domenica 29 gennaio 2017

Diario di Viaggio: Helsinki Giorno 3 - Davide

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Eccoci tornati al diario di viaggio dell'amico Davide! Siete pronti per il giorno 3? :)

08/08/2010

            Scrivendo la data di oggi penso ai montalesi che sono andati all'Aquila. Io invece ho fatto un altro bel giro nella capitale finnica. La stanchezza del giorno prima non ci ha aiutati; quindi abbiamo intervallato i nostri itinerari con molte pause.

            Cominciamo dal riprendere l'itinerario 5, ma prima facciamo una breve tappa alla fontana di Diana e alla Johanneksen Kirkko per far loro le foto alla luce del giorno. Sulla vetrina di un negozio vediamo un simpatico cartello per i cani (e per i loro padroni): “vietato fare la cacca sul marciapiede”.
            Arriviamo al Memoriale dei Navigatori (Merenkulkijoiden Muistomerkki) in Ursinin Kallio; nello stesso posto, poco lontano, c'è anche uno skate park (deserto, data l'ora) e le ben già note tartarughe – anche Davide e la tartarughina della mia borsa ci fanno le foto sopra.
            Proseguendo su Merinkatu arriviamo a Villa Ensi, famosa per avere due sculture sul suo ingresso. In Armfeltintie troviamo un altro piccolissimo parco dedicato a Juhani Aho, autore finlandese. Ci dirigiamo verso il parco Eiranpuisto, deserto (a parte due tipi che dormivano sul prato) e curatissimo, e, dopo, verso la Agricolan Kirkko.
            Continuiamo facendo il giro della zona delle ville: Eiran Sairaala (ex ospedale), Villa Johannan (considerata una delle più belle ville di Helsinki) e infine le case colorate in Jugenstyl in Huvilakatu (dove troviamo anche una Vespa con tanto di sidecar).
            Ritorniamo alla Johanneksen Kirkko e al Museo del Design, qualche foto al Koulupuisto e andiamo verso il centro per riposarsi un po'. Decidiamo di entrare nel Duomo, ma non ho l'abbigliamento adatto, così siamo tornati in hotel dove ho preso e infilato in borsa una maglietta e un paio di pantaloni. Per tornare in centro abbiamo preso il tram.


            Come la Agricolan Kirkko, anche il Duomo all'interno è piuttosto spoglio, fatta eccezione per l'organo.

            Dato che era mezzogiorno, siamo andati al mercato per pranzo. Davide ha preso i totani e le patate (crude) e io delle palline di carne di mucca con le cipolle. È stato un errore perché erano molto pesanti. Comunque ho avuto tutto il tempo per smaltirle. Al momento di pagare un malinteso: la tipa del banco ci chiede “sixty euros”. È troppo! Davide le dà 50 euro e mi chiede se ne ho 10. Stavo aprendo il portafoglio quando Davide vede la tipa che sta per fargli il resto. Il dialogo:
            Davide: “Sixty euros?”
            Ragazza: “Sixtyn euros!”
            Rachele: “Sixty or sixteen?”
            Ragazza: “Sixteen!”
            Tutto risolto alla fine.

            La prima tappa del dopo pranzo è l'interno della Cattedrale di Uspenski, decisamente più ricca delle altre. Dopo la visita ci fermiamo dietro la chiesa e decidiamo il da farsi.
            Si parte per l'itinerario 2, che inizia da Piazza della Stazione (Rautatientori). Foto alla stazione (nella quale siamo entrati per sapere gli orari degli autobus), all'Ateneum e al teatro nazionale finlandese (Suomen Kansallisteatteri), con davanti la statua dell'autore Aleksis Kivi.
            Dietro al teatro si trova il Kaisaniemi Park, un parco che è ritrovo abituale degli studenti di lingua svedese. Vicino all'entrata si trova la scultura di un giovane alce. Con la cartina in mano, mentre decidiamo che percorso fare, si avvicina una ragazza che molto gentilmente ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto. Un po' spaesati (in Italia non sarebbe mai successo) ma con altrettanta gentilezza la ringraziamo dicendole di non averne bisogno. Vicino al parco si trova il Giardino Botanico dell'Università (Yliopiston Kasvitieteellinen Puutarha), nel quale decidiamo di non entrare ma guardiamo da fuori. Ci fermiamo a riposare sulle sponde del Kaisaniemenlahti (dove Davide si mette a sedere su qualcosa di strano, forse cacca di papera).
            Poco dopo ripartiamo, attraversiamo il Ponte Lungo (Pitkänsilta) e ci ritroviamo in Hakaniementori, che la mattina ospita il mercato. Dall'altra parte della strada si trova l'ennesimo piccolo, curatissimo e fiorito parco con la statua Nyrkkeilijät (“I due boxer”) – ovviamente ci facciamo le foto sceme. Sempre lì vicino c'è l'Ympyrätalo (Round House) e l'edificio residenziale Arena.
            Allunghiamo l'itinerario – per colpa mia – per vedere il sexy shop Aikuisten Lelukauppa, di proprietà del signor Valo (!). Dato che ci siamo, vediamo anche il piccolo parco Karhupuisto – che ha la statua di un orso – e la chiesa di Kallio (Kallion Kirkko), che ha uno splendido giardino davanti. Ci siamo anche entrati – ovviamente era spoglia – e io ho approfittato del bagno per fare pipì.
            Finita la deviazione, ci troviamo di fronte all'Eläintarhanlahti, un golfo, sul quale continuiamo la nostra passeggiata, arrivando nella zona delle ville in legno, dove regna una pace assoluta. Tra queste la più importante e la più bella è sicuramente Villa Kivi, sul mare, in legno bianco e usata dagli scrittori per cercare l'ispirazione. Villa Kivi e tutte le altre ville sono immerse nel verde, dal quale ha fatto capolino un coniglietto.
            Continuando arriviamo al Giardino d'Inverno (Kaupungin Talvipuutarha) – che è semplicemente magnifico. Lì vicino c'è lo stadio e dovremmo uscire dal Giardino e fare un lungo giro per arrivarci. Davide esclama: “Col cazzo!”, vediamo delle transenne (una parte del giardino era in ristrutturazione), le spostiamo, passiamo, le rimettiamo a posto ed arriviamo allo Stadio in poco tempo.
            Finalmente allo Stadio Olimpico (Olympiastadion)! Facciamo il biglietto per salire sulla Torre (72 metri). Fortunatamente per noi si può salire i primi 11 piani (su 13) solo con l'ascensore! La vista è mozzafiato e si riesce a vedere tutta la città. Da lassù telefono a babbo per dirgli dove sono. Infatti lo stadio è intitolato a Paavo Nurmi, il “finlandese volante”, un famoso maratoneta degli anni '20, al quale, insieme a Lasse Viren (corridore degli anni '70), hanno dedicato due statue fuori dallo stadio – e babbo, corridore veterano, ovviamente sa chi sono. Non siamo potuti entrare dentro lo stadio perché era in ristrutturazione.


            Si continua lungo Töölönlahti, pieno di persone che camminano, fanno jogging e vanno in bici, mentre noi ogni tanto ci concediamo una pausa. Attraversiamo l'Hakasalmen Puisto, che si trova nei pressi di casa Finlandia (Finlandia Talo), in ristrutturazione. Dall'altra parte della strada si trova il Museo Nazionale (Suomen Kansallismuseo), sul cui ingresso si trova la statua di un orso.
            Nei pressi c'è anche il Parlamento, il Museo di Arte Contemporanea Kiasma (mi sarebbe piaciuto andarci, altro motivo per tornare a Helsinki), il palazzo di vetro (Lasipalatsi) e il centro commerciale Kamppi.

            Anche se mancano poche cose da vedere, torniamo alla stazione e, distrutti, ci avviamo in albergo. All'hotel chiediamo ad Aino informazioni sul bus rosso della Koff (sul quale si può fare il giro turistico della città bevendo birra, ma che purtroppo non circola nel fine settimana) e Davide si fa spedire le cartoline.

            Dopo la doccia andiamo a cena da “Subway”, a due passi dall'albergo, una catena di paninerie in cui scegli tipo, lunghezza e ripieno del panino. Ci mettiamo a sedere vicino alla vetrina e io noto che l'aria si è fatta verde. Chiedo a Davide se è scuro il vetro o è cambiato qualcosa nel cielo e lui punta sul vetro scuro. Detto ciò, si alza un fortissimo vento e si fa nero tutto d'un colpo. Mi accorgo che comincia a piovere e facciamo una corsa per tornare in hotel. Rientrati in hotel, scoppia un temporale. Chiediamo ad Aino che tempo farà domani: su Internet mette pioggia, ma lei ci dice che questi temporali vanno e vengono. Lo voglio sapere perché non è un granché passare la serata in hotel, inoltre avevamo deciso di andare al “Tavastia” – per il quale avevo pure rinnovato le Converse – ma niente da fare. Speriamo che domani sia bel tempo.
            Riporto i miei pensieri scritti quella sera stessa:

            ORE 21:25 – HELSINKI – 08/08/2010
            Ha cominciato a piovere! Una bufera! Ed è cominciata all'improvviso! È una pioggia torrenziale, speriamo che finisca presto. Abbiamo fatto in tempo a cenare, meno male che eravamo vicini all'albergo.
            NON VOGLIO RIMANERE IN HOTEL STASERA!


            P.S. ORE 23:10 – mi pare che abbia smesso...

sabato 21 gennaio 2017

Diario di Viaggio: Helsinki Giorno 2 - Davide

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Eccoci tornati con il secondo giorno di viaggio dell'amico Davide! Che ne dite di saltare a bordo e fare un giro con noi?

07/08/2010

            Sveglia presto, ci vestiamo e scendiamo nel piano interrato a fare colazione. La zona della colazione è un'elegante cantina in pietra. La colazione, a buffet, è varia e comprende sia dolce che salato. Io prendo del tè verde accompagnato da due paste (un cornetto vuoto e una pasta con le gocce di cioccolato) e il succo d'arancia. Davide invece prova il caffè (per dargli un po' di sapore ci mette lo zucchero!), dei biscotti e il succo. Ritorniamo in camera per lavarci i denti e partiamo.
            Il programma della mattina è visitare la fortezza di Suomenlinna. Mentre ci avviamo scattiamo di nuovo qualche foto alla Vahna Kirkko, al Lönnrotinkatu, alla statua di Eino Leino sull'Esplanadi e a Havis Amanda. Dopo andiamo in Kauppatori (piazza del mercato) per comprare i biglietti del traghetto. Notiamo che ci sono già alcuni banchi del mercato, qualcuno col tendone arancione (che vendono roba da mangiare – frutta, verdura e pesce, sia fresco che pronto per essere mangiato), altri col tendone bianco (che vendono soprattutto souvenir e pellicce). Ci mettiamo in coda per prendere il biglietto della JT Lines, ma era sempre chiuso e si formava già una bella fila. Ci accorgiamo che sta per partire un altro traghetto, quello della HKL; decidiamo allora di prendere quello. Il tragitto è breve e scattiamo molte foto ai vari isolotti che incontriamo – isolotti che spesso ospitano una sola casa!
            Alle nove e mezzo l'isola-fortezza si rivela estremamente tranquilla e quindi completamente godibile. Per visitarla seguiamo, in linea di massima e con qualche deviazione, la Blue Route.
            Appena scesi ci troviamo di fronte un edificio rosa del periodo russo, il Rantakasarmi. Lo attraversiamo e vediamo sulla nostra destra le case in legno e un edificio in mattoni rossi, che un tempo era una scuola. Sulla sinistra si trova invece la chiesa russa. Lungo il nostro cammino vediamo le mura difensive dell'isola e il museo militare in mattoni rossi.
            Raggiungiamo il centro informazioni dove chiediamo una cartina dell'isola, attraversiamo il ponte (Suomenlinna è formata da più isole collegate da ponti; le più importanti sono Iso-Mustasaari, dove siamo sbarcati, Susisaari e Kustaanmiekka).
            Camminiamo, attraversando i tunnel di pietra, anche solo per scoprire cosa c'è dalla parte opposta. Arriviamo nel cortile dove si trova la tomba di Ehrens Värd e un'ancora gigante. Vediamo anche dei cannoni – ce ne sono di tutti i tipi e di tutte le epoche sull'isola. Ci fermiamo un attimo a riposarci al parco Piper (Piperin Puisto), il più antico dell'isola.
            Si riparte! Dall'alto di una collinetta vediamo una spiaggia dove è possibile fare il bagno: un po' di tentazione c'è, ma non abbiamo il costume e vogliamo andare avanti. Continuiamo la nostra passeggiata a Kustaanmiekka, vediamo altri cannoni e le trincee scavate dentro le colline. Arriviamo nel Rantavarustus, uno dei punti più meridionali dell'isola, da dove si può godere di una bella vista del Golfo di Finlandia.
            Torniamo verso nord; attraversiamo poi un tunnel molto buio e arriviamo al King's Gate, uno dei punti panoramici più famosi dell'isola, dove ci fermiamo un po' – Davide ha odiato immensamente una famiglia che si era seduta proprio nel mezzo e che secondo lui gli rovinava le foto. Continuando, vediamo il memoriale ai caduti e i bastioni Hyve (virtù), Kunnia (onore) e Hyvä Omatunto (buona coscienza); quest'ultimo ospita un teatro estivo, mentre Hyve una sala da tè giapponese.
            Arriviamo al sottomarino Vesikko, l'ultimo rimasto in dotazione alla Finlandia e trasformato in museo. Decidiamo di visitarlo: l'interno, ovviamente molto stretto, mostra come si viveva dentro al sottomarino. Era piuttosto interessante, anche se pagare 4 euro per cinque minuti di visita ci è sembrato un po' esagerato.
            Torniamo indietro a riprendere il traghetto. La visita alla fortezza ha richiesto circa tre ore, un tempo giusto per visitarla a dovere. Non abbiamo però visitato il museo del giocattolo: motivo in più per tornarci!
            Affamati, andiamo a pranzare al mercato. Dopo aver girato un po' prendiamo una porzione di anelli di totano e verdure per me e una fetta di salmone per Davide: molto buoni e a un prezzo ragionevole. Decidiamo che pranzeremo sempre al mercato. Piuttosto pieni, ci rimettiamo in marcia per smaltire, e Davide si accorge di aver lasciato la borsa al mercato! Fortuna che siamo a due passi dal banco dove ci siamo fermati e la borsa era rimasta lì; così, entrambi con una fibrillazione atriale maligna, riprendiamo il nostro giro, che prevede la zona di Piazza del Senato (Senaatintori) con i suoi dintorni e il quartiere di Katajanokka.
            La prima tappa – obbligatoria – è il Duomo (Helsingin Tumiokirkko), ma non possiamo entrare causa una qualche funzione religiosa. Ad ogni modo è incredibile vedere come il bianco dei muri e il verde delle cupole risalti nel cielo azzurro sgombro di nuvole. Alla destra del Duomo si trova l'Università (Helsingin Yliopiston), con accanto la sua biblioteca, e alla sinistra il Palazzo del Governo (Valtioneuvoston Linna), due edifici molto simili.
            Proseguiamo poi su Aleksanterinkatu, dove un negozio di souvenir ha, fuori dalla porta, una renna impagliata! Facciamo la fila per fare la foto: l'immagine ritrae Davide che, con sguardo pseudo-cattivo, tenta (invano) di strangolare la povera bestia.


            Andando avanti si trova la residenza del sindaco, una bassa casa rossa. Ci avviamo verso la Cattedrale di Uspenski (Uspenskin Katedraali), la chiesa ortodossa fatta costruire durante il periodo russo. Anche qui, purtroppo, non riusciamo a fare le foto, causa matrimonio.
            Il nostro itinerario comunque prosegue nel quartiere di Katajanokka. A farci da ingresso ci sono i due edifici Tallberg (in rosso) e Aeolus (in verde chiaro). Mi viene sete e compro una bottiglietta d'acqua a un chiosco: 3 euro! Tra l'altro il tipo del chiosco mi ha venduto una bottiglietta di vetro, quindi sono costretta a finirla subito; si presenta la questione di capire in quale contenitore vada buttata (ovviamente fanno la raccolta differenziata), dato che le scritte sono solo in finlandese. Sto per chiedere informazioni, quando vedo delle persone che buttano una bottiglia di vetro; seguo l'esempio e si riparte.
            Ci addentriamo in Katajanokka, il quartiere elegante di Helsinki. In questa zona convivono stili vecchi e nuovi: si va dal neoclassicismo al romantico nazionale, dallo Jugenstyl all'arte contemporanea. Proseguendo in Luosikatu vediamo un vecchio modello di FIAT Punto verde – scusate, ma mi sembrava di dovere mettercelo.
            Continuando la passeggiata vediamo gli edifici Eol, Olofsborg e il casinò. Vediamo per la prima volta delle grosse tartarughe di pietra ai bordi di alcune strade; in seguito scopriamo che il buco che hanno sul guscio serve per metterci i pali dei cartelli stradali. Ce ne sono dappertutto in città e la sottoscritta, moderna amazzone, ci monta a cavalcioni – come documenta la foto scattata dal di lei paziente compagno di viaggio.


             Arriviamo davanti all'ex prigione di Katajanokka, ora albergo a 5 stelle, un bell'esempio di recupero di un edificio. Continuiamo lungo la costa, vedendo la rompighiaccio e le varie isole di fronte a noi. Ci fermiamo un attimo sugli scogli di Matruusinpuisto a riposare e poi si riparte: si torna verso il centro città.
            Andiamo a vedere il Palazzo presidenziale (Presidentinlinna) e Stora Enso, opera dell'architetto Alvar Aalto. Prendiamo Pohjoisranta (da cui si può vedere l'isola di Korkeasaari, dove si trova lo zoo) e ci addentriamo nel cuore di Helsinki.
            Vediamo la più antica casa in legno della città, ora museo, e, proseguendo, un dipartimento dell'università. Lungo il percorso ci fermiamo nuovamente a comprare dell'acqua e scopriamo che è più conveniente comprarla nei supermercati. La gola mi istiga a comprare anche un succo di frutta che avevo visto spesso in giro, purtroppo però non sa di niente.
            Arriviamo nella zona politica della città, dietro Piazza del Senato. Qui Davide vuole fermarsi a vedere una fontana in stile moderno che sulla guida lo aveva ispirato, ma che ha miseramente deluso le sue aspettative; lì vicino si trovano la Sede degli Stati (Säätytalo) che ospita funzioni statali e la Banca della Finlandia (Suomen Pankki).
            Ritorniamo in Piazza del Senato e si parte con l'itinerario 5. Questo parte all'incirca dalla fontana di Havis Amanda, dove vediamo una piccola parata delle marine militari finlandese, danese, norvegese e svedese. Finita la parata, ripartiamo.
            Questo itinerario si snoda in luoghi meno frequentati dai turisti. Causa stanchezza, ne facciamo solo metà, rimandando il resto al giorno dopo.
            Andiamo verso il grande parco di Tähtitorninmäki, dove vediamo (solo dall'esterno) la Saksalainen Kirkko, il Monumento ai Caduti e l'Osservatorio, oggi sede del Dipartimento di Astronomia dell'Università. Ci fermiamo un po' a riposare: stare a piedi nudi sull'erba è fantastico e rilassante. Quando riprendiamo, vediamo un signore che tenta di far entrare il cane dentro la fontana del parco e il cane che guarda il padrone come se dicesse: “Vacci te!”. Vediamo anche sbucare dai cespugli un tenerissimo coniglietto che non vorrà farsi fotografare.
            Proseguendo il nostro cammino, passiamo davanti all'ambasciata russa e quindi entriamo in Kaivopuisto, parco che dà sul mare. Troviamo (miracolo!) una fontanella fatta a orso dove riempiamo le bottigliette. Vediamo anche un'alta piattaforma sorretta da una gru: Davide pensa che sia per vedere la città dall'alto e tenta inutilmente di convincermi a salire. Poi la verità: a giudicare dal ragazzo che si butta appeso a un filo, deduciamo che la gru serve per fare bungee jumping. Propongo a Davide di salire, dato che era così convinto... Siamo così coraggiosi che non riusciamo nemmeno a guardare.
            Usciamo dal parco e ci dirigiamo verso Ehrenströmsvägen dove vediamo la Statua della Pace. Rientriamo nel parco e visitiamo il quartiere delle ambasciate. Quelle più brutte e squallide sono quelle del Brasile e dell'Italia, che sembrano delle case popolari oltretutto venute male. Proseguendo vediamo anche le ambasciate di Francia, Regno Unito e U.S.A.. A quest'ultima, imponente, Davide fa delle foto, ma quando vediamo il cartello con il divieto di fotografare l'ambasciata e uscire un soldato armato di mitra, si affretta a cancellarle.
            Arriviamo a Ehrenströmintie, sul mare, dove ci fermiamo un po' a riposare sugli scogli. Da questo punto si vede anche Suomenlinna. Ritorniamo nel parco e andiamo verso l'Osservatorio Ursa (Ursan Tähtitorni); sentiamo anche un urlo terrificante: una vittima del bungee jumping, che fa girare tutte le persone presenti.

            Siamo troppo stanchi per continuare l'itinerario, decidiamo allora di tornare in albergo, farci una doccia e uscire per la cena. Decidiamo inoltre di andare anche a fare una bevuta. Giriamo nella zona centrale della città, non troppo lontani dall'albergo. Purtroppo i pub che troviamo non hanno da mangiare, così andiamo in un ristorante, l'“Iguana”, dove io prendo un'insalata di gamberetti e Davide i gamberetti grigliati: le porzioni sono abbondanti ma non salate. Per smaltire andiamo al Duomo dove ci fermiamo un po', e poi al pub “On the Rocks” (consigliatoci da un’amica) per una bevuta – per entrare chiedono gli IDs (documenti), quindi scopriamo – con piacere – che non ci sono ragazzini. Il pub è strapieno e fortunatamente, come anche in Italia, non si può fumare dentro i locali. Qui vediamo il sosia di Francesco Guccini che gioca (male) a biliardo, ma aveva una fortuna... Dopo aver finito la birra (presa solo da Davide), torniamo, stanchissimi, in albergo.

domenica 15 gennaio 2017

Diario di Viaggio: Helsinki Giorno 1 - Davide

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Bentornati, cari Naviganti!
Quest'oggi torneremo a parlare di Helsinki e della Finlandia, con una serie di post un po' particolari. Come forse molti di voi sapranno, questo blog non è sempre stato su Blogger, ma ha cambiato un paio di piattaforme. Quando era su Wordpress, pubblicai un diario di viaggio molto bello di un amico conosciuto online proprio grazie a questa meravigliosa terra. Per non so quale misterioso motivo, durante la migrazione su Blogger, quei post vennero persi e solo oggi sono riuscita a ritrovarli, quindi, anche se datati, ve li ripropongo uno alla volta! 
Siete pronti per partire con me e l'amico Davide? 

Andiamo! Giorno 1.

HELSINKI
6 – 10 Agosto 2010


06/08/2010

            Siamo arrivati a Helsinki il 6 Agosto con il volo Meridiana – Finnair. Il viaggio non è stato tranquillissimo a causa di alcune perturbazioni – io ci ho dormito sopra.

            Arrivati all'aeroporto di Helsinki Vantaa (enorme e col parquet!) abbiamo preso il bus della Finnair per arrivare alla stazione centrale (Rautatientori). Guardando dal finestrino, la prima impressione che si ha di Helsinki è che è verde.

            Con la cartina presa in aeroporto, dalla stazione ci siamo subito diretti verso il centro informazioni in Pohjoisesplanadi, dove abbiamo preso la guida (in italiano), alcuni depliant e l'opuscolo “Helsinki on foot” (in inglese), dove ci sono sette itinerari da fare a piedi e che mostrano anche i luoghi un po' meno conosciuti e frequentati dai turisti. Questo libretto ci è stato utilissimo per esplorare la città.

            Dopo questa fermata ci siamo diretti verso l'hotel. Avevamo prenotato su Booking.com l'Hotel Linna in Lönnrotinkatu, nel Distretto del Design. Nella stessa strada si trova anche la Vahna Kirkko (chiesa vecchia), una chiesa bianca in legno. Il fatto che però ci ha più impressionati è stato vedere tantissimi ragazzi seduti nel parco circostante la chiesa (più tardi avremmo visto la stessa situazione praticamente in tutti i parchi della città) a cenare con panini, pizze e birra. Arriviamo all'albergo: stupendo. Già il nome è un programma: Linna infatti vuol dire castello. La struttura risale a circa un secolo fa, fu costruita dagli studenti dell'Università Politecnica per studiarci e viverci, è in granito con archi a sesto acuto. Alla reception viene sfatato il mito “gente del nord uguale gente fredda”: al contrario, i finlandesi – soprattutto Aino, la receptionist del nostro cuore – sono estremamente cordiali e disponibili. Posiamo le valige – una stanza con un letto singolo da una piazza e mezzo – e mi appare subito una piacevolissima sorpresa: sul letto c'è una rana di peluche! Sarà mia! Facciamo una doccia e decidiamo di esplorare la zona intorno all'hotel, il Distretto del Design.

            Da Lönnrotinkatu andiamo verso Hietalahdentori, una piazza che ospita tutti i giorni un mercato delle pulci (quando siamo arrivati noi non c'era più niente). Di fronte al mercato si trova attualmente l’Helsinki Polytechnic Stadia, un tempo sede universitaria.

            Prendiamo il Bulevardi, e, all'angolo con Hietalahdenranta, sulla nostra destra, vediamo una costruzione in mattoni rossi che ospitava la Birreria Sinebrychoff, la più antica della Finlandia e della Scandinavia. All'interno c'è un parco e la struttura ospita oggi appartamenti e uffici. Proseguendo sul Bulevardi, a destra si trova il Teatro di Alessandro (Aleksanterin Teatteri). Andando avanti, sulla sinistra, si trova un edificio che è stato una scuola per sole ragazze di lingua svedese e che attualmente ospita una parte dell’università; sulla destra si trova il Café Ekberg, un caffè storico di Helsinki.

            Proseguendo, sulla destra, ritroviamo il parco e la Vahna Kirkko; attraversiamo il parco passando sotto una piccola arcata gialla, e ritorniamo su Lönnrotinkatu, sul quale si trova un piccolo parco con la statua di Lönnrot, l'uomo che ha raccolto i racconti popolari finlandesi nel poema epico nazionale “Kalevala”.

            Da Yrjönkatu prendiamo Kalevankatu e, attraversando, siamo sul Mannerheimintie, una delle vie più importanti della città. Di fronte a noi si trova un'altra scultura “Kolmen Sepän patsas” (The Three Smiths), dietro la quale c'è la Vecchia Casa degli Studenti (Ylioppilastalo). Sulla porta d'ingresso ci sono le statue di Ilmarinen e Wäinämöinen, due eroi popolari. Accanto vedo un banco che vende frutti di bosco, e siccome ho una fame da svenire, compro una vaschetta di lamponi: buonissimi! Con grande sforzo ne lascio alcuni per il dopo cena.

            Si riparte: prendendo Aleksanterinkatu vediamo sulla destra la Iron House e sulla sinistra il World Trade Center (!).

            A questo punto abbiamo veramente fame e ci mettiamo a cercare un posto che ci aggrada: la scelta ricade su un Grilli, dove fanno anche cibo da asporto. Così ci portiamo via due vaschette piene di patatine e würstel (le mie col ketchup) e facciamo come i finlandesi: ci incamminiamo verso l'Esplanade e una volta raggiunto ci buttiamo a sedere sul prato a mangiare. Piccola nota: i würstel finlandesi hanno un sapore speziato, vale la pena provarli. Concludiamo la cena con i lamponi, che divoro letteralmente. Finito di mangiare, torniamo su Aleksanterinkatu e riprendiamo il nostro itinerario.

            Alla fine della via scopriamo di essere in Piazza del Senato (Senaatintori) e non possiamo lasciarci sfuggire l'occasione di farci fare le foto davanti al Duomo (Tumiokirkko) – il signore al quale abbiamo dato la macchina fotografica ce le ha fatte rifare diverse volte perché a lui non piacevano! Davanti al Duomo c'è un edificio in ristrutturazione, sulle cui impalcature c'è un cuore gigante con la scritta “HELSINKI”.


            Dopo Piazza del Senato, torniamo sull'Esplanade. Ci fermiamo ad ammirare la fontana di Havis Amanda e, da lontano, la Cattedrale di Uspenski. Riprendiamo il cammino, percorrendo nel mezzo il parco Esplanade (Esplanadin Puisto). Subito, sulla sinistra, si trova il ristorante storico Kappeli (Ravintola Kappeli), di fronte al quale ci sono fontane e statue. Continuando, ci troviamo di fronte la statua di Runeberg (un poeta finlandese, la cui statua è stata scolpita dal figlio). Su entrambi i lati del parco si notano grandiosi edifici ottocenteschi, i cui angoli formano torrette o sono stondati. Questi edifici, tra l'altro non molto alti, sono la particolarità della città, in cui non ci sono grattacieli. Il Pohjoisesplanadi, la via sulla destra, ospita l'Hotel storico Kämp e Marimekko, famoso negozio di design. Dalla parte opposta, sull'Eteläesplanadi ci sono il ristorante Savoy (progettato da Alvar e Aino Aalto, dal cui tetto si gode di una magnifica vista sulla città) e il Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni.

            Arriviamo in fondo al parco. Sulla destra ci sono le statue del poeta Eino Leino e quella intitolata “Fact and Fable”, eretta per commemorare lo scrittore Topelius. Il parco termina con il Teatro Svedese (Ruots Teatteri). Alla nostra destra vediamo l'Academic Bookstore e il centro commerciale Stockmann.

            Continuiamo la nostra visita prendendo Erottajankatu, dove ci fermiamo in un piccolo parco triangolare. Qui si trova una fontana con la statua della dea della caccia Tellervo (menzionata nel Kalevala), anche se oggi i finlandesi la chiamano Diana. In lontananza vediamo due alte guglie e, incuriositi, ci avviciniamo per scoprire di che cosa si tratta. Ci troviamo di fronte alla chiesa di san Johann (Johanneksen Kirkko), dall'aspetto imponente.


            Torniamo indietro su Erottajankatu e prendiamo Uudenmankatu. Sulla sinistra si trova Otava, un edificio in pietra. A questo punto, finito l'itinerario, torniamo verso l'albergo, e io mi guardo tutte le vetrine dei negozi!

martedì 20 dicembre 2016

Menù di Natale Gluten Free 2016

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Rieccomi da voi, come promesso, con il secondo menù di Natale, questa volta 2016, quindi quello che realizzerò  fra qualche giorno. A dire il vero, come nel post precedente, i menù saranno due, uno della vigilia e uno di Natale, ma quello di Natale è una sorpresa che voglio fare a mio marito, quindi non posso pubblicarlo prima del 25 Dicembre. Entrambi, come sempre, saranno gluten free.
Per ora vi racconto il menù della vigilia, chissà che non possa essere di ispirazione per qualcuno di voi :) Le dosi sono tutte per due persone.

Partiamo dall'antipasto

Bicchiere di Emmentaler, pachino, olio al basilico e gamberone argentino al pepe nero.

Semplicissimo, velocissimo, sano e goloso. 

Ingredienti: 
  • 80 grammi di Emmentaler
  • 80 grammi di pomodorini pachino
  • 2 gamberoni argentini
  • Basilico
  • Olio EVO
  • Sale
  • Pepe nero
  • Ghiaccio
  • Vino bianco

Tagliate il formaggio a dadini molto piccoli e mettete da parte. Lavate, asciugate e tagliate a dadini anche i pomodori pachino, unendoli poi al formaggio all'interno di un boule di vetro, eliminando il succo che il pomodoro rilascerà. 

Ora preparate l'olio. 

Lavate il basilico, asciugatelo e frullatelo con due grossi cubetti di ghiaccio (controllate che il vostro frullatore sia in grado di frantumare il ghiaccio, altrimenti rischiate la rottura delle lame). A questo punto aggiungete l'olio, un pizzico di sale e frullate ancora qualche secondo.
Unite l'olio al basilico alla dadolata e mescolate ancora. Riponete in frigo. 

Nel frattempo cuocete i gamberoni in padella e fateli sfumare nel vino. Sia fresco che scongelato, lavatelo, eliminate la testa (se volete potete lasciare la coda a scopo decorativo) e con l'aiuto di uno stecchino l'intestino (il filetto nero che, se dimenticato, rilascia un pessimo sapore amaro). Quando il vino sarà evaporato pepatelo a dovere su entrambi i lati. Basterà qualche minuto. 

Prendete dei bicchieri, possibilmente belli e riempiteli a metà con la dadolata, a quel punto poggiate il gamberone in cima.  


Come primo piatto, espressamente richiesto dal marito, farò dei tagliolini al salmone affumicato con burro di acciughe e capperi (il burro è un'aggiunta mia). Devo ancora decidere se acquistare i tagliolini senza glutine o farli con le mie manine, ma non avendo mai fatto una pasta fresca così stretta, penso che opterò per l'acquisto. Vorrei evitare di combinare un disastro ^^' In compenso farò il burro. Vi spiego come. E' ottimo anche da spalmare sui crostini per un aperitivo o un antipasto.


Ingredienti: 
  • 100 grammi di burro (se siete intolleranti al lattosio prendete, o fate, quello chiarificato).  
  • 40 grammi di acciughe sotto sale o sott'olio
  • 20 grammi di capperi sotto sale

Mettete il burro in una ciotola e fatelo ammorbidire. Se è troppo freddo aiutatevi a bagno maria.
Lavate le acciughe, se sono sotto sale, e privatele della lisca centrale e della testa. Asciugatele con la carta molto bene e tritatele finemente. Se le acciughe sono sott'olio, come le mie, allora asciugatele bene e tritatele.
Lavate i capperi, strizzateli e asciugateli, come avete fatto con le acciughe. A questo punto tritate anche loro finemente.
Unite i capperi e le acciughe al burro e mescolate fino a formare una crema omogenea, poi riponetela in una vaschetta chiusa e mettetela in frigo fino al momento dell'utilizzo.

Con questo burro un po' particolare, quindi, salterò i tagliolini ancora al dente in una padella insieme al salmone affumicato, pepando poi a piacere. 

Passando al secondo piatto e rimanendo sul modello facile, veloce, buonissimo e di sicuro effetto, farò un cotechino al profumo di tartufo. Per mio marito, visto che a me fa ribrezzo solo il pensiero. Il cotechino lo prenderò precotto; sarò sincera, non ho tempo né dimestichezza per cucinare un cotechino da zero.
Come saprete la cottura del cotechino precotto è a prova di scemo. Si tratta di immergere la carne, ancora nella sua busta, in molta acqua bollente per una ventina di minuti (per il taglio da 250 grammi). Una volta pronto si apre, si scola, e si affetta. A quel punto lo adagerò su una crema al tartufo che, per questione di costi, ho acquistato già pronta. L'avrei fatta anche con le mie manine, ma comprare una pepita d'oro per la cena della vigilia di una sola persona mi sembrava un filo eccessivo. :)

Per me, ma anche per lui come contorno, farò delle patate alle erbe aromatiche. Vediamo di cosa si tratta: 

Ingredienti: 
  • 300 grammi di patate di Zocca (se le trovate)
  • 1 cipolla dorata piccola o, se volete fare i fighi come Cracco, 1 scalogno
  • Erba cipollina
  • Basilico
  • Rosmarino
  • Prezzemolo
  • Aneto
  • Sale 
  • Noce moscata
  • Olio EVO

Lavate le erbe molto bene, asciugatele e tritatele finemente. Tritate lo scalogno (o la cipolla) e in un boule di vetro mescolate il tutto con l'olio, il sale e la noce moscata.
Lavate BENISSIMO le patate (visto che terremo la buccia), asciugatele e tagliatele a fettine sottilissime (massimo 3 millimetri).
Mettete le patate nel boule e mescolate delicatamente, ma molto bene, in modo che ogni fettina di patata si unga.
Disponetele in una teglia non molto grande e già oliata, possibilmente a raggiera e prima di infornarle aggiungete ancora un filo sottilissimo di olio Evo sulla superficie.
La cottura è in forno preriscaldato a 180 gradi, ventilato, per circa 30/40 minuti.
Volendo è possibile farle anche "al forno", inteso come a pezzettoni. Molto più classiche, insomma. In questo caso potete sbucciarle e sbollentarle qualche minuto prima di unirle alle erbe, per tenerle in forno meno tempo. 

A questo punto dovrei raccontarvi del dolce, ma visto che è lo stesso che mio marito mangerà a Natale (quindi non posso spoilerarlo) vi racconterò il dolce che ho fatto in occasione di un altro Natale, quello del 2014. La mia personalissima cheesecake al limone

Dovete sapere che la Cheesecake è il mio cavallo di battaglia. Sia quella da cuocere (che amo meno perché più pesante) sia quella fredda.
Nel tempo sono riuscita a semplificare sempre di più la ricetta, rendendolo un dolce molto meno calorico dell'originale americano e con pochi ma freschissimi ingredienti.
Ad esempio non uso la panna, la colla di pesce (che schifo), l'agar agar e nemmeno così tanto zucchero come vuole la ricetta. Vediamo come.

Ingredienti:
  • 150 grammi di biscotti secchi gluten free al limone Sarchio (Fior di Limone)
  • 60 grammi di Burro (di solito vegetale o senza lattosio)
  • 250 grammi di Philadelphia classico o, se volete, Light
  • 250 grammi di ricotta freschissima (non salata!)
  • 50 grammi di zucchero integrale
  • circa un cucchiaio di Maizena
  • 2 grossi limoni BIO con le foglie! Se non li trovate enormi, prendetene 4 più piccoli.
  • 1 bustina di vanillina
  • Acqua

(Nella versione più maiala c'è la panna fresca e anche un vasetto di yogurt al limone, che io però non metto mai.)

Imburrate una tortiera. Meglio se di 22-24 centimetri e apribile lateralmente.

Frullate i biscotti riducendoli in polvere, mentre in un pentolino fate sciogliere a fuoco bassissimo il burro. Togliete il pentolino dal fuoco, versateci i biscotti e mescolate. Con questo impasto farinoso ricoprite il fondo della tortiera e pressate con il dorso di un cucchiaio fino a formare una base liscia che riporrete in freezer per un quarto d'ora. 

Lavate, asciugate e grattugiate la buccia dei limoni, avendo cura di evitare la parte centrale più larga di uno dei due che dovrete invece affettare (servirà come decorazione). Lavate, asciugate e tenete da parte anche le bellissime foglie. Una volta ricavate le due/tre fettine sottilissime di limone, spremete il succo di entrambi in una tazza.

Nel frattempo, in un boule di vetro, versate il Philadelphia, la ricotta, lo zucchero, la bustina di vanillina, metà del succo del limone e metà della scorza grattugiata (mi raccomando di non grattugiare troppo a fondo, la parte bianca rende il gusto del limone amaro). Mescolate con un cucchiaio di legno. Quando il composto sarà bello cremoso e profumato, distribuitelo nella tortiera livellandolo con un cucchiaio e spostate il tutto in frigo. 

Ora prepariamo la gelatina che, come ho detto precedentemente, io faccio solo con zucchero, succo di limone, scorza e maizena. Prendete un pentolino, meglio se antiaderente, e mettete un cucchiaio di zucchero (30 grammi) a scaldare per circa un minuto, a quel punto unite il succo di limone e mescolate, poi stemperate la maizena un poco per volta, unite la scorza del limone e con un cucchiaio di legno, a fuoco basso, non smettete MAI di mescolare. Non vi ho fornito le dosi precise di proposito perché dovrete aggiungere un poco di acqua (o altro succo di limone) e maizena a seconda di quanto il composto si rapprenderà. A un certo punto vedrete che da una consistenza completamente liquida, il composto in fretta inizierà a diventare gelatina. Una volta raggiunta la quantità e la consistenza desiderata, spegnete la fiamma e lasciate intiepidire prima di versare la gelatina sulla cheesecake. 

Lasciate la torta in frigo per almeno un'ora, poi decoratela con le fettine e le foglie del limone che avevate tenuto da parte.

Ecco il risultato, che ne dite? 


Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure. 

domenica 18 dicembre 2016

Menù di Natale Gluten Free 2015

18 dicembre 0 Comments


Dovete sapere che nel 2015, in occasione delle feste natalizie, avevo scritto un post per raccontarvi il mio menù di Natale senza glutine, ma alla fine, fra una cosa e l'altra, non sono riuscita a postarlo. Lo faccio quindi oggi, così da suggerirvi ben due menù alternativi per queste imminenti feste.

Iniziamo col menù 2015! Fra qualche giorno posterò quello del 2016 :)

Dannata farina gluten free!!!

Oggi vi racconterò la mia prima esperienza col mattarello e la pasta fresca fatta con farina gluten free. Qualche giorno prima di Natale, mi ero messa in testa di fare a mio marito le pappardelle fatte a mano, ovviamente senza glutine, da condire con prezzemolo fresco, porro e porcini la sera della vigilia e con panna e salmone affumicato il giorno dopo, a Natale. Malgrado sia di Bologna non sono certo una “sfoglina” provetta, ma fino alle pappardelle o alle tagliatelle di solito ci arrivo senza troppi problemi.

Ebbene, questa volta ho dovuto sudare una ventina di camicie. 
La farina senza glutine è molto più difficile da tirare perché molto meno elastica. Avrei dovuto arrivarci da sola e magari farmi una bella cultura gugolando a destra e a manca, ma ahimé non l’ho fatto, commettendo l’errore più classico di tutti: credere che fra la farina “normale” e quella senza glutine, non ci fosse molta differenza.

L’idea iniziale era di tirare quasi 10 uova, per poi conservare la pasta già pronta da cuocere in congelatore, divisa per benino in monoporzioni; per fortuna il mio sesto senso mi ha fermata all’ultimo minuto, suggerendomi di provare prima con solo 3 uova, visto che non avevo mai tirato questo tipo di sfoglia

Gli ingredienti squindi sono stati:

  • 300 grammi di farina Schar senza glutine
  • 3 uova
  • Un pizzico di sale finissimo 

Una volta impastati gli ingredienti al meglio, ho lasciato riposare l’impasto, che alla vista e al tatto era ottimo, per una mezz’ora avvolto nella pellicola trasparente, dopo di che ho iniziato a tirarlo, ma la mancanza di elasticità sbriciolava la pasta ad ogni passaggio troppo pretenzioso di mattarello, così mi sono fermata e in preda allo sconforto mi sono attaccata al PC per indagare, scoprendo di non essere stata l’unica ad aver avuto questo problema. 
Fra i vari trucchi c’è chi aggiunge un uovo, chi il misterioso xantano, chi molta acqua. 
Io ho deciso di non fare nulla, ma di lasciar semplicemente riposare l’impasto più del doppio del tempo. Quindi in totale circa un’ora e mezza. Il mio trucchetto è servito e sono riuscita poi a tirare la sfoglia decisamente meglio di prima. 
Certo, non è venuta così sottile da poterci vedere San Luca attraverso (come dovrebbe essere secondo una vera sfoglina bolognese), ma è comunque venuta abbastanza bene. L’unico difetto è che ho dovuto fare pappardelle molto più corte rispetto a quelle classiche, proprio per il solito problema della mancanza di elasticità.

La prossima volta proverò con un uovo in più, oppure con lo xantano, anche se solo la parola mi disturba : )

Ecco le ricette dei due primi a prova di scemo, della vigilia e della sera di Natale: 

Pappardelle ai funghi porcini



  • Pappardelle gluten free tirate a manazza con estrema fatica e condite con svariati moccoli in più idiomi fra cui anche il Klingon
  • Aglio
  • Funghi porcini secchi
  • Porro
  • Prezzemolo fresco
  • Sale
  • Pepe nero
  • Olio EVO

Per prima cosa mettete a bagno i funghi porcini secchi. 
Io li lascio immersi circa un’ora e butto via l’acqua di ammollo solo se sono funghi di sconosciuta provenienza. Ho la fortuna di avere ancora dei funghi porcini meravigliosi colti in Trentino e fatti seccare da una coppia di amici espertissima nel campo che prima li pulisce accuratamente, al punto che l’acqua di ammollo è riutilizzabile come brodo. In caso contrario, chiaramente, non mi fido e l’acqua la getto via bellamente.

Fate imbiondire a fuoco basso lo spicchio d’aglio tritato, o in camicia se vi piace più delicato, con il porro tritato a rondelle sottili in un filo d’olio EVO. 
Una volta pronto aggiungete anche i funghi, precedentemente scolati, tamponati con uno scottex e tagliati a pezzettoni, nella stessa grande padella e alzate un filo la fiamma. 
Ci vorrà pochissimo. 
Nel frattempo cuocete le pappardelle in abbondante acqua bollente salata, scolatele abbastanza al dente e fatele saltare a fuoco vivace nella padella con i funghi e il porro al massimo un minuto, aggiungendo solo alla fine una “spolverata” di prezzemolo tritato grossolanamente. Pepate a piacere. 

Pappardelle panna e salmone 

  • Pappardelle gluten free idem come sopra con stavolta anche l'utilizzo dell'aramaico antico
  • Salmone affumicato
  • Panna di soia
  • Noce moscata
  • Pepe rosa in grani
  • Sale

Il procedimento non è dissimile dal condimento con i porcini. 
Partite tagliando a striscioline il salmone affumicato e tenendolo da parte. 
In una grande padella mettete la panna (io uso quella di soia, ma va benissimo anche quella di latte) e fatela scaldare a fuoco basso per qualche minuto. Quando abbastanza calda, aggiungete il salmone, il sale e la noce moscata, alzando leggermente la fiamma. 
Nel frattempo cuocete le pappardelle in abbondante acqua bollente salata, scolatele abbastanza al dente e fatele saltare a fuoco vivace nella padella con il salmone e la panna al massimo un minuto, aggiungendo solo alla fine qualche grano intero di pepe rosa. 

Se vi state chiedendo cos’altro ho fatto per queste due cene, ecco qua il resto del menù totalmente gluten free. Se qualche piatto dovesse intrigarvi, lasciate un commento e vi passo la mia versione della ricetta.


MENU' NATALE 2015


Antipasto vigilia e Natale:
Frittatine di grana e prezzemolo con strolghino di culatello e gorgonzola piccante
Dadolata di formaggio Edam, pere e noci
Primo:
Pappardelle ai funghi porcini
Pappardelle panna e salmone
Secondo:
Cotechino (precotto, perché non sono mica matta)
Pinzimonio di verdure con tagliere di formaggi misti
Contorno:
Lenticchie rosse alle erbe aromatiche
Cavoletti di Bruxelles brasati alla birra
Dolce:
Cheesecake al cioccolato




Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.  

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