mercoledì 25 giugno 2014

# InterView

InterView: Napoli - Valeria


Napoli per me è stata un colpo di fulmine. Quando ci sono andata la prima volta, l’ho guardata negli occhi e mi sono immediatamente innamorata.
Voglio dedicare quindi questa mia quarta intervista, per la mia etichetta InterView a Valeria. Una mia collega, nonché carissima amica napoletana Doc, che ha la sua città natale nel cuore.
Grazie Vale, mi hai donato uno spaccato di Napoli che strizza veramente il cuore.

Ribalterei il detto, sapete? Non potete mica morire, se prima non avete visto Napoli.

'Vide Napule, e po’ muore.’ Cosa c’è di vero in questo detto? 

Mah… di vero c’è quello che ognuno di noi vuole vedere nel suo cuore!
Il detto si riferisce piuttosto alla cosiddetta “pace dei sensi”, ovvero la comunemente detta: morte!! La vista del mare, del Vesuvio, l’allegria che talvolta si respira nella Napoli di chi sa guardarla con gli occhi del cuore, crea quasi una sorta di estasi dei sentimenti, delle emozioni. Guardare la luna specchiarsi nel mare all’ombra di Castel dell’Ovo… non c’è droga che tenga… Per questo vedi Napoli e ti si calma il cuore. Quasi come nella morte, vista in questa caso come un evento “positivo”, appunto di “pace estrema”.

Questa è un’intervista particolare perché tu sei napoletana verace. Le interviste che ho fatto fin’ora sono tutte frutto di viaggi mentre nel tuo caso, hai la città natale nel cuore. Spiegheresti ai lettori che non ci sono mai stati cos’ha Napoli di così meraviglioso? 

Tanto per cominciare è la città nella quale sono nata! Speciale per forza perché come per ogni uomo, il paese natale regala il primo respiro che incamera nei polmoncini ancora addormentati, stampandosi come un marchio nell’anima! 
Vi parlerò di Napoli attraverso le leggende dalle quali ne derivano le origini e sarete trascinati dalla magia!
Napoli è collegata al celebre mito della Sirena Parthenope, per questo i napoletani sono detti partenopei. Parthenope fu la sirena che non riuscì, con il suo canto, ad ammaliare Ulisse che pur di resistere, si fece legare all’albero maestro della nave. Per questo motivo la sirena morì sull’isolotto Megaride, dove oggi sorge Castel Dell’Ovo. E’ proprio qui che un gruppo di coloni fondò il primo nucleo cittadino (V secolo a.C) detto proprio Partenope.
Una seconda leggenda invece narra che la sirena napoletana si fosse innamorata del centauro Vesuvio e questo amore scatenò la gelosia di Zeus che li punì ferocemente: lui diventò un vulcano, lei la città di Napoli…
A parte le leggende, Napoli è straordinaria strutturalmente parlando, poiché è una delle poche città al mondo che ha conservato l’antico tracciato viario greco – romano fatto di cardini e decumani (i suggestivi vicoli di Napoli).
E’ per questo che il centro antico della città è incluso nell’elenco dei beni considerati patrimonio dell’Umanità protetto dall’Unesco!

Quale punto di Napoli hai particolarmente nel cuore e perché? 

Porto nel cuore la mia città, Torre Annunziata, cittadina alle falde del vulcano, a pochi km da Napoli. Città della pasta e dei pastifici, città di mare e di pescatori. Se passate da Napoli, fate un giro anche li. A dispetto di quello che dicono e di tutti i problemi della città, Torre Annunziata è un presepio sul mare…

Non voglio parlare dei problemi di Napoli che tutti noi conosciamo perché balzano sulle cronache dei giornali, voglio concentrarmi sugli aspetti stupendi di questa città. Uno di questi è la pizza. Dove si mangia la pizza più buona di tutta Napoli?

Una delle più antiche e note pizzerie di Napoli è “Antica Pizzeria” da Michele a Forcella. Sulle pareti della pizzeria due poesie che hanno il titolo delle pizze servite, poche ma buone, A Margherita e A Marinara!

Ci parli un po’ di San Gennaro e del suo ricorrente miracolo del sangue?

San Gennaro è detto anche “faccia gialla” poiché la sua statua è di bronzo!

Il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro avviene 3 volte l’anno: la vigilia della prima domenica di Maggio, il 16 Dicembre, ovvero anniversario dell’eruzione del Vesuvio, e il 19 Settembre, data del martirio. Nelle tre date suddette il sangue contenuto nelle ampolle di vetro, normalmente rappreso, si liquefa spontaneamente. Il sangue ribolle divenendo rosso vivo. Se ciò non accade è presagio di sventura. L’ultima volta che il sangue non si è sciolto, Settembre 1980, a Napoli ci fu il terremoto. Gennaro era il Vescovo di Benevento incarcerato in seguito alle persecuzioni contro i cristiani ad opera di Diocleziano nel III secolo, decapitato a Pozzuoli. La processione del miracolo inizia dal duomo, (cappella del tesoro) fino ad arrivare a Santa Chiara. E’ un’esperienza unica.

Andiamo a cena in un ristorantino di specialità napoletane, cosa mi consigli di mangiare?

A’ menesta maretata (la minestra sposata)! Piatto tipico napoletano, dalla lunghiiiissima preparazione: selezioni di carni e verdure, e unione sublime dei due ingredienti! Bietole, cicoria, cime di rapa, cavolo cappuccio, cotenne di maiale grasse, tracchie osso di prosciutto, salsicce e lardo a volontà!
Mozzarella di bufala, leggendariamente cibo prelibato e riservato solo agli Dei! Si narra infatti che la mozzarella sia stata inventata da una figlia di Giove che viveva nella Campania Felix. La ninfa all’alba di ogni giorno mungeva le sue bufale e dopo un laborioso e segreto procedimento ottenuto dal latte, filava la cagliata e da questo tenero impasto ne “mozzava” pezzi di forma sferica, ottenendo la Mozzarella di Bufala!
Come dolce: pastiera e sfogliatella e per finire il mitico caffè!

Tu sei giovanissima, ma essere napoletani dentro non ha nulla a che fare con l’età, quindi ti farò lo stesso questa domanda: La musica napoletana, ce ne parli un po’? 

Per parlarvi della musica Napoletana sceglierò due pezzi tratti dai miei 2 brani preferiti, dei quali cercherò di spigarne il significato perché al di la delle parole, in molti casi si tratta di vere e proprie poesie, la musicalità Partenopea ha uno stampo che definirei melanconico, che suscita nell’ascoltatore amarezza e pace, malinconia struggente, ma sempre speranza. Sentimenti allo stato puro.

La prima che cito è “Core ‘Ngrato” (cuore ingrato): di A. Sisca, musiche di S. Cardillo.
(Un innamorato ferito e abbandonato dice alla sua amata):
Catari, pecchè me dice sti parol amare? (Caterina perchè mi dici parole amare?)
Pecchè me parle, e o’ core me turmiente, Catari? (Perché parlando mi tormenti il cuore…Caterina?)
Nun te scurdà ca t’aggio dato ‘o core, Catari nun te scurdà! (Non dimenticare che ti ho dato il mio cuore, non dimenticarlo mai!)
Core, core ‘ngrato t’hai pigliato a vita mia, tutt’ è passato e nun ce pienze cchiù? (Cuore, cuore ingrato, hai rubato la mia vita, ma adesso tutto e passato e a me non ci pensi più?)

Il secondo testo è “O ssaje comm fa ‘o core” (lo sai come batte il cuore…): di Massimo Troisi, musiche di Pino Daniele.
(Un uomo racconta la difficoltà e il dolore provocati dall’essersi innamorato di una donna già impegnata):
Tu stive ‘nzieme a n’ato  je te guardaje 
(Tu eri fidanzata con un altro e io rivolsi a te uno sguardo)
e primma ‘e da’ ‘o tiemp all’uocchie pe’ s’annammurà’ gia s’era fatt’ annanze’ o core 
(E prima che gli occhi potessero innamorarsi alla tua vista, tu eri già nel mio cuore)
A me, a me ‘o ssaje comme fa o core quann’ s’è nnammurat 
(Lo sai come batte il cuore quando si è innamorato)
Struggenti e sognanti! Buon Ascolto!

Se ti dico: Mesàle. Cosa mi rispondi? 

Ti rispondo che sento l’odore di casa! Del pranzo della domenica, vedo gli occhi dei miei genitori e di mia sorella.

Mesàle è la tovaglia che si utilizza per preparare la tavola per il pranzo o la cena. Quando si tira fuori o’ mesàle siamo tutti felici!!
Deriva probabilmente da mensa, e da commensale!

C’è un detto napoletano che mi piace moltissimo:

“Pure ‘nu caucio ‘nculo fa fa’ ‘nu passo ‘nnanze.”

Tu hai lasciato Napoli per trasferirti al nord. E’ stata una scelta difficile, diciamo pure dolorosa come un calcio nelle terga! E’ vero che fa fa’ ‘nu passo ‘nnanze? 

Il detto si riferisce alle cosiddette raccomandazioni, per andare avanti nella vita (per fortuna non sempre) serve un calcio nel sedere.

A me nessuno me lo ha dato in quel senso, tutto quello che ho è solo merito mio e delle persone che mi hanno sostenuto volendomi bene.
Si!….è doloroso vivere lontano da Napoli.

Secondo te, chi intende visitare Napoli per la prima volta cosa non deve assolutamente perdersi? 

Le voci, gli odori, e quello che c’è intorno. Intendo dire che chi visita Napoli deve guardare dovunque tranne che dove cammina. Deve immergersi senza paura dello scippatore di turno, deve volare facendosi trasportare dalla magia. Napoli è nascosta li, non in quello che vedi con gli occhi analitici e freddi. Napoli è nell’aria… e nel suo meraviglioso cielo che le fa da specchio… tenete lo sguardo fisso in su e vedrete Napoli!

Io sono stata a Napoli una volta sola, l’anno scorso e ci ho lasciato il cuore. E’ bellissima, di una bellezza paradossale, malgrado le sue cicatrici. Tutt’ora se mi capita di parlarne mi si incrina la voce di commozione. Perché Napoli è così maledettamente struggente? 

Tutto ciò che è maledetto porta con se un fascino speciale. E’ il fascino delle viscere. Napoli è meravigliosa perché è una donna primitiva. Nasconde in se il bene e il male allo stato primordiale, quasi senza educazione. E’ vero, gli uomini primitivi vivevano come le bestie, la civiltà ci ha insegnato tante cose, ma ci ha reso aridi, artificiali, poco spontanei. Napoli è tutto il contrario. E’ una donna bella al mattino, un bambino che beve dal collo della bottiglia e il sorriso di chi non chiede nulla, solo di essere amato un po’. E’ la semplicità che tutti forse nella vita cerchiamo invano, per essere felici.

Come può un turista visitare i quartieri spagnoli, a detta di tutti, molto pericolosi?

Comportandosi come se fosse a casa propria. Il linguaggio del corpo dice più di ogni altra cosa e i mascalzoni di ogni paese, sono degli ottimi osservatori!

Ci scrivi una poesia al volo, una cosetta improvvisata che viene dal cuore, sul Golfo di Napoli? 

Pur’ rind u’ cor (anche nel mio cuore),
ti sento tormentata,
Vorrei poter fare qualcosa,
ma ti ho abbandonata,
e si l’ammore pò guarì e ferit (e se l’amore può guarire le ferite),
io posso solo continuare ad amarti,
sperann’ nu’ bell juorn (sperando che un bel giorno),
e m’ scetà  nzin a ttè (di svegliarmi tra le tue braccia).

Cosa ti manca di più in assoluto della tua città da quando vivi al nord? (affetti di parentela a parte, ovvio) 

Mi manca la cognizione del tempo. Qui tutto va troppo in fretta e la vita è già breve di per se. Il tempo va scandito con il respiro. Da quando sono qui non riesco più a farlo. 

Visto che Napoli è la tua città, farò una cosa alla Marzullo: Fatti una domanda su Napoli e datti una risposta! 

Domanda: Perché si dice che i napoletani hanno una marcia in più?

Risposta: Lo spiego con la motivazione addotta al conferimento della medaglia d’oro al valore militare conferita a Napoli nel 1943, durante le 4 giornate di Napoli:

“Con un superbo slancio patriottico sapeva ritrovare, in mezzo al lutto e alle rovine, la forza per cacciare dal suolo partenopeo le soldatesche germaniche sfidandone la feroce disumana rappresaglia. Impegnata un’impari lotta col secolare nemico offriva alla patria nelle Quattro Giornate di fine settembre 1943, numerosi eletti figli. Col suo glorioso esempio additava a tutti gli italiani la via verso la libertà, la giustizia, la salvezza della Patria.”
Napoli, 27 – 30 settembre 1943.

Ultima domanda: Se Napoli fosse: 

Se Napoli fosse una pianta… sarebbe una pianta grassa. Perché lei e la sua gente si adattano dovunque, perché ha dovuto cacciare fuori tante spine per difendersi, e cosi come le piante grasse conservano l’acqua per i momenti di siccità… Napoli si arrangia sempre, conserva sempre qualcosa per vivere ancora un giorno… cosi la sua gente ha sempre una candela per trovare un po’ di luce nella lunga e buia notte che sembra non finire mai…

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