giovedì 31 maggio 2018

# Frammenti Videoludici # La Stanza degli Ospiti

DETROIT Become Human


La nuova opera di David Cage è finalmente nelle nostre mani (uscita sul mercato italiano il 25 maggio). La sua Quantic Dream, blasonata software house francese, creatrice di esclusive Sony del calibro di Heavy Rain e Beyond: Two Soul, ci propone Detroit, Become Human. Essendo il primo loro lavoro sulla PS4 è lecito aspettarsi meraviglie, vediamo insieme al mio ospite, nonché maritino, Hyunkel76, se ci sono riusciti. 



Partiamo con un po' di storia videoludica. Tutto parte nel 1999 con l'uscita di Omikron: The Nomad Soul (su PC, per poi venire convertito l'anno seguente su Dreamcast), avventura grafica con elementi picchiaduro e shooting. Purtroppo il primo esperimento non fu dei migliori, nessuno dei tre elementi risultava intrigante e non ebbe un grande successo (molti nemmeno sanno che questo fu il primo titolo di Quantic Dream). 



Tutto tace fino al 2005, data dell'uscita di Fahrenheit, avventura che farà da capostipite per gli "interactive drama" per più di una decade. Il titolo viene accolto bene nonostante alcuni difetti (fasi stealth irritanti, e un cliffhanger un po' forzato). Da lì in poi Quantic Dream diventa una software house che sforna solo esclusive Sony per la sua console ammiraglia. 



Heavy Rain nel 2010 su PS3 rappresenta l'evoluzione di tutto ciò che è stato presentato in Fahrenheit: il lavoro fatto sulle espressioni facciali è veramente a un livello superiore a qualsiasi produzione in commercio, ma resta sempre il problema di un doppiaggio non proprio all'altezza e i controlli funzionali all'avventura, ma non certo comodi per il giocatore. Da segnalare che qualche cosa nella trama non regge, ma il viaggio dei 4 protagonisti resta comunque godibilissimo. 



Arriviamo a Beyond: Two Soul, uscito nel 2013. Si torna al paranormale lasciando fuori il poliziesco. Protagonisti sono Jodie e Aiden, uno "spirito" a cui è legata fin dalla nascita. Rispetto al passato tutto migliora e la storia è davvero bella e godibile, ma anche qui Cage impone il suo stile narrativo al giocatore, introducendo una time line degli eventi non lineare. La storia di Jodie passa dalla sua infanzia all'età adulta per poi tornare all'adolescenza e così via. Per ovviare al problema venne introdotta una patch per permettere al giocatore di giocare l'avventura in ordine cronologico. Siamo comunque all'apice dell'esperienza interactive drama che nel recente passato ha ispirato intere SH, basta citare Telltale Games (Walking Dead, Wolf Among Us, etc...) o Dontnod (Life is Strange). 



Ora però c'è Detroit, Become Human... In molti ricorderanno la tech demo di Kara su PS3 del 2015. Non è falso dire che Detroit sia nato lì. L'incipit di Detroit è trito e ritrito: cosa potrebbe succedere se le intelligenze artificiali acquisissero una coscienza. Messa così sembra l'ennesima brutta copia di Blade Runner, ma proprio qui si cela tutta la bravura di Cage e del suo team: partire da qualcosa di assolutamente banale per creare una storia intensa che permetta al giocatore di compiere un viaggio che lasci il segno. 



Vediamo un po' di trama, senza spoiler:

Siamo nel 2038, in una Detroit a impronta fortemente tecnologica, la Cyberlife, azienda leader nel campo della produzione di androidi, ha qui il suo quartier generale. Gli androidi hanno raggiunto un livello di perfezione tale dall'essere impiegati non solo nei lavori manuali più pesanti, ma anche nelle più complesse attività umane: seguono i figli a casa, cucinano, fanno parte di squadre di baseball, vengono persino impiegati come soldati e astronauti. Per evitare di confonderli con gli umani, visto che sono assolutamente identici nell'aspetto, presentano sulla tempia destra un LED che può cambiare colore (rosso, giallo, blu), grazie al quale si può capire se l'androide ha anomalie in corso. Grazie agli androidi la produttività americana è alle stelle, di contro la disoccupazione è diventata elevatissima. Montano così le proteste in tutta la nazione da parte di chi si è trovato in mezzo a una strada per colpa degli androidi. 


In questo contesto conosciamo i nostri 3 protagonisti, tutti androidi.

Kara, un modello di androide domestico, specializzato nella cura della casa e dei bambini. 

Markus, un prototipo che il fondatore di Cyberlife ha donato all'artista Carl Manfred per assiterlo durante la sua malattia. 

Connor, prototipo di androide investigatore attualmente in forza alla polizia di Detroit. 
Ognuno di loro non ha nulla in comune con gli altri, e vedremo le loro storie svilupparsi su binari differenti, per lo meno durante le prime ore di gameplay. 

La prima rogna che il giocatore è chiamato a risolvere è una trattativa con un androide cosiddetto "deviante" (ovvero che ha preso coscienza di sé, iniziando a provare emozioni) che ha preso in ostaggio una bambina dopo avere assassinato il padre. Già da queste prime battute si capisce che il capitolo può essere risolto in molteplici modi, ponendoci di fronte a diversi indizi, che possiamo raccogliere come non, scelte sia morali che non. Connor può persino venire ucciso alla prima missione, giusto per darvi un'idea. 



Alla fine di ogni capitolo potremo verificare, grazie a un diagramma molto intricato, le scelte fatte e potremo controllare cosa ancora ci manca (il diagramma ci farà vedere ogni diramazione possibile, ma solo ciò che abbiamo affrontato durante il gameplay sarà visibile con la sua descrizione). 
A differenza dei passati titoli di Cage stavolta le diramazione sono davvero molte e pare che la rigiocabilità sia elevata (sul perché "pare" ci torniamo alla fine). La prima partita a Detroit porterà via circa 10 ore, in linea con le produzioni di Quantic Dream. La storia è davvero molto ben narrata e appassionante, ma soprattutto credibile; il futuro che racconta sembra veramente a portata di mano e ammetto che in molte circostanze mi ha spaventato, mentre in altre esaltato per quello che può essere un credibile sviluppo per l'umanità. 

Purtroppo sulla storia non posso sbilanciarmi in nessuno modo, il rischio spoiler è drammaticamente elevato. Parliamo quindi dell'aspetto tecnico. 



Su Playstation 4 (e non solo) non esiste NULLA di paragonabile nella modellazione dei personaggi e nelle loro espressioni. Le texture sono davvero ben fatte e le animazioni dei personaggi fluide e credibili. Il lavoro di motion capture è superbo sotto tutti i punti di vista e ci troviamo di fronte a una produzione che segnerà il passo per il prossimo futuro. Chiunque vorrà cimentarsi nell'interactive drama dovrà fare i conti con Cage e il suo team: lo sguardo dolce di Kara rimarrà per sempre scolpito nel mio cuore. 
Tutte le location sono ispirate e d'impatto, anche se alcune sono realizzate a mio parere un po' frettolosamente, complice il fatto che sono solo di passaggio. 
Talvolta si nota un calo di frame rate sulle PS4 non Pro, ma è davvero rarissimo. 
Le voci italiane sono tutte di buon livello, anche se ho trovato quella di Markus non proprio azzeccata, ci voleva qualcuno di un po' più tenebroso. 



E veniamo quindi al gameplay.

Come siamo stati abituati in passato da Cage, siamo di fronte a un enorme quick time event alternato a fasi esplorative. Detto così, nudo e crudo, può far storcere il naso (in fin dei conti Dragon's Lair è degli anni 80 ^_^), ma la maestria sta nell'usarlo sapientemente. Siamo più vicini a quello che è una vecchia avventura punta e clicca che non ad un vero e proprio gioco sui binari, che vede nel suo fine ultimo la memorizzazione di una sequenza di tasti. Il gioco alterna fasi esplorative, dove raccoglieremo indizi, oggetti, dialogheremo con personaggi per ottenere informazioni, a fasi "action". 
Le azioni che andremo a compiere nelle fasi esplorative ci apriranno o precluderanno determinati percorsi talvolta nell'immediato, talvolta persino a fine gioco. Le suddette azioni per esempio possono aumentare o diminuire il livello d'intesa fra i protagonisti e i comprimari, cambiando la nostra storia radicalmente. 



Non a caso lo stesso Cage ha dichiarato che Detroit è la sua storia con più bivi di sempre e posso assicurarvi che è così. Va però messo in chiaro che i "macro finali" si contano sulle dita di una mano, seppur con decine di sfumature per ognuno di essi. L'abilità sfoderata dai Quantic Dream sta però nella sottile arte dell'inganno, che col passare degli anni hanno affinato alla perfezione, cioè quella di farci credere che ogni aspetto della trama sia frutto delle nostre decisioni. Di fatto è vero che alcune scelte vanno a cambiare radicalmente i nostri progressi futuri, ma molte azioni non hanno alcuna conseguenza se non quella di farci chiedere se abbiamo fatto la cosa "giusta" oppure no. Avendo così tanti bivi non vedrete tutte le location e i personaggi secondari alla prima partita, questo permette al gioco di essere rigiocabile ed è un bene, considerato che ormai anche la produzione meno blasonata si attesta sulle 20 ore di gioco. 
Menzione d'onore va al menu principale. Un Androide modello ST200 (per gli amici Chloe) vi assisterà per tutto il gioco e reagirà alle vostre scelte di gameplay, talvolta ponendovi domande, talvolta ponendovi sondaggi. Sembra banale, ma in realtà è una chicca che nel mondo videoludico non si era mai vista prima. Aspettate la fine del gioco per rimanere sorpresi. :)



Parliamo dei difetti, che ahimé ci sono. 

Alcuni personaggi di contorno sono davvero dei cliché: Abbiamo il detective demotivato e alcolizzato, il padre violento, l'artista malato... etc. Tutti giocano un ruolo fondamentale nella storia e sono ben scritti e interpretati, ma nel 2018 sarebbe ora di staccarsi da questi stereotipi. 
Alcune parti della storia vengono lasciate di proposito nel dubbio, quindi ci saranno delle domande a cui sarà il giocatore a dover dare delle risposte (brutto vizio di Cage). Di certo possiamo soprassedere ad alcune di poco conto, ma una di queste in particolare meritava una risposta chiara. 
L'unico vero colpo di scena mi è parso fin troppo telefonato (almeno così è stato per me e la mia dolce metà), complice il fatto che arriva troppo tardi nella narrazione a giochi ormai conclusi, in questo modo, a un passo dal cliffhanger, non si ha modo di svilupparlo approfonditamente. 



Durante i dialoghi sceglieremo, attraverso scelte multiple, l'argomento che il nostro personaggio tratterà e non sempre ci sarà chiaro cosa dirà effettivamente. Considerato che la lingua italiana ha molte più sfaccettature dell'inglese mi aspettavo che gli adattatori facessero un lavoro migliore permettendoci di capire meglio cosa poi il nostro androide volesse dire. 
Il gioco permette di caricare un checkpoint precedente, per poter rigiocare una sezione e cambiare le nostre scelte. Questa opzione appare solo nel menù principale, di conseguenza sfruttarla comporta l'uscire dalla partita attuale, attendere il menù principale per poi caricare la sequenza interessata. Purtroppo il tempo di caricamento è davvero lungo. Durante il normale svolgimento della partita i caricamenti non si sentono in quanto, man mano che ci avviciniamo alla fine di un capitolo, il gioco carica in background il successivo, ma se dobbiamo appunto tornare indietro, fra caricamenti vari se ne vanno 5 minuti buoni.



Detroit è, a prescindere dai suoi difetti (e quelli intrinseci del suo genere) un'opera che segna il passo. E' l'interactive drama. Il viaggio in questo futuro prossimo dell'umanità non è mai stato più attuale e credibile, e si può dire con sicurezza che stavolta il protagonista indiscusso sia la storia stessa, ben più di quanto lo siano gli stessi Kara, Connor e Markus. Un viaggio che consiglio a tutti voi che amate il genere. Per gli altri, che necessitano più di un videogioco vero, consigliarlo è difficile, soprattutto a prezzo pieno. Per quello che riguarda me... dovrò aspettare altri anni per vedere un'opera di Cage e questo, come sempre, mi lascia un po' di amaro in bocca.


Hyunkel76

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