mercoledì 1 giugno 2016

# Helsinki Kiitos # InterView

InterView: Helsinki - Romina


Buongiorno a tutti, cari naviganti! 

Oggi torno a parlare di Helsinki con un post molto particolare che ho avuto la fortuna di salvare, anche se per caso, da una pessima fine. Durante la migrazione da Wordpress a Blogger, questo post non so come, andò perso (risale al settembre 2012), ma per mia fortuna, anche se ben 4 anni dopo, l'ho ritrovato!

Questa intervista riguarda una persona a me vicinissima: mia sorella, non di sangue, ma d'Anima. Sto parlando di Romina Mazzara, la scrittrice di Trieste, una Principessa che si mangia le unghie, edito da La Zisa.   

Chi si fosse perso il post dove parlo del suo magnifico saggio, faccia un salto qua!


E chi si fosse perso il post dove intervisto Romina per la mia rubrica Interview, clicchi qua! 



Bene, tornando a noi: dovete sapere che, come lei mi ha portata per la prima volta in vita mia a Trieste, presentandomela e facendomela dannatamente amare, io ho portato lei a Helsinki! Sì, l'ho portata fino in Finlandia! Al ritorno dal nostro stupendo viaggio, ne ho approfittato per intervistarla, anche in considerazione del fatto che Romina possiede un dono: scrive divinamente.  Non potevo certo farmi scappare un'occasione del genere, no?

Ecco quindi la sua a dir poco meravigliosa intervista, dove ci parla della sua personale esperienza in quel della Finlandia!



Romina, so che sei una nomade dentro, non ami stare nello stesso posto molto a lungo e anche se solo per pochi giorni, ami prendere un treno o un aereo e vedere posti nuovi.

La domanda, fatta da me è assai buffa ma: Come hai conosciuto la Finlandia?



Grazie a te, ovverosia grazie a mia sorella.

Prima per me era solo un punto un tantino troppo a Nord sulla Carta geografica.

Sono sempre stata attirata più dai Paesi Mediterranei, Spagna e Grecia in primis, mi attraeva come una calamita la “Saudade” di Lisbona, che ho avuto modo di “toccare con i sensi” da poco, avevo la fascinazione dell’Oriente, sognavo luoghi lontani, ma non il Nord Europa.

Troppo rigido, nella mia testa, troppo dogmatico, troppo in ordine.
Troppo sicuro, per una Nomade dentro.
Poi mi hai raccontato con sapiente grazia quanto la Finlandia possa essere una carezza, ho visto le tue foto, mi sono persa in laghi immensi, barche placide e cieli grandi, dai colori sfumati, e ho capito che è quello di cui ognuno di noi ha bisogno: una Culla.

Cosa si prova passeggiando per le vie di Helsinki?

Credo soprattutto “Pace”.
Sì, Pace, nel senso più squisitamente letterale possibile.
Helsinki è un’onda tiepida, che avvolge ma non strattona, che coccola ma senza affettazione, che lambisce ma non invade.
E’ come una nonna, saggia e lieve, che ti aspetta sulla soglia di casa seduta a leggere un libro e quando entri non si scapicolla ad abbracciarti, ma ti regala il sorriso cicatrizzante del migliore dei “Ritorni A Casa”.
Ecco, Helsinki dà costantemente la sensazione di essere al riparo.
La sicurezza che nulla di male potrà accaderti, finché sarai sotto quella cattedrale bianca, che domina la città come una madre.

Hai visitato, fra le altre cose, anche i Mercati del porto (Kauppatori/Kauppahalli), quale pensi che sia la differenza fra questo mercato e quelli presenti in Italia?

L’ordine, innanzitutto.
L’ordine e la compostezza, non solo dei Finlandesi, ma dell’ambiente stesso.
In Italia sembra ci sia perennemente bisogno di rumore, di confusione, di grida, di casino, per creare un luogo allegro e pieno di vita.
Cazzata.
Il Kauppatori E’ allegro, colorato, vivace, pieno di vita, di suoni, di oggetti, di profumi, di stridii di gabbiani, ma non c’è disordine, non ci sono grida, non c’è confusione: funziona tutto alla perfezione, come un orologio, eppure è un centro pulsante vita, cose belle, golosità e facce allegre.
Un’allegria sempre benevola, istintiva, naturale, spontanea.
Non c’è nulla di ostentato, nessuna facciata: Helsinki non ha (bontà sua) bisogno di impalcature.


Parlaci di cosa hai mangiato!

Tanto salmone, soprattutto!
Quello fresco del Kauppatori, innanzitutto, cotto su griglie giganti, adornato di aneto, punzecchiato di aromi, attorniato da patate novelle dal sapore meraviglioso di terra, di radici, di cose buone.
Quello incantevole della barca che, partendo appunto da Kauppatori, fa il giro dell’Arcipelago cena inclusa, la sera, cucinato con un filo di panna, di una delicatezza estrema, morbidissimo.
I piselli dolci, che uno tira l’altro e sanno di orto e di consolazione, da sgranare rigorosamente seduti a pelo d’acqua, ad un passo dalle navi.
I dolci, squisiti, alla cannella o allo zenzero, paste morbide da colazione (Pulla, in primis) o biscottini da merenda, come uno, il più buono di tutti, assaggiato in un baretto delizioso, nell’altrettanto deliziosa Kallio.
Purtroppo non ho potuto gustare una delle più note prelibatezze finniche: i frutti di bosco.
L’allergia mi ha spinta a riconsiderare l’idea, ogni qualvolta mi ballonzolava in testa (e credetemi: spesso!)

Che consiglio daresti a una persona che intende visitare Helsinki per la prima volta?

Di andarci tranquillamente, tranquillamente in senso letterale, senza fretta, senza aspettative stereotipate, soprattutto con grande semplicità, senza bisogno di troppe informazioni prima.
Credo che Helsinki, contrariamente a tante altre città, non ne abbia bisogno.
Non serve neanche una vera e propria Guida, basta una cartina e poi si segue l’istinto, si attraversano ponti, si valicano confini, si prendono tram, si scende chissà dove e si comincia a camminare, dall’alto verso il mare.
Non c’è bisogno di nient’altro.

Cosa ti ha colpito maggiormente? Cosa ti è rimasto, quindi, nel cuore?

La Pace, appunto.
La sensazione di estremo conforto, di carezza sulla testa, di buffetto sulla guancia, di abnegazione.
Il camminare lungo strade ampie e pulite, lo sbucare di verde in ogni dove, la città che fa capolino tra la natura e non viceversa, le casine minuscole e colorate, da Regno dei Puffi, di Vallila, la Chiesa scavata nella roccia, dove viene naturale accucciarsi in un angolo e mormorare la più sentita delle preghiere (intendo “preghiera” non in senso per forza di cose religioso), gli scoiattoli che vengono a mangiarti le noccioline in mano nella vicina Seurasaari, la tranquillità di un mare sempre calmo, immoto e pacificato con sé stesso, che scalda il cuore.
E Kallio: il mio posto preferito.
Non particolarmente bella, non particolarmente intrigante, eppure mi ha strappato l’Anima come nessun altro posto è stato in grado, ad Helsinki, di fare.
Un quartiere che è Vita allo stato brado, istintività pura, quel retrogusto di famiglia che non ti aspetteresti in anonimi palazzoni.
Ho lasciato, a Kallio, gran parte del mio cuore.


So che ci torneresti. Perché?

Per tutto quello che ho scritto sopra.
A chi non piacerebbe, di tanto in tanto, tornare in un posto dove ci si sente al sicuro come tra le braccia di una madre?

Che idea ti sei fatta della popolazione finlandese?

Se il concetto di “SISU”, che è più che generico “coraggio”, ma è la quasi-incoscienza di osare laddove chiunque avrebbe mollato, di andare al di là dei limiti convenzionali, di non mollare mai, neanche di fronte alle più plateale delle evidenze, è concetto tipicamente finlandese, c’è un motivo.
Sono persone abituate a convivere con la difficoltà di un clima aspro, di inverni rigidi, di terre strappate all’acqua, di barriere di carta da accatastare in pieno centro, per impedire al mare di invadere tutto.
Persone pratiche, indipendenti, coraggiose, leali, prima di tutto con sé stesse.
Non può esistere coraggio privo di un’estrema lealtà interiore.
I Finlandesi conoscono bene la lotta per la sopravvivenza, fisica e forsanche emotiva, che di fatto è un po’ la stessa cosa, ma questa conoscenza non li ha portati a diventare schivi o scostanti o cinici, nei confronti della vita.
Come la natura che li circonda, sono allegri, ottimisti, solari senza essere eccessivi, generosi senza scadere nell’ingenuità, profondamente radicati nella loro Terra e della loro Terra profondamente orgogliosi, e accolgono il turista come uno di casa, con naturale semplicità, senza risparmiarsi neppure da un punto di vista linguistico: apprezzano enormemente un semplice “Kiitos” e ricambiano allegramente con qualche parola in italiano, stentata eppure colma di tutto il cuore possibile.

Ti sei sicuramente comprata qualche souvenir, parlaci di cosa hai portato in Italia.

Per me, ho preso un poncho di lana, fatto a mano, caldissimo come solo lì li sanno fare, di cui vado orgogliosissima (per le più fashionist: sì, è anche fashion!), un portachiavi a cui sono tremendamente legata, perché è il Simbolo del mio primo viaggio lontano (un orsetto con una magliettina blu, con sopra scritto FINLAND) ed un copriletto di pile, morbido come una nuvola, con sopra le famosissime renne, adattissimo ad una storia di Natale felice!
E poi una marea di regalini: tazze, cuscinoni a forma di renna, biscotti allo zenzero, salmone affumicato, ciondoli artigianali del Kauppatori e, dono che ha reso felicissimo il mio nipotino, un astuccio da scuola, simpaticissimo, ed ovviamente a forma di renna!

Un lato negativo della Finlandia?

La lontananza. E basta.


Raccontaci un aneddoto divertente sul tuo soggiorno a Helsinki.

Oddio, tu sai di cosa parlerò!!!
Riguarda un incontro sul catamarano Tallin-Helsinki, al ritorno da una gita in giornata in Estonia, con un piacione italiano che rimarrà sempre impresso nella mia mente (e che ricordo ogni volta prenda un aereo!).
Convinto presumibilmente di far colpo sulla sottoscritta, il mio vicino di posto si è gentilmente premurato di informarmi (parlavamo della normale “ansia da volo”) che, se in fase di atterraggio un aereo può tentare una qualche manovra di emergenza, in fase di decollo, se qualcosa succede, si è fottuti.
Farei notare che il piacione in questione sapeva che avrei volato di lì a tre giorni.
Ogni volta che prendo un aereo, un pensiero vola a lui, e non è esattamente un pensiero gentile.

Tu abiti a Milano, una città famosa anche per i mezzi pubblici particolarmente efficienti (tram, metro, bus, taxi, ben due aeroporti, ecc...), cosa ne pensi dell'efficienza dei mezzi pubblici finlandesi?

Che se i mezzi pubblici di Milano sono efficienti, io sono Madonna!
Non c’è il minimo paragone tra l’efficienza nordica e quella italiana.
In Finlandia i tram non tardano un minuto, al massimo arrivano in anticipo.
Sono puliti, ordinati, sereni e calmi come tutto quello che li circonda.
Anche qui: tutto funziona con la perfezione di un orologio, ma sempre in un contesto di profonda umanità.

Sei rimasta soddisfatta di dove hai alloggiato? Lo consiglieresti? Che tipo di soluzione hai adottato?

Assolutamente sì!
Per una come me, che adora viaggiare ma non rinuncerebbe mai alle comodità, la catena Hellsten Appartments è la soluzione ideale.
Sono appartamenti di varie tipologie, dallo Studio (un monolocale comodissimo come il mio, Ikea Style ma accogliente come pochi, con un grande lettone, angolo salottino con scrivania e wi-fi, angolo cucina e bagnetto) alle Suites, nel mio caso in pieno centro di Katajanokka, a due passi dal Kauppatori.
Oltre ad essere in un bellissimo palazzo dei primi Novecento, sono perfettamente insonorizzati (non si sente un rumore uno dagli altri appartamenti, e per un corretto riposo è requisito fondamentale), con una vista gradevolissima, servizio di pulizia ineccepibile e, non ultima cosa (i ristoranti ad Helsinki sono abbastanza cari) la possibilità di fare la spesa e di tanto in tanto cucinarsi qualcosa da soli.
Lo consiglierei a chiunque: per la sottoscritta, è la soluzione migliore.


Una domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e risponditi da sola :)

Sono giustamente abituata :)
-Cosa provi, quando ripensi ad Helsinki?
-Un senso di quieta nostalgia. Non dolorosissima, ma malinconica. Come un tramonto rosa sul Baltico.

Ultima domanda: Se la Finlandia fosse:

Un colore: Arancio caldo, sfumato rosa.
Un sentimento: SISU.
Un aggettivo: Delicatezza

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