giovedì 19 luglio 2018

InterView: Helsinki - Niente popo' di meno che Maurizio Margaglio! Prima parte.

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Oddio come sono emozionata, non potete capire!
Penso di poter affermare con una discreta dose di sicurezza che, quella di oggi, è l'intervista più emozionante io abbia mai fatto, e non solo perché si parla della mia amata Finlandia, ma perché il mio ospite è veramente speciale! 
Sto parlando del grandissimo Maurizio Margaglio!

Forse questo nome dirà poco ai non appassionati di sport, o di pattinaggio, ma Maurizio è stato campione europeo e mondiale di danza su ghiaccio in coppia con la bravissima Barbara Fusar Poli. Insieme a lei è stato campione nazionale ininterrottamente dal 1995 al 2002, nonché campione del mondo nel 2001 e bronzo olimpico nel 2002 a Salt Lake City (in totale ha partecipato a ben tre olimpiadi). Barbara e Maurizio hanno scalato progressivamente posizioni nelle competizioni internazionali, vincendo le prime medaglie per l'Italia nella storia della danza su ghiaccio.

Come lessi tempo fa in un'altra intervista che Maurizio ha rilasciato su Artonice.it: Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio non hanno soltanto scritto la storia della danza sul ghiaccio italiana, ma hanno aperto la strada alle generazioni successive.



Ditemi ora come potrei non essere emozionatissima ad averlo come ospite nel mio blog. L'intervista che leggerete oggi, in realtà risale a ieri e per la prima volta non è stata fatta via mail. Io e Maurizio ci siamo sentiti prima via Facebook (ma in quel momento era in Canada per lavoro) e poi al telefono e posso assicurarvi che è di una squisitezza unica. Un uomo alla mano, disponibilissimo e veramente simpatico! A tal proposito vorrei ringraziare pubblicamente Enrica, un'amica comune, che ci ha messi in contatto. 

Vi chiederete cosa c'entra un campione mondiale di pattinaggio con la mia rubrica dedicata alla Finlandia.  E' presto detto: Maurizio, da tempo, allena la nazionale finlandese di danza su ghiaccio e pertanto vive a Helsinki da qualche anno, precisamente dall'estate del 2011!

Dimenticavo! Magari non siete appassionati di sport, ma di musica sì. Beh, potreste aver visto pattinare Maurizio e Barbara nel video di Elisa (Heven out of hell) o in quello di Dolcenera (Un dolce incantesimo) !

Andiamo ora a leggere cosa mi ha raccontato del suo speciale rapporto di vita e lavoro con la Finlandia e con la sua capitale Helsinki. Siamo stati al telefono quasi un'ora, perciò questa stupenda intervista verrà divisa in due parti :)

Prima di iniziare, però, vorrei ringraziarti nuovamente per la tua grande gentilezza e per avermi dedicato un po' del tuo prezioso tempo! Sono immensamente onorata di ospitarti nella mia Casa virtuale e spero un giorno di poterti incontrare dal vivo, magari proprio durante una delle mie visite a Helsinki.




Qual è stata la prima cosa che hai pensato quando ti è stato chiesto di allenare giovani promesse del pattinaggio finlandese? Per altro, da quel che so, secondo sport nazionale dopo l'hockey su ghiaccio. 

Se devo dirti la verità, la prima volta che sono stato chiamato, ero da un lato sorpreso e dall'altro ovviamente lusingato. Sopreso perché non conoscevo bene l'ambiente del pattinaggio finlandese, quindi non sapevo cosa aspettarmi. Lusingato perché comunque penso che per un italiano, andare a insegnare o comunque a lavorare con i migliori pattinatori finlandesi - e quindi essere considerato un esempio da seguire -, per il nostro paese sia una cosa un po' eccezionale, come se noi chiamassimo un finlandese ad allenare la nostra nazionale di calcio. Quindi la prima sensazione è stata un pochino questa: di sorpresa e di lusinga perché è una cosa così strana che un italiano vada a insegnare pattinaggio ai finlandesi, visto che per loro è una cosa così naturale pattinare sul ghiaccio... quindi la cosa mi ha fatto molto piacere ed è anche forse per questo che ho accettato con molto entusiasmo quest'avventura.

Il pensiero di un trasferimento a tempo indeterminato nel freddo nord ti ha preoccupato in modo particolare o conoscevi già piuttosto bene la Finlandia, sapendo quindi cosa aspettarti?

Avevo già fatto un po' di viaggi nei paesi scandinavi come Svezia, Danimarca e anche Finlandia; non era quindi una situazione a me completamente sconosciuta e fra l'altro c'ero stato sempre in periodi invernali. Comunque lo sport mi ha sempre portato ad andare tanto in montagna, a viaggiare durante l'inverno, a ritrovarmi in posti anche molto freddi. 

Devo essere sincero: non è mai stato un pensiero. Andare in Finlandia non è mai stata una preoccupazione, e in effetti è stato più quello che pensavano le altre persone, quando io e mia moglie dicevamo che saremmo andati a vivere in Finlandia. Le prime domande sono sempre state: "Ma come farai a resistere... c'è sempre buio... fa freddo..." Certo, l'inverno è più lungo sicuramente, fa buio prima e forse è più questo aspetto che può impensierire piuttosto che le temperature, ma non è comunque la Luna, voglio dire, si può fare!  

A tal proposito, sei a Helsinki in questo momento?

No, stiamo facendo un allenamento a Milano e staremo qua fino a fine luglio, poi ricominceremo ad allenarci a Helsinki.

Ormai vivi a Helsinki da parecchio tempo, cosa puoi dirci riguardo le evidenti differenze culturali fra il popolo italiano e quello finlandese, anche magari riguardo l'approccio sportivo?


Beh, diciamo che abito lì dal 2011, quindi sono sette anni che vivo a Helsinki e mi è ormai chiaro che l'approccio culturale è diverso, ci sono tante caratteristiche, tante sfumature che danno una connotazione differente a come viene visto lo sport in Italia, oppure in Finlandia. 

La cosa principale che ho notato fin da subito è che quando parli di sport in Finlandia, quasi tutti te lo descrivono come il loro hobby. Mentre in Italia tendenzialmente chi fa sport, soprattutto facendo gare, te lo descrive come un'attività agonistica, quasi come fosse un secondo impegnativo lavoro, in Finlandia invece molto spesso quando chiedi "Da quanto tempo lo pratichi?", loro rispondono "E' il mio hobby da 10 anni...", quindi viene vissuto meno come un estremo agonismo; diciamo che a loro piace fare attività sportiva in generale e a volte capiscono in ritardo che bisogna dedicarsi completamente a una sola disciplina per raggiungere determinati livelli, e questa è una problematica che riscontro con i giovani: quand'è il momento di scegliere, intorno ai 14/15 anni, tante volte i ragazzi mi rispondono "Eh ma sai, io avrei tanti hobby e non vorrei lasciarne neanche uno". A 15 anni però, quando si parla di agonismo ad alti livelli, devi decidere. O fai il pianista, o il pattinatore, o giochi a pallavolo... insomma non puoi fare tutto.  In generale, avere tante passioni è una cosa positiva e loro sono molto eclettici, ma se parliamo di entrare in una Nazionale non si ha quasi tempo per fare nient'altro. Lì certamente le cose cambiano. Poi abbiamo anche tanti ragazzi che si dedicano assiduamente al pattinaggio e che sono chiaramente i migliori.

E' un concetto un po' difficile in Finlandia da recepire... mentre in Italia quando sei nella Nazionale, non dico che c'è un rispetto intorno diverso, però c'è sicuramente un'attitudine ad aiutare, a venire incontro. In Italia se ad esempio vai in un Palazzo del Ghiaccio a chiedere delle ore per allenare la Nazionale ti vengono date quelle migliori, mentre in Finlandia capita di sentirsi dire "Eh ma prima ci sono gli over settanta che devono giocare a hockey, quindi dovete aspettare che si liberi la pista." E tu pensi: "Ok, ma volete fare le cose serie a livello agonistico, oppure no?" Queste sono purtroppo le problematiche reali che ho riscontrato, presenti in un paese dove l'uguaglianza è molto sentita - ed è certamente una cosa ammirevole - . Non fraintendermi, è un aspetto che io amo della Finlandia, ma che molto spesso limita la loro forza a livelli altissimi di agonismo. 


E a proposito di questo, quali sono le attitudini delle istituzioni statali, amministrative e scolastiche nei confronti dello sport rispetto all'Italia?

La mia esperienza finlandese posso riassumertela in questo modo: quando vai in Federazione, entri negli uffici e parli col Segretario Generale, poi apri la porta e c'è il Presidente, così gli proponi un progetto olimpico e lui ti dice "Guarda, prendiamo l'ascensore, saliamo di un piano e ne parliamo direttamente col Segretario del Comitato Olimpico!"; ciò rende le cose estremamente più snelle.

Quello che vedo è che in Finlandia, col fatto che è tutto molto ridotto, molto piccolo, è anche tutto molto efficiente. Siamo pochi e quindi è ovviamente più facile gestire tutto. Un italiano che arriva in Finlandia nota subito che in banca o in posta non c'è fila, gli ospedali non sono mai affollati e si possono fare gli esami in qualunque struttura, il traffico non è caotico, i mezzi sono puliti, silenziosi, quasi vuoti...  Insomma, le amministrazioni devono gestire cinque milioni e mezzo di persone per tutta la Finlandia, ovvero poco di più della sola Milano e provincia, quindi quando sono in Italia non penso che le cose non funzionino -certo, sono più lente- ma se dovessimo gestire solo cinque milioni e mezzo di persone come fa la Finlandia, beh nemmeno da noi ci sarebbero le file, tanto per dirne una.

Ecco, mi ricollego al tuo esempio parlando proprio di ospedali: so che due dei tuoi figli sono nati proprio a Helsinki, com'è il sistema sanitario che hai avuto modo di conoscere personalmente?


La nostra esperienza sugli ospedali finlandesi è stata quasi un aneddoto divertente di quelli da raccontare. I primi due figli sono nati al Mangiagalli, la clinica più grande di Milano, quindi quando si arriva c'è una sala d'attesa con venti, trenta persone che aspettano costantemente, poi arrivi finalmente all'accettazione dove guardano la madre e dicono "E' ancora presto, manca ancora tanto, torni più tardi...", quando magari lei ha anche già le doglie. Ti rimandano a casa perché non c'è posto, poi ritorni e in sala parto ci sono quattro parti in contemporanea quindi l'ostetrica e la dottoressa passano da una stanza all'altra e ogni tanto vi lasciano soli. Alla fine poi i bimbi sono nati sani, tutto a posto, nessun problema, per carità. 

In Finlandia quando siamo arrivati, quasi non trovavamo il reparto perché era deserto, non c'era nessuno... abbiamo camminato lentamente alla ricerca di qualcuno finché a un certo punto è uscita un'infermiera alla quale ho detto "Mia moglie sta per partorire..."  e lei "Sì certo, accomodatevi." Ci ha portato in una stanza singola, ha messo mia moglie già nel letto, in due ore le hanno fatto le visite, in sala parto avevamo sette persone dedicate soltanto a noi. Sembrava quasi una clinica di lusso, quando invece era l'ospedale pubblico della città. Alla fine i bimbi sono nati comunque sani, è andato tutto bene esattamente come in Italia, quindi alla fine, come dicono a Milano "L'è l'istess!", però è chiaro che in Finlandia è stato diverso, sembravamo gli unici presenti, poi invece andando che so, nella sala mensa, abbiamo visto altre mamme, altri bambini, ma era tutto silenzioso. Persino i bambini appena nati non piangevano, io non so come fosse possibile! Erano proprio tutti tranquilli, quindi in confronto al guazzabuglio medievale di quando eravamo in Italia, per altro al quale noi siamo abituati, è stato surreale, in confronto alla situazione finlandese ci ha fatto sorridere. Pensa che in metropolitana, a volte, se stai chiacchierando con qualcuno, è facile che quello seduto accanto si volti e ti dica "A me non interessa ascoltare la vostra conversazione." E tu ci rimani malissimo, così abbassi la testa e pensi "Va beh, facciamoci questo viaggio in silenzio..." Diciamo che a volte è quasi eccessivo. Per loro il silenzio dice molte più cose di quelle che pensiamo noi. 

Dal punto di vista naturalistico, la Finlandia è un paese all'avanguardia. Immense foreste, circa 188.000 laghi (soltanto quelli censiti) e poche città davvero grandi da potersi definire metropoli. Com'è il rapporto uomo-natura, in Finlandia, è davvero così palpabile come sembra?

Sì. Si, lo vedi già dalla città di Helsinki, perché al di là del centro urbanizzato che è una piccola metropoli, esci pochi minuti dal centro e sei in mezzo alla foresta, ed è pieno di case, solo che son nascoste, non le vedi, sono quartieri interi che attraversi magari in bicicletta o in macchina, pensi di attraversare una foresta e invece quando hai qualche amico che ti invita a cena e metti la via sul navigatore, scopri che devi entrare in una foresta e dopo una viuzza sterrata ricomincia un pezzo di città con le case immerse nel verde. 

Non è nemmeno questione di rispetto, secondo me, è proprio una sorta di adorazione della loro natura. 


Non c'è finlandese che non ti dica "Vado al mio mökki." E tu gli chiedi "Ma cosa fai quando sei lì?" e lui ti risponde "Niente, vado lì tre giorni, in silenzio a guardare la foresta e il lago." 


E' una cosa meravigliosa che a noi italiani, a cui piace la spiaggia affollata, un pochino colpisce perché alla fine noi cerchiamo la compagnia, loro cercano la solitudine e quindi questo si riflette in tutta la loro vita sociale, vogliono il loro spazio - che è sacro -, deve essere grande e l'unica cosa che può entrarci è la natura, quindi: il contatto con la natura, sì. Il contatto con le altre persone, solo a determinate condizioni. E' un po' il loro modo di pensare. Invece noi, forse perché sovraffollati, siamo come dire... abituati che le persone entrino nel nostro spazio e la viviamo quasi fosse una mancanza se questo non avviene.


Vi lascio con una delle meravigliose esibizioni di Maurizio e Barbara, che ha permesso loro di vincere i campionati mondiali di Tokyo. 
Rifatevi gli occhi e gustatevela a 1080p!

E mi raccomando, Stay Tuned, perché fra qualche giorno pubblicherò la seconda parte dell'intervista!


venerdì 13 luglio 2018

The Awesome Adventure of Captain Spirit

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Oggi è venerdì 13. Ho appena svuotato una cantina e sono a pezzi, ma felice. Perché? Beh, perché oggi inizia ufficialmente la mia collaborazione con la rivista online Nerdface.it e la mia recensione di The Awesome Adventure of Captain Spirit è appena stata pubblicata! Potete leggerla qua, ma anche sul bellissimo Nerdface.it al link che trovate qua sotto: 



Questo piccolo gioiellino dei palindromi Dontnod Entertainment, team di sviluppo parigino, padre del capolavoro Life is Strange è un preludio, un prologo.
Questa chicca, rilasciata gratuitamente al pubblico il 25 Giugno per PC, PlayStation 4 e Xbox One, è l'incipit dell'attesissimo Life is Strange 2
Un piccolo spin-off apparentemente scollegato dalle vite di Maxine, Chloe e Rachel, così come è scollegato (sempre apparentemente) anche da Arcadia Bay, visto che si svolge a Beaver Creek, in Oregon. La storia è ambientata nel 2017, tre anni dopo gli eventi di Life Is Strange, quindi ben sei anni dopo gli eventi che hanno visto protagonista Chloe in Before The Storm.

Il team di Dontnod ci ha abituati a uno stile di gioco nel quale l'introspezione psicologica dei personaggi ha la priorità su qualunque altro aspetto ed è ciò che infatti ritroviamo anche in questo "racconto breve" che hanno voluto regalare ai fedeli fan della saga come la sottoscritta. In Captain Spirit facciamo la conoscenza di Chris Eriksen, un bimbetto di 9 anni che vive col padre.



LA TRAMA SENZA SPOILER

Chris è in camera sua. E' sabato mattina e sta disegnando e giocando alla sua scrivania. Fuori, una spessa coltre di neve ha ricoperto la strada e la vegetazione attorno alla modesta casetta di legno che suo padre Charles è riuscito a permettersi dopo la morte della moglie Emily in un terribile incidente d'auto, accaduto tre anni prima. 
Incidente che ha ovviamente stravolto le loro vite perfette, portando Charles quasi sul lastrico, distruggendolo psicologicamente e lasciandolo solo con un bambino piccolo da crescere.
Chris è un bimbo con una fervida immaginazione che cerca di esorcizzare tutto il dolore per la perdita della mamma, rifugiandosi nei suoi mondi immaginari fatti di supereroi, cattivoni da combattere e pianeti dal salvare. La mamma, illustratrice e fumettista, gli ha trasmesso la passione per l'arte del disegno e Chris si diletta spesso a disegnare il suo eroe preferito, ovvero se stesso, sotto forma dell'alter ego Captain Spirit, il supereroe più potente della Galassia.
Mentre Chris è intento a disegnare il costume di Captain Spirit, il padre, dalla cucina, lo chiama per fare colazione. Il bambino lo raggiunge e mentre consuma le uova strapazzate (che non saranno mai buone come quelle che faceva la mamma), il padre gli promette che più tardi andranno a comprare l'albero di Natale, ma non prima di aver visto la partita in TV. Charles, ex campione di basket, è ancora legato a questo sport e segue assiduamente le partite segnandosi in un taccuino punteggi e statistiche.
Non è solamente il trauma psicologico derivato dalla morte di Emily, lo scoglio da superare in questa famiglia, ma anche una brutta dipendenza dall'alcol che il padre di Chris ha sviluppato dopo l'incidente, che lo rende iracondo e a volte manesco nei confronti di molti, figlio compreso. Dopo essersi scolato una birra (a colazione!), Charles si porta davanti alla TV una bottiglia di whisky, chiedendo a Chris di svegliarlo nel caso in cui si addormentasse, così da poter andare a prendere l'albero insieme. 



Già da questo incipit, si nota come suo padre sia un uomo distrutto. Combattuto fra l'amore per il figlio e la depressione che lo rende schiavo dell'alcol facendogli dire cose che in realtà non pensa o commettere azioni che in passato non avrebbe mai e poi mai fatto.  
Così come si capisce anche che Chris è consapevole di come stia il padre e perché. Non lo incolpa di nulla e anzi, lo protegge e lo perdona anche quelle volte in cui alza il gomito, pur soffrendo moltissimo nel vederlo in quelle pietose condizioni.
Mentre il papà è intento a guardare la partita, Chris ha modo di sfruttare il tempo libero girovagando dentro e fuori casa alla ricerca di materiali utili a costruire l'armatura di Captain Spirit. Potremo scegliere tra elmo e maschera, tra armatura pesante e leggera, e anche se colorarlo oppure no.
E' proprio durante l'esplorazione della casa e del silenzioso giardino ricoperto di neve che dovremo completare le "missioni" che il gioco ci affiderà, come scoprire un tesoro, combattere contro un paio di cattivoni usciti dall'immaginazione di Chris, il pupazzo di neve e lo spaventoso scaldabagno, o sbloccare il cellulare di papà per poter battere il nostro record a un  simpaticissimo videogioco. 
Nel corso dell'esplorazione avremo modo anche di leggere alcuni documenti che ci racconteranno il passato di papà e mamma, di come si sono conosciuti all'università e poi sposati. Scopriremo dettagli sulla morte di Emily e avremo modo anche di incappare in alcuni riferimenti a Life is Strange. 
Vorrei poter aggiungere ancora un paio di dettagli, ma poi rischierei lo spoiler, perciò preferisco fermarmi qua.



IN GAME

Captain Spirit ci porterà via più o meno due ore. E' bene sottolineare da subito, che le scelte che il giocatore compie avranno delle conseguenze in Life Is Strange 2
Il gioco è stato sviluppato tramite l'Unreal Engine 4, mentre la meccanica è rimasta simile ai precedenti capitoli, quindi intuitiva e molto semplice da gestire. 

Il team di sviluppo Dontnod ci ha abituati a opere di spessore e grande calibro. Già dai primi secondi di gioco, le emozioni si fanno sentire forti, spronate a uscire da una colonna sonora indi a dir poco straordinaria che avvolge noi e la casetta di Chris immersa in una candida coltre di neve che col suo silenzio ovatta il dolore e ferma il tempo. Ascoltatevi Death with Dignity, del cantautore Sufjan Stevens e provate a restare impassibili.
Spero davvero che Life is Strange 2 esca anche in versione retail special edition, con la colonna sonora inclusa, così come è successo per i primi due capitoli, perché merita sul serio.  

L'attenzione per i dettagli è come sempre maniacale. La regia è curatissima e ispirata; alcune inquadrature sembrano quasi dei dipinti e richiamano alla mente le atmosfere dei precedenti capitoli. Le texture sono molto più definite, la fluidità delle animazione è ottima e l'illuminazione dona al tutto un alone di poesia. L'unico difetto, se proprio vogliamo andare a cercare il pelo nell'uovo, è l'animazione facciale, che non è mai stata particolarmente intensa.

I dialoghi sono a scelta multipla e con il tasto E (su PC) abbiamo modo di attivare i "super poteri" di Chris. Non sempre sarà la scelta giusta però (io una volta ho fatto un danno!), quindi fate attenzione! 

Come sempre, i ragazzi della Dontnod, hanno inserito nel gioco qualche piccolo easter eggs, qualche riferimento o cameo, relativo non solo a Life is Strange, ma anche ad altre opere, come Star Wars. E' impossibile non pensarci quando vediamo Chris intento a usare la "Forza" per spostare gli oggetti.
Alcuni easter eggs però, a mio parere, non sono fini a se stessi, ma sono un indizio di quel che andremo a vedere in Life is Strange 2

Le scene dove Chris usa i suoi "poteri" sono a tratti esilaranti e una in particolare (capirete da soli a quale mi riferisco) mi ha strappato una risata gonfia d'affetto per questo piccolo supereroe. Niente è lasciato al caso, nemmeno il nome dei cattivoni. L'etimologia del cattivissimo mega boss Mantroid, ad esempio, mi ha lasciata di sasso. 
   
Il doppiaggio, ottimo in inglese, è sottotitolato piuttosto bene in italiano.



Concludendo, questo piccolo spin-off non sfigura minimamente se messo a paragone con Life is Strange o Before the Storm. E' un piccolo gioiellino, per altro gratuito, che il team Dontnod ci ha regalato con il cuore e fidatevi, si sente, perché Dontnod non si smentisce mai. Questo breve scorcio su prossimo lavoro del team parigino è in grado, in sole due ore, di tirare fuori il bimbo che vive dentro di noi, di farci provare la solitudine, la forza, l'amore e altre mille emozioni che ormai per loro sono diventate un marchio di fabbrica. 

Giochi di questo spessore, così profondi, che toccano così tante tematiche diverse, attuali e intime, si contano sulle dita di una mano. Esistono, certo (con To The Moon ho letteralmente pianto), ma sono pochi, e Dontnod è una delle poche case di sviluppo che ha fatto delle emozioni più intense la sua firma. Che la direzione artistica di Life is Strange possieda una sensibilità particolare è ormai fuori discussione.
  
Il primo episodio di cinque di Life is Strange 2 arriverà il 27 settembre 2018 e personalmente non vedo l'ora di giocarci, perché sono certa che sarà un ennesimo capolavoro ad altissimi livelli emotivi.

giovedì 12 luglio 2018

Star Wars Destiny: analizziamo i personaggi Gialli di Way of the Force!

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Carissimi Naviganti, eccoci giunti alla terza analisi!

Per ultimi, ma non per importanza, parliamo dei nuovi personaggi gialli di Star Wars Destiny: Way of the Force

Se siete anche voi grandi fan di Star Wars e giocatori appassionati di Destiny, sono orgogliosa di consigliarvi la lettura di questo nuovo articolo pubblicato sul famoso Gamelegends.it a firma del mio collaboratore, nonché marito, Hyunkel76.


domenica 8 luglio 2018

Star Wars Destiny: analizziamo i personaggi Rossi di Way of the Force!

08 luglio 0 Comments

Eccoci giunti a parlare dei personaggi Rossi della nuova espansione di Destiny, Way of the Force. Il colore che andremo ad analizzare oggi è probabilmente il colore meno usato finora.

Se siete anche voi grandi fan di Star Wars e giocatori appassionati di Destiny, sono orgogliosa di consigliarvi la lettura di questo nuovo articolo pubblicato sul famoso Gamelegends.it a firma del mio collaboratore, nonché marito, Hyunkel76.

giovedì 5 luglio 2018

Star Wars Destiny: analizziamo i personaggi Blu di Way of the Force!

05 luglio 0 Comments

Si avvicina in Italia la data di uscita di Way of the Force, in uscita già il 5 Luglio in America. Verso la fine del mese potremo mettere le mani su questa nuova espansione che promette uno stravolgimento del Metagame davvero consistente. Oggi daremo un’occhiata veloce ai nuovi personaggi blu in arrivo.

Se siete anche voi grandi fan di Star Wars e giocatori appassionati di Destiny, sono orgogliosa di consigliarvi la lettura di questo nuovo articolo pubblicato sul famoso Gamelegends.it a firma del mio collaboratore, nonché marito, Hyunkel76.


giovedì 28 giugno 2018

Star Wars Destiny: i formati di gioco

28 giugno 0 Comments

Dopo sei lunghi mesi di gioco e di test possiamo tirare le somme di Legacies, l’ultima espansione di Destiny, e dello stato generale del gioco. 

Legacies, il Two Players set, i due nuovi starter pack e Rivals, formano attualmente il secondo ciclo di carte giocabili, al quale si aggiungerà presto Way of The Force, più un’ulteriore espansione verso fine 2018.

Tutto il secondo ciclo può essere giocato nei formati previsti da FFG: Standard e Infinity (che fino all’uscita del terzo ciclo coesisteranno) e Trilogy, il vecchio ciclo di Awekening (Rey/Kylo starter set, Aweking, Spirit of Rebellion, Empire at War) è invece tagliato fuori da quest'ultimo formato e uscirà dal formato standard non appena sarà completato il terzo ciclo di espansioni (probabilmente fine 2019).

Se siete anche voi grandi fan di Star Wars e giocatori appassionati di Destiny, sono orgogliosa di consigliarvi la lettura di questi due articoli pubblicati sul famoso Gamelegends.it a firma del mio collaboratore, nonché marito, Hyunkel76.


domenica 24 giugno 2018

Zelda Breath of the Wild

24 giugno 0 Comments

Bentrovati, cari Naviganti! Sono orgogliosa di ospitare nuovamente sul mio blog un'altra fantastica recensione di Hyunkel76, ovvero mio marito, tutta dedicata a Zelda Breath of the Wild.
Andiamo a sentire cosa ci racconta!


Mi ricordo ancora, nell'ormai lontano 1992, quando diventai fiero possessore del Super Nintendo, al secolo Super Famicon, come veniva chiamato in Giappone. Il me 16enne di allora era entusiasta sia di giocare a Super Mario Kart, Street Fighter 2 e F-Zero. Da allora, nonostante Nintendo sia sempre rimasta fedele al suo spirito, sfornando quindi titoli first party di prima qualità, misi "in pausa" l'acquisto delle successive console della grande N e passai alla Playstation che affiancavo al Dreamcast (ahimè sappiamo tutti la fine che ha fatto -.-). L'unico peccato da me commesso durante la mia gioventù videoludica fu quello di ignorare completamente la saga di Zelda. All'epoca non ero particolarmente interessato ai giochi in singolo; si giocava spesso con gli amici e quindi ho sempre preferito i titoli in multiplayer. Ora però sono un felice neo possessore di Nintendo Switch, e ho deciso che almeno uno Zelda nella mia vita dovevo giocarlo.

Zelda Breath of the Wild si presenta con la sua classica ambientazione. Siamo nel mondo di Hyrule, un regno immaginario creato dal talentuoso Shigeru Miyamoto nel lontano 1986 per fare da sfondo al primo titolo della saga The Legend of ZeldaMolte delle passate avventure di Link (protagonista della saga insieme alla Principessa Zelda) si svolgono anch'esse proprio nel regno di Hyrule. Il Regno è popolato da diverse razze, si va dai massicci Goron, agli acquatici Zora, ai piumati Rito finendo con i Gerudo, abitanti del deserto. Ovviamente ci sono anche gli umani come Zelda e Link ad esempio (almeno nell'aspetto): gli Hylia. L'ecosistema di Hyrule è vastissimo e passeremo dalle pianure agli altopiani innevati, attraverseremo boschi e paludi, fino alle pendici di vulcani o nel più sconfinato dei deserti. Nel nostro peregrinare visiteremo villaggi e avamposti, ma passeremo la maggior parte del tempo immersi nella natura alla ricerca di un modo per sconfiggere l'odiato nemico Ganon. Molti degli scorci di Zelda sono davvero ispirati e il viaggio attraverso Hyrule ci porterà spesso a scalare un rupe o una torre anche solo per vedere cosa abbiamo attorno a noi.



LA TRAMA SENZA SPOILER

La storia inizia con il nostro eroe Link che si sveglia all'interno di un sacrario dopo un sonno durato 100 anni. Il malcapitato si ritrova senza alcuna memoria del passato, ma per fortuna la vocina di Zelda nella sua testa gli dà un paio di dritte su come affrontare la primissima parte del gioco. Durante l'ultima battaglia di 100 anni prima, Ganon s'impossessò dei Guardiani e dei Colossi Sacri, macchine eredità di un lontano passato che gli abitanti di Hyrule intendevano utilizzare proprio per sconfiggere Ganon nel caso si fosse risvegliato, e i nostri eroi vennero sconfitti. Ora la memoria degli eroi dei Goron, Geruda, Zora e Rito, al comando dei Colossi Sacri, resta solo un ricordo. E' invece ben più tangibile la presenza dei Colossi Sacri che da 100 anni, contaminati dal potere di Ganon, creano cataclismi ai 4 angoli di Hyrule. Ben presto capiamo che, prima della sconfitta definitiva, la principessa Zelda ha sigillato col suo potere Ganon. La lotta fra i due continua tutt'ora all'interno del castello di Hyrule dal quale nessuno dei due può uscire. Il nostro compito sarà quindi quello di liberare i 4 Colossi dall'influenza di Ganon, tentare di recuperare i nostri ricordi, salvare Zelda e porre fine alla minaccia di Ganon.



IN GAME 

Zelda BotW si presenta come un'avventura open world diversa dai precedenti capitoli.
Il nostro link può muoversi liberamente all'interno dell'area di gioco menando fendenti a destra e a manca, saltare, schivare, etc... tutto ciò che un action adventure permette. Potrà spostarsi a piedi, a cavallo, una volta ammansito, e persino planare dalle cime più alte grazie a un rudimentale deltaplano, che otterremo nella primissima parte del gioco. Tutto si svolge in tempo reale e dato che il gioco non prevede alcun parametro da GDR (come forza, costituzione, etc...) le uniche variabili di combattimento dipendono dal numero di portacuori (la salute), portavigore (la stamina), dal nostro equipaggiamento e dalle nostre abilità nel comandare il personaggio. Scordatevi quindi l'avanzamento a livelli del classico action GDR.

La progressione del personaggio avviene soprattutto attraverso l'esplorazione dei sacrari. Questi sacrari altro non sono che prove alle quali sarete sottoposti e la loro tipologia varia; si va dall'enigma ambientale alle prove di forza che ci vedranno affrontare antichi guardiani. Una volta superata la prova di un sacrario, come premio riceveremo un emblema dell'eroe. Una volta che avremo ottenuto 4 emblemi potremo convertirli in un portacuore oppure in un portavigore. In questo modo Link potrà aumentare i suoi punti ferita o la sua resistenza, potendo arrampicarsi e nuotare più a lungo, parametro importantissimo in quanto, se dovesse esaurirsi durante una nuotata annegheremmo, o durante una planata/arrampicata precipiteremmo.



Durante l'esplorazione Link entrerà in possesso di armi, scudi e archi, ognuno dei quali avrà un suo specifico valore di attacco e difesa e sarà questo il modo in cui Link aumenterà la sua efficacia in combattimento. A prescindere da ciò che riuscirete a trovare, sarà la sola vostra abilità a portarvi in fondo all'avventura; anche un'arma potente non garantisce la vittoria se si affronta un combattimento in modo distratto.

Tutte le armi hanno un valore di resistenza (nascosto) e inesorabilmente dopo un certo numero di utilizzi si romperanno, quindi a differenza di altri giochi non è consigliabile infilarsi in ogni combattimento sprecando le armi più efficaci che abbiamo trovato. All'inizio del gioco può essere una buona pratica perché i mostri spesso avranno armi più efficaci delle nostre, ma col passare delle ore troveremo spade magiche potenti e rovinarne una contro un gruppo di squallidi Grublin solo per ottenere qualche freccia e armi di legno non varrà la pena. Il gioco non premia il farming senza senso dei mostri, anche perché non esiste (se non verso la fine) possibilità di comprare, a caro prezzo, armi. Ogni tipologia di arma permette a Link di combattere in modo diverso: con spada e scudo potremo schivare, parare e fare affondi, mentre ad esempio con una mazza a due mani saremo lenti, ma molto più dannosi, con le lance potremo fare affondi velocissimi da molto lontano tenendoci a distanza dal nostro nemico e via così. Le nostre difese si basano su 3 pezzi di armatura e opzionalmente scudo (considerata un'arma distruttibile). Nessun pezzo di armatura è soggetto a usura e non dobbiamo preoccuparci di perderla.

Troveremo diverse armature nel corso del gioco, sia contenute in scrigni oppure in vendita nei negozi disseminati per Hyrule. Tutti i pezzi di armatura fanno parte di un set (a parte alcuni elmi speciali); ottenendo tutti i componenti di un set in molti casi avremo accesso a un bonus: l'armatura Zora, ad esempio, ci permette di non consumare più vigore quando nuotiamo, una volta completata. A differenza delle armi, le armature possono essere migliorate da 4 Fate nascoste nella mappa di gioco (in Zelda dobbiamo scoprire proprio tutto tramite l'esplorazione). Più Fate sbloccheremo più saremo in grado di aumentare il potenziale difensivo delle nostre armature, in cambio di ingredienti sempre più pregiati con l'avanzare del livello dell'armatura.



Fedele compagna di Link sarà la tavoletta Sheikah, una specie di "tablet", grazie alla quale potremo accedere oltre che alla mappa, a diversi poteri che guadagneremo portando a termine alcune quest. Grazie ad essa potremo anche manipolare l'acqua in colonne di ghiaccio, spostare oggetti metallici in pieno Magneto style, lanciare bombe a detonazione remota e persino fermare nel tempo oggetti e nemici per qualche secondo. L'evoluzione di questo strumento è basilare per completare i vari enigmi ambientali presenti nei sacrari ed è spassosissimo da usare in combattimento. Sbattere forzieri di metallo addosso ai nemici, e vederli saltare in aria con le bombe remote è davvero gustoso.

Il crafting è un elemento onnipresente nel gioco e fondamentale, senza il quale sopravvivere agli scontri diventa proibitivo. Semplice nella meccanica, ma molto profondo, ci permette di creare pozioni e cibo unendo fino a 5 ingredienti ogniqualvolta abbiamo a disposizione un falò (nel quale possiamo solo cuocere i singoli ingredienti senza combinarli) o ancora meglio un pentolone (grazie al quale possiamo fare crafting avanzato creando manicaretti o pozioni). I prodotti che otterremo permetteranno a Link di guarire e/o ottenere buff di stato come silenziosità, resistenza alle temperature, aumento di attacco e difesa, etc... Senza scendere ulteriormente nei particolari sono davvero tantissime le cose che Link può fare e impadronirsi di tutte le tecniche a disposizione è gratificante e mai noioso.

Artisticamente parlando, Zelda è davvero meraviglioso. Hyrule non annoia mai e la vasta mappa a disposizione nasconde miriadi di location che sono davvero una gioia per gli occhi. Il cel-shading è usato in maniera impeccabile e dà la sensazione di trovarsi davvero all'interno di una fiaba coloratissima. Vedere un animale accorgersi dapprima della nostra presenza per poi fuggire vedendoci avvicinare, i fili d'erba che si muovono al vento, le condizioni meteorologiche che cambiano in maniera dinamica e credibile, le fiamme che divampano fra le sterpaglie... tutto è realizzato davvero al meglio di ciò che l'hardware limitato della Switch (paragonata a PS4, Xbox, e PC) può fare. Creature e mostri sono davvero ispirati e le loro movenze caratteristiche per ogni tipologia (alcuni mostri vi faranno ridere, mentre altri vi sembreranno ben più che minacciosi). Tutto è accompagnato da una colonna sonora sublime ed elegante che fa da ciliegina su di una torta già ghiottissima.



Di certo l'hardware della nostra console ibrida è stato spremuto all'inverosimile.
Trattandosi di un titolo Nintendo non ci si poteva aspettare di meno, ma nonostante la loro bravura ogni tanto qualche incertezza BotW la dimostra durante alcune sequenze con parecchi mostri o durante condizioni meteo particolarmente pesanti. A proposito, il meteo influisce sulla giocabilità: quando piove, ad esempio, le pareti di roccia saranno scivolose e sarà quindi molto più difficoltoso arrampicarsi. Durante i temporali, ci sarà la possibilità di venir colpiti da un fulmine, nel caso abbiamo equipaggiato armi metalliche.

Non sempre il frame rate risulta stabile, ma è un compromesso accettabile laddove queste situazioni restino la rarità e non la regola. I caricamenti sono un po' lunghi quando ci si teletrasporta da una zona all'altra (una volta scoperti sacrari e torri Sheikah potremo usarli come punti di viaggio rapido sulla mappa); cosa fastidiosetta soprattutto quando si entra ed esce da un sacrario (quasi 1 minuto per entrare e altrettanto per uscire), per fortuna finché rimaniamo nella mappa open world di Hyrule non vedremo alcun caricamento, tranne rari casi in cui incapperemo in una cut-scene. 

Padroneggiare Link con i Joy-Con non è però fra le esperienze più esaltanti, data la natura action e la precisione che richiede il combattimento, ma con un po' d'abitudine si può superare lo scoglio. Se invece siete fra i fortunati possessori di un Pro-Controller, o di un adattatore di terze parti per joypad PS4/Xbox, allora non prendete in considerazione il problema. Ciò che più colpisce è la quasi totale assenza di bug che ho riscontrato durante il gioco (è vero che il 100% non esiste, ma durante la mia run non ne ho riscontrati).



Se si può imputare un difetto vero a BotW è che ad oggi sono usciti 2 DLC che nulla di davvero interessante aggiungono al gioco base, ed è un peccato. Si tratta di sfide aggiuntive di livello molto elevato e un approfondimento della storia dei 4 eroi al comando dei Colossi che francamente, a mio avviso, meritavano ben più che qualche cut-scene e qualche quest aggiuntiva. Entrambi i DLC comunque sono tecnicamente allo stesso livello del gioco base e offrono diverse ore di divertimento in più. Di certo molti che si avvicineranno a Zelda la prima volta faranno fatica a mandare giù il fatto che il nostro eroe resti muto durante le cut-scene, e più di una volta rimarranno straniti davanti a personaggi che parlano con lui senza che Link proferisca verbo, ma vi piaccia o no questo è lo stile Nintendo. O si ama o si odia.

Tirando le somme BotW è un gioco immenso, dalle qualità innegabili e per ora il capolavoro assoluto prodotto da Nintendo, un must have per ogni possessore di Switch. Mi azzardo a dire che la sua intrinseca qualità è qualcosa di sconosciuto anche ai più talentuosi team di sviluppo occidentali, e non a caso BotW è stato nominato gioco dell'anno. 

Ora vi lascio: mi aspetta una cavalcata per le pianure di Hyrule. Anche se il gioco è finito la voglia di tornare a visitare questo magico mondo non mi ha ancora abbandonato!

                                                                                                                                                 Hyunkel76

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