domenica 28 settembre 2014

Listography #11: Your favorite toys you played with as a child

28 settembre 2 Comments



Non avendo praticamente avuto un’infanzia, la lista dei miei giocattoli sarà cortissima. 

Come tutte le bimbe ho avuto la Barbie, era il 1985 e io avevo 10 anni. Ricordo ancora il giorno in cui mio padre mi portò a comprarla, con l’unico scopo di distrarre la mia attenzione dai gravi problemi che avevamo a casa e dal fatto che mia mamma non c'era più. Ricordo l’odore di gomma che invadeva il negozio e mi piaceva da morire. Era la Barbie Fior di Pesco. Bellissima nel suo vestito lungo e setoso, avvolta nello scialle. Qualche tempo dopo mi comprò anche la Casa di Barbie, ma la versione economica di plastica e cartone. Mi piaceva comunque da matti, ma solo perché ho sempre amato il miniaturismo in generale.



Poi ho avuto un oggetto che ho amato moltissimo, un giradischi rosso con la maniglia. Ci ho ascoltato tanta di quella musica…



Un’altra cosa che ho posseduto e mi piaceva da morire era una valigetta di regoli. Li adoravo. Ve li ricordate? Malgrado ci abbia giocato una vita, di matematica non ho mai imparato una beneamata uallera.



Ho avuto una bambola economica, niente Cicciobello, costava troppo. Mi piaceva molto. Ricordo che era mora, con i boccoli e gli occhi chiari che da sdraiata si chiudevano, come se dormisse. Aveva ciglia nere e un abitino bianco e rosso. Credo avesse un vano batterie nella schiena, quindi forse piangeva o parlava. 

Ah, ho avuto due telefoni intercomunicanti di plastica colorata. Mi piaceva un sacco chiamare il mio babbo da una stanza all’altra e parlare alla cornetta. Erano questi qua:



Il giocattolo che però ho amato sopra qualunque altra cosa e che possiedo ancora è Bubu. Il mio cane di pezza. Entrò in casa mia prima della mia nascita e ce l’ho ancora. Dorme nel mio letto, accanto al mio cuscino. Mi ricorda mia madre. Quando lo lavò e per farlo asciugare lo poggiò sulla stufa in corridoio (non avevamo i termosifoni) sbruciacchiandogli tutte le zampe. Mio papà gli muoveva la testa nascondendo la mano e lo faceva parlare con una voce buffa. Gli voglio un bene enorme, esattamente come se fosse in carne e ossa. E’ l’oggetto più prezioso che ho.

Come ho detto non ho avuto modo di giocare molto da piccola, quindi al momento non me ne sovvengono altri. Paradossalmente ne ho più adesso. Videogame, consolle, computer, giochi da tavolo… da piccola adoravo fare altro. Adoravo immaginare. Con gli oggetti presenti in casa mi costruivo i giochi. 

Con un ferro da calza e un po’ di bava da pesca, mi abbarbicavo su una sedia e stavo ore a far finta di pescare da uno scoglio in un posto pieno di verde. Oppure prendevo quattro sedie, me le mettevo attorno e le riempivo con tutti i giornali che avevamo a casa facendo finta di essere un’edicola. Mio babbo, pagandomi con dei fagioli secchi che simulavano le monetine, comprava le riviste e io mi divertivo un sacco.

Questi, Barbie a parte, erano i miei giochi da piccolissima. Crescendo un po’, quindi intorno ai 10-12 anni ho iniziato a leggere tanto, scrivere racconti, andare sui pattini a rotelle, disegnare un casino, guardare i cartoni animati in televisione e ascoltare tantissima musica.

Beh, in ogni modo non tornerei indietro per tutto l'oro del mondo. Non a quell'età, almeno. Decisamente no.

mercoledì 24 settembre 2014

Sisu, ecco come sono per mia sorella

24 settembre 0 Comments

Questo post del mio vecchio diario non può assolutamente andare perso, quindi lo riporto fedelmente qua su 127.0.0.1. 

Ecco come mi vede la mia sorella d'Anima.

Mia sorella è reticente.
Sempre e comunque, ma soprattutto quando parla di sè.
E' reticente nel modo di muovere le dita, nel gesticolare sempre misurato, perennemente sotto controllo, negli sprazzi di sorriso, all'improvviso, imbarazzanti nella loro immediatezza, disarmanti nell'essenzialità di una cornice troppo stretta per un quadro che si dilata all'infinito.
Mia sorella non parla mai a vanvera, non dice mai cose di sproposito, è sempre accorta, sempre pacata, sempre sulla punta di una riflessione che è in procinto di sfuggirle dalle dita, e guai se accadesse questo, guai se un millimetro fuori dalla sbarra di cemento armato scoprisse un buco nero che incombe, o ne avesse la più plateale delle conferme.
Non è scettica a priori, ha un orecchio musicale, dunque, come ogni persona che "sente" la musica, è portata all'ascolto.
Non si limita mai ad un sentire superficiale, però, no, lei ascolta proprio, analizza, taglia, cuce, fa magistrali ricami e dopo ti presenta un arazzo fantastico, che prima, nel guazzabuglio dei tuoi pensieri, non avevi notato.
Non è suo, è tuo, ma lei ha il supremo dono di presentartelo già completato.
Come sa ascoltare e non solo genericamente sentire, mia sorella raramente parla, mia sorella racconta.
Non si limita ad un gattonare impacciato sopra la supeficie delle cose, lei va diretta in profondità.
Mia sorella è come un Faro, a pelo d'acqua, dà Luce all'oscurità circostante più di quanta ne conservi per lei stessa.
Mia sorella quando è imbarazzata, o emozionata, o profondamente commosa, ride.
Una risata strana, un pò rauca, un pò esitante, che suona come un singhiozzo accuratamente soffocato con la mano.
Mia sorella è diventata grande ad otto anni, per questo conserva sempre l'espressione estasiata, partecipe, innocente e ferita di un bimbo.
Mia sorella ha imparato a cavarsela da sola, dunque è in grado di smussare gli angoli, dribblare gli ostacoli, proiettarsi all'obbiettivo e fare tabula rasa degli ostacoli sul percorso.
Ha quel genere di fiducia incondizionata nelle sue capacità che solo chi si è trovato nella merda fino al collo può sviluppare così sapientemente, e che nasconde un vago retrogusto di insicurezza.
Mia sorella è insicura, profondamente insicura, solo nella misura in cui insicurezza significa non dare tutto per scontato, non arroccarsi su spiegazioni superficiali, non essere certi, spocchiosamente sicuri, di avere imparato tutto.
Mia sorella è sicura dell'Amore, è sicura dell'Amore per suo marito, per suo padre, per la sua mamma, per i suoi gatti, per i suoi amici, per sua sorella minore.
Mia sorella odia le guerre, odia la violenza, odia le risposte mancate, le sedie vuote, le promesse non mantenute, i tradimenti scontati, la più scontata delle mancanze di coraggio.
Mia sorella, come chiunque sappia quanto è plateale la presenza proprio nell'assenza più manifesta, ha il supremo terrore di non esserci, se qualcuno dovesse avere bisogno di lei.
Mia sorella sa cosa vuol dire non esserci, e quando lei c'è, per tutti, per tutte le persone che ama, c'è per la bimba di otto anni che ancora le bussa dentro, e riga con un taglierino il cuore.
Mia sorella ha i capelli scuri, la coda di cavallo stretta stretta, gli occhi lucidi come biglie di vetro, le fossette quando sorride, se è rilassata si siede a gambe incrociate e si sente A CASA solo lassù, nella Terra dei Laghi, perchè mia sorella, come la terra dei laghi, ha maturato un particolare tipo di coraggio, una particolare predisposizione dell'Anima, che i finlandesi raccontano con una sola parola, che racchiude un mondo: SISU.
Sisu è esattamente quel che mia sorella mi ha insegnato: il coraggio di non arrendersi neanche nelle condizioni più disperate e la straordinaria abilità di trasformare queste situazioni disperate in esorcizzazione.
L'esorcizzazione di vivere alla grande, e non unicamente sopravvivere, non tanto "grazie a " (che a farlo siam bravi tutti) ma "nonostante".
Mia sorella è il sisu di vivere "nonostante" e "malgrado", e di protendersi comunque verso il mare, come una cattedrale bianca nel centro di Helsinki.
Ho due fratelli e una sorella sola: mia sorella è la parte migliore di quello che potesse capitarmi.
E tanto mi basta.
Romina
E' la cosa più bella che qualcuno mi abbia mai detto. Mi rivedo in ogni parola.
Perché è vero. Io mi sento quella cattedrale che sovrasta la città e la protegge. Immagina quella piazza senza la cattedrale. Con un buco vuoto al centro, l'assenza di quel guardiano bianco sarebbe così tremenda e straziante da rendere Helsinki una bambina abbandonata in un luogo sconosciuto e in una notte di tempesta.
Non potevo trovare una sorella migliore.
Impossibile, perché una sorella migliore non c'è. 
O te, o nessun'altra.

domenica 21 settembre 2014

Listography #10: The countries you've visited

21 settembre 4 Comments

I paesi che ho visitato.

Lo so, avevo detto che avrei postato di lunedì e manca un'ora e mezza circa, ma non ho saputo resistere perché questo argomento mi è particolarmente a cuore.

Questa sì che è una lista di quelle che piacciono a me! Come ormai sapete tutti, viaggiare è una cosa che amo moltissimo, quindi appena ne ho la possibilità, di solito parto verso nuovi lidi. Ho cominciato a viaggiare molto tardi, ma da quando ho iniziato non mi sono mai fermata e vorrei non smettere mai. La lista dei posti che ho visto è abbastanza lunga, ma mi limiterò a elencare solo gli Stati dove ho messo piede senza entrare nel dettaglio, ma donandovi almeno una fotografia scattata dalla sottoscritta per ogni nazione, che ne dite?


Italia - Ho girato parecchio in Italia, ad esempio sono appena tornata dal Trentino, e le mie prossime tre mete, già schedulate e in parte persino prenotate, saranno la splendida Napoli (per l'ennesima volta), Rimini e Sirmione. Purtroppo non sono mai scesa sotto Napoli/Foggia, quindi mi mancano le meraviglie della Calabria, della Sicilia, della Sardegna e i meravigliosi mari del Salento o della Costa Amalfitana e questo, per me, è veramente gravissimo. Una lacuna a cui devo porre rimedio quanto prima. L'unica cosa che mi frena è arrivarci, visto che non sono posti collegati così bene via treno e con la macchina sono un sacco di ore di viaggio.

Lago di Carezza, Trentino.

Repubblica Ceca - Il mio primo viaggio all’estero è stato in Repubblica Ceca, in macchina. Ho festeggiato un capodanno/compleanno a Praga, sul Ponte Carlo ricoperto da una spessa coltre di neve, sotto un cielo di fuochi d’artificio e con un freddo talmente violento che non dimenticherò mai. Purtroppo la compagnia non si è rivelata delle migliori a causa di una serie di litigi fra i miei compagni di viaggio, quindi mi piacerebbe tornarci, magari d'estate, con mio marito, anche perché lui non l'ha mai vista ed è un vero peccato.  

Praga

Germania - Un’estate sono andata in Baviera, in treno. Monaco mi è rimasta veramente nel cuore. Parliamo di una città stupenda e di una regione della Germania piena di storia, foreste, castelli e fascino.

In Baviera sono tornata anche anni dopo, in aereo questa volta, a festeggiare un capodanno/compleanno sotto la neve. I castelli di Ludwig II, Re delle Favole, sono una delle cose più belle che i miei occhi abbiano mai visto. Mi sono così appassionata alla storia e alla vita di questo incompreso e triste Re, che ormai lo considero un amico. Se non avete mai visto questa zona della Germania, andateci perché la sua energia è davvero potente e se siete lettori avidi e curiosi come la sottoscritta, vi consiglio un libro (che ho letto tre volte ^^'): Ludwig. Genio e follia di un Re di King Greg.

Schloss Neuschwanstein

Francia – In Francia sono stata due volte, la prima più che altro per visitare Parigi e la seconda per la Provenza, facendo tappa ad esempio a Nizza. Parigi è bellissima, ma forse sarò strana io: non mi ha lasciato niente, nel cuore. Certo, è fascinosa da morire, imponente, sfarzosa e a tratti molto caratteristica, ma non sono riuscita a percepire la sua Anima. Idem quel poco della Provenza che ho potuto vedere e che comunque ho apprezzato più di Parigi. Troppo turistica, troppo chic, troppo perfetta.


                                                                               Parigi

Svizzera – In Svizzera non ho visto moltissimo. St. Moritz è carina, ad esempio, ma non posso giudicarla molto. Ci sono stata troppo poco per riuscire a capirla. Ah, molto bella anche Locarno, soprattutto se ci si arriva in battello come ho fatto io.

Locarno

Austria – Idem come sopra, dell’Austria ho visto pochissimo. Innsbruck sotto Natale mi è piaciuta molto e vorrei tornarci per vederla con più calma perché credo abbia molto da dire.

Innsbruck

Olanda – Stupenda. Letteralmente stupenda. Amsterdam è buffa e bellissima, e tutti i paesini olandesi sono una delizia. A Edam non dimenticatevi di comprare il formaggio! Volendam e Monnickendam sono un piccolo spettacolo e Marken… Dio, Marken che cos’è!  Un piccolo e pittoresco villaggio di pescatori che è una gioia per gli occhi e per l’anima. I campi verdissimi pieni di mucche bianche e nere, i mulini a vento antichi, la costa con i suoi fari, i campi di tulipani; l’Olanda è meravigliosa e sembra strano, ma... si mangia benissimo! 

Marken

Estonia – In Estonia sono capitata perché soggiornando spesso in Finlandia, non ho potuto fare a meno di visitarla un paio di volte, sempre in nave. Dista solo 80 chilometri da Helsinki e in catamarano la si raggiunge in meno di due ore attraversando il Baltico. Dell’Estonia ho visto solo Tallinn e devo dire che non mi ha entusiasmato molto. E’ esteticamente molto bella, ancora intatta, molto medievale, ma se volessimo paragonarla a una persona, direi che mi ha dato l’idea di una prostituta. E’ tutto molto “acchiappaturista” e questo, in una città, non mi piace.

Tallinn

Messico – Impossibile dare un solo giudizio perché gli Stati Uniti del Messico sono composti da ben 31 Stati. Ogni Stato ha qualcosa di caratteristico, di suo, di unico. In Messico ho visto gli Stati del Chiapas, Yucatan, Quintana Roo e Campeche. Eviterò di parlare di ognuno di essi, anche perché è mia intenzione riportare qua il mio diario di viaggio diviso in vari post. Per ora godetevi solo questo spettacolo, un Cenote balneabile che potrete vedere visitando lo Yucatán.

Il Cenote di Ik Kil nello Yucatán

Guatemala – In occasione del mio viaggio in Messico, ho visitato anche il Guatemala. E’ un’affermazione azzardata, lo ammetto, ma l’ho trovato ancora più affascinante del Messico. Decisamente più piccolo e povero, è un paese comunque mozzafiato. Inoltre, una volta visto Tikal, hai visto tutti i siti archeologici Maya sparsi per il mondo. Visto uno, visti tutti, insomma. E’ un’esperienza indimenticabile. Non per niente ci hanno girato Star Wars! : )

Tikal

Finlandia – Che dire? Ormai chi mi conosce bene, ma anche chi mi ha conosciuto solo tramite il blog o Facebook, sa che sono profondamente innamorata della Finlandia, che ci sono stata spesso e non smetterò mai di andarci. Helsinki è l'unico posto al mondo in grado di farmi stare bene.
Credo di non dover aggiungere altro, no?

Nuuksio National Park

Ho ancora tantissimi posti da vedere... questo pianeta, per il microscopico essere umano, è sterminato e viaggiare è una delle cose più belle del mondo. Prima o poi riuscirò a visitarne altri, ma al momento sto ragionando per l'anno prossimo. Vorrei andare in Inghilterra almeno qualche giorno e forse a trovare un amico alle Canarie. Vedremo! Le due future mete più grosse sono però l'America/Canada/Alaska e il Giappone. Le sogno fin da piccola e prima o poi ci andrò!

venerdì 19 settembre 2014

Il mastino dei Baskerville

19 settembre 0 Comments

Perdonate l'assenza, ma ho avuto una brutta influenza barra bronchite barra "uno dei due polmoni fa uno strano suono, non mi piace per niente" (cit. del mio medico di base) causata dal freddo assassino preso in Trentino e ne sto uscendo piano piano solo in questi giorni a suon di antibiotici, sciroppi, aerosol, e chi più ne ha più ne metta.

Rieccomi quindi, ancora tossicchiante e malaticcia, a parlare del prossimo libro di Sherlock Holmes, che ho appena finito di rileggere (ebbene sì, l'avevo già letto, ma un ripassino non fa mai male): Il mastino dei Baskerville. 

Si tratta di un romanzo pubblicato inizialmente a puntate, come sempre sullo Strand Magazine, nel corso del biennio 1901-1902.

Dopo la tragica morte del famoso detective, Doyle ricevette pressanti richieste da parte dei lettori e dell’editore e dovette resuscitare il suo personaggio. Doyle si era stancato di Sherlock e lo aveva ucciso proprio per terminare la saga e dedicarsi ad altro, ma il successo fu tale che non riuscì a liberarsi di lui in nessun modo.

In questo libro, Sherlock torna insieme al fidato amico Watson -come se nulla fosse accaduto, perché nella cronologia del personaggio "il Mastino" viene prima delle Memorie di Sherlock Holmes - a indagare su un misterioso caso ambientato nella tetra brughiera del Devon.

Una cosa di cui non molti sono al corrente, è la passione che Doyle aveva per lo spiritismo, l'horror alla Poe e quello che oggi chiameremmo noir; in questo nuovo libro, forse per distaccarsi appunto dalle solite trame poliziesche londinesi, stende una storia dai tratti vagamente cupi e paranormali.

Ecco un pochino di trama:

Nella brughiera del Dartmoor, nel Devon, l'anziano sir Charles Baskerville viene trovato morto nel cortile della sua lussuosa villa, apparentemente ucciso dalla paura. Il suo medico personale, nonché amico, James Mortimer, è convinto che a ucciderlo sia stato un mostro; un orribile creatura che si aggirerebbe nella brughiera sotto forma di gigantesco mastino infernale. Sulla famiglia dei Baskerville aleggia infatti un’antica maledizione risalente a due secoli prima, si dice provocata dal comportamento dell’antenato sir Hugo Baskerville. L’uomo, invaghito di una ragazza che non ricambiava affatto le sue attenzioni, si mise a importunarla, ma lei di tutta risposta scappò. L’uomo la rincorse, ma venne sbranato da un cane comparso all’improvvisso dagli inferi. Lei, assistendo alla terribile scena, morì di spavento. Da allora il mostro sembra perseguitare gli eredi maschi di Baskerville Hall, portando loro una morte violenta.
Per risolvere il mistero e proteggere il giovane sir Henry, ultimo baronetto e membro vivente della famiglia Baskerville giunto in Inghilterra per prendere possesso delle proprietà dello zio appena deceduto, il dottor Mortimer chiede aiuto a Sherlock Holmes. Holmes, scettico, rifiuta l'idea di una maledizione ma, attirato dalla vicenda particolarmente intrigante, accetta di occuparsi del caso chiedendo al dottor Watson di accompagnare il dottor Mortimer e sir Henry a Dartmoor, per svolgere le indagini preliminari mentre lui è occupato a sbrigare delle faccende rimaste in sospeso a Londra, promettendo loro di raggiungerli appena possibile.
Durante la sua permanenza a Baskerville Hall, Watson scopre che più di una tra le persone vicine a sir Henry nasconde un oscuro segreto e dopo aver assistito ad alcuni strani accadimenti è costretto ad ammettere a se stesso che qualcosa di soprannaturale sta davvero accadendo nella brughiera, dove all'imbrunire si sentono ululati terrificanti.

Mi fermo qui per non fare spoiler. Molto piacevole e intrigante, dal finale affatto scontato, questo ennesimo libro su Sherlock Holmes è un piccolo gioiellino che nella vostra libreria non può mancare, soprattutto se siete amanti del mistero e dei polizieschi. Felicissima che i lettori e l’editore abbiano rotto le palle all’annoiato Doyle, vi consiglio la lettura de Il Mastino dei Baskerville.

BAU BAU.

domenica 14 settembre 2014

​Listography #9: Your biggest pet peeves

14 settembre 1 Comments
Direttamente dalla montagna, più precisamente da Cavalese in Val di Fiemme - Trentino, dove sono venuta a passare un fine settimana di relax e a gustarmi il Lago di Carezza e la Desmontegada, oggi torniamo al Listography. Al mio ritorno sappiate che dedicherò un post a questo splendido fine settimana, per parlarvi dei monti che mi hanno sorriso e delle caprette che mi hanno fatto "ciao". Sempre ammesso che non mi internino prima.

Ma veniamo al dunque:

Le cose che mi danno più fastidio sono cinque. Ce ne sono altre mille che mi urtano i nervi, ma queste cinque mi manderanno un giorno al manicomio. Giuro.

- Premesso che sono consapevole di essere una brutta persona perché non amo granché i bambini o gli esseri umani, ma gli animali sì: la prima cosa in assoluto che mi fa chiudere la vena è veder maltrattare un animale. Mi è successo più volte di litigare con il proprietario di un cane pizzicato a dargli un calcio o una strattonata violenta col guinzaglio. Esco completamente di testa e perdo il controllo di me stessa.

Ho sempre detto che se dovessi mai beccare qualcuno abbandonare un cane in autostrada (o peggio) andrei in galera col sorriso sulle labbra senza nemmeno l’ombra di un rimorso. 

- La seconda cosa che mi fa incazzare a morte è la gente che trae conclusioni da sola, basandosi su idiozie. Esempio, tanto per farvi capire: un amico di penna da molto tempo mi chiama. Io sono a Praga in metropolitana, e lì sotto il cellulare prende e non prende tanto che non mi è comparso nemmeno l’avviso della chiamata persa. Ebbene, torno in Italia e trovo una mail delirante di questo amico che mi accusa di non aver risposto al telefono di proposito, mi dice che c’è rimasto malissimo e impermalosito a morte ne snocciola di tutti i colori. Beh, l’ho mandato amorevolmente a giocare vicino al tombino. Che ve lo dico a fare? Stessa cosa, anni dopo, mi è successa su Skype. Non ho risposto a un messaggio di un amico perché avevo il pc acceso con Skype attivo, ma io ero sotto la doccia. Torno al pc dopo mezz’ora e lui stava delirando accusandomi di ignorarlo per chissà quale motivo.  

People, se avete un problema con qualcuno o anche solo un dubbio, prendete il viziaccio di imparare a chiedere delucidazioni, prima di farvi viaggi mentali tutti vostri, perché altrimenti la gente vi manda a cagare senza passare dal via, come faccio io.

- Una terza cosa che mi fa uscire di cervello è l’ignoranza di tipo gratuito. Altro esempio accadutomi davvero quando lavoravo nel negozio di informatica. Lo giuro sui miei gatti. Un cliente compra un monitor e, con la spina della corrente in mano, mi chiede: 

“E questo dove lo attacco?”

Ora. Dov’è la telecamera nascosta? Perché non ci credo. Non puoi essere così ignorante. Ce l’hai a casa un phon? Un frigorifero? Un televisore? Un cellulare? Un rasoio elettrico? Vanno tutti a onde mentali i tuoi elettrodomestici? E non rispondermi che non sei pratico di informatica perché ti tiro un cazzotto così forte che quando smetti di volteggiare devi comprarti un guardaroba nuovo visto che il tuo è ormai fuori moda.

- Il quarto motivo che mi manderà “ai matti”, è la domanda geniale alla Ale e Franz. Esempio: Sono in cucina che lavo i piatti, tu entri, mi guardi e mi chiedi:

“Hei, che fai?” 

Beh ciccio, non ti incazzare se poi la mia risposta è: “Sto tosando il barboncino”

O ancora… squilla il telefono fisso di casa. “Pronto?” E dall’altra parte: “Hei ciao, dove sei?”

“In Kenia, sto facendo un Safari a dorso di elefante.”

 Cristo.

 - L’ultima cosa che un giorno di questi mi vedrà costretta a un auto TSO d’urgenza è il boccalone. Colui o colei che, soprattutto su Facebook, condivide montagne di cazzate come scie chimiche, fini del mondo, photoshoppamenti vari, cure miracolose a suon di bicarbonato, complotti governativi e prove video improbabili. I peggiori in assoluto sono quelli che addirittura, convinti in questo modo di fare una cosa intelligente quando invece non fanno altro che comprovare la loro beata ignoranza, premettono “Non so se sia una bufala o meno, non ho verificato, lascio a voi il compito, ma visto che mi fido della fonte (che spesso e volentieri è www.èveroperchésì.com) la condivido perché la gente deve sapere!

Ecco, io a questi qua, che vi ricordo essere gli stessi che, armati di matita – di cui non si fidano – e tessera elettorale, vanno a votare, gli darei fuoco. 
Un bel falò. 
Una pira.

mercoledì 10 settembre 2014

Ripper

10 settembre 2 Comments
Ammettetelo, questa cosa del post aggiuntivo vi scombina i piani in agenda, ehhh? 

Ebbene, per la gioia di coloro che sono affetti dal morbo del Grande Fratello e che fanno spesso un salto qua a leggere il mio tedioso cianciare, ho deciso di passare da due a tre post la settimana, tempo permettendo. Lunedì, mercoledì e sabato in orario apericena, per i più fighetti; le 19.00 circa, per i poveri mortali come me. Il tutto con le dovute eccezioni causate da  imprevedibili contrattempi... 
...tipo che me ne dimentichi bellamente ^^'

Ma veniamo a noi. Grazie al Progetto Listography mi è venuta un’idea per una nuova etichetta, riguardante una delle mie passioni: i videogiochi. Capirete più avanti il collegamento fra videogiochi e Listography, curiosoni che non siete altro. 

Sono stata, fino all’ultimo momento, molto indecisa rispetto a quale lavoro videoludico dedicare il post d'apertura, ma poi mi sono chiesta qual è stato il primissimo gioco che mi ha davvero colpito e lasciato un segno, così sono giunta a una sola conclusione: oggi parliamo di Ripper



Il titolo in questione è del lontano 1996 ed è stato sviluppato e prodotto dalla Take-Two Interactive su supporto CD, per un totale di sei dischi. Non fatevi ingannare dalla data di uscita, perché sarebbe giocabilissimo anche ora (limitazioni tecniche a parte), senza perdere il benché minimo fascino. Intendiamoci, non è certo il primo gioco su cui ho messo mano – sono vintage io, che credete,  i primi giochi li ho fatti nel 1992 su un 8086 col monitor a fosfori verdi - ma questo titolo è sicuramente quello che all’inizio della mia passione videoludica, mi ha dato di più. 

La tecnica usata, all’epoca molto in voga, è quella del film interattivo. Un’avventura grafica in FMV (Full Motion Video) con attori reali del calibro di Christopher Walken, Scott Cohen, Tahnee Welch, Burgess Meredith, Karen Allen, John Rhys-Davies e Paul Giamatti. 



Ribadisco un attimo nel dettaglio il cast stellare, nel caso non abbiate capito bene.

Christopher Walken - mi auguro non ci sia bisogno di spiegare chi è. 
Scott Cohen - Law & Order e molto, molto altro.
Tahnee Welch - Cocoon, tanto per dirne uno. 
Karen Allen - la co-protagonista femminile del primo Indiana Jones.
Burgess Meredith - Rocky e un sacco di altri film. 
John Rhys-Davies - Gimli de Il Signore degli Anelli e Sallah in Indiana Jones
Paul Giamatti  - The Truman Show e parecchie altre cosette.
David Patrick Kelly - Un esempio: Twin Peaks

Dovrebbe essere, ma correggetemi se sbaglio, l’unica trasposizione in chiave cyberpunk della storia di Jack lo Squartatore. Storia che mi ha sempre affascinato moltissimo e chissà, forse anche per questo motivo ho apprezzato Ripper in particolar modo. 

Come tutti voi sapete, Jack lo Squartatore è realmente esistito. 
Correva l’anno 1888 e la sua ombra si aggirava armata di coltello in una Londra vittoriana grigia e fumosa. Diventato famoso per aver commesso efferati omicidi di prostitute nel quartiere londinese di Whitechapel, squartando le vittime in pieno stile macellaio psicopatico e probabilmente inviando simpatiche lettere alla polizia e ai giornali (le lettere erano centinaia e soltanto pochissime sono state ritenute autentiche), non è però mai stato preso e la sua identità è rimasta quindi avvolta nel mistero, così come il reale numero delle sue vittime. Questo fatto ha contribuito ad alimentarne il mito, al punto che fior fiori di studiosi, appassionati ed improvvisati esperti, hanno snocciolato una sequela di ipotesi assurde e meno assurde su chi si nascondesse dietro lo pseudonimo di Jack lo Squartatore. Persino la famosa scrittrice Patricia Cornwell ha speso centiaia di ore del suo tempo - e un quantitativo discreto di soldi - per dare un nome a Jack, giungendo alla conclusione che in realtà fosse Walter Sickert, un celebre pittore inglese. E' proprio di qualche giorno fa la notizia che l'identità di Jack, forse, non è più un mistero e probabilmente ora ha un nome. Un immigrato polacco, Aaron Kominski, barbiere 23enne. Staremo a vedere se la notizia verrà confermata o meno.   

Tornando all’argomento principale, Ripper è ambientato a New York nel 2040. Il futuro non troppo distante pensato dalla Take-Two non è così fantascientifico; non ci sono mezzi volanti o robot senzienti, ma internet, ad esempio, ha subito un profondo cambiamento ed è stato soppiantato dal Cyberspazio, un vero e proprio mondo a parte, visitabile tramite un'apparecchiatura molto simile a quella per la realtà virtuale odierna. Gli spazi personali in rete che un tempo avevano il nome di blog o siti, ora si chiamano Pozzi Virtuali e spesso, se privati, sono sorvegliati da Guardiani altrettanto Virtuali. Nel Cyberspazio è possibile fare di tutto, dalla possibilità di accedere a migliaia di volumi nella biblioteca virtuale, a quella di giocare, oppure leggere l'ultima copia del Virtual Herald, il quotidiano online per il quale scrive il nostro eroe protagonista: Jack Quinland (interpretato da Scott Cohen).

Un assassino a sangue freddo sta facendo strage di donne ed emulando le gesta e il modus operandi del suo vittoriano antenato, invia lettere al giornalista rivendicando gli omicidi e sfidando Quinland a catturarlo. Il giornalista suo magrado acquisisce così una certa fama e notorietà; tutta la città non si perde un numero del Virtual Herald per seguire le vicende dello Squartatore.

La storia inizia con l’omicidio di una donna, la terza vittima; Renee Stein.
Quinland si reca sulla scena del crimine e scambia alcune parole con il detective incaricato del caso, Vincent Magnotta (interpretato da uno stupendo Christopher Walken) e con il fotografo della scientifica Stasiak. Dopo qualche minuto l'avvenente assistente del giornalista, Catherine Powell, lo chiama e gli annuncia tutta eccitata di aver scoperto qualcosa di molto grosso riguardo lo Squartatore, ma pochi istanti dopo è lo stesso Squartatore a chiamare Quinland annunciandogli l'identità della sua quarta vittima: proprio Catherine Powell, colpevole di aver ficcato il naso dove non doveva e di aver scoperto troppo.

In ansia per la collega, Quinland prova a contattarla, ma inutilmente così si reca di corsa a casa sua, giusto in tempo per trovarla in totale stato di shock e incapace di parlare. La donna finirà in coma fra le sue braccia e le informazioni preziose appena scoperte, rimarranno sepolte nel suo stato di profonda incoscienza.
Da qui il gioco parte in quarta e le indagini di Quinland saranno a 360 gradi perché apparentemente più di una persona sembra coinvolta nell'aggressione di Cathrine. Per non parlare del misterioso passato del detective Magnotta che sembra quasi voler ostacolare le ricerche del giornalista, dello strano comportamento esternato dalla dottoressa Burton che dirige il Tribeca Center dove è ricoverata in stato vegetativo la povera Cathrine, e il folle Falconetti, un hacher brillante, eccentrico genio, famoso in tutto il Cyberspazio, che potrebbe aiutare Quinland ad accedere alla coscienza della collega in coma.

Il gioco è diviso in tre atti ed è composto da difficili sequenze arcade in prima persona, svariati enigmi punta e clicca, rompicapo di ogni genere, labirinti e ben quattro finali diversi che cambiano a seconda di quali scelte si effettuano nel corso della storia. Gli spostamenti e la giocabilità quindi sono vari. Dal punta e clicca alla Gabriel Knight (altro capolavoro), a spostamenti 3D nei quattro punti cardinali e a 360 gradi. Quasi una novità, per il 1996. Sono stati curati dalla Take-Two maniacalmente tutti i comparti, da quello audio con un colonna sonora d'eccezione, i dialoghi e gli effetti sonori a quello della giocabilità.
Nella colonna sonora e nei titoli di testa e coda è inoltre presente la canzone (Don't Fear) The Reaper dei Blue Öyster Cult.

Il doppiaggio italiano non è eccelso, soprattutto per quanto riguarda un paio di personaggi secondari. Il fotografo della scientifica Stasiak, tanto per dire uno, non si può ascoltare! Per fortuna tutti i personaggi principali sono doppiati ottimamente quindi è giocabile anche in italiano senza problemi. Un difettuccio perdonabile insomma.

La trama creata dalla Take-Two è talmente ben fatta, articolata, coinvolgente e divertente (Quinland possiede un senso dello humor niente male) che di quando in quando mi è capitato di reinstallarlo per giocarci ancora, non senza qualche ostacolo tecnico da superare dovuto al pc di nuova generazione che non ama molto far girare giochi del 1996. Ogni volta però lo sforzo ripaga la fatica perché Ripper è, a mio parere, un vero e proprio capolavoro videoludico come non se ne vedono più. Si tratta inoltre di un gioco longevo, visto l'alto livello di difficoltà, che comunque per i più impazienti si può regolare.
Ripper è un videogioco per il quale Take-Two, all'epoca, spese letteralmente una fortuna. In pochi FVM si era visto un cast di così alto livello. La recitazione, se pensiamo che si tratta "solo" di un videogioco, è sorprendente e, come ho detto prima, ogni comparto è stato curato con la massima attenzione. Dai titoli di testa a quelli di coda. L'idea che se ne ha alla fine, è quella di aver partecipato in prima persona a un film cinematografico vero e proprio. 

Giocarci ora, vi avverto, vi pone però davanti ai limiti tecnici riguardanti la risoluzione grafica e la compressione video del 1996. Un compito complesso, ma non impossibile. Se siete vintage come me e amate le avventure grafiche di una volta, armate la vostra pazienza e giocateci anche nel 2014. La bellezza di 18 anni dopo.

Vi lascio con il trailer in inglese :)



lunedì 8 settembre 2014

127.0.0.Alessandro Berselli

08 settembre 0 Comments

Come vi avevo preannunciato sabato scorso, oggi ho un ospite d'eccezione qua su 127.0.0.1.

Lo so, un post di lunedì è una novità, ma sono tutta emozionata perché ho l’onore di avere come ospite nel mio blog niente popo’ di meno che Alessandro Berselli. Scrittore prolifico del panorama letterario bolognese e anche nazionale, mi ha concesso una splendida intervista e di questo lo ringrazio infinitamente. 

Facciamo prima qualche presentazione, nel caso non conosciate Alessandro. (Vergogna!) 

Alessandro Berselli nasce a Bologna nel 1965 ed esordisce come umorista nel 1991; le sue “Lettere al condominio” lo portano nel 1992 al Maurizio Costanzo Show. Dal 2003 inizia un’attività parallela di scrittore noir. 

Tra i suoi lavori ricordo: 
Storie d’amore, di morte e di follia
Io non sono come voi
Cattivo;
Non fare la cosa giusta;
Il metodo crudele;
Anni zero;
E l’ultimissimo libro Anche le scimmie cadono dagli alberi.


Andiamo a leggere cosa ci racconta questo scrittore così irriverente.

1.      Carissimo Alessandro, innanzitutto grazie per aver accettato di fare capolino nel mio blog! La prima domanda che vorrei farti, ispirata da Io non sono come voi, è: chi è davvero Alessandro Berselli? Come ti presenteresti a qualcuno che non ti conosce e non ha mai letto nulla di tuo?

Sono un narratore. Mi interessa raccontare storie e inventare personaggi che le interpretino, meglio se disturbati e con qualche problema a mantenersi allineati con le regole della vita. Ergo tutti miei potenziali alter ego. Ergo. Alter. Ego. Le uniche tre parole latine che conosco. Ah, no. Ci sono anche do ut des. E sursum corda.

2.      Tu hai cominciato come umorista e poi sei passato al noir. Detto fra noi, è un po’ come passare dal palo alla frasca o mangiare un cavolo a merenda. Ci spieghi questo tuo strano percorso letterario?

In realtà c'è una certa coerenza, data da un comune livello di follia. Mi interessa la parte sbagliata degli esseri umani, e credo non ci sia nulla come il noir e l'umorismo caustico e corrosivo per raccontarla. Questo è il filo rosso che unisce la mia produzione. Un grandangolo sull'uomo del terzo millennio visto dal punto di vista del suo agire sociale.
Pretenzioso ma l'ambizione è quella. I registri che vengono usati sono dettagli. Con la mia produzione noir l'obiettivo era sulla violenza pronta a detonare che forse è presente in ognuno di noi, la cosiddetta banalità del male. Nella produzione umoristica è più giocata su tic e piccole manie, e il mio ultimo ANCHE LE SCIMMIE CADONO DAGLI ALBERI è esemplare da questo punto di vista. Ma probabilmente si parla di una umanità altrettanto deviata. Solo inesplosa.

3.      In quale momento della vita e perché, hai capito che la tua strada sarebbe stata la scrittura?

Onestamente non saprei. Forse quando ho capito che scrivere è terapeutico, e tirare fuori le mie dark sides attraverso la parola scritta equivaleva a una seduta di autoanalisi. Ma devo dire che c'è anche grande divertimento. La scrittura è onanismo, un modo di masturbare i propri neuroni mostrandosi agli altri. Onanista ed esibizionista.

4.      Immagino che come scrittore tu abbia letto tantissimo nel corso degli anni; da quali autori hai tratto maggior ispirazione?

Un milione. Sono un lettore onnivoro. Tanti classici, molti noir, quasi tutto Stephen King, i minimalisti degli anni ottanta, gli scrittori cannibali. Ma anche fumetti, letteratura rosa. Quando qualcosa mi incuriosisce, la leggo. Preferisco gli americani. Gli italiani mi interessano relativamente, con clamorose eccezioni però.

5.      Parliamo di Lettere al condominio. In che modo sei arrivato al grande pubblico e persino al Maurizio Costanzo Show? 

Casualmente. Mandandole alla redazione di Costanzo e accettando la partecipazione in trasmissione.  La vita spesso è fatta di opportunità fortuite, e questo è uno di quei casi.
 Molti di quei materiali finirono poi su Comix e, lo scorso anno, riscritti e aggiornati, nel mio libro più folle, IL METODO CRUDELE, sessantanove lettere (e il numero non è casuale) su sesso e dintorni al tempo del terzo millennio.

6.      Parlando invece di Storie d’amore, di morte e di follia; hai mai fatto una follia per amore?

Passiamo alla domanda sette? :-) A parte gli scherzi, sì. O forse no. L'amore è intrinsecamente folle, quindi l'agire non può che essere di conseguenza. Ho detto io intrinsecamente?

7.      In quale dei tuoi libri c’è qualcosa di profondamente autobiografico?

Il più autobiografico è NON FARE LA COSA GIUSTA, anche se il protagonista è ai miei antipodi, un tardoyuppie vacuo tutto preso da se stesso e dal successo. Però c'è l'analisi di un rapporto in crisi, che in quel momento stavo vivendo, facendone una sorta di autopsia sentimentale nella quale ho cercato, scrivendone, di rispecchiarmi. E' stato un libro doloroso ma dove la compartecipazione dell'autore è evidente. Ho sofferto molto nella stesura. Ma è stato anche catartico.

8.      Cattivo e Non fare la cosa giusta, sembrano quasi un consiglio. O un’ammissione. In questi due libri - e non solo in questi - parli di due sentimenti dalla connotazione fortemente negativa. La  cattiveria e un disagio interiore che porta al tradimento e alla menzogna, che ardono sotto una facciata di quotidiana e banale normalità. Che rapporto c’è fra te e il lato oscuro dell’animo umano?

Ottimo, visto che io sono tutto un lato oscuro. Con cui cerco più o meno di vivere pacificamente, accettando vizi e virtù della natura umana. Mi piace indagare queste componenti del nostro agire. E costruirci personaggi che sappiano interpretarne le distorsioni. Mia mamma mi chiede spesso perché il suo bambino non riesce a parlare di cose normali, di persone che stanno bene. La risposta è che non lo so. 

9.      Anche ne Il metodo crudele, in un certo qual modo, vige follia e cattiveria, e spesso persino i tuoi status su Facebook, social network su cui sei molto attivo, trasudano cinismo e irriverente ironia. Il tuo prorompente e corrosivo sarcasmo è attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette o esiste qualche momento nella vita dove coccoli gattini pucciosi, ti commuovi di fronte a un tramonto e magari aiuti qualche vecchina ad attraversare la strada?

Sono una persona dolcissima, amo gli animali e detesto pedoni e ciclisti. American psycho (libro meraviglioso) mi lascia emotivamente indifferente anche nelle sue pagine più truci, ma poi piango se guardo Io e Marley. Questo non depone a favore della mia sanità mentale, ma non posso farci nulla. La psichiatria si sta occupando del mio caso, con poco successo a dire il vero.

10.  Lo so che è una domanda da non fare mai a uno scrittore, ma quale, fra i libri o racconti (come ad esempio Anni zero) scritti da te, hai particolarmente a cuore?

NON FARE LA COSA GIUSTA, perché è indiscutibilmente il mio libro più importante, ma quello dove ho raggiunto la mia cifra piena e definitiva è ANCHE LE SCIMMIE CADONO DAGLI ALBERI. Umorismo caustico, personaggi politicamente scorretti, cattiveria spalmata a piene dosi, uso del dialogo come strumento di narrativa. Ne vado piuttosto fiero.

11.  E ora veniamo all’ultimo libro pubblicato, Anche le scimmie cadono dagli alberi. L’ho divorato in una giornata, te lo dico. Il protagonista del libro, Samuel, è un ragazzo cinico, irriverente, sarcastico e a tratti persino cattivo e senza scrupoli, ma sempre dannatamente umoristico e forse anche autoironico. Ma guarda un po’. Perché, secondo te, la gente è affascinata dai personaggi cattivi e perché, solitamente, le donne finiscono sempre per innamorarsi degli stronzi? E’ davvero così o si tratta solo di sciocchi stereotipi?

I personaggi malvagi e problematici sono quelli che ci affascinano di più perché si crea il contrasto con quello che siamo realmente. Quindi il gioco di ruolo è più forte, più divertente. Leggere è inventare mondi, e i mondi con delle asperità, con degli estremi, hanno più appeal. Prendiamo Samuel Ferrari. Un trentenne irrisolto, programmato per sbagliare, che fa dell'errore, soprattutto in materia sentimentale, la sua missione esistenziale. E intorno a lui una galleria di personaggi deliranti a fargli da cornice.

12.  Quali sono, secondo te, le doti che uno scrittore deve assolutamente possedere e quali i difetti che sarebbe necessario eliminare?

Ridurre e semplificare. Diceva Carver che se una cosa puoi dirla con dieci parole non usarne 15, usane 10. E Wittgenstein che ogni cosa che può essere detta con parole può anche essere detta con parole semplici. Non zavorriamo le nostre storie di pagine inutili, aggettivi, lessici improbabili. Essenzialità. E poi essere stilosi. Scritture originali che sappiano sedurre.

13.  Tre consigli, - all’epoca seguiti anche da te; - non fare quello che predica bene e razzola male! - che daresti gli aspiranti scrittori in cerca di un editore?

Non mandare manoscritti a grandi gruppi editoriali senza un agente che faccia da tramite, non li leggono. 
Puntare a piccoli editori per fare curriculum. 
Non cedere all'editoria a pagamento che chiede soldi per la pubblicazione. Sono dei banditi.

14.  Hai altri progetti in cantiere? Ci possiamo aspettare una tua nuova pubblicazione a breve?

Sto ultimando un romanzo di controinformazione erotica su un diciassettenne che non scopa e che sarà probabilmente destinato a non farlo mai. Non prima del 2016. Non mi piace inflazionarmi, i libri vanno pensati e ragionati, lasciando spazio tra una storia e l'altra.

Passiamo all'ultima domanda: 

15.  Se volessimo farci autografare una copia di uno dei tuoi libri o anche solo lanciarti un reggiseno, quali sono le date e i luoghi delle tue prossime presentazioni?

Forlì il 20 settembre, Milano il 26, Imola il 27, Firenze il 2 ottobre, Urbino il 15, Pistoia il 18. Anche mutandine, please. Sono un feticista goloso.


sabato 6 settembre 2014

Listography #8: Things you'd do if you won the lottery

06 settembre 0 Comments

Prima di proseguire con questo post, vi anticipo una cosetta. Una notizia veloce veloce da leccarsi le orecchie. Rimanete sintonizzati sul mio blog, cari lettori, perché nei prossimi giorni ci sarà un ospite d'onore!

Bene, dopo avervi messo la pulce nell'orecchio, passiamo all'ennesimo post dedicato al Listography Project: Cose che farei se vincessi alla lotteria.

Me lo sono sempre chiesto, come tutti del resto, e più o meno mi sono sempre data le stesse risposte.

Nell’ordine:

- Chiuderei i mutui e venderei intanto una delle due case.

- Mi licenzierei.

- Comprerei il cottage dei miei sogni in Finlandia, sulla riva di un lago vicino Helsinki e appena possibile mi trasferirei lì per sempre.

- Mi dedicherei alle mie tre uniche passioni serie: La scrittura, i viaggi e i gatti.

- Quindi aprirei un rifugio per gatti e per qualunque altro animale abbandonato e bisognoso di una casa, di affetto e di cure.

- Scriverei ogni giorno e finirei tutti i libri e i racconti che ho ancora in corso. Ovviamente dedicando parte del tempo alla lettura.

- Organizzerei almeno due viaggi l’anno, con mete sparse in tutto il mondo: dal Vietnam all’Alaska, dal Giappone all’Australia, dall’Africa all’Islanda.

No, non farei donazioni a nessuno, se ve lo state chiedendo. Li userei per me stessa, per la mia famiglia e per gli animali del mio rifugio. Come ho scritto in un altro post del Listography Project, ho avuto modo di lavorare nel mondo del volontariato e delle Onlus potendo vedere da dentro come funzionano le cose o dove finiscono i nostri soldi e ciò che ho visto non mi è piaciuto per niente. 
Quindi se volete darmi dell'egoista, beh... accomodatevi pure.

There's no place like 127.0.0.1