sabato 14 maggio 2016

Sushi Gluten Free

14 maggio 0 Comments

Bentrovati cari naviganti. Oggi sono di nuovo qui (dopo un secolo che non posto nulla ^_^) a parlare di cucina etnica senza glutine.

Dovete sapere che mio marito è un grande estimatore di Sushi, ma da quando si è scoperto celiaco non può più frequentare i ristoranti giapponesi, visto che le preparazioni prevedono l'aceto di riso non puro al 100%, ma contaminato con altri cereali che sicuramente contengono glutine. Un'altra contaminazione assai probabile è la presenza nella stessa cucina di Udon, Spaghetti di grano per il Ramen e altri prodotti contenenti farine glutinate.

Per ovviare al problema, mi sono quindi cimentata nella difficilissima arte del Sushi e devo dire che per essere il primo esperimento serio, sono piuttosto soddisfatta. Certo, il taglio del pesce è lontanissimo dall'essere perfetto e la tipologia di Sushi che ho scelto è molto semplice, ma il gusto, vi assicuro, c'è tutto. A oggi, in vita mia il Sushi l'ho preparato soltanto tre volte. La prima, molto tempo prima che lui si scoprisse celiaco (in quell'occasione feci anche gli Onigiri) e le altre due, non molti giorni fa. Purtroppo ho spudoratamente dimenticato di scattare qualche foto della mia ultima preparazione che esteticamente è venuta meglio delle precedenti. Peccato. Dovrete accontentarvi delle vecchie foto!




Come ho detto, mi sono limitata a preparare piatti molto semplici, composti solo da Sashimi, Nigiri Sushi e Maki. Come primo piatto ho fatto il Ramen, mentre la seconda volta gli spaghetti di riso saltati con verdure (lo so, sono cinesi, ma non state a guardare il capello eh!).

Gli accorgimenti che ho preso per evitare qualsiasi contaminazione di glutine sono solo tre.

1) Non usare l'apposito aceto di riso che si trova nei negozi specializzati.
2) Non usare il Wasabi che si trova in Italia.
3) Non usare pesce crudo già pronto per Sushi e Sashimi, a meno che non sia specificata la dicitura "Senza glutine".

Ecco come ho bypassato il problema, preparazione per preparazione.

Sashimi

Famoso piatto della cucina giapponese, il Sashimi si compone di pesce crudo tagliato a fettine molto sottili, accompagnato da Wasabi e intinto nella salsa di soia.

Beh, ammetto che la prima volta mi sono limitata a comprare normalissime fettine di salmone e tonno preconfezionate: il carpaccio, per intenderci, e sul riso e nei Maki ho usato quello, cercando di tagliarlo il meglio possibile.
La seconda volta ho avuto la fortuna di trovare mattonelle di pesce crudo già preparato per Sushi e Sashimi, senza glutine. L'alternativa sarebbe stato compare il pesce, pulirlo, sfilettarlo, ecc... ma senza abbattitore non mi fido assolutamente. Gradirei non beccarmi una pericolosa parassitosi.

Il taglio del Sashimi sarebbe molto importante, ma non dovendo cucinare per Hell's Kitchen e per gli occhi puntigliosi di Carlo Cracco, mi sono limitata a tagliare a modo mio.


Nigiri Sushi, Maki e Uramaki


Qua viene il bello.
Cominciamo parlando del componente più importante nel Nigiri Sushi, che non è il pesce, anche se così sembrerebbe, ma il riso.

Come ho detto prima, il riso per Sushi dovrebbe venir trattato, dopo la cottura, con aceto di riso, ma non potendolo usare, ho scelto l'accoppiata aceto di mele e miele. Inoltre, la prima volta che ho fatto il Sushi, ho passato un sacco di tempo al lavaggio del riso prima della cottura; procedimento molto importante per eliminare quanto più amido possibile. Vi ricordo poi che un riso non vale affatto l'altro e che il riso per il Sushi è di una varietà nipponica molto particolare, spesso reperibile solo in negozi specializzati. Nel caso non riusciate a trovarlo, potete sostituirlo con il riso Originario o il Balilla.
La seconda volta però, ho avuto un'altra botta di fortuna e ho trovato un riso per Sushi veramente ottimo e velocissimo da fare che non va nemmeno lavato. Insomma, un riso per pigri o per chi non ha molto tempo da impiegare alla preparazione. Ve lo consiglio davvero moltissimo. E' il Saitaku.
E' sufficiente seguire alla lettera le istruzioni sulla confezione e vi assicuro che il risultato sarà ottimo. Il tutto vi porterà via circa 20 minuti. Per due persone io ho usato 250 grammi di riso, con 350 ml di acqua. 

Si mette il riso, senza lavarlo precedentemente, in una pentola antiaderente dai bordi alti e lo si ricopre con l'acqua fredda. A questo punto si copre la pentola e l'unica accortezza che bisogna avere è quella di non alzare MAI il coperchio. A tal proposito vi consiglio caldamente un coperchio trasparente così da poter controllare lo stato della cottura. Una volta che l'acqua inizia a bollire (usate un fuoco medio) dovete contare 10 minuti precisi, terminati i quali bisognerà spegnere la fiamma, spostando la pentola su un fornello spento e non caldo. L'acqua verrà tutta assorbita dal riso che risulterà alla fine molto appiccicoso. Va lasciato raffreddare sempre coperto. Non alzate davvero MAI il coperchio.

Nel mentre potete preparare le fettine di pesce e il condimento del riso.
Io, devo dire a occhio, per 250 grammi di riso, uso circa 7 cucchiai di aceto di mele (acidità 4%) e uno abbondante di miele d'acacia. Aceto e miele vanno messi in un pentolino e scaldati fino a quando il miele non si è completamente sciolto nell'aceto. Nel caso il riso non si fosse già intiepidito a sufficienza, potete immergere in acqua fredda la pentola ancora coperta nel lavello.
Quando il riso sarà della giusta temperatura per poter essere maneggiato a mani nude (per capirlo toccate con le mani il fondo della pentola), scoperchiatelo e versateci il composto di aceto e miele. Con un cucchiaio di legno giratelo delicatamente e poi iniziate a lavorarlo con le mani bagnate.



A mani sempre bagnate prendete delle palline di riso e dategli la forma del Nigiri Sushi. Adagiate le palline su un piatto e solo alla fine, a mani pulite, posizionate su ognuna di esse la fettina di pesce.

Con questo stesso riso, se volete, potete fare i Maki o gli Uramaki (con o senza alga, a seconda di come vi piace di più). Vi serve solo una stuola di bambù, il foglio di alga Nori e la pellicola trasparente. Una volta preparati i rotolini, metteteli in frigo per un'oretta, prima di tagliarli con un coltello molto affilato a lama non seghettata. Abbiate l'accortezza di bagnare la lama ad ogni taglio e di pulirla con un panno prima di ribagnarla e di tagliare di nuovo il pezzetto successivo. Eviterà che il taglio si sfrangi troppo.



Sulla stuola stendete prima la pellicola, poi il foglio di alga Nori e sempre a mani bagnate stendete il riso in modo compatto lasciando circa un centimetro libero sul bordo inferiore. Sul rettangolo di riso, lungo la linea centrale, stendete il ripieno che volete (riso, tonno, un velo di maionese, dell'avocado, del granchio, una foglia di insalata... insomma quello che più vi piace) e con delicatezza, aiutati dalla stuola, arrotolate il riso fino a formare un cilindro.



Volendo, nel caso vi possieda inaspettatamente lo spirito di Cracco, potete sbizzarrirvi passando il rotolino nei semi di sesamo nero o mettendo su ogni Maki un pochino di Tobiko (le uova di pesce che si usano moltissimo nei ristoranti giapponesi).

La salsa di soia e il Wasabi

Purtroppo quasi tutte le "salse di soia" che si trovano in commercio sono contaminate dal glutine, quindi dovrete andare alla ricerca di una salsa gluten free. Io ne ho trovate solo due, ma entrambe sono della varietà Tamari, quindi una salsa di soia molto forte e molto molto molto, ma proprio molto salata che da sola (almeno per me e per mio marito) è inavvicinabile. Se stemperata nell'acqua risulta però adatta anche al Sushi.
Ne esiste una terza senza glutine (non Tamari) che ho visto con i miei occhi, ma è una bottiglia da un litro e per due persone è davvero troppa.

Anche il Wasabi ha lo stesso problema. Quello che si trova in Italia non è nemmeno il vero Wasabi giapponese (la radice con il quale viene fatto, in Italia non esiste e quindi si sopperisce col rafano che però non è affatto la stessa cosa). Personalmente non ho ancora trovato un Wabasi gluten free, quindi mi sono dovuta accontentare di una senape forte senza glutine, il cui gusto molto balsamico è quello che più si avvicina al Wasabi.



In fin dei conti, realizzare un Sushi casalingo senza nessuna pretesa, è possibile. Basta essere consapevoli che il risultato non sarai mai identico a quello che potrete trovare in un ristorante giapponese. L'importante, dopo tutto, è il gusto e quello vi assicuro che c'è. :)



Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, invece, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.

sabato 23 aprile 2016

Ancora un albero per te

23 aprile 0 Comments

Vi ricordate che la sottoscritta, un paio di mesi fa, precisamente il giorno prima di San Valentino, ha deciso di regalare un albero a suo marito, per i primi 10 anni insieme? 

Ebbene, questa mia idea è stata talmente apprezzata dai miei suoceri, che hanno voluto imitarmi e sabato 19 marzo -ovvero la vigilia del primo giorno di primavera, che quest'anno è caduta il 20-, sempre grazie alla Fondazione Villa Ghigi, hanno piantato un ciliegio per i loro 42 anni di matrimonio e, in generale, per simboleggiare la famiglia.

Nel primo pomeriggio, attorno alle 15, ci siamo incontrati col direttore della Fondazione e la sua collega per mettere a dimora questo giovane ciliegio nel Parco della Villa. E' stata una giornata strepitosa, con un sole incredibile, circa 20 gradi e il cielo di un azzurro intensissimo. Il ciliegio è stato messo a dimora in un punto panoramico davvero suggestivo e che potete vedere nella foto all'inizio del post. Dalla cima di quel colle si vede una grande fetta di Bologna e l’albero fa parte di un filare che crescerà forte e rigoglioso, regalando col tempo una lunga scia d’ombra a chi passeggerà su quel vialetto delizioso. 

Per l’occasione, il Direttore ci ha letto un passo di una ballata inglese molto famosa, risalente al medioevo, che ci ha strappato più di un sorriso. Si chiama Cherry Tree Carol.

Ve ne riporto qua un pezzettino, in una delle sue tante versioni (ce n’è una di Branduardi e una persino di Sting), perché merita!


Giuseppe e Maria camminavano lungo un bel frutteto
Videro bacche e ciliegie bellissime.
Poi Maria, così docile e gentile, chiese un favore:
"Prendimi una ciliegia perché io ho un bambino!"
Rispose Giuseppe con parole scortesi:
"Fa raccogliere una ciliegia al padre di questo bambino!"
Allora chiese il bimbo nel grembo della madre:
"Prostrati, tu grande albero, e danne un po’ a mia madre!"
Allora il ciliegio si prostrò fino alla mano di sua madre.
Poi lei si lamentò: "Vedi Giuseppe, ho ciliegie a comando!"
Il ciliegio!
Finite queste prime piantagioni, la Fondazione ha inviato una mail per ringraziare tutti noi che abbiamo collaborato a questa magnifica idea. Eccola qua, a completamento e conclusione dell'esperienza meravigliosa che abbiamo fatto. Grazie a voi, per tutto quello che fate. Sono felice di aver conosciuto persone dall'anima profonda come voi.

Un albero per te


Concluse le piantagioni di alberi donati al parco; riprenderanno a novembre!
Il primo albero, un kaki, è stato piantato il 26 novembre dello scorso anno da un giovane abruzzese che vive a Bologna e ha fatto da apripista, scoprendo questa opportunità nel nostro sito prima che avessimo fatto qualcosa per comunicarla. Poi, dopo le feste, è stato un susseguirsi di telefonate, email, passaparola, incontri con persone contente di accogliere il nostro invito e con le quali abbiamo discusso piacevolmente della specie arborea da scegliere, della posizione, di altri dettagli. Ci sono stati articoli sulla stampa e interviste alla radio e in TV; l’informazione è girata nei social network. 

Per farla breve, anche se la stagione cominciava a essere avanzata, abbiamo messo a dimora già una trentina di piante, insieme agli addetti alla manutenzione del parco e alle persone che le hanno donate: 6 ciliegi, 3 roverelle, 3 cerri, 3 mandorli, 3 ginepri, 2 melograni, un kaki, un albero di Giuda, una farnia, un cotogno, un pero corvino, un pesco, un sorbo domestico, un nespolo e un gelso bianco. 

I nomi dei donatori e le belle motivazioni di ognuno si possono leggere nell’apposita sezione del nostro sito

Quello che possiamo aggiungere è che, per noi, le piantagioni di Un albero per te sono state un’esperienza umana non comune, che ci ha ogni volta arricchito, emozionato e commosso per la sensibilità e i sentimenti profondi che abbiamo percepito. Insieme ai donatori ci siamo inventati una piccola, sobria cerimonia, nella quale si assisteva alla piantagione, si raccontava qualcosa della specie botanica, delle sue caratteristiche e della sua storia e si leggeva qualche testo letterario in cui comparivano le singole specie (dal Cantico dei Cantici, in cui ricorre il melograno, sino ai poeti del Novecento, spaziando dall’Europa all’Asia e all’America).

La cosa più importante, tuttavia, è che tutti quelli che hanno compiuto questo gesto ora hanno il loro albero nel parco, che è anche un nuovo albero per tutti i frequentatori. In molti casi gli esemplari sono già fioriti o hanno messo le foglie. Come ci siamo impegnati a fare, seguiremo queste giovani piante, che per noi sono un po’ più speciali di tutte le altre, con la cura che meritano. In un paio di mesi il parco si è così arricchito di un filare di alberi da frutto nella parte alta e di altre piante in vari punti scelti con competenza e partecipazione. 

E di tanti nuovi amici, crediamo.

Abbiamo già una lista di piante da mettere a dimora nel prossimo inverno e nuove richieste continuano ad arrivare.

Un grazie di cuore a tutti quelli che hanno donato un albero e a quelli che hanno già pensato e stanno pensando di farlo.

domenica 10 aprile 2016

Imperial Assault - AT-ST

10 aprile 0 Comments

Eccoci arrivati al secondo post dedicato a Imperial Assault, gioco da tavolo della Fantasy Flight Games, e alle sue miniature così divertenti da dipingere. Dopo aver terminato gli Stormtroopers, (potete leggere il relativo post cliccando qua) le mie manine fremevano per cominciare qualcosa di ancor più sfizioso, così sono passata subito agli AT-ST.

Queste miniature sono decisamente più grandi dei Troopers e occupano non una, ma ben sei caselle del tabellone di gioco, inoltre sono le uniche che vanno montate. Sono pochissimi pezzi però, - portellone superiore (sostituibile con il portellone o un ufficiale dell'Impero), corpo, zampe, arma destra, arma sinistra, arma frontale e basetta -, e solo due sono mobili: il corpo che ruota in orizzontale sulle zampe e l'arma frontale che si muove in verticale, quindi si tratta di un assemblaggio facilissimo e rapidissimo.



Sì, facilissimo tranne l'arma frontale, che in due miniature su due (anzi tre su tre, se contiamo anche quella del video di Sorastro) non si riesce a incastrare se non limando prepotentemente i due perni interni. Per fortuna, malgrado la limatura, l'arma resta comunque mobile, ma sospetto che sia un problema generico di ogni AT-ST.



Come per i Troopers, la primissima cosa che ho fatto è stata quindi limare le imperfezioni (rarissime) della miniatura, poi ho incollato le zampe alla basetta perché decisamente troppo instabili.

Subito dopo ho dato la passata di Primer, ahimé non grigio come consiglia il buon Sorastro, visto che ne sono sprovvista, ma bianco, che è comunque ottimo.

Atteso il tempo di asciugatura (la solita nottata) ho steso su entrambe le miniature il grigio Celestra Gray - Base a pennello rigorosamente asciutto. Questo colore ha una consistenza molto pastosa e stenderlo a pennello asciutto equivale quasi a intonacare una parete. Ho dato due mani leggere, attendendo fra la prima e la seconda solo una quindicina di minuti, stando attenta a evitare accuratamente le armi e la basetta. 



Le armi le ho dipinte di Mechanicus Standard Gray - Air non diluito e una volta asciutto ci ho passato uno smalto della Humbrol metallizzato per simulare la brillantezza del metallo. Il Met 11.



A questo punto però ho atteso molto di più, a memoria direi almeno 6 ore, dopo le quali mi sono divertita a stendere il Nuln Oil - Shade, cercando di sporcare l'AT-ST nei punti più realistici, come le zampe, le giunture più nascoste o i bulloni. Ho evitato, anche in questo caso, le armi e la basetta e ho creato delle leggere colature dalla testa alle zampe, simulando un'invecchiamento simile a quello causato dagli agenti atmosferici. Cosa che adoro, perché personalmente non amo le miniature "appena uscite dal concessionario"; sono davvero poco realistiche.



Una volta asciutto, mi sono sbizzarrita con un colore strepitoso che si chiama Typhon Corrosion - Technical. Dal nome potete intuire che si tratta di un colore specifico che simula magistralmente la corrosione data dalla ruggine. E' un prodotto eccezionale che, udite udite, corrode veramente (in modo quasi impercettibile, state sereni, la vostra miniatura non sarà in pericolo), quindi nel caso voleste usarlo, fate molta attenzione alla scelta del pennello perché ve lo rovinerà sicuramente. Usate un pennello sottile ma vecchio ed economico, che magari battezzerete solo per il Corrosion. L'effetto finale è a dir poco magnifico.

A seguire, dopo la sua asciugatura, ho simulato degli effetti luce con un mix di Celestra Gray - Base e White Scar - Layer, in particolar modo sulle zampe, sugli spigoli e sulle sporgenze, e poi li ho accentuati con lo smalto metallizzato della Humbrol. Fatto questo sono passata alla basetta.



Con lo Stirland Mud - Texture steso grossolanamente, formando anche piccole montagnette di colore, ho simulato la terra smossa dal peso dell'AT-ST. Una volta asciutto (ci vuole tutta la notte) ho simulato anche i sassi e le pietre con una passata leggerissima e a pennello asciutto, di Terminatus Stone - Dry.



Senza attendere l'asciugatura questa volta, ho incollato con qualche goccina di Revel Contacta Professional, i ciuffetti d'erba dell'Army Painter (Battlefields Swamp Tuft 6mm), mentre la parte esterna della basetta l'ho colorata con il nero Abaddon Black - Air.



Passate circa sei ore da queste ultime operazioni, ho finalmente protetto tutto il modellino con una passata spray di Tamiya TS13. 



Vi presento il risultato finale che, a mio parere, non è affatto malvagio, considerando - lo ripeto - che sono solo una neofita del modellismo.

Voi che dite?




mercoledì 6 aprile 2016

Listography #42 - #43

06 aprile 0 Comments

Listography # 42 - Memorable birthdays or holidays.
Ovvero i miei compleanni o altre festività più memorabili.

Rieccomi con un post riempitivo, in attesa di terminare quello impegnato che ho in cantiere da giorni e che causa febbre altissima e bronchite non ho potuto finire. Oggi andiamo quindi di Listography, che come sapete ormai benissimo, uso solo come post filler. Un po' come le mille mila puntate inutili di Naruto :)

Dunque, compleanni memorabili direi che non ne ho mai avuti e non ho memoria nemmeno di altre festività degne di nota. Sì, certo, ci sono i compleanni e i capodanni all'estero... quelli sì. Praga, Helsinki, Monaco di Baviera... ma solo perché festeggiati in splendidi posti, non certo perché è stato memorabile quel particolare momento. 


Listography # 43 - The things you wish you had a second chance to do.
Ovvero quando avrei voluto avere una seconda possibilità.

Partiamo subito col dire che i momenti dove avrei voluto avere una seconda chance sono circa un fantastiliardo (così a sentimento), quindi vedrò di elencare solo quelli più importanti. Riflettendo attentamente sulla mia vita fino a oggi però, mi rendo conto di essere stata molto fortunata, perché le seconde chance spesso me le sono create da sola e sono sempre andate a buon fine. Parlo di quelle veramente importanti.

Il primo momento che mi viene in mente, in ordine cronologico, risale a quando da piccolina facevo ginnastica ritmica. Ero alle elementari. Le clavette mi scoraggiarono a tal punto che mollai il colpo quasi subito, al posto di lottare e continuare. Mi piaceva, ero bravina, secca come un bacchetto e snodatissima, adoravo cerchio e nastro (meno la palla), ma quelle dannate clavette così difficili da maneggiare mi hanno fatta desistere. Un vero peccato. 

Anni dopo, dalla disperazione, ho provato un po' di tutto. Nuoto, Tennis, Pattinaggio, Tai Chi Chuan, Jogging... ma niente. Alla fine mi sono "seduta" e non ho mai continuato nulla, così ora sono totalmente fuori allenamento e al primo cambio di temperatura le mie giunture scrocchiano come una vecchina incartapecorita ^^

Il secondo momento, sempre parlando di sport, riguarda i cavalli; mi pento di non aver portato avanti questa passione. Da piccola, diciamo alle medie, mio babbo mi portava a cavalcare al maneggio di un amico. Lì m'innamorai perdutamente dei cavalli -creature meravigliose- e nonostante abbia sempre desiderato fare equitazione, non l'ho mai iniziata. Il fatto poi che si trattasse di una disciplina costosa e io non avessi il becco di un quattrino, non mi ha di certo aiutato...

Sul percorso scolastico delle superiori non posso dire nulla, perché in quel periodo commisi un clamoroso errore (mi iscrissi a ragioneria), ma abbandonai immediatamente e mi diedi una seconda chance che infatti andò benone, scegliendo una scuola professionale che potesse piacermi, piena zeppa di ore di disegno e -udite udite- senza matematica per i primi tre anni!!! Ho sempre fatto schifo in matematica :)


Devo dire che tutti gli altri numerosissimi momenti dove avrei voluto avere una seconda possibilità sono proprio sciocchezze (tranne una, ma non ve la dirò, tiè), quindi ve li risparmio.


Concludo con l'ultimo fatto che mi viene in mente, roba che quando ci ripenso tutt'ora mi mangio le mani: a 17-18 anni circa, ricevetti una serissima proposta lavorativa come speaker a Radio Bologna International e io, cretina, dissi "No grazie, sto ancora studiando e non posso".


lunedì 21 marzo 2016

Imperial Assault - Stormtrooper

21 marzo 0 Comments


Cari i miei naviganti, rieccomi a parlare di una delle mie passioni: il modellismo!
Con il solito ritardo che mi contraddistingue (o forse dovrei dire atavica pigrizia), oggi vi racconterò qualcosa di nuovo sul fronte colori e pennelli.

Terminata la USS Voyager NCC 74656 dell'universo di Star Trek - i post che riguardano il suo assemblaggio, la sua colorazione e l'applicazione delle decals potete leggerli qui, qui e anche qui - mi sto cimentando con le miniature di Imperial Assault, bel gioco da tavolo della Fantasy Flight Games, distribuito in Italia dalla Asterion e, lasciatemelo dire, leggerissimamente sbilanciato nei confronti dell'Impero quando si gioca la Campagna - ma questa è un'altra storia :) -.

Questa volta però, da montare non c'è nulla, l'unica cosa da fare è dipingere, dipingere e ancora dipingere. Pazienza, mano ferma e molta accortezza per i dettagli, sono necessari per questo tipo di lavoro, ma vi assicuro che non è affatto complicato.

Come per la Voyager, questo post non vuole essere una guida passo passo visto che non mi reputo affatto un'esperta, ma un semplice e personale diario di bordo di quello che è stato il mio lavoro. Certo, se poi queste informazioni dovessero servire a qualche appassionato neofita di modellismo che per caso capita sul mio blog, ne sarei ben contenta, perciò se qualcuno di voi ha bisogno di ulteriori informazioni in merito, lasci pure un commento qua sotto.

Cominciamo col dire che le miniature di Imperial Assault (Assalto Imperiale, nella versione italiana) sono veramente ben fatte, tanto da aver sentito di persone che lo hanno comprato solo ed esclusivamente per collezionarle e dipingerle, senza mai fare neanche una partita. Al contrario delle miniature di X-Wing, altro gioco da tavolo molto bello sempre della Fantasy Flight Games, ma distribuito -per ora- dalla Giochi Uniti, le miniature di Imperial Assault non sono pre-dipinte, quindi si prestano benissimo al lavoro di customizzazione ed essendo anche molto piccole, possiamo dire a un lavoro di precisione parecchio divertente.

Ho deciso di iniziare con gli Stormtroopers, che oltre alle ridotte dimensioni, hanno anche un malus in più: la posa. Con le braccia tese in avanti e l'arma in pugno in posizione di mira, non è facilissimo maneggiarle e dipingerne il petto, il casco e l'interno delle braccia stesse, ma alla fine ce l'ho fatta. Grazie ai video di Sorastro, che potete trovare sul suo canale YouTube -solo in inglese-, sono riuscita a fare un buon lavoro di cui vado piuttosto fiera.




I Troopers di Imperial Assault sono nove, e ovviamente sono tutti uguali. Come prima cosa ho rifinito con una piccola lima le rarissime imperfezioni delle miniature e poi ho dato loro una bella spruzzata di Primer bianco, fissandole con pochissimo biadesivo su un pezzo di cartone che ho inserito all'interno di una scatola (giusto per non sporcare in giro usando la bomboletta spray).




Una volta asciugato (una notte) ho iniziato a dipingere. Questa volta ho scelto di utilizzare i colori acrilici Citadel (acquistati su Dominio X) e non gli smalti della Humbrol usati per la Voyager, mentre i pennelli che ho utilizzato sono di alta precisione, acquistati su Amazon a pochi Euro.



Ho posizionato il Trooper su un piccolo piedistallo creato con le mie manine sante e ricavato da una confezione di liquido per sigaretta elettronica. Anche in questo caso ho tenuto ferma la miniatura con un pochino di biadesivo sotto la basetta. Ho tentato con la plastilina, ma non è sufficientemente appiccicosa per immobilizzare la statuina e il biadesivo viene via piuttosto facilmente senza lasciare antiestetici residui.



Ho iniziato con il Mechanicus Standard Gray - Base (usando una tavolozza a scomparti e un pennello molto sottile), leggerissimamente diluito con una goccia d'acqua, per fare i dettagli del casco, le giunture dell'armatura come spalle, ginocchia e gomiti, i guanti e anche l'arma in pugno.
Come seconda cosa ho passato il White Scar - Layer, sempre diluito pochissimo, su casco, petto, schiena, braccia e gambe.



Una volta atteso il tempo di asciugatura sempre di una notte (passaggio noioso, ma importantissimo ai fini di un risultato ottimale) ho passato su tutta la miniatura un prodotto che amo in particolar modo e che si chiama Nuln Oil - Shade. Ha la consistenza dell'acqua, una base nera come il petrolio e la capacità di infiltrarsi negli spazi più stretti del modello, creando un gioco di sfumature a dir poco eccezionale, là dove il pennello più sottile non riuscirebbe mai ad arrivare. 

Sempre rispettando i tempi di asciugatura, ho poi ripassato il bianco, ma questa volta non diluito, per creare degli effetti di luce. L'ho ripassato sulla parte alta del casco, sulle spalle, sugli avambracci, sul petto, sulle cosce e sulla ginocchiera.
Al passaggio successivo, una volta soddisfatta degli effetti di luce sull'armatura (è possibile ripassare il bianco ogni volta che si vuole, basta attendere che ogni mano data sia asciutta) ho creato qualche danno, inferto dai colpi d'arma degli avversari ribelli.

Su un Trooper in particolare poi, ho fatto l'impronta della mano sporca di sangue del "traditore", ne Il Risveglio della Forza. E' vero che non sono gli stessi Troopers e che nell'ultimo film non c'è l'Impero, ma il Primo Ordine... ma che dire... mi piaceva da matti l'idea di avere un leader nella squadriglia che ricordasse il personaggio di Finn.

I colori che ho usato per creare i danni sono:

- Abaddon Black - Base leggermente diluito con acqua
- Riza Rust - Dry puro, per il centro dello sparo

Una volta simulati i danni e sistemate eventuali sbavature o imperfezioni col Mechanicus Standard Gray - Base e con il White Scar - Layer, sono passata alle basette.



Imperial Assault si svolge sia in scenari al chiuso che all'aperto così ho deciso, sempre su suggerimento di Sorastro, di lasciare le basette grigie (Mechanicus Standard Gray - Base), molto più adatte all'indoor, ma di colorarne i bordi esterni a gruppi di tre, per distinguere eventuali squadriglie in fase di gioco. Per le basette ho quindi usato un rosso (Mephiston Red - Base), un giallo (Flash Gitz Yellow - Layer) e un verde (questa volta non Citadel, ma Model Color della Vallejo: Park Green Flat).

Conclusa la colorazione delle miniature, ho passato una mano di Tamiya TS13 Spry trasparente e il giorno successivo, a pennello, ho steso un ultimo velo di Technical Ardcoil come ulteriore protezione e lucidatura.

Ecco qua il risultato finale, che ne dite? :)



venerdì 11 marzo 2016

Festival dell'Oriente

11 marzo 0 Comments

Rieccomi di nuovo qua con voi a parlare di viaggi! Questo post però è un po' particolare, poiché si tratta di un viaggio lungo moltissimi chilometri e che attraversa decine di paesi, ma per usare le parole del grande giornalista e scrittore triestino Paolo Rumiz, in realtà si tratta di un viaggio immobile. 

Sì, perché oggi vi racconterò il Festival dell'Oriente che è stato ospitato per due week end fra febbraio e marzo nella mia città e che in questo momento si trova a Torino. 

Si tratta di un Festival itinerante che sta avendo un grande successo, una sorta di fiera che ha per tema tutto quello che riguarda la cultura, gli usi, i costumi e la cucina orientale. Oggi è a Bologna, domani a Torino, poi ancora a Roma e così via. Ogni anno.  
Ci sono stand di ogni tipo e di ogni paese che rientra nella vasta definizione di "Oriente" ed è possibile comprare oggetti, assaggiare specialità, farsi fare massaggi, provare arti marziali, assistere a cerimonie, spettacoli, dimostrazioni e scoprire i costumi e le tradizioni di Cina, Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Thailandia, Indonesia, Malesia, Bangladesh, Mongolia, Nepal, Sri Lanka, Birmania, Tibet, Rajasthan, Egitto, Turchia, Marocco e molto altro. 



Insomma, è un viaggio incredibile. 

A Bologna, il Festival dell'Oriente è stato ospitato presso la Fiera e lo spazio espositivo ha occupato tre grossi padiglioni: il 16, il 21 e il 22. Il costo del biglietto, valido per una giornata intera (dalle 11.00 del mattino alle 23.00) è stato di 12 Euro. Direi ben spesi. 

Un piccolo sunto di questa particolare esperienza lo si può leggere direttamente sul sito del Festival. 

"Immergersi nelle culture e nelle tradizioni di un Continente sconfinato.
Mostre fotografiche, bazar, stand commerciali, gastronomia tipica, cerimonie tradizionali, spettacoli folklorisitici, medicine naturali, concerti, danze e arti marziali si alterneranno nelle numerose aree tematiche dedicate ai vari paesi in un continuo ed avvincente susseguirsi di show, incontri, seminari ed esibizioni.
Interagisci e sperimenta gratuitamente decine di terapie tradizionali, visita il settore dedicato alla salute e al benessere con i suoi padiglioni dedicati alle terapie olistiche le discipline bionaturali, lo yoga, ayurvedica, fiori di bach, theta healing, meditazione, spazio vegano, reiki, massaggi, ci kung, tai chi chuan, shiatsu, tuina, bio musica, rebirthing, integrazione posturale, e molte altre ancora. 
Tutto questo si alternerà ininterrottamente dalla mattina alla sera nei palchi e nelle aree allestite appositamente dalle ambasciate e dai consolati dei paesi orientali presenti in un turbinio senza fine. Imperdibili concerti coi tamburi di guerra Giapponesi, balli e canti tipici delle sconfinate steppe Mongole, fluttuanti corpi di ballo Indonesiani, sconosciuti e misteriosi spettacoli rituali Nepalesi, la magia dell’India, il folklore Cinese, le spettacolari evoluzioni delle danze sciamaniche Tibetane, l’accattivante e sconosciuta terra Birmana, le sinuose e morbide evoluzione dei gruppi folkloristici Coreani in un crescendo emozionante e un esplosione d energia che vi farà letteralmente battere il cuore."

Vediamo ora gli aspetti che sono stati toccati da questo Festival e che ho potuto gustare con i miei occhi. 



La cucina

Arrivando intorno all'ora di pranzo ho deciso di assaggiare qualche specialità orientale e sgomitando un pochino nello stand più grande dedicato alla cucina, ho scelto una bella porzione di Pad Thai. Carinissime ragazze, alcune delle quali anche abbigliate con i loro tipici costumi Thailandesi, mi hanno servito una porzione generosa di spaghetti di riso alle verdure (10 euro). Veramente ottimi! 

Fra le varie specialità orientali in giro per i padiglioni ho visto sushi, ramen e udon, tutta una serie di piatti provenienti dalla Cina, stranissimi dolci e snack dal Giappone, spaghetti, involtini, ravioli e curiosi dolcetti al cocco, riso e mais della Thailandia, cous cous e altri piatti tipici del Marocco accompagnati persino da una fumeria di narghilè, specialità indiane, nepalesi e molto molto altro. 



Ho visto un ventaglio di ingredienti davvero enorme, dal riso alle verdure, da svariati tipi di carne al pesce, dai dolci alle spezie, dalla frutta fresca a quella candita o secca e deliziosa del'Eritrea (vedi i fiori di Karkadè), dal tè al sake, dal pesce alle farine e cereali. Insomma, non fosse stato per tutta quella folla, avrei assaggiato parecchie altre cose, invece mi sono limitata al Pad Thai con le verdure, un Kit Kat al tè verde che per altro già conoscevo perché me lo aveva portato un amico cinese da Shanghai, ai fiori di Karkadé e a una stranissima, ma molto buona, melanzana candita.

Anche i metodi di cottura variano molto da paese a paese e al Festival possiamo trovare piatti alla piastra, al vapore, marinati o crudi, bolliti, in padella o cotti in splendidi recipienti di ceramica (vedi il Tajine marocchino, immancabile se si vuole fare un cous cous strepitoso).

Per quanto riguarda le bevande, anche in questo caso, le possibilità sono infinite, dalla normale bibita gassata ma aromatizzata all'ingrediente più strano, al tè, al latte di cocco, da diversi tipi di caffè alle tisane e infusi o persino birra.



Le arti marziali e il benessere

Le discipline marziali presenti al Festival sono diverse e tutte molto affascinanti. Adulti e bambini mostrano al pubblico incuriosito combattimenti di Thai Box, Karate, Tai Chi Chuan, Kung Fu, ecc… mentre sui quattro palchi vengono allestiti spettacoli, danze in costume e dimostrazioni di attività olistiche. 

Continuando il giro per il Festival è possibile mettersi in fila per provare svariati tipi di massaggi (persino sonori) o percorsi relax profumati d’incenso, olio e spezie come lo Yoga, il Reiki, lo Shatsu e molto altro. 

Il massaggio sonoro, devo dire, mi ha affascinato molto. Usa strumenti armonici, campane tibetane, gong, campane tubolari e diapason. Questi strumenti producono delle forti vibrazioni sonore che, a quanto pare, hanno proprietà terapeutiche e apportano grande benessere. Il massaggio sonoro agisce a livello mentale (e qui ci credo eccome), emotivo e fisico. Traggono beneficio, così dicono, il sistema nervoso, quello linfatico, osseo e cervicale. Pare serva anche a ridurre lo stress, l’ansia, le paure e le depressioni. 
Il trattamento dura circa un’ora e va ripetuto almeno per 4 sedute totali, una a settimana.

Nel caso siate interessati a questo tipo di massaggio (che vi assicuro, è davvero affascinante anche solo da guardare) vi consiglio di fare un salto qua.

Un altro trattamento molto simile, ma questa volta di gruppo, è quello chiamato Bagno di Gong. Diversi gong vengono suonati riempiendo l’aria di vibrazioni, mentre voi, stesi sul tappetino a occhi chiusi, vi rilasserete sciogliendo la tensione piano piano. 



Mostre

Alcune piccole mostre sono sparse per il Festival e nello specifico posso elencarvi quella di Kimoni giapponesi, delle fotografie dell’Oriente, d’arte indiana, quella di Katane, di armature Samurai, di Bonsai, di statue (dal Buddha a Bruce Lee, tanto per dire) e quella fotografica indiana. 

Stand

Potrete acquistare veramente DI TUTTO. 

Gli stand di artigianato etnico sono moltissimi: indiano, nepalese, berbero, vietnamita, giapponese, cinese, ecc… potrete perdervi fra spezie di ogni tipo, cere, lampade, libri, campane tibetane, punti ristoro, tappeti orientali, abbigliamento, ventagli, maschere etniche, essenze, maneki neko e di tutto di più.

A tal proposito vi consiglio giusto tre o quattro stand dove mi sono fermata. 

Partiamo con Kappalab, che vende i Libri Ghibli. Agli amanti dello strepitoso e famosissimo Studio Ghibli brilleranno di certo gli occhi. I capolavori dell’animazione giapponese, ma da leggere. Il Castello Errante di Howl, Una Tomba per le Lucciole, Si Alza il Vento, La Città Incantata, la Principessa Mononoke e moltissimi altri titoli sono acquistabili da Kappalab! Potete trovare questo stand anche al Lucca Comics, nel padiglione Editori di Piazza Napoleone e in quello Japan di Piazza San Francesco.

Passiamo poi a Karma Shop. Un delizioso negozietto di artigianato nepalese e tibetano, in quel di Vittorio Veneto (Treviso). 

Ancora, Harmoniae, vicino a San Marino. Un’erboristeria molto particolare che oltre a vendere prodotti naturali, spezie, cosmetica e oli essenziali è specializzata anche in pietre dure e minerali per cristalloterapeuti (per chi ci crede, al contrario di me ^^). 

Come ho detto, gli stand sono tantissimi, ma personalmente mi sono fermata ad acquistare un paio di cosette proprio in questi. 



Mio marito, invece, mi ha regalato una splendida lampada marocchina in uno stand che non potrà sfuggirvi perché pieno zeppo di lampade straordinarie. Purtroppo non ricordo il nome, ma sarà impossibile non notarlo, ve lo garantisco. Quando ci arriverete davanti, la prima cosa che direte sarà soltanto WHHHOOOOAAAAWWW O_O

In molti altri stand si possono incontrare Maestri spirituali provenienti da ogni parte d'Oriente che illustrano filosofie e religioni come l'Induismo, lo Shintoismo, il Buddhismo, ecc... assistere a preghiere, riti religiosi o spirituali come l'antichissima cerimonia del tè o l'arte della creazione dei Rangoli, le splendide preghiere indiane disegnate con farine di riso, polveri coloratissime e pietra bianca. 



In una zona particolare del Festival viene allestito persino un piccolo pezzetto di Medina, con tanto di strade, casettine intonacate di bianco e porte dai colori accesi, dove è possibile sedersi, bere tè, fumare Narghilè e rilassarsi. 

Vale davvero la pena visitare questo Festival, ma mi raccomando, portatevi dietro poco contante, altrimenti tornerete a casa carichi d'Oriente :)





mercoledì 2 marzo 2016

127.0.0.Sirmione - Giorno 3

02 marzo 0 Comments
Con un ritardo veramente mostruoso che dimostra quanto questo blog non sia una testata giornalistica, ma un mero tentativo di tenere una sorta di diario virtuale, oggi riparleremo di Sirmione, perché il mio breve diario di viaggio si era interrotto al secondo giorno di tre.

Vi avevo parlato di alcuni localini dove mangiare o fare aperitivo, delle affascinanti Grotte di Catullo e dei suoi ulivi, e di qualche piccola e graziosa chiesa da visitare. Vi avevo consigliato come arrivarci, in quale periodo andarci e più o meno come muovervi. Se volete rispolverare quei consigli fate un salto nel mio primo post che ho scritto su Sirmione e anche qua, nel secondo.

Quest’oggi vi racconterò qualche altra curiosità su questa splendida chicca tutta italiana.
Sirmione, conosciuta come La Perla del Lago di Garda, che come sapete è il più grande lago italiano, ha visto passare fra le sue strade parecchie personalità come Maria Callas, Giosuè Carducci, Gabriele D’Annunzio, Ezra Pound, James Joyce, Aristotele Onassis e persino Napoleone.


Dopo aver visitato le Grotte di Catullo e il loro museo, è tappa obbligatoria la Rocca Scaligera, edificata nel XIII secolo dalla potente famiglia degli Scaligeri di Verona.

Il famoso castello, con la sua darsena, è ancora perfettamente conservato fin dai tempi in cui forniva protezione al borgo e al porto. Appena entrati, tramite un ponte levatoio, si accede al rettangolare cortile principale che è circondato da alte mura e da tre torri angolari merlate a coda di rondine, tipiche dell’architettura scaligera. A sinistra è possibile vedere quella di avvistamento, mentre attraversando un altro ponte levatoio, si entra nel secondo cortile, dove una scala di 146 gradini sale fino ai camminamenti sulle mura, dai quali è possibile ammirare la darsena e tutto il borgo.

La Rocca Scaligera è completamente circondata dalle acque ed è dotata di un portico interno che ospita un piccolo lapidario romano e medievale.


Dovete sapere che su questa Rocca circola una romantica leggenda.

Si narra che molto tempo fa, nel castello vivesse una ragazza di nome Arice con il suo innamorato Ebengardo. I due erano felici e la loro vita trascorreva serena, ma un giorno accadde qualcosa di tragico: Un cavaliere chiese riparo durante una notte buia e tempestosa e i due non si sentirono di negargli un tetto sulla testa e un pasto caldo solo per una notte.

Il cavaliere però, una volta lasciato solo, sbalordito e invaghito dalla straordinaria bellezza di Arice, s’infilò di soppiatto nella sua stanza. La ragazza gridò terrorizzata e cercò di difendersi dalle insistenti avances del cavaliere, il quale per farla smettere la pugnalò. Sentite le grida, in suo soccorso giunse Ebengardo che alla vista della sua amata ormai morta e distesa in un lago di sangue, afferrò quello stesso pugnale e nella colluttazione trafisse a morte il cavaliere.

La leggenda vuole che ancora oggi, nelle notti di tempesta, si possa vedere l'anima di Ebengardo vagare per il castello alla ricerca di Arice.



Leggende a parte, Sirmione è naturalmente avvolta da una propria aura magica e per avvertirla vi basterà passeggiare per le sue stradine. La stessa aura magica potrete assaporarla con un bel giro in barca attorno alla cittadina, alla scoperta di scorci mozzafiato, spiagge straordinarie, giardini nascosti e segreti sbocchi di vapore termale che nascono sotto il pelo dell’acqua.




Se non riuscite a prendere la barca, cercate di avventurarvi sulle sponde del lago tentando di fare il giro del borgo centrale a piedi. Vi assicuro che non ve ne pentirete. Scoprirete un sacco di angolini romantici, alberi frondosi nei rami dei quali graziosi scoiattoli saltellano allegramente e in particolare cercate di raggiungere la spiaggia più famosa, dall’evocativo nome di Jamaica Beach. Il colore dell’acqua, in quel punto, è pazzesco.



A proposito delle acque del lago di Garda, dovete sapere che a Sirmione si mangia particolarmente bene e le porzioni sono anche piuttosto abbondanti.

La cucina è ovviamente incentrata sul pescato del lago, con ottime trote, coregoni, lucci, carpioni o alborelle. Pensate che sono almeno 40 le diverse specie ittiche, quasi tutte autoctone, che si possono trovare nella cucina locale. Una specialità del luogo sono le àole salè, si tratta di alborelle conservate in salamoia da consumare cotte alla griglia e irrorate da olio extravergine d’oliva.

Per altro sul Lago di Garda viene prodotto un olio extravergine d’oliva veramente straordinario, vista la presenza di importanti uliveti. Anche le tagliatelle asparagi e trota, il risotto con la tinca, la pasta al persico, il carpaccio di trota, i bigoli con le sarde e molti altri piatti, meritano di essere provati negli svariatissimi e deliziosi localini di Sirmione.


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