane ed eleganti, che magari prendono la multa perché sprovviste del titolo di viaggio. E sì che dovremmo ben saperlo che l'abito non fa il monaco.
Sai che viaggio poi, casa lavoro - lavoro casa.

La signora che mi era seduta di fianco portava un impermeabile azzurro scuro, leggero nonostante il freddo. I capelli bianchissimi e impalpabili come seta, non troppo lunghi raccolti in un concio. Gli occhi grigi semi-nascosti da un paio di occhiali abbastanza grandi per il suo viso minuto. La gonna lasciava intravedere gambe sottili, un tempo sicuramente sensuali e un enorme sacchetto di una boutique stazionava sulle ginocchia, sopra il quale c'era scritto a penna ‘Giulietta’. Un sacchetto che ha tutte le mattine.

Non so se quella signora si chiami davvero così, ma ormai nella mia mente Giulietta è il suo vero nome; per altro è davvero grazioso e adatto al visino spigoloso di quella signora all'apparenza così dolce.
Abbiamo scambiato qualche parola grazie al fatto che l’autobus non accennava ad andare avanti, poiché bloccato dal traffico intenso a causa di un incidente per nulla spettacolare, ma molto seccante a quell’ora del mattino. Tutti si lamentavano del ritardo che avrebbero dovuto giustificare una volta arrivati al lavoro, mentre io e la signora non avevamo nessuna fretta.

"Ho rinunciato alla patente poco tempo fa; non che non sia più capace, ma non vedo che fretta c’è alla mia età. Posso arrivare dove voglio con l’autobus, senza incidenti e senza lo stress di guidare. Mi siedo, guardo fuori dal finestrino e aspetto che salgano le mie amiche."

La signora Giulietta è una sarta e ama cucire ancora nonostante sia in pensione, poco fuori il centro città, insieme ad altre due amiche con la stessa passione.
Non so molto di lei. A dire il vero non so proprio nulla e a pensarci bene non so nemmeno se Giulietta è il suo nome sul serio.

L’89 continuo a prenderlo ogni mattina e la signora Giulietta è sempre seduta lì. Guarda fuori dal finestrino e aspetta le amiche accogliendole con un sorriso luminoso quando salgono. 

Non mi ha più salutata e non so se si ricorda di me, in fondo sono solo una ragazza per lei troppo giovane, con cui ha scambiato quattro chiacchiere una mattina tempo fa.
Forse quando mi vede si ricorda, forse no. 

Forse non sa che invece io la saluto in silenzio tutte le mattine. Forse non sa che la mia mamma ora avrebbe la sua età e che anche lei faceva la sarta. Che era minuta, con i capelli soffici come seta, gli stessi occhi grigi buoni e attenti e un sorriso luminoso.

Forse non sa che quella ragazza con cui ha scambiato quattro parole solo una volta, in una fredda mattina d'inverno, le vuole inspiegabilmente bene.

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