domenica 21 aprile 2019

Colomba di Pasqua Gluten Free

21 aprile 0 Comments

Buona Pasqua a tutti quanti!

Rieccomi qua, cari Naviganti, a parlare di un dolce tradizionale di Pasqua! La Colomba. Come sapete, mio marito è celiaco, pertanto le colombe artigianali se le è dovute dimenticare, ma io, che non demordo mai, ho tentato di farla a casa, in versione gluten free.

Il risultato non è affatto male, quindi voglio condividere con voi questa mia ultima fatica!

Prima però, vediamo un pochino la storia di questo dolce, riportata da Wikipedia. :)

Con Colomba pasquale si indica comunemente il dolce inventato in Lombardia negli anni trenta del 1900 dalla Motta e poi diventata quella commercialmente più diffusa in tutta Italia. Fu Dino Villani, direttore pubblicità della ditta milanese Motta, già celebre per i suoi panettoni natalizi, che per sfruttare gli stessi macchinari e la stessa pasta, ideò un dolce simile al Panettone, ma destinato alle solennità della Pasqua. La ricetta poi venne ripresa da Angelo Vergani che nel 1944 fondò la Vergani srl, azienda di Milano che ancora oggi produce colombe.
Da allora la Colomba pasquale si diffuse sulle tavole di tutti gli italiani, e anche ben oltre i confini dell'Italia. L'impasto originale, a base di farina, burro, uova, zucchero e buccia d'arancia candita, con una ricca glassatura alle mandorle, ha successivamente assunto varie forme e varianti.
Vi sono leggende che vorrebbero far risalire questo dolce pasquale in epoca longobarda, addirittura al re longobardo Alboino che durante l'assedio di Pavia (metà VI secolo) si vide offrire, in segno di pace, un pan dolce a forma di Colomba. Un'altra leggenda vuole la Colomba pasquale legata alla regina longobarda Teodolinda e il santo abate irlandese San Colombano. La leggenda vuole che San Colombano al suo arrivo in città, attorno al 612 venisse ricevuto dai sovrani longobardi e invitato con i suoi monaci a un sontuoso pranzo. Gli furono servite numerose vivande con molta selvaggina rosolata, ma Colombano e i suoi, benché non fosse di venerdì, rifiutarono quelle carni troppo ricche servite in un periodo di penitenza quale quello quaresimale. La regina Teodolinda si offese non capendo, ma l'abate superò con diplomazia l'incresciosa situazione affermando che essi avrebbero consumato le carni solo dopo averle benedette. Colombano alzò la mano destra in segno di croce e le pietanze si trasformarono in candide colombe di pane, bianche come le loro tuniche monastiche. Il prodigio colpì molto la regina che comprese la santità dell'abate e decise di donare il territorio di Bobbio dove nacque l'Abbazia di San Colombano. La Colomba bianca è anche il simbolo iconografico del Santo ed è sempre raffigurata sulla sua spalla.


Bene, andiamo ora a vedere come ho realizzato la mia Colomba Gluten Free.


INGREDIENTI PER UNO STAMPO DA 750 gr:  
  • 350 gr. di farina gluten free
  • 3 uova Bio
  • 200 gr. di zucchero
  • 1 bustina di lievito gluten free
  • 200 ml. di latte senza lattosio
  • 100 gr. di burro senza lattosio
  • 100 gr. di gocce di cioccolato gluten free
  • 1 fialetta di aroma al Rum gluten free (o, se l'avete, un bicchierino di vero Rum)
  • 1 arancia Bio
  • 1 limone Bio
  • Una manciata di mandorle pelate
  • Se vi piacciono, una manciata di canditi gluten free
  • Zuccherini o codette di zucchero colorate (io non ho trovato gli zuccherini)
  • Uno stampo per dolci da 750 gr. Io non l'ho trovato a forma di colomba, così l'ho fatta a forma di cuore :)


Come prima cosa, separate i tuorli dagli albumi, poi fate sciogliere a bagnomaria, o nel microonde per qualche secondo, il burro.

Montate a neve gli albumi, e mi raccomando niente sale! E' una bufala dura a morire, ma continuerò a battermi per la verità scientifica, ovvero che il pizzico di sale non farà altro che rovinarvi tutto il lavoro. 

Riponete in frigo le uova montate a neve, mentre con lo sbattitore montate i tuorli con lo zucchero, la scorza del limone grattugiata, la scorza d’arancia, il burro e metà dose di latte. Il composto dovrà sembrare una sorta di crema liscia.
A questo punto unite un po' per volta la farina e il rimanente latte a filo e continuate a mescolare. Infine aggiungete il lievito e le gocce di cioccolato. Mescolate con una frusta. Unite gli albumi montati a neve e mescolate dal basso verso l’alto molto delicatamente, altrimenti vi si smonterà tutto.

Accendete il forno a 160 gradi.
Siamo pronti per imburrare e infarinare lo stampo. Versate la farcia e livellatela con una spatola, (date qualche colpetto con la mano sul fondo, così da eliminare eventuali bolle d'aria) poi decorate la superficie con mandorle e zuccherini.
Infornate, in modo statico, per 60 minuti. Come sempre, terminati i 60 minuti, fate la prova con la punta di un coltello o uno stecchino, per verificare la cottura. Nel caso non sia ancora pronta, ma si stia scurendo troppo velocemente sulla superficie, copritela con un foglio di alluminio forellato. Non c'è bisogno di rimboccarla, basta coprirla.
Sfornate e lasciatela raffreddare.

Certo, non raggiunge la sofficità delle colombe industriali o di quelle dei grandi maestri di pasticceria, ma vi assicuro che è molto buona e morbida, perfetta per essere inzuppata nel Vin Santo il giorno di Pasqua o nel latte la mattina successiva :) 

Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, invece, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.

domenica 14 aprile 2019

Sekiro

14 aprile 0 Comments
Bentrovati, cari Naviganti. 
Eccomi di nuovo qua, per una recensione particolare, quella di Sekiro, redatta da mio marito. Potete leggerla qua, o sul sito Yessgame.it

From Software ci ha abituato, nel corso degli anni, a produzioni che ponevano il giocatore di fronte a sfide di alto livello.
Dalla loro ultima fatica, Sekiro, non ci aspettavamo certamente nulla di meno, ma nemmeno un cambiamento così radicale nella concezione della loro filosofia di gioco.
Precediamo con ordine però, prima di arrivare a trarre le nostre considerazioni.

Sekiro è un action-adventure ambientato nell’epoca Sengoku, caratterizzata da svariati tumulti causati dagli innumerevoli feudi alla perenne ricerca del potere.
Il protagonista Lupo, uno shinobi il cui compito è quello di proteggere L’Erede Divino rapito dal clan Ashina, sarà il nostro alter-ego digitale e dovremo guidarlo saggiamente e con maestria (MOLTA maestria…) nel mondo di gioco alla ricerca del suo protetto.
Poco dopo aver concluso il primo livello di gioco capiremo che in Sekiro non si scherza affatto.




Per sopravvivere dovremo imparare alla perfezione il move set di ogni avversario, come e quando attaccare, come e quando parare.
Scordatevi gli action dove vi buttate a capofitto contro 5 o 6 avversari uscendo intonsi dallo scontro, perché probabilmente, già nei primi livelli, due avversari affrontati contemporaneamente vi costringeranno alla fuga.
Tuttavia siete un vero shinobi e, in quanto tale, la vostra strategia di base è quella di passare inosservati alle spalle dei nemici per poi colpirli, nascosti nei cespugli o balzando dai punti più alti sulla loro testa.
Tramite svariati collezionabili potrete usare veri e propri trucchi da ninja, sia per distrarre gli avversari che per spezzare la loro guardia.
In Sekiro, a differenza del passato, il concetto di Stamina è stato completamente eliminato in favore della Postura.




Il vostro obbiettivo sarà quello non tanto di ridurre a zero gli HP dei nemici, quanto quello di azzerare la loro Postura per poter assestare subito dopo un colpo mortale, il tutto cercando di non farsi azzerare la propria.
I boss e miniboss possono sopportare più colpi mortali dei normali avversari, ma in molti casi potreste assestare un colpo mortale, per ridurre di un livello la loro vita, ancora prima che lo scontro cominci, ammesso che riusciate ad avvicinarvi di soppiatto al nemico.
Si basa tutto sul colpire, parare e schivare al momento giusto.
Ovviamente per supportare un gameplay simile serve un sistema di controllo eccelso e Sekiro, in questo, risplende di luce propria.
La responsività è perfetta, Lupo fa sempre ciò che le nostre dita vogliono ed è un piacere difficilmente descrivibile quello che si prova sconfiggendo un boss dopo avere speso ore per scoprire la strategia adatta.
Con una buona dose di pazienza sarete in grado di anticipare l’avversario, sbilanciarlo e colpire.
Sekiro riesce nella missione più importante di tutte, superando tutte le precedenti fatiche di From Software: è meritocratico. Tremendamente meritocratico.
Dall’inizio alla fine del gioco tutte le volte che verrete sconfitti, e capiterà un numero di volte non numerabile, sarà al 99% per via di un vostro errore: una parata con la tempistica sbagliata, un attacco di troppo, una schivata mal fatta, ecc...
La difficoltà in Sekiro è disarmante per chi non ha pazienza, e ve ne servirà molta soprattutto durante le boss fight.




Disseminati nel mondo di gioco troverete alcuni boss maggiori, e una miriade di mini boss che costituiscono la vera ossatura del gioco.
Capire come si muovono, cosa fanno e come, è il segreto per sconfiggerli, il che comporta sessioni di “trial and error” che potrebbero sfinire il giocatore, molto di più di quanto non accadeva nei vecchi Soul.
Nei Soul era possibile con l’aumento dei livelli, e conseguente aumento dei parametri, colmare il gap fra difficoltà e abilità dell’utente.
In Sekiro la parte GDR è quasi completamente scomparsa.
Farete sì esperienza, grazie alla quale accederete a nuove abilità che vi renderanno la vita più facile in generale, come la capacità di muoversi più silenziosamente, o nuovi tipi di schivata, ma la realtà sarà che il timing delle vostre mosse dovrà sempre essere preciso al millesimo di secondo.
Lupo avrà acceso anche a diversi strumenti per il suo braccio prostetico, tutti da dover trovare e costruire.
Molto probabilmente, ottenere tutte le abilità e i potenziamenti una sola run non vi basterà, ma come sempre l’opzione new game plus vi aiuterà nel compito.
L’esplorazione è un’altra componente solidissima che si aggiunge alle note positive del titolo. Non sarete obbligati a scoprire ogni anfratto, segreto o mini boss che si nasconde nel mondo di gioco, ma è consigliabile farlo, perché ogni nuova scoperta non farà altro che aggiungere un tassello allo splendido mosaico composto da From Software.
Fortuna vuole che, a differenza dei vecchi titoli From, gli idoli (i vecchi falò dei Soul) dove poter salvare i nostri progressi sono molti e grazie al rampino (di cui entreremo in possesso praticamente subito), e il viaggio veloce, le sessioni di back tracking non saranno noiose come in passato.




Ogni volta che riposerete a un idolo però, come accadeva nei Soul, tutti i nemici non boss effettueranno il respawn, e in più, ogni volta che verrete sconfitti perderete esperienza e monete.
La classica fiaschetta vi permetterà di recuperare energia in combattimento e, raccogliendo i giusti collezionabili, potrete aumentarne le cariche.
Ben presto poi accederete alla meccanica della resurrezione che potrà fornirvi la possibilità di tornare in vita proseguendo lo scontro da dove siete stati sconfitti.
Attenzione a non abusarne però perché, usandola troppo spesso, diffonderete un morbo che avrà effetto sui Png e che potrebbe portarli anche alla morte bloccando così alcune quest del gioco.
Un plauso va fatto alla telecamera, che si era sempre dimostrato un punto assai dolente dei Soul, anche se qualche volta dei tiri mancini li gioca ancora, in ogni caso niente a che vedere col passato.
Tecnicamente Sekiro è un piacere da guardare su ogni piattaforma: artisticamente splendido, ottimo il level design, doppiaggio giapponese di livello e sistema di gestione delle collisioni maniacale.




Su console si avverte sporadicamente qualche incertezza nel frame rate durante gli scontri con più avversari, ma durante le boss fight non ci è mai capitato, insomma possiamo definirlo un peccato veniale.
Altro valore aggiunto rispetto al passato è la storia.
Seppur non siamo di fronte alla miglior storia raccontata in un videogame, siamo anni luce dai Soul che, seppur intrisi di lore che immergevano il giocatore in un universo sfaccettato e pieno di fascino, lo mettevano al comando di un protagonista del tutto insignificante e privo di personalità.
Lupo è un protagonista vero, con una storia alle spalle e un obbiettivo, così come un obbiettivo hanno i suoi antagonisti.
From Software con un solo colpo ha spazzato via i suoi vecchi successi, rivoluzionando il genere Soul pur mantenendo inalterato lo spirito delle sue produzioni, caratterizzato da una difficoltà estrema, facendo così contenti i suoi fan, ma aprendosi anche a quei giocatori che non hanno mai sopportato le imperfezioni tecniche, come la telecamera ubriaca e le collisioni imprecise.





Purtroppo lo scoglio resta sempre lo stesso, anzi forse è ancora più impervio da superare: la difficoltà.
Il nostro consiglio è quello di provarlo prima di acquistarlo, perché potreste non avere la pazienza di andare oltre l’ennesima morte, dopo poche ore di gioco.
Per chiunque sia invece alla costante ricerca di una sfida, Sekiro fa per voi.

sabato 6 aprile 2019

Pastiera "napoletana" Gluten Free

06 aprile 0 Comments

Bentrovati, cari Naviganti!

Come dite? Perché ho virgolettato la parola napoletana? Beh, per due motivi. 
- Il primo è che si tratta della versione Gluten Free, quindi come è ovvio, non può essere la vera pastiera napoletana. 
- Il secondo è palese: l'ho fatta io, ergo: come può essere napoletana!? :)

Ho però cercato di avvicinarmi il più possibile alla ricetta originale e, devo dire, sono molto soddisfatta del risultato; la mia Pastiera ha riscosso un grande successo fra marito, amici, colleghi e parenti, persino napoletani. 
Prima di tutto, per la frolla, ho usato la ricetta e il procedimento del Maestro Iginio Massari e per la farcia ho seguito le dritte di un pasticcere napoletano esperto proprio di Pastiera :) In entrambi i casi, ho autonomamente modificato qualcosa per rendere il dolce senza glutine.
Prima di scoprire come l'ho realizzata, però, vi racconto qualche aneddoto di questo famosissimo e sacro dolce partenopeo.
La Pastiera Napoletana è un dolce della cucina campana tipico del periodo pasquale.
La leggenda, che vuole la sirena Partenope creatrice di questa delizia, deriva probabilmente dalle feste pagane e dalle offerte votive del periodo primaverile. In particolare la leggenda è probabilmente legata al culto di Cerere le cui sacerdotesse portavano in processione l'uovo, simbolo di rinascita che passò nella tradizione cristiana. La ricetta attuale fu perfezionata proprio nei conventi e divennero celebri quelle delle suore del convento di San Gregorio Armeno.
Esiste anche una leggenda più "reale" che narra di alcuni pescatori che, a causa dell'improvviso maltempo, erano rimasti in balia delle onde per un giorno e una notte. Una volta riusciti a rientrare a terra, a chi domandasse loro come avevano potuto resistere in mare così tanto tempo, risposero che avevano potuto mangiare la Pasta di Ieri, fatta con ricotta, uova, grano ed aromi. Per questo motivo la Pastiera iniziò ad essere simbolo di rinascita, oltre che per gli ingredienti, perché aveva dato una seconda vita a questi quattro pescatori. Fu inventata nel XVI secolo.
La Pastiera è una torta di pasta frolla farcita con un impasto a base di ricotta, frutta candita, zucchero, uova e grano bollito nel latte. La pasta è croccante mentre il ripieno è morbido. Il colore è giallo oro molto intenso. Il profumo e il sapore cambiano a seconda delle spezie e degli aromi utilizzati durante la preparazione. Nella ricetta classica gli aromi utilizzati sono cannella, canditi, scorze d'arancia, vaniglia e acqua di fiori d'arancio. 
Le massaie partenopee la preparano di solito il giovedì santo, il venerdì santo o il sabato santo ma ormai è presente tutto l'anno nelle migliori pasticcerie napoletane.
Oramai la Pastiera si consuma in ogni evento familiare, visto che in commercio si trovano molti ingredienti per farla più velocemente, in particolare il grano cotto.
Bene, ora andiamo a vedere come ho realizzato la mia personale Pastiera. Vi avverto subito che, per quanto non sia difficilissima da fare, richiede due giorni di preparazione. Andrebbe mangiata il terzo giorno, quindi è molto lunga da preparare.



INGREDIENTI PER UNA PASTIERA DI 24 CM. 

PER LA FROLLA: 

  • 200 gr. di ottimo burro morbido
  • 120 gr. di zucchero a velo di canna
  • 30 gr. di miele d'acacia
  • 60 gr. di tuorli (sono circa 4 uova medie) BIO
  • 2 gr. di sale fino
  • 1 baccello di vaniglia
  • La scorza di mezzo limone grattugiato non trattato e BIO
  • 333 gr. di farina senza glutine
Consiglio di prepararla il giorno prima e tenerla in frigo a riposare. 


PER LA FARCIA:
  • 100 gr. di grano saraceno in chicchi
  • 300 gr. di ricotta di pecora
  • 130 gr. di zucchero bianco
  • La scorza di mezzo limone grattugiato non trattato e BIO
  • La scorza di un'arancia grattugiata non trattata e BIO
  • 1 baccello di vaniglia
  • 50 ml di Acqua ai fiori d'arancio (NON la fialetta di aroma per dolci)
  • 50 gr. di arancia candita gluten free
  • 50 gr. di cedro candito gluten free
  • 1 pizzico di sale
  • 2 uova medie BIO (separate i tuorli dagli albumi!)
  • Mezzo litro di latte intero
  • La punta di un cucchiaino di cannella
  • Zucchero a velo per la decorazione finale (opzionale)
Nel filtro per tè, ci sono un paio di stecche di cannella (non l'avevo in polvere)
PROCEDIMENTO PER LA FROLLA (da fare il giorno prima):

Togliete dal frigo il burro un quarto d'ora prima e tagliatelo a piccoli cubetti. In una planetaria (o col Bimby o, volendo, anche a mano) unite il burro, il miele e lo zucchero a velo di canna. Impastate a bassa rotazione per pochissimo, giusto il tempo che il burro si unisca allo zucchero. Sbattete con una forchetta i due tuorli con il sale, così che si sciolgano un po'. Incidete per il lungo la bacca di vaniglia ed estraete con la punta di un coltello l'interno pastoso. Lavate e grattugiate la scorza di mezzo limone, facendo attenzione a non grattugiare la parte bianca, che lascia un retrogusto amaro (tenete quindi la grattugia verso l'alto, se possibile usate una grattugia stretta e lunga). Sempre nella planetaria, unite al burro le uova, la vaniglia, il limone e la farina. Impastate ancora per un po'. Il segreto per una frolla perfetta è lavorarla per il tempo giusto. Se la impastate poco, gli ingredienti non si uniscono a dovere, se la maneggiate troppo, il burro si scioglie e l'impasto diventerà appiccicoso. La frolla perfetta non deve attaccarsi alle mani, né alle lame della planetaria. Una volta pronta, fatene un panetto e avvolgetela nella pellicola da cucina. Riponete in frigo da un minimo di mezz'ora a, volendo (come faccio io) tutta la notte. 

PROCEDIMENTO PER LA FARCIA (da fare il giorno prima): 

La ricotta di pecora deve essere estremamente asciutta. Nel caso non lo fosse, lasciatela scolare in frigo dal giorno prima, in un colino, su una bacinella coperta da uno straccio. Una volta asciutta unitela allo zucchero, mescolate e lasciate riposare tutta la notte. 


IL MOMENTO DI FARE LA PASTIERA: 

Sciacquate il grano saraceno sotto l'acqua fredda per un minuto e scolatelo bene. In questo modo eliminerete qualunque residuo di contaminazione (anche se nella confezione c'è scritto senza glutine). Lavate l'arancia. Con un pelapatate ricavate delle scorze grosse dall'arancia e dal mezzo limone che avete grattugiato per la frolla. Fate sempre attenzione a evitare la parte bianca. Incidete per il lungo la bacca di vaniglia ed estraete con la punta di un coltello l'interno pastoso. In un pentolino antiaderente unite il grano al latte e portate a ebollizione lentamente. Unite da subito anche le scorze, la vaniglia e la punta di un cucchiaino di cannella. A fuoco lento (mi raccomando, altrimenti il latte rischia di uscirvi dal pentolino) cuocete il grano mescolando con un cucchiaio di legno, di tanto in tanto. Ci vorrà una ventina di minuti. Il grano sarà pronto quando avrà assorbito tutto il latte, formando una bella crema. Spegnete la fiamma ed eliminate con una pinza le scorze. Lasciate che il grano si raffreddi. 

Nel frattempo tirate fuori dal frigo la ricotta che avete preparato il giorno prima. Dividete due uova in tuorli e albumi. Sbattete i tuorli con una forchetta e uniteli alla ricotta. Unite anche il grano, una volta raffreddato, poi montate le uova a neve ben ferma. Mi raccomando, non mettete sale. Il pizzico di sale per montare le uova a neve è una bufala della nonna, dura a morire, che rovina soltanto il procedimento. A tal proposito vi consiglio un bel video del bravissimo e amichevole chimico "di quartiere" Dario Bressanini (mi auguro che lo conosciate tutti), dove spiega e sbufala questa cosa del pizzico di sale, quando si montano gli albumi.



Ottimo, ora accendete il forno e preriscaldatelo a 160 gradi. 
Bene, ora che avete montano a neve gli albumi, uniteli al composto di grano e ricotta, mescolando lentamente dal basso verso l'alto, per non smontarli.          
E' il momento di unire al composto l'acqua ai fiori d'arancio e i canditi. Mescolate sempre delicatamente e sempre dall'alto verso il basso. 
Ora tirate fuori la frolla dal frigo (non fatelo prima, anche se vi sembra dura come un mattone, perché non appena la toccherete, il burro si scioglierà col calore delle vostre mani e diventerà malleabile in pochissimi secondi). Sulla spianatoia poggiate un grande foglio di carta da forno, poi il panetto di frolla e sopra un altro foglio di carta da forno. Col matterello stendetela velocemente. Deve risultare abbastanza alta (circa mezzo centimetro). Non la lavorate troppo! Con una rotella tagliapasta, possibilmente ondulata e non liscia, ricavate 4 strisce lunghe, che serviranno a decorare la superficie della nostra Pastiera. Stendete la frolla rimanente sulla tortiera e con la punta delle dita (o ancora meglio, il dorso di un cucchiaio) foderate i bordi. Non ci sarà bisogno di forellare il fondo. Riempite la tortiera con la farcia. Battete una mano sul fondo, per eliminare le eventuali bolle d'aria, poi posizionate le 4 strisce di frolla a formare dei rombi. Mi raccomando, non è una crostata, quindi niente quadrati. Il disegno sulla Pastiera deve essere rigorosamente a rombo. 
E' il momento di infornare. 



Lasciate cuocere la Pastiera per un'ora e mezza, ma a un'ora e un quarto controllatela con la prova stecchino e scuotetela delicatamente. Se la Pastiera non ondeggia e lo stecchino è asciutto, allora è pronta. In caso contrario, soprattutto se la frolla superiore si è già dorata a sufficienza, poggiateci sopra un foglio di alluminio che avrete precedentemente foracchiato. Non c'è bisogno di rimboccarla, basta che il foglia sia poggiato sopra, così da prevenire un eventuale imbrunimento della frolla. Una volta pronta estraetela dal forno e lasciatela raffreddare completamente. 
La Pastiera, se cotta correttamente (quindi umida al punto giusto al suo interno) può resistere fuori dal frigo persino una settimana. Ovviamente coperta. 
Se non riuscite a resistere, potete assaggiarla la sera stessa, ma l'apice del gusto lo raggiungerà il giorno successivo. 
Vi assicuro che vale la pena aspettare :)

Fatemi sapere se l'avete fatta, come vi è venuta e se avete seguito la mia ricetta! 



Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, invece, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.


venerdì 29 marzo 2019

One Piece World Seeker

29 marzo 0 Comments

Rieccomi qua, pronta ad ospitare un'altra recensione del mio maritino! Potete leggerla qua o direttamente sul sito Yessgame.it!

One Piece World Seeker era di certo molto atteso dai fan.

Tutti i trailer in giro per la rete avevano ingolosito persino i fan minori del manga, figuriamoci che effetto possono aver suscitato sullo zoccolo duro degli appassionati dell’opera del maestro Eiichirō Oda.Un mondo open dove poter accompagnare Rufy in un’avventura originale insieme alla sua ciurma.Praticamente un sogno…Sfortunatamente, senza troppi giri di parole, World Seeker è una pessima produzione, praticamente in ogni suo comparto.

Partiamo dalla storia.

Seppur sia un’opera originale, slegata dalle avventure canoniche, la trama non decolla mai se non verso il finale con un’accelerazione degli eventi quasi innaturale, come fosse un tentativo ultimo per dare un senso alla storia.Se c’è una cosa su cui il manga di One Piece è forte è la sua coralità, l’importanza che ha ogni personaggio a bordo della Thousand Sunny da all’opera quel quid che manca a molte altre produzioni.In World Seeker solo Rufy è il protagonista e TUTTI gli altri personaggi non avranno alcun ruolo attivo nella trama e nel gameplay.Il tutto non ha semplicemente senso; costruire un gioco attorno al solo Rufy è stata un’idea che speriamo non venga più riproposta da nessuno sviluppatore in futuro.



Il gioco parte con Rufy che precipita da una prigione celeste che, a detta di molti, nasconde un tesoro particolarmente prezioso.Sull’isola sottostante la prigione, Jeanne (uno dei due personaggi originali creati per World Seeker) incontrerà Rufy, e sarà lei a spiegare il perché l’isola non è più quella di una volta.Tutta colpa della Marina e ovviamente della prigione celeste.Da qui in avanti sarà un susseguirsi di quest primarie e secondarie che vanno dall’insignificante al noioso.La maggior parte delle quest secondarie sono addirittura già risolte nel momento in cui le prendiamo, per via del fatto che sono delle semplici raccolte di materiali dei quali il gioco è fin troppo generoso.

Per quanto concerne il gameplay è tutto abbastanza semplice e schematico.Il nostro eroe combatte in un mondo open dove incontrerà nemici, poco vari a dir la verità, e il vostro compito sarà di prenderli a mazzate come solo Rufy sa fare.Sfruttare l’arsenale dei colpi visti nel manga all’inizio è divertente, ma sono i nemici a renderlo poi noioso dato che la loro caratteristica principale e quella di fare la perfetta imitazione dei sacchi da boxe.L’IA è su livelli davvero bassi, e quasi fino alla fine del gioco non vi sentirete mai seriamente minacciati.Anche la bella trovata di permettere a Rufy di modificare la modalità di attacco e difesa passando dalla modalità Osservazione (attacchi rapidi e veloci) alla modalità Armatura (attacchi chiassosi e potenti) riesce solo in parte, visto che alla fine la modalità Osservazione ci rende più incisivi contro quasi tutti i nemici che non siano boss.



Ci sono 5 rami di abilità a cui Rufy ha accesso, ognuno dei quali vi fornirà specializzazioni diverse.Due di essi sono dedicati alle modalità di combattimento, uno all’efficacia delle mosse speciali, uno alle abilità legate all’esplorazione e infine uno dedicato ai parametri come gli Hit Points, ecc...

L’eventuale morte del giocatore non comporta alcuna vera ripercussione sul gameplay, semplicemente dopo un breve caricamento ricomincerete poco distanti dalla vostra precedente dipartita… di certo siamo agli antipodi di un titolo Soul-like.

Altro punto dolente della produzione è lo stesso mondo di gioco.Privo di reali attività salvo l’uccidere nemici, lascia l’amaro in bocca soprattutto perché colorato e ben realizzato dal punto di vista artistico e tecnico.Persino all’interno delle città troverete pochi personaggi npc e spesso si avrà la sensazione di attraversare veri e propri luoghi disabitati.

Cutscene a parte i personaggi non sono doppiati e chiacchierano fra loro solo tramite interminabili dialoghi testuali.



Qualcosa che si salva però c’è; tecnicamente il gioco non è male e risulta fluido e per la durata della campagna, circa una decina di ore scarse, e non si sono riscontrati bug o glitch di nessun genere.Le animazioni di Rufy sono buone e restituiscono perfettamente le sensazioni dell’anime.Stavolta non mi sento di consigliarvelo neppure se siete fan della serie.

Purtroppo questo non basta a rendere World Seeker un titolo degno di One Piece.

lunedì 25 marzo 2019

Poirot sul Nilo - Agatha Christie

25 marzo 0 Comments

Malgrado la "bubina" al pancino, rieccomi con voi a fare quattro chiacchiere sulla Signora del Giallo. No, non la Signora IN Giallo, ma DEL giallo. Senza nulla togliere alla mia amatissima Angela Lansbury, oggi voglio parlare di Agatha Christie, la giallista per antonomasia.

Dopo aver parlato di Assassinio sull'Orient Express, forse il suo libro più famoso in assoluto, vorrei passare a Poirot sul Nilo (cinematograficamente parlando, meglio noto come Assassinio sul Nilo).
Leggiamo cosa dice Wikipedia:

Poirot sul Nilo è uno tra i più celebri romanzi della giallista inglese Agatha Christie. Pubblicato nel 1937, è il quindicesimo romanzo in ordine cronologico ad avere come protagonista il detective belga Hercule Poirot, e può essere considerato il secondo capitolo di una trilogia che comprende anche La domatrice (1938) e Non c'è più scampo (1936) e che vede Hercule Poirot impegnato in viaggio dapprima in Egitto e poi nell'Europa orientale. Lo scrittore John Dickson Carr incluse nel 1946 questo romanzo nella lista dei dieci migliori gialli di tutti i tempi, nel suo famoso saggio The Grandest Game in the World.

Detto questo, andiamo a vedere un po' di trama, come sempre senza spoiler.

Hercule Poirot decide prendersi una pausa dal lavoro e parte per l'Egitto allo scopo di godersi un po' di sano riposo. Imbarcandosi sul battello Karnak per una crociera sul Nilo, fa la conoscenza della giovane ereditiera Linnet Ridgeway, in viaggio di nozze con il marito Simon Doyle. Tra i partecipanti al tour c'è anche Jacqueline de Bellefort, un tempo migliore amica di Linnet, intenzionata a ossessionare con la sua presenza la giovane, colpevole di avere sposato il suo ex fidanzato del quale è ancora innamorata. Durante il viaggio, al termine di una serata nel salone del battello, Jacqueline si lascia sopraffare dalla rabbia e dalla gelosia e ferisce Simon a una gamba con un colpo di rivoltella. Il mattino successivo, Linnet Doyle viene trovata uccisa nel suo letto. Sarà Poirot, dopo aver indagato sul passato e sull'identità delle persone che si trovano sul battello, a giungere alla soluzione.



Uno dei migliori gialli della Christie, senz'ombra di dubbio. Il ritmo è serrato, gli eventi si susseguono senza tregua, la lettura scorre fluida, incollando alle pagine il lettore che divora parola dopo parola, scervellandosi per capire chi è il colpevole e appuntandosi mentalmente tutti gli indizi scovati fra le righe. Le storie dei personaggi s'intrecciano come sempre, con una piacevolezza unica. La fantasia e la maestria della Signora del Giallo sono uniche. Leggendo si ha l'impressione che la Christie non si limitasse a inventare storie, ma che le vivesse sul serio e quindi le riportasse su carta come Watson faceva con Holmes, con la differenza però che la Christie era reale. 
Un giallo davvero coinvolgente, ambientato in una location esotica e affascinante come solo l'Egitto sa essere e in un periodo storico molto interessante, ovvero gli anni '30, all'alba della seconda guerra mondiale. Scavi archeologici, tombe maledette, lo scorrere placido del Nilo, i battelli a vapore di un tempo, ricchi ereditieri e donne avvenenti colme di odio e gelosia... e cosa? Una serie di misteriosi omicidi. Come chiedere di meglio?

Si tratta di uno dei romanzi più macchinosi, passionali e appassionati di Agatha Christie, il quindicesimo con Hercule Poirot protagonista. Una vera e propria partita a scacchi che vede Poirot, come sempre, vincitore. 

Vi consiglio la visione, dopo la lettura del libro, della bellissima (seppur non fedelissima) trasposizione cinematografica del 1978.  Assassinio sul Nilo, è diretto da John Guillermin con Peter Ustinov, David Niven, Angela Lansbury (amore mio!), Mia Farrow e Bette Davis; insomma un cast eccezionale, pensate che la pellicola vinse un premio Oscar per i migliori costumi.


"Guardi là, la Luna… La vede bene, non è vero? È limpida, reale… Ma se spuntasse il Sole non la vedrebbe più. Così è stato. Io ero la Luna… e Simon è stato abbagliato dal Sole, non ha più visto altro che il Sole!"

martedì 12 marzo 2019

Anthem

12 marzo 0 Comments

Anthem

Carissimi Naviganti, eccomi qua con un'altra bella recensione di Hyunkel76, ovvero mio marito, che potete leggere qua o direttamente sul sito Yessgame.it, facendo un clic qua. 
Bioware prova ad uscire con Anthem dalla sua zona di conforto.
La nuova fatica Bioware nasce da uno sviluppo di ben 6 anni, durante i quali abbiamo visto ben poco fino al rilascio della demo.
Già dalla demo si ha avuto l’impressione che qualcosa non fosse rifinito a dovere, per poi scoprire che la build di questa demo poco aveva a che fare persino con l’early access che sarebbe cominciato il 15 Febbraio.Arriviamo quindi al 22 febbraio, day-one,  con una patch di generose dimensioni che cambia ulteriormente le cose.Sponsorizzato da
La demo, che doveva essere un succoso antipasto, si è trasformata in un tiro al piattello senza precedenti.
La maggior parte delle riviste importanti, e youtubers, hanno sparato a zero, talvolta evidenziando problemi reali, talvolta inventandoseli di sana pianta.

Di certo il lancio di Anthem è uno dei più problematici e mal organizzati che io ricordi, segno che il gioco probabilmente non era pronto.
Andremo quindi a verificare pregi e difetti di Anthem nel modo più oggettivo possibile.
La struttura di Anthem è quella del classico Looter Shooter, come Destiny o  The Division per intenderci.
Una volta finito il tutorial dovremo scegliere uno dei 4 Javelin (in italiano “Strali”)  a disposizione per iniziare il gioco: Colosso, Guardiano, Tempesta o Intercettore.
Ognuno di essi rappresenta uno stile di gioco completamente differente.
Grazie al Colosso avremo la corazza più imponente, con la possibilità di usare delle armi pesanti.
La Tempesta ha la capacità di volo più estesa e permette d’inondare il campo di gioco di vari effetti elementali.
L’intercettore è il DPS da mischia duro e puro fra tutti i Javelin, non adatto alla lunga distanza, ma letale in corpo a corpo, e dotato di un’agilità sorprendente.
Il Guardiano è il più versatile tra tutti e riesce a destreggiarsi in quasi tutti i comparti, pur non eccellendo in nessuno, ha però una serie di abilità che lo rendono molto più performante degli altri quando affronta un bersaglio singolo.
Attraverso le missioni, o il gioco libero, otterremo esperienza per il nostro pilota, utile a sbloccare ulteriori Javelin e slot equipaggiamento.
Uccidendo nemici avremo la possibilità di guadagnare upgrade per il nostro Javelin, e sarà questo l’unico modo a nostra disposizione per migliorare.Il gioco è strutturato in modo (attualmente siamo alla patch 1.03) da prediligere il drop relativo al Javelin che usiamo, quindi affrontando una missione con il Colosso avremo solo delle possibilità minime di ottenere migliorie per gli altri Javelin.
Anthem ha una campagna  principale e alcune attività secondarie.
La campagna principale ha una narrazione non proprio all’altezza degli standard Bioware, ma è comunque godibile, mentre i dialoghi con gli npc di Fort Tarsis (l’hub di gioco) sono davvero superflui e danno l’impressione di essere messi lì come riempitivo.
Siamo lontani dalla profondità dei dialoghi raggiunta da Mass Effect, o Dragon Age Origins, ma è anche vero che Bioware ha sviluppato un Looter Shooter stavolta, e la trama non è certo la priorità.
Va anche detto che essendo un “Game as Service” man mano che usciranno aggiornamenti anche la campagna principale si arricchirà ulteriormente.
Partendo dal comparto grafico Anthem non riceve lezioni da nessuno.
Bastion è eccezionale da vedere e da esplorare, tutti i panorami sono mozzafiato, con una vegetazione lussureggiante, cambiamenti atmosferici con cascate che si rovesciano al suolo da vette altissime.
I modelli dei Javelin sono curatissimi e animati magistralmente, così come molti dei mob e dei Boss.
Gli effetti a schermo sono molto gradevoli e anche il comparto audio è eccellente.
Svolazzare per il mondo di gioco è sicuramente una goduria per gli occhi.
Il gameplay di Anthem però è forse il punto più forte.
Le fasi di shooting sono dannatamente divertenti; la capacità di volare ci dà una mobilità davvero fuori dal comune.
Il feeling delle armi è ottimo, anche se tutte le armi di una tipologia tendono ad assomigliarsi: ad esempio troverete una grande differenza fra un fucile da cecchino e un cannone automatico, ma fra 2 cannoni automatici diversi non vedrete questo enorme cambiamento.
La differenza invece si farà sentire nell’end game poiché ogni arma, mitica o leggendaria, avrà un suo tratto distintivo.
I javelin sono ben diversificati e ognuno ha il suo compito, sono tutti configurabili in così tanti modi che chiunque è in grado trovare il setup adatto al proprio stile di gioco.
Anche l’estetica è pienamente configurabile e raramente si trovano Javelin dal medesimo aspetto.
Lo shop permette l’acquisto di svariati elementi cosmetici tramite la valuta del gioco, oppure tramite “schegge”, acquistabili con moneta reale.
La longevità di Anthem è legata principalmente al giocatore che siete.
I giocatori della vecchia guardia Bioware sono legati ai GDR e col passare del tempo si sono adattati agli Action GDR.
Qui abbiamo un prodotto completamente diverso, un esperimento, esattamente come fu il MORPG SWtOR sempre di Bioware.
All’uscita di SWtOR avevamo un titolo con non una, ma ben otto storie solide, una per classe giocante.
In Anthem abbiamo una storia tutto sommato corta, con un antagonista davvero impalpabile.
Bioware è diventata improvvisamente incapace di scrivere storie?
Io credo di no.
Semplicemente la trama non è un requisito per un looter shooter.
L’End Game è quello che rende un MMO un successo oppure un flop.
Una volta terminata la campagna, e raggiunto il livello 30, avremo accesso ai contratti leggendari e verranno sbloccati 3 ulteriori livelli di difficoltà denominati Gran Maestro 1, 2 e 3.
Oltre ai contratti leggendari, una volta giunti al cap, avremo a disposizione anche le 3 Roccaforti da affrontare che potremmo definire, nel gergo degli MMO, come Raid.
Sono i soli contenuti che offrono meccaniche differenti dal resto del gioco, in quanto alla fine di ciascuna affronteremo una Boss Fight con elementi unici da affrontare.
A conti fatti le cose che potremo fare durante l’end game sono pochine, ma il problema non sta certo nel loro numero.
Tutti gli MMO arrivati all’end game offrono una manciata di attività, da ripetere fino alla nausea, al solo scopo di ottenere il massimo del loot e arrivare così a cappare anche l’equipaggiamento.
E’ destino che una volta raggiunto lo scopo i giocatori mettano in “pausa” questo tipo di giochi nell’attesa che escano nuovi contenuti.
Anthem sfortunatamente però non ha una parte PVP, essendo esclusivamente un’esperienza PVE oriented, ne consegue che la sua vita termina nell’esatto momento in cui raggiungiamo l’obbiettivo di massimizzare il nostro strale.
Sicuramente arrivare ad avere tutto il gear per tutti i Javelin è un’impresa che potrebbe tenervi lì diverse settimane (se non mesi, dato che la patch 1.03 ha abbassato drasticamente la frequenza dei loot), così come ottenere alcune ricompense estetiche (il colore “oro” ad esempio) necessita di un grinding da MMO coreano.
Purtroppo però allo stato attuale i contenuti end game sono troppo pochi per dare quella varietà necessaria ai giochi di questo tipo privi di PVP.
Il problema reale non è però solo nel numero di contenuti, ma che allo scalare della difficoltà non vengono introdotte meccaniche aggiuntive.
L’unico effetto che si ottiene aumentando il livello di sfida sarà quello di vedere i mob avere più HP e fare più danni, e ovviamente una loot table migliorata.
Chiunque abbia giocato ad almeno un MMO (non importa se shooter o rpg) saprà che un raid a livello normale non si affronta nello stesso modo di quando si setta la difficoltà successiva: vengono aggiunte delle meccaniche, l’AI si comporta diversamente, i Boss tirano fuori abilità che non avevano a livello normale, ecc…
In Athem, scalando solo gli HP e i danni ricevuti, non dobbiamo fare altro che aspettare di avere il gear corretto per il livello di difficoltà richiesto.
La varietà dei mob è nella norma per un “game as service”, ma si poteva certo aspettarsi di più dopo uno sviluppo durato 6 anni.
Se da un lato questo permette ai giocatori senza un team di amici di partecipare comunque ai contenuti più difficili, dall’altro disincentiva presto il giocatore hardcore che vuole una sfida consistente da affrontare.
Nonostante questo, se siete il tipo di giocatore che ama il grinding forsennato, Anthem vi divertirà.
A riprova di questo basti vedere che, nonostante le recensioni non lusinghiere dell’occidente, in Giappone il titolo ha fatto quasi il sold out, e là il grinding è ciò che la gente vuole.
Quello che però infastidisce di più di Anthem è la parte tecnica.
Tuttora si assiste, su tutte le piattaforme, a disconnessioni senza senso dai server EA.
Su PC la cpu viene letteralmente divorata da Anthem e nonostante questo capita di vedere qualche calo di framerate.
Capita sovente di unirsi a partite veloci dove la missione è buggata, e quindi non resta che uscire e riavviare il matchmaking.
Nonostante siano molto migliorati rispetto al day-one, i caricamenti del mondo di gioco sono lunghi persino su di un SSD.
Il motore Frostbite 3 non è adatto ai titoli in terza persona e ormai si è capito da tempo; tutta la gestione dell’equipaggiamento è accessibile solo da Fort Tarsis e non durante le missioni, quindi non potremo cambiare arma se non una volta concluso un contratto.
La totale mancanza di un sistema di gilde penalizza fortemente il gioco di squadra, ma è stato promesso che verrà implementata… anche se non mi capacito della sua mancanza al day-one.
Su PC l’assenza di una chat testuale in game è a dir poco raccapricciante, certo su console la voice chat è l’unica soluzione, ma su PC non si può transigere su questo difetto… e no, Origin non è la soluzione per chattare.
La mia opinione è che ad Anthem sarebbe stato necessario un altro anno di sviluppo, così come a quasi tutti i titoli “game as service” usciti finora, chi più chi meno.
Altra prova a sostegno di questa tesi è che, nel primo anno del suo ciclo vitale, tutti i DLC in uscita non costeranno 1 euro, cosa inusuale per produzioni AAA di questo tipo.
Sicuramente già fra 6 mesi Anthem sarà molto diverso dal prodotto che stiamo giocando ora.
Certo la concorrenza di The Division 2 potrebbe portare a un’emorragia di utenti verso quest’ultimo se si dimostrasse essere un’esperienza più varia.
Traendo le conclusioni Anthem è un looter shooter sicuramente divertente nelle meccaniche e originale nel sistema di movimento, ambientato in un mondo splendido a dal lore affascinante, che mostra il fianco dal lato tecnico, dando l’idea di un prodotto rilasciato troppo “presto”, con parti fin troppo importanti ancora da rifinire, quasi volesse essere solo un proof of concept.
Da questo a dire, come si vede su Metacritic, sia un titolo che merita una media voto di 60 ce ne corre.
Sparare sul bersaglio grosso, fa fare tanti clic.

mercoledì 6 marzo 2019

Assassinio sull'Orient Express - Agatha Christie

06 marzo 0 Comments

«C’è lo spunto di un romanzo, qui. 
Persone di diverse classi sociali, diverse nazionalità e diversa condizione, che per tre giorni, estranee fra loro, devono stare raggruppate insieme. Mangiare e dormire sotto lo stesso tetto, per così dire, senza potersi allontanare troppo l’una dall’altra. E dopo tre giorni si separeranno, ognuno andrà per la sua strada e non si rivedranno più, probabilmente».

Come dite? Lo conoscete tutti? 

Bene, ma siete sicuri di aver letto il libro, almeno una volta nella vita? O vi siete fermati alle trasposizioni cinematografiche?
Beh, il libro (come quasi sempre accade) è un'altra cosa e vi consiglio la sua lettura, nel caso non l'abbiate ancora fatto!
Ultimamente sono in "fissa" con Agatha Christie e nell'arco di una settimana ne ho divorati almeno sette! Sono tutti relativamente brevi e con un po' d'impegno se ne può leggere uno al giorno :)
Vediamo un po' di cosa parla questo libro.

Assassinio sull'Orient Express è uno dei suoi più famosi romanzi gialli, reso ancora più celebre dall'omonimo film del 1974 e dal recente omonimo remake del 2017. Il protagonista è il grande detective belga (e non francese!) Hercule Poirot.
Scritto dalla Christie durante un soggiorno a Istanbul, nella stanza 411 del Pera Palas Hotel (oggi adibita a piccolo museo in suo onore), il romanzo fu pubblicato a puntate dal settimanale statunitense The Saturday Evening Post nell'estate del 1933, mentre l'anno successivo fu raccolto in un unico libro dall'editore inglese Collins Crime Club; in Italia, invece fece la sua comparsa nel 1935, edito da Mondadori col titolo Orient Express, in seguito denominato col titolo più fedele all'originale.
Locomotiva in uso nell'Orient Express
Andiamo a scoprire un po' di trama, senza spoiler! :)

Il famoso investigatore Hercule Poirot sale sul Simplon Orient Express (Istanbul-Trieste-Calais) e qua si trova, dopo svariati chilometri di corsa, a dover indagare suo magrado sull'assassinio di un certo signor Ratchett, un americano ritrovato esanime nel proprio scompartimento in circostanze a dir poco misteriose. Un'abbondante nevicata bloccherà però il convoglio per parecchie ore in Jugoslavia, e Poirot si vedrà costretto a ipotizzare che l'assassino sia uno dei passeggeri il cui scompartimento è nella carrozza per Calais, la stessa in cui si trova quello del signor Ratchett.

Un indizio rivelatore porterà quasi subito alla scoperta che la vittima era in realtà un italiano di nome Cassetti, un assassino in fuga dalla giustizia americana perché accusato del rapimento a scopo di estorsione e dell'omicidio della piccola Daisy Armstrong, avvenuto anni prima, uccisione che in seguito aveva provocato indirettamente altre morti fra le persone a lei vicine.

Sarà l'inizio di una serie di interrogatori a tutti i passeggeri del vagone e, fra esitazioni, reticenze, contraddizioni e lapsus indicativi, emergeranno parecchie storie interessanti.
Come sempre qua mi fermo, per non spoilerare nulla ai quattro gatti (almeno spero) che non conoscono la trama e il relativo finale di questo magnifico libro.
La stanza 441 dell'Hotel Pera Palas


Partiamo col dire che non tutto il romanzo è completamente inventato, visto che la morte della piccola Daisy Armstrong s'ispira alla reale tragedia che colpì il noto aviatore statunitense Charles Lindbergh, il cui figlioletto Charles III di un anno e mezzo fu rapito e brutalmente ucciso nel 1932, dopo aver pagato un carissimo riscatto.

La scrittura della Christie, inutile sottolinearlo, è magnifica. Lineare, semplice, pulita e per nulla tediosa. La sua bravura, costruzione di trame complesse a parte, sta tutta nella grandiosa capacità di raccontare, con poche parole ma perfette, qualunque cosa. 
Con una breve, ma precisa descrizione, è in grado di farci immaginare il volto di un personaggio; con altrettante poche parole ne delinea il profilo psicologico e stessa cosa avviene con la descrizione dei luoghi, dei paesaggi e delle atmosfere, dalla fumosa Londra al soleggiato Egitto. Con brevi descrizioni per niente logorroiche ci mostra tutto, dando alla nostra immaginazione la capacità di "vedere" tramite i suoi occhi.


Come sempre, capire da subito chi è il colpevole è praticamente impossibile e mentre leggiamo viene naturale indagare insieme a Poirot o Miss Marple. 

Nel 2017 è uscito l'ultimo adattamento cinematografico che ha riscosso parecchio successo, forse anche grazie a un cast stellare. Si tratta del quarto adattamento del romanzo della Christie, dopo il lungometraggio del 1974, un film per la TV del 2001 e un episodio del 2010 della serie Agatha Christie’s Poirot.
Il mio consiglio, però, è di recuperare la trasposizione del 1974, per me la migliore (anche se comunque non fedelissima al libro). Diretto da Sidney Lumet, il film generò parecchie discussioni fra gli appassionati di Poirot per la particolare interpretazione del protagonista Albert Finney, ma riuscì a cogliere nel segno, diventando un classico della cinematografia del giallo.

Hercule Poirot è poi uno dei personaggi più celebri ideati da Agatha Christie ed è presente in 33 romanzi e in oltre 50 racconti.

I libri di Agatha Christie sono una droga, vi avverto. Se amate il giallo e non avete mai letto nulla di questo mostro sacro della letteratura poliziesca, fatelo, ma a vostro rischio e pericolo, perché un libro tira l'altro e non riuscirete più a staccarvi da lei :)

Dimenticavo! Questo affascinante treno vi ha sempre fatti sognare? Beh, sappiate che esiste ancora e che (pagando una barca di soldi!) è possibile farci un giro! Fate un clic qua, se non mi credete. 

Nessun Luogo come 127.0.0.1

There's no place like 127.0.0.1