lunedì 10 novembre 2014

Listography #21: Things people should remember you for

10 novembre 2 Comments


Cose per le quali la gente dovrebbe ricordarsi di me.

Argomento spinoso. Non saprei proprio. Una di queste cose è sicuramente il fatto che sono una scassaballe micidiale. Per le altre bisognerebbe chiedere agli altri, non certo a me.

Beh, se Lucio Dalla fosse vivo si ricorderebbe di me solo perché ho tentato di ucciderlo ^^' Come ho già raccontato qua. 



Helsinki! Ecco. Una di queste cose è sicuramente il mio amore per la Finlandia. Sono certa che se qualcuna delle mie conoscenze o amicizie sentisse parlare della Finlandia, penserebbe a me. Parecchie persone mi hanno già detto cose tipo "Sai, ho visto una trasmissione sulla Finlandia e ti ho pensata!"

Se vi interessa fate un salto qua!

Idem per quanto riguarda i fari marittimi che amo e colleziono, penso di averne una cinquantina, forse di più. Quando una persona che conosco vede un faro, immediatamente mi pensa. Me lo hanno detto in diversi e la cosa mi fa molto piacere. Parecchie persone me ne hanno anche regalato uno, per un'occasione speciale, tipo il Natale, oppure in un uno dei loro vari viaggi. E' un regalo col quale non si sbaglia mai, persino se si tratta di una piccola calamitina per il frigo.

Mi piacerebbe un giorno realizzare il sogno di pubblicare un libro di narrativa così che la gente possa ricordarsi di me sul serio. Il libro di poesie che ho già pubblicato, beh non mi basta minimamente.

Uhm... è davvero dura. Non mi viene in mente altro, quindi termino qua la lista di oggi, così magari mi faccio perdonare per la lista lunghissima della scorsa settimana, contenti? : )


domenica 9 novembre 2014

127.0.0.Monaco di Baviera -Olympiapark- Giorno 6

09 novembre 2 Comments

Eccoci ad un nuovo appuntamento dedicato all’etichetta Diario di Viaggio. Perdonate il giorno di ritardo, ma ieri ero fuori città. Parliamo ancora una volta della Germania. Oggi, per la precisione, andiamo all’Olympiapark, di Monaco di Baviera.

Il parco olimpionico, oggi un parco per il tempo libero, fu costruito in occasione delle olimpiadi del 1972 e si trova in una zona di Monaco che si chiama Oberwiesenfeld (Prato superiore). Questa enorme zona è suddivisa in quattro aree ben precise:

Olympic Area, che comprende le strutture dedicate agli sport olimpici come lo Stadio Olimpico, l’Olympiahalle (un impianto sportivo polifunzionale) e l'Olympiaturm (la torre). Nella stessa area c’è anche la Olympiaschwimmhalle (la piscina) e la Olympia Eventhalle.

Villaggio olimpico, costituito da due villaggi, uno per gli uomini e l'altro per le donne.

Olympic Media City, sede dell'Olympic Shopping Center.

Olympic Park: Adiacente all'Olympic Area a sud, questo parco comprende le Olympic Mountain e l'Olympic Lake.

Il parco, inserito in un contesto moderno, accanto alla sede (e museo) della BMW ed i grattacieli della città alta di Monaco di Baviera, è molto molto vasto. Al suo posto, un tempo, vi era una piazza d’armi e successivamente divenne un aeroporto militare fino al 1939.


Il simbolo del parco, che si trova spesso anche sulle cartoline, è la Torre Olimpica, alta 290 metri. Vi consiglio di salirci all’ora del tramonto (anzi poco prima) per due motivi: il primo è ovviamente per godere del panorama mozzafiato sotto un cielo dorato e il secondo è per fermarvi a cenare (prenotando!) nel bellissimo ristorante girevole che c’è in cima. E’ un’esperienza davvero favolosa. Cenare a lume di candela, accanto ad un’enorme vetrata ricolma delle luci della città, è a dir poco meraviglioso. Costosetto, per carità, ma meraviglioso.

Se invece salirete di mattina o di pomeriggio, potrete sempre sorseggiare un caffè al piccolo bar e con una monetina usare i cannocchiali a disposizione del pubblico. Se la giornata è buona potrete vedere persino gli Appennini. Inutile dire che la salita viene fatta con ascensori velocissimi che scaraventeranno il vostro stomaco sotto il palato : )

A sud del parco c'è il lago che ospita un grande teatro sull'acqua, dove vengono tenuti anche importanti concerti, dalla musica classica al rock. Durante la bella stagione è possibile noleggiare un pedalò e fare un giretto. Con una cifra ridicola, potrete fare il giro panoramico su di un trenino a motore davvero carino. Io lo consiglio perché vi risparmia una camminata enorme che sicuramente avrete fatto nei giorni precedenti.

Nonostante il parco abbia ormai più di trent’anni, la sua connotazione estremamente moderna, stupisce ancora il visitatore che ci mette piede per la prima volta.

Il parco è comodamente raggiungibile con la linea U3 della metropolitana, fermata "Olympiazentrum".

Concludo questo post con un “Forse non tutti sanno che…”

Il 5 settembre 1972, durante le Olimpiadi, otto terroristi palestinesi entrarono nel villaggio olimpico e fecero irruzione nella palazzina degli atleti israeliani. Due componenti della squadra olimpica vennero uccisi e altri nove presi in ostaggio. Dopo una lunghissima giornata di trattative, prigionieri e terroristi vennero portati all’aeroporto, ma non era altro che una trappola, perché alcuni tiratori scelti tedeschi aprirono il fuoco. Fu una vera e propria strage. Tutti e nove gli ostaggi morirono, insieme a cinque degli otto terroristi, un pilota e un poliziotto.

All’interno del parco è possibile trovare un monumento dedicato ai caduti di quella tremenda giornata e Steven Spielberg, nel 2005, dedicò a quegli stessi caduti il film Munich.


Come sempre ringrazio Wikipedia per avermi "prestato" le immagini.

mercoledì 5 novembre 2014

Listography #20: Your favorite songs

05 novembre 0 Comments



Canzoni preferite

Questa è una lista molto molto molto molto e sottolineo molto difficile, perché di canzoni preferite ne ho davvero centinaia e di molti generi diversi, dal jazz al rock, dal pop alla dance, dalle colonne sonore alla jungle, dall’R&B al funk, tanto per dirne alcuni. Tenterò quindi di essere breve, anche se sarà durissima, mettendo solo quelle a cui ho legato un ricordo in particolare, e già che ci sono ve ne farò ascoltare qualcuna.

Inizierei con le due canzoni con le quali mi sono sposata in Comune: Siamo entrati in Sala Rossa da fidanzati con Sail Away, dei The Rasmus (quel che amo in particolar modo sono le parole) e siamo usciti come marito e moglie con Ureshii namida, colonna sonora dell'Anime OAV, Video Girl Ai.

Eccole qua:





Un pezzo che amo da impazzire e mi ricorda mio padre che, come molti di voi sapranno, era un musicista è Take Five dei The Dave Brubeck Quartet, del 1959. E' il sunto di tutta la musica jazz e soul che sento mia da sempre. Dovete sentirla per forza. Alzate a palla il volume:


Tutto ciò che esce dalle magiche mani di Michael Nyman, a cui ho avuto l’onore di stringere la mano dopo un concerto (vedi la colonna sonora di Gattaca), o di Jeremy Soul (vedi la colonna sonora della Saga di Elder Scrolls).

Liberian Girl di Michael Jackson. Di questo brano adoro anche il video. Nel 1987 avevo 12 anni ed ero una grande fan di Jacko; questo pezzo mi ricorda le compagne di scuola, quelle con cui ero solita giocare. 

Return to innocence degli Enigma. Amo le parole infinitamente e ancor di più il video, che è il mio preferito in assoluto. Ogni volta che lo vedo non riesco a non commuovermi.

Angel, di Madonna. Mi ricorda il concerto di Torino del 1987. L'ho registrato tutto con il walkman attaccato alle casse della TV a tubo catodico del mare, a Tirrenia, mentre ballavo e cantavo ogni parola del Who's That Girl Tour. Lo so a memoria, ogni nota, la scaletta, le parole di Madonna, tutto. Quella cassetta ce l'ho ancora. E' un tesoro prezioso.  

Figlio della Luna, la versione italiana in particolar modo, dei Mecano. E' stata la suoneria del mio cellulare per un bel po', tanto che ora quando la sento, metto mano al telefonino convinta che stia squillando.

What Else Is There? dei Röyksopp. Che dire, non c'è un ricordo reale legato a questo brano, ma non so per quale motivo, mi ricorda tremendamente la mia Helsinki, quindi devo farvela ascoltare. Cliccate qua.

My head is a Jungle di Emma Louise. Stupenda, punto e basta: una droga. Potrei sentirla in loop all'infinito senza stancarmi mai.




Senza far rumore di Fabio Concato. Questa canzone mi fa dannatamente male, come Gigi, sempre di Concato. Due brani che mi ricordano mio padre e questo mi lacera dentro. Sono stupende, ma non le ascolterò mai più.

I’d Rather Dance With You dei King of Convenience. Una canzone che mi mette allegria, esattamente come il video. L'unica forse dei KOC, che mette gioia. Io li adoro, anche se spesso sono molto malinconici. Surprise Ice, spezza il cuore, ad esempio.

Grace di Jeff Buckley. Mi auguro di non dovervi spiegare nemmeno chi era, Jeff Buckley.

Anybody Seen My Baby, dei Rolling Stones. Mi ricorda un periodo della mia vita dove con un’amica, inanellavo una serie di figure di merda talmente divertenti che le raccontiamo ancora, nonostante siano passati più di dieci anni. Mi ricorda la sua vecchia Golf GT blu, le nostre scorazzate notturne, i pedinamenti degli ex fidanzati... roba che ora prende il nome di stalking ed è passibile di denuncia: )

Il mondo visto dallo spazio, in versione violini, dei Delta V. Mi ricorda un vecchio amico, con cui sono ancora in sporadicissimo contatto tramite qualche commento su Facebook. Mi ricorda quanto sono stata cretina a donargli il mio cuore solo perché lui lo calpestasse bellamente dopo chilometri di parole meravigliose gettate alle ortiche. Malgrado questo doloroso ricordo legato alla canzone, quando l'ascolto, non provo niente di brutto, ormai. Mi concentro sui violini e m'inebrio della musica.

Solo tu dei Matia Bazar. La canzone preferita di mia madre, non posso non amarla anche io. Per restare in tema dico anche Ladybug dei Bumblebee Unlimited. Un'altra canzone fra le preferite di mia madre. Bellissima. Ho il vinile di entrambi i brani e tutti e due i pezzi sono del 1978.

La sconosciuta Solidea, degli estAsia. Li amo, punto e basta. Che dite? Non li conoscete? Beh, peggio per voi.

Underwater Love degli Smoke City. Pezzo stupendo e soprattutto bellissimo video, dove per la prima volta, viene usata la tecnica del fermo immagine che ruota. Una tecnica divenuta poi famosa con l'uscita al cinema del primo Matrix. Vi ricordate Neo che schiva le pallottole sul tetto?

Work di Kelly Rowland. Una canzonetta decisamente pop e tremendamente easy and ma vi sfido: provate ad ascoltarla restando completamente immobili, è un’impresa impossibile. Bella donna, bella persona, bella voce, bel ritmo. 


Weapon of Choice di Fatboy Slim. In generale lo adoro, mi piacciono praticamente tutte le sue canzoni, ma questa è sicuramente una delle mie preferite. Come se non bastasse in questo video c’è un grandissimo Christopher Walken; se non l’avete mai visto, vi consiglio caldamente di farlo ora:




Last Train To Wherever dei Telepopmusik. Un pezzo strano, per loro, dall’atmosfera quasi horror. Questo gruppo mi piace da matti, quindi devo ricordarvi anche la stupenda Breathe, sicuramente più famosa di Last Train To Wherever. Quando ascolto i loro pezzi, mi faccio dei viaggi mentali da paura : ) Sempre a proposito dei Telepopmusik, adoro e invidio letteralmente il timbro di voce caldo, sensuale e graffiante di Angela McCluskey, perciò ogni cosa canti, per me ha un fascino assolutamente unico. Il pezzo che preferisco, nel quale lei presta la sua magica voce è Don’t Look Back. Ve lo faccio sentire:


One Step Closer, dei Linkin Park, gruppo che ho sempre apprezzato molto e che mi ha salvato in tempi oscuri. Di questo pezzo in particolare amo la cattiveria, un po’ come adoro per lo stesso motivo Stupify dei Disturbed. Ho sempre sognato di gridare in faccia a qualcuno con tutto il fiato che ho in corpo un ringhioso SHUT UP, WHEN I’M TALKING TO YOU!!!

Non posso dimenticare i 30 Seconds to Mars, che mi fanno letteralmente impazzire. Le amo tutte, ma il video e il pezzo A Beautiful Lie, per me è qualcosa di unico. 


Finisco questa lista a malincuore perché di canzoni che amo ce ne sarebbero ancora mille, ma voglio terminarla con un pezzo-droga del tipo "O lo ami o lo odi". Beh, io lo amo. Da morire. Parlo di Happy, di Pharrell Williams. Ogni volta che la ascolto, sorrido e mi sento bene, questo per me non ha prezzo. 

lunedì 3 novembre 2014

127.0.0.Monaco di Baviera -Schloss Nymphenburg- Giorno 5

03 novembre 0 Comments
Eccomi di nuovo a parlare della Germania, nello specifico del bellissimo territorio bavarese.

Premetto che purtroppo le fotografie da me scattate all'epoca sono a dir poco inguardabili, perciò ringrazio Wikipedia per il prestito : )

Oggi, proseguendo con il diario di viaggio della mia prima volta in Baviera (un’estate di molti anni or sono) vi parlerò di un castello in particolare: Schloss Nymphenburg, tradotto: il Castello delle Ninfee.



La reggia di Nymphenburg, costruita su progetto dell’architetto italiano Agostino Barelli a partire dal 1664 in stile barocco e successivamente ampliata con elementi rococò e neoclassici, è situata al margine occidentale della città e un tempo, quando Monaco era molto più piccola, fungeva da residenza estiva dei principi elettori e dei re bavaresi, immersa in aperta campagna. 

La sua costruzione venne commissionata dal principe elettore Ferdinando Maria di Baviera per la neomamma e sposa Enrichetta Adelaide di Savoia a seguito della nascita del loro primo figlio, Massimiliano Emanuele. Negli anni successivi, il castello venne ampliato con diversi edifici commissionati ad altri due architetti italiani e vennero aggiunte le scuderie di corte e l’Orangerie nella zona nord. Infine, un grande spazio circolare, in tedesco Schlossrondell, con palazzi barocchi (come il Kavaliershäuschen - le logge del cavaliere), fu eretto dal figlio di Massimiliano Emanuele, il futuro imperatore del Sacro Romano Impero: Carlo VII.

Questa residenza fu creata sul modello dei palazzi reali francesi e le sue dimensioni sono davvero impressionanti; soltanto le facciate sono lunghe circa 700 metri e una delle sue stanze (Steinerner Saal, dove è stato battezzato Ludvig II) occupa più di tre piani del corpo centrale. 

All'interno del suo immenso parco ci sono, come ho detto prima, altri piccoli castelli, cappelle private, un biergarten, e alcuni musei come quello delle carrozze o delle porcellane, tanto per fare due esempi. Come sempre, quindi, vi consiglio scarpe comode perché a Monaco non scherzano affatto; fanno tutto in grande.



Questa reggia è un luogo importante per la Baviera poiché vi morì il Re Massimiliano I e perché Ludwig II, il famoso Re Delle Favole, nacque proprio quì, il 25 agosto 1845 in un piccolo letto, decorato da stoffe verdi, nemmeno troppo regale.

Il parco del castello veniva percorso dai Wittelsbach in carrozza o addirittura in barca, visto che è diviso a metà da un canale navigabile. Ai capi del canale, decorati con statue di divinità greche e cascate d’acqua, vi sono due laghi, dimora di splendidi cigni bianchi, gli animali preferiti dal Re Ludwig II.

Un altro consiglio che posso darvi è di munirvi dell’audioguida, se volete gustare tutte le bellezze del castello. Vi assicuro che sono tantissime. Personalmente consiglio la visita a tutte le strutture del parco, anche se la cosa vi porterà via mezza giornata almeno. Il biglietto completo comprende l’ingresso a Badenburg (che contiene una piscina riscaldata ed è decorato con antiche carte da parati provenienti dalla Cina), Magdalenenklause, Schloss Nymphenburg, Marstall-museum, Apollotemple, Pagodenburg e Amalienburg (che contiene la sala degli specchi e il canile che ospitava i cani da caccia della casata). Non dimentichiamo anche la possibilità di passeggiare per l’immenso giardino di 200 ettari – per farvi un’idea pensate che il Central Park di NY è 341.

Pagodenburg

In particolare vi consiglio Magdalenenklause, una bellissima cella eremitica costruita nella parte più fitta del bosco, eretta appositamente 'in rovina' per simboleggiare la povertà, la solitudine e la caducità di ogni cosa terrena. La cappella di Santa Maria Maddalena è stata concepita come una grotta, decorata con migliaia di piccole conchiglie, dall'effetto visivo stupefacente assicurato. E’ uno spettacolo da non perdere.

Magdalenenklause



La mia stanza preferita in assoluto del castello, devo ammettere per niente appariscente rispetto alle altre, è la Galleria delle Bellezze. Ex sala da pranzo “piccola” della reggia, ospita decine di ritratti di donne bellissime, dipinte da svariati pittori dell’epoca. Questa galleria è stata fortemente voluta dal Re Ludovico I e fra tutte quelle donne spicca un volto in particolare, quello di Lola Montez, la sensuale ballerina che gli rubò il cuore scatenando uno scandalo senza pari in tutto il Regno. Il nonno di Ludwig II Re delle Favole, nato per altro nello stesso padiglione del castello, dovette abdicare a causa di questa relazione clandestina, passando il trono al figlio Massimiliano II, padre di Ludwig.

Un giorno vi racconterò brevemente la storia di questa famiglia, o meglio gli anni che intercorsero dalla nascita fino alla morte di Ludwig II. Vi assicuro che non potrete restare indifferenti. Cercherò di narrarla come fosse un romanzo, così da non annoiarvi con dettagli storico-politici che si sa, non piacciono a nessuno, nemmeno a me.

Tornando alla reggia, un’altra ala che amo molto è l’ex scuderia, che ora contiene il museo delle carrozze. Lì potrete vedere le slitte, lussuose e spartane, che Ludwig II usava per le sue passeggiate notturne in solitaria con il suo amatissimo cavallo Cosa Rara. Al piano di sopra, invece vi è un’interessante esposizione di porcellane bavaresi.

Oggi Nymphenburg è aperto al pubblico, ma continua anche ad essere casa e cancelleria per il capo della casa di Wittelsbach, attualmente Francesco duca di Baviera.

Dal parco del castello potrere arrivare anche al grande Giardino Botanico di Monaco. 

È possibile visitare Schloss Nymphenburg prendendo il tram numero 17 in direzione Amalienburgstrasse. Questa linea passa attraverso il centro città, tra Karlsplatz (ricordate la fontana simile a quella di Genova, di cui vi ho già parlato?) e la stazione ferroviaria principale (Hauptbahnhof). Ci vogliono circa 20 minuti per arrivare dal centro della città al palazzo con il tram, quindi se potete evitate di andarci a piedi, visto che dentro alla tenuta dovrete camminare per chilometri.

sabato 1 novembre 2014

Listography #19: Your most embarrassing moments or habits

01 novembre 2 Comments


 Le peggiori figuracce

Ohhh, questa sì che sarebbe una lista complicata e lunga ammazzata. Potrei scriverci un libro essendo io una specialista ed avendone collezionate a profusione, ma mi limiterò a raccontarvene una sola che è l’apoteosi delle figure di merda. L’archetipo di ogni peggior figura. L’Unica Figura (suona un po’ come l’Unico Anello) che merita di essere lasciata ai posteri.

La intitolerò Quando rischiai di uccidere Lucio Dalla. ^^'

C’era una volta, nel 1994, un’apprendista segretaria presso lo studio di un famoso commercialista, in una zona molto chic della città. Il fratello di questo commercialista era un critico d’arte. Un giorno, forse nel '95, il capo dell’apprendista si presentò da lei con una busta in mano chiedendole la cortesia di consegnarla da parte del fratello al destinatario, fra un giro in banca e l’altro in posta. La ragazza osservò la busta, che diceva: Alla cortese attenzione del signor Dalla Lucio, SPM - Sue Personali Mani.

[Ok, vi autorizzo a prendermi per il culo, ma letto col cognome prima del nome non avevo minimamente capito che si riferisse al famoso a livello intergalattico Lucio Dalla e il mio capo si guardò bene dal farmelo notare, credendo ingenuamente che ci fossi arrivata da sola e che non avessi fatto una grinza... povero stolto.] 

Bene, l’apprendista si apprestò così a consegnare la busta, non molto distante dall’ufficio. Trovò subito l’imponente palazzo e si fece spiegare dal portiere allampanato, che non sganciò nemmeno un indizio sulla reale identità del destinatario, come arrivare. Avete presente quei palazzi-dedalo, dove devi prendere la scala B, poi l’ascensore a sinistra, poi il corridoio a zig zag, salire tre gradini, svoltare a U, fare un triplo carpiato con scappellamento a destra come fosse antani e suonare a un campanello senza contrassegni, come gli elicotteri neri del governo? Ecco.

Stremata raggiunse il portone dell’appartamento e suonò il misterioso campanello. La porta si aprì da sola tipo film horror e la ragazza entrò in quello che aveva tutto l’aspetto di un disimpegno abbastanza sciccoso col pavimento di morbida moquette. Al di là di un arco vide un salone enorme, elegantissimo e sgombro di mobili. Al centro della stanza, sul pavimento in legno (o marmo, non ricordo con precisione) troneggiava un meraviglioso pianoforte a coda bianco come la neve, con un omino piccolino e pelosetto simile a uno Hobbit, seduto, che a stento arrivava ai pedali.

Lì la nostra apprendista ebbe un sordido sospetto e gettò nuovamente un’occhiata veloce alla busta realizzando finalmente che Dalla Lucio, letto al contrario diventa Lucio Dalla. O_O

In preda a un leggero imbarazzo che potremmo tranquillamente definire panico - dovuto allo stupore improvviso di scoprirsi un’idiota, non tanto dall’incontro con Dalla - fece un passo avanti e al contempo lui si alzò dal pianoforte e le andò incontro.  La ragazza, lavorando in un prestigioso studio, non poteva certo vestirsi in jeans e maglietta come sempre, ma si era messa “in tiro” con tailler gessato, pantaloni lunghi eleganti e… tacchi. Ahhh i tacchi, che errore madornale fu quello.

L’apprendista, per quanto non fosse una stanga, era sicuramente almeno venti centimetri più alta del piccolo Lucio e instabile sui tacchi, anche a causa dell’imbarazzo, ebbe la pessima idea d’imbalzarsi nella listarella di metallo che separava il pavimento del disimpegno da quello del salone, rischiando di sfracellarsi al suolo in posizione vitruviana. Fortuna volle che il caro Lucio, con agile scatto come occhi di gatto, l’afferrò al volo prendendola in braccio ed evitandole di capitolare a terra.

Se pensate che sia questo l’archetipo delle figure di merda di cui vi ho parlato, sbagliate di grosso.

Il punto lambda fu raggiunto quando la ragazza, cadendo rovinosamente sul cantante, centrò con il suo mento, la pelata del povero Lucio, che quel giorno oltretutto non portava il suo consueto zuccotto di lana. La violenza della capocciata fu tale che se avesse avuto la lingua fra i denti se la sarebbe certamente amputata (e anche lui) e sulla testa di uno dei mostri sacri della musica italiana spuntò una chiazza rossa bernoccoluta degna dell’intervento di un’ambulanza o di un fumetto giapponese.

Per fortuna Dalla si dimostrò un cavaliere gentiluomo; non denunciò la ragazza per tentato omicidio; anzi, si premurò tutto preoccupato di sapere se si fosse fatta male, scherzando sul suo essere diversamente alto e diversamente capellone.

Qui potete vedere Lucio che si accarezza il bernoccolo.


Qualche anno dopo rischiai di investire con lo scooter Cesare Cremonini. Sbucò all'improvviso da sotto il portico di Via Nosadella in contromano sulla bicicletta e per poco non lo feci secco. Ma non girava per i colli Bolognesi su una Vespa Special  anni‘60?
Insomma, la morale della favola è che devo stare lontana dai personaggi famosi, considerato che ogni volta rischio di farne fuori uno. Non so come abbia fatto a sopravvivere così a lungo Andrea Roncato, visto che abbiamo abitato vicini per anni e lo incontravo un giorno sì e l'altro pure. ^^'

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