domenica 20 ottobre 2019

InterView: 22 Giorni in Tibet - Rita

20 ottobre 0 Comments

Bentrovati, cari Naviganti! 
Eccomi di nuovo qua a parlarvi di un altro viaggio, questa volta intrapreso da una collega e amica di nome Rita. Andiamo quindi a leggere la sua bellissima intervista e a gustarci i suoi scatti. A tal proposito voglio ringraziarla pubblicamente per almeno 3 cose. La prima è l'impegno messo nel redigere questa stupenda intervista, la seconda sono le fotografie che hanno superato le mie aspettative (sono stata davvero indecisa su quali usare, perché sono tutte bellissime) e la terza, beh... lei sa a cosa mi riferisco ;)

Ciao Rita! Prima di tutto grazie mille per il tempo che hai deciso di dedicare al mio blog! Iniziamo subito con una domanda facile facile. Perché hai scelto proprio il Tibet, per questo tuo ultimo viaggio?

Perché era (e rimane un po') un paese abbastanza misterioso per me; perché ha una caratteristica evocativa; perché ultimamente mi piacciono abbastanza le montagne; perché era nella lista "viaggi che vorrei fare" e perché il mio abituale compagno di viaggio mi ha chiesto: "Cosa ne dici del Tibet?"

Quali tappe hai scelto?

Le tappe non le ho scelte io, vedi risposta 4.

C'è un luogo in particolare che ti ha colpita? Un villaggio, una chiesa, un mercato, ecc... e perché?

Nell'ordine: il Potala e lo Jokhang Temple a Lhasa e la città di Lhasa; il regno di Guge all'estremo ovest del Tibet e il Monte Kailash. Il Potala mi ha colpito perché è imponente e stupefacente solo vederlo da lontano; rimane uno dei rari esempi - e comunque il più bello - dei luoghi sopravvissuti della civiltà tibetana; è stata la residenza dell'ultimo (XIV) Dalai Lama prima che fuggisse in India ed è stato per secoli un importante testamento della cultura del Tibet e del credo della sua popolazione e viene visitato prevalentemente da tibetani che arrivano dai territori più sperduti del Tibet; è patrimonio dell'UNESCO.



Il Jokhan Temple (Casa del Budda) mi ha colpito perché è il centro spirituale del Tibet e la meta più sacra per tutti i pellegrini buddisti tibetani; nella sala centrale si trova l'oggetto più antico e prezioso del Jokhang, una statua a grandezza naturale di Sakyamuni, quando aveva 12 anni. Questa venne portata in Tibet nel 700 d.C. ed è tutta dorata ornata di gioielli. I pellegrini si prostrano davanti a questa statua da secoli. E' la più sacra agli occhi del popolo tibetano. Il tetto del Jokhang offre una splendida vista del Barkhor (circuito pellegrini) e del Palazzo Potala. I tetti d'oro sono superbamente realizzati con numerosi uccelli, animali, campane ed altre figure complesse.

Il regno di Gughe, ad ovest del monte Kailash, è una regione di vastità e bellezza meravigliose, che stupisce per la cromaticità delle erosioni e dei suoi canyon e che conserva antichi resti di cittadine che sembrano fondersi con le falesie rocciose e il panorama. A Gughe si visitano i siti più importanti: Toling, che fu il monastero principale di questa vasta regione del Tibet, dove sono sopravvissuti stupendi affreschi nel Tempio Rosso e nel Tempio Bianco che, secondo il Prof. Tucci, costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale. 



Quindi Tsaparang, la grandiosa città rupestre che fu capitale del regno: dall'aspetto misterioso, trasporta in un mondo fuori dal tempo ai cui piedi vivono piccole comunità rurali, si possono scoprire affreschi di impareggiabile bellezza nascosti tra le grotte.
Se non hai sette anni di tempo per trovare te stesso tra le montagne del Tibet, come il protagonista del film di Jean-Jacques Annaud, puoi comunque toccare il vertice della spiritualità con un trekking: quello che conduce alla pianura di Barkha, dalla quale si erge come un gigantesco chörten (stupa o reliquario) o altrimenti ribattezzato in italiano, il 'Panettone', il Monte Kailash. Venerata da oltre un miliardo di fedeli buddhisti e hindu, e bon (antica religione pre buddista) e da altre 3 religioni che si possono definire "minori", la montagna più sacra dell'Asia tocca il cielo con i suoi 6714 metri. Dalle sue vette nascono i quattro principali fiumi del continente: ossia l'Indo, il Sutlej, il Brahmaputra e il Karnali, si capisce perché il luogo sia considerato il centro del mondo, anzi, l'ombelico del mondo!



Tibetani e indiani ritengono di dover compiere un pellegrinaggio presso il Kailash almeno una volta nella vita. Il percorso consiste in un giro rituale attorno alla vetta lungo circa 53 chilometri e alla quota media di 5000 metri fino nel punto più alto: il passo Dolma La a 5630 metri. Il pellegrinaggio sul solo versante tibetano è praticabile con un cammino di tre giorni, ma molti devoti lo percorrono in un solo giorno oppure in molti giorni, perché fanno 3 passi alla volta toccandosi fronte, cuore e labbra, si prostrano per terra, si rialzano e rifanno 3 passi, ecc... per 53 km! Il tutto affrontato con sofferenza, perché elemento essenziale della redenzione: compiendo l'intero circuito (Kora) di pellegrinaggio intorno alla vetta si cancellano i peccati di tutta una vita.



Io l'ho fatto... e non lo rifarò mai più. Ritengo che se una persona non è credente può tranquillamente evitare di fare questo sacrificio :) 
Il percorso, faticoso e in alcuni punti molto impervio è popolato da pellegrini la cui vista ti aiuta a distrarti dalla fatica; il panorama è costituito da molte rocce dipinte e punteggiato da miriadi di bandiere di preghiere colorate, concentrate particolarmente sul Passo di Dolma La, dove si possono lasciare anche altre cose/oggetti perché possano essere portati via... con tutto quello la credenza consegue.
La montagna non è mai stata scalata da nessuno, poiché è considerata sacra da circa un quinto della popolazione mondiale e attualmente salirvi è proibito dalla legge, perché molti credenti vi vedrebbero una profanazione. 
Piccola curiosità... il governo cinese nel 1980 offrì a Reinhold Messner la possibilità di scalarla; ma lui rifiutò sostenendo che "violare il monte Kailash è come violare qualcosa nel cuore delle persone… Meglio cercare qualcosa di più difficile: il Kailash non è nemmeno così alto o impegnativo".



Sei andata in autonomia o hai fatto un viaggio organizzato?

In Tibet, o meglio, nella Regione Autonoma del Tibet (TAR) non ci si può andare da soli, minimo bisogna essere in due e per visitarlo è necessario essere in possesso di un permesso del Tibet Tourism Bureau (TTB); occorre anche dichiarare l'itinerario dettagliato dei luoghi che si intendono visitare, di conseguenza sono andata con Avventure nel Mondo, l'associazione culturale e agenzia con cui viaggio spesso e di cui conosco abbastanza bene la filosofia, quindi so cosa aspettarmi e cosa non aspettarmi dall'organizzazione. Dato quanto scritto sopra e per modesta esperienza personale in Cina, consiglio vivamente di affidarsi a qualcuno che sappia districarsi tra i molteplici ostacoli che s'incontrano prima e durante un viaggio in Cina.

Il rapporto con la popolazione in generale come l'hai trovato?

Cordiale le rare volte in cui si è potuto in qualche modo interagire. L'ostacolo linguistico è enorme e quindi... molti sorrisi e pseudo inchini, ma pochissimi dialoghi se non per contrattare qualche souvenir! Con la nostra guida Dawa, giovane tibetano, abbiamo scambiato chiacchiere, ma prevalentemente sui riti della religione buddista (era molto devoto) o sulla sua famiglia; molti argomenti è meglio non affrontarli in Tibet. In ogni caso si tratta pur sempre di gente di montagna... di poche parole :)

E' vero che il Tibet pieno di pace e spiritualità è un luogo comune che andrebbe sfatato? 

Abbastanza sfatato, sì. Diciamo che la tanto spacciata pace c'è. C'è nelle immense vastità delle montagne, valli o territori quasi totalmente privi di presenze umane. In quei luoghi sperduti e reconditi la pace è, si può dire, "fondante". I tibetani sono un popolo sì pacifico, ma i luoghi che abita, oggi come oggi, hanno caratteristiche abbastanza occidentalizzate, anzi, meglio dire cinesizzate (un termine che probabilmente non esiste, ma che rende abbastanza l'idea di cosa vorrei dire): piccole cittadine (in termini di estensione territoriale e di numero di abitanti) attraversate da enormi strade a 4 corsie illuminate, un crescendo di costruzioni edilizie, ristoranti all'interno di palazzoni in costruzione... insomma non è un gran bel vedere, ma... il ma è l'altra faccia della medaglia: se i cinesi non avessero intrapreso la costruzione di queste infrastrutture (gasdotti, ferrovie, aeroporti), non so come sarebbe la vita quotidiana dei tibetani (per chiunque abbia la curiosità di capire cosa possa significare la presenza o meno della Cina e delle infrastrutture consiglio un qualsiasi video riguardo al passaggio carrabile confine Tibet/Nepal: 147 km. Io l'ho fatto, ci ho impiegato 12/13 ore!). 



E' un discorso molto complesso, difficile e che coinvolge vari aspetti. Non ultimo quello che il Tibet dei Lama era un paese di tipo feudale; pochi lo sanno e quelli che lo sanno lo tacciono per ragioni a me sconosciute. Detto questo... parliamo della spiritualità. La mia impressione è che noi occidentali, poco avvezzi alla ritualità quotidiana, pensiamo che il Tibet sia un paese molto spirituale secondo il nostro immaginario. In effetti il popolo tibetano è molto devoto e frequenta i monasteri in modo massiccio, ma solo i monasteri e templi delle città più grandi come Lhasa o Kumbum. Quanto alla presenza dei monaci... se ne vedono molto pochi in giro per il Tibet e nei monasteri. La pratica di vederli girare con la ciotola per il riso non è più in uso e, a parte il loro meraviglioso saio rosso e/o arancione, anche loro si sono abbastanza occidentalizzati. E anche il nostro concetto di spiritualità va un po' rivisto! :)



Come hai trovato il clima?

Rigido, per me molto rigido. Temperature di giorno dai 10 ai 15 gradi massimo e con il sole, senza sole 8-10 gradi. Di sera si abbassano notevolmente e in base all'altitudine, ma vanno circa dai 10 agli 0 gradi. Abbigliamento da montagna per i freddolosi come me compreso cuffia e guanti, un po' più leggero per le persone normali :) 
Le sistemazioni sono sempre state di livello medio o basso, nel livello medio si trovavano o le pompe di calore in stanza o molti piumini/coperte; nel basso solo molte coperte o il proprio sacco a a pelo pesante!

Quali difficoltà hai incontrato durante questo viaggio?

Personalmente nessuna, non è un viaggio easy o particolarmente comodo, ma basta prepararsi o essere abituati a viaggiare nelle condizioni del viaggiatore nel mondo e non ci saranno difficoltà.



Cosa ci racconti della gastronomia? Per un italiano è sempre traumatico mangiare all'estero. Lì, come ti sei trovata sotto questo aspetto?

Premesso che per me non è mai traumatico mangiare all'estero e non soffro di nessuna nostalgia culinaria neanche dopo 20 giorni, la cucina asiatica è tra le mie preferite. Certo, qui si parla di cucina proprio cinese, ma a me è piaciuta moltissimo! Molta verdura, poca carne, tofu, uova e anche frutta. L'unico appunto è che, nel nostro caso, abbiamo avuto sempre il pranzo compreso (io non sono abituata a pranzare in viaggio), ma sempre uguale: o riso e verdure o noodles e verdure. Entrambi anche con carne. Insomma pranzi noiosi, ma cene molto gustose. 



Per la colazione ce la siamo sempre cavata. Abbiamo acquistato nei market (e ce ne sono parecchi) i biscotti, e abbiamo apprezzato le loro colazioni spesso a base di omelette, scramble eggs, pancake, a volte yogurt, thè e/o caffè solubile e spesso pane più o meno tostato con una marmellata di fragole dal colore un po' inquietante oppure, per i forti di stomaco, la colazione cinese salata: zuppa e diversi intingoli di cui non mi sono particolarmente interessata.

Riguardo all'aspetto sicurezza/criminalità, si tratta di un paese dove si può stare tranquilli?

Tranquillissimi! I cinesi controllano tutto e tutti.

Ci racconti un aneddoto divertente che ti è capitato lì?

L'aneddoto divertente che riguarda me è capitato in Nepal nell'attesa del visto per la Cina... anzi direi all'aeroporto di Katmandu. Per il visto collettivo cinese servono almeno due foto tessera che dovrebbero avere delle misure precise e che trovi riportate sul sito apposito. Nel mio caso le dimensioni andavano bene, ma la mia faccia no! Nella foto avevo gli orecchini (giammai!) e soprattutto i capelli coprivano le orecchie! (orrore!). Quindi il paziente corrispondente addetto alla nostra cura del visto cinese, mi ha appoggiato ad un bel pullman, ha tirato fuori un cellulare cinese e mi ha fatto una bella foto senza orecchini e con i capelli dietro le orecchie! Benvenuta! 
Ma non è finita. Dopo due giorni che eravamo in Nepal, proprio nell'attesa di avere 'sto benedetto visto e l'autorizzazione per il passaggio in Tibet (non si può arrivare in aereo direttamente a Lhasa: o passi dalla repubblica cinese o dal Nepal), tra una visita alle città storiche della valle di Katmandu e una cremazione, riceviamo la telefonata del corrispondente addetto che ci dice che per la Sig.ra Rita c'è un problema e che mi devo recare all'ufficio immigrazione di Katmandu subito! Così faccio. 
Quando arrivo al cospetto del corrispondente addetto, lui molto preoccupato mi guarda e mi dice, testuale: "BIG PROBLEM MISSES RITA". 
Aiuto! Alla mia domanda "Perché, cosa è successo?", mi mostra il mio passaporto che, come gli altri, gli avevo consegnato all'aeroporto, e mi fa vedere che il visto Nepal c'era, ma non era stato vidimato dall'agente di frontiera all'aeroporto! Si erano dimenticati di apporre il timbro che vidimava la mia entrata! Infatti il corrispondente addetto mi dice che per i cinesi io risulterei clandestina! Risparmio la descrizione delle ore, dei personaggi e l'arrabbiatura che non ho potuto manifestare all'ufficio immigrazione di Katmandu per avere quel benedetto timbro. Basta girare il mondo per apprezzare le mezze ore di fila alla nostra posta! Tutto si è comunque risolto positivamente. :)



Un altro divertente, si fa per dire, aneddoto riguarda una mia compagna di viaggio. Il tutto avviene il pomeriggio prima di valicare confine Tibet/Nepal. La poverina ha cominciato a stare malissimo la mattina e dopo molti tentativi andati a vuoto di alleviarle il suo malanno e interminabili ore di trasferimento in pulmino arriviamo a Kyrong (ridente cittadina di montagna, molto piacevole), prefettura di Shigatse e la portiamo per sicurezza in ospedale (già l'aver trovato un ospedale!) 
Ospedale... non riesco a descrivere il luogo fatiscente, privo di personale, ma anche di ricoverati, per fortuna! C'erano 2 ragazzi giovanissimi: maschio e femmina che posso, esagerando, chiamare stagisti infermieri e un signore che abbiamo capito fosse il medico. Insomma... tra sfigmomanometri non funzionanti con scene comiche nel tentativo di farli funzionare, flebo inserita così... senza nessuna precauzione igienica e una app "parla e traduci" cinese/inglese e viceversa, la cui frase non dimenticherò mai: "La vostra amica non è in pericolo di vita", sono riusciti a farla guarire! :)

Quali consigli ti sentiresti di dare a chi volesse intraprendere un viaggio in Tibet?

Consiglierei di andare se si è molto motivati e appassionati di montagna o di territori aspri, ma spesso molto belli. Se si è disponibili a lunghi trasferimenti per arrivare a monasteri che possono lasciare a desiderare, sapendo che sono comunque le uniche cose da "visitare" e, soprattutto, se non si hanno delle enormi aspettative.



Cosa c'era nella tua valigia, prima della partenza?

Molte cose a me, fino a quel momento, sconosciute :) Abbigliamento da montagna, scarponi, bacchette, Diamox (un farmaco per il mal di montagna). Altre cose che si possono riassumere in "lo zaino del viaggiatore".

Se il Tibet fosse:
Un libro: Qualsiasi pubblicazione di Giuseppe Tucci o "Viaggio di una pellegrina a Lhasa" di Alexandra David-Néel
Uno stato d'animo: Meraviglia
Un sapore: Burro di yak

E' arrivato il momento Marzullo. Fatti una domanda (ovviamente sul Tibet) e datti una risposta! :)

Torneresti in Tibet? No, ma sono contenta di esserci stata.



domenica 1 settembre 2019

Until Dawn

01 settembre 0 Comments

Bentrovati, cari Naviganti! 
Eccomi di nuovo qua con un post dedicato ai Frammenti Videoludici!

Con qualcosa come 4 anni di ritardo sulla tabella di marcia, - ma a noi i giochi vecchi piacciono comunque, vero? - eccomi qua a parlare di Until Dawn.



Appartenente al genere survival horror, Until Dawn ha visto la luce nel 2015. Sviluppato dalla capacissima Supermassive Games, è uscito inizialmente in esclusiva per PlayStation 4, pubblicato quindi da Sony. 
I giocatori su PC, possono trovarlo grazie a PS Now, servizio di streaming ad abbonamento Sony, con cui è possibile giocare a centinaia di classici per Play 3 e molti giochi per Play 4.

Suddiviso in 11 capitoli, incluso il prologo, questo titolo mette la vita dei protagonisti nelle mani del giocatore, il quale dovrà fare le giuste scelte al fine di far sopravvivere tutti fino all'epilogo. Come s'intuisce, il gioco ci permette di controllare tutti quanti i protagonisti, uno alla volta. Un'elemento chiave di Until Dawn sono le scelte di dialogo, da cui dipendono i rapporti fra i personaggi e che possono cambiare per sempre l'esito degli eventi proseguendo nel gioco. Parliamo quindi di un titolo ad elevata rigiocabilità, che permette di assistere a diversi filoni narrativi e diversi finali.



Incipit, come sempre senza spoiler.

Il 2 febbraio 2014, Josh Washington, le sue sorelle Beth e Hannah e i loro amici Sam, Mike, Chris, Ashley, Emily , Matt e Jessica organizzano una festa in uno chalet di proprietà della famiglia Washington presso Blackwood Mountain.
Mike, Emily, Jessica, Matt e Ashley decidono di fare un scherzo ad Hannah, la quale, umiliata, fugge nel bosco che circonda la baita. La sorella Beth, vedendola correre fuori dal cottage, dopo aver tentato di svegliare il fratello Josh (ubriacatosi insieme all'amico di lunga data Chris), decide di inseguirla per farla tornare dentro. Dopo aver raggiunto la sorella, entrambe vengono inseguite da un misterioso individuo armato di lanciafiamme, il quale le stringe in un angolo in prossimità di un dirupo, da cui entrambe cadono. Questi eventi vengono narrati nel primo capitolo del gioco, che funge da prologo all'intera storia. 

Nel primo anniversario della scomparsa delle due sorelle, Josh invita l'intero gruppo di amici nuovamente al cottage, al fine di commemorarle insieme.

Non vado oltre, per non rovinarvi nulla della trama :)



Attori.

Until Dawn vanta un lavoro veramente ben fatto a livello di motion capture, grazie all'interpretazione di attori in carne ed ossa. 

Andiamo a vederne giusto qualcuno:

- Ashley è interpretata da Galadriel Stineman, attrice in svariati film e serie TV come Fame, True Blood, Bones, Major Crimes, Rizzoli & Isles, NCIS, Law & Order, ecc... così come Christopher, interpretato da Noah Fleiss (Law & Order, Fringe, ecc...) 
- Jessica è interpretata da Meaghan Martin, cantante, attrice e doppiatrice con un curriculum di tutto rispetto. 
- Joshua è Rami Malek, famosissimo protagonista di Mr. Robot, recente premio Oscar per la sua interpretazione di Freddy Mercury in Bohemian Rhapsody e interprete di un sacco di altre pellicole famose. 
- Samantha invece è la bellissima Hayden Panettiere, attrice, cantante e modella. Ve la ricordate in Heroes?


Game Play.

Appartenendo allo stesso filone di Heavy Rain e Beyond Two Soul, Until Dawn è zeppo di bivi narrativi, quick time event dedicati alle scene d'azione e scelte (etiche e morali o meno) da fare che porteranno alla sopravvivenza o alla morte dei nostri eroi. Un gioco quindi molto più affine al cinema, che non alle classiche avventure grafiche. La trama, che controbilancia un sistema di game play piuttosto easy, è alla base di tutto. Lo scopo principale degli sviluppatori quindi, è quello di immergere il giocatore in una sorta di film interattivo, facendo vivere al possessore del gamepad un'esperienza cinematografica a 360 gradi. 
Si tratta sostanzialmente di un teen horror, ma attenzione; non fate l'errore di sottovalutare questa scelta stilistica, perché malgrado non sia un Silent Hill, che permea d'ansia ogni singolo minuto di gioco, Until Dawn regala svariati salti sulla sedia a un ritmo costante. 

Gli otto protagonisti vengono presentati tutti molto bene, soprattutto nella prima metà del gioco, e fin da subito si entrerà in empatia con i loro diversi caratteri, provando simpatia per alcuni e antipatia per altri e nonostante alcuni di loro sembrino relegati al ruolo di comprimari facendoci credere quindi di essere pedine sacrificabili, non sarà affatto semplice salvarli tutti prima dell'arrivo dell'alba, come ci viene richiesto al fine di raggiungere così uno dei finali migliori. Cosa che, vi avverto subito, al primo tentativo sarà quasi certamente impossibile.



Non c'è da preoccuparsi però, perché Until Dawn è stato pensato proprio per essere giocato più volte e le scelte che il giocatore farà, scatenando così un butterfly effect, sono sempre determinanti, cosa questa che non va mai dimenticata.   
Lungo gli ambienti sono sparsi diversi Totem di 5 tipologie (morte, guida, fortuna, perdita e pericolo), oggetti da trovare, capaci di mostrarci alcune "premonizioni", utili a comprendere come potrebbero andare i fatti in un prossimo futuro. Trovandoli tutti verrà sbloccato un video che mostrerà al giocatore i reali eventi del passato.  

Il comparto tecnico è di ottimo livello. Graficamente ben fatti sia gli scenari che la modellazione poligonale dei personaggi, in particolar modo dei volti. Riguardo al corpo, ahimé, in alcune scene i ragazzi sono un pochino "legnosi". 
Anche la colonna sonora è di altissima qualità e il doppiaggio inglese è praticamente perfetto, senza nulla togliere a quello italiano che è comunque di qualità.


  
Ci vorranno all'incirca 9 ore per portare a termine l'avventura durante la prima partita. In molte occasioni i quick time event purtroppo risultano più impattanti sulla trama di quanto lo siano i dialoghi o le scelte morali, e questo accade spesso verso la fine del gioco dove i SuperMassive volevano probabilmente portare in primo piano la parte action di un horror Movie. I comandi di gioco sono rapidi e intuitivi (la fase di tutorial spiega tutto molto bene) e ben si adattano alle funzioni del Dual Shock 4 (molto belle le sezioni dove bisogna tenere in mano il pad senza muovere un muscolo).

In conclusione Until Dawn ha tutte le carte in regola per essere un must della collezione di un possessore di PS4. L'atmosfera cinematografica c'è tutta e, seppure la trama tenda ad accelerare un po' troppo nel finale, l'interesse del giocatore non scema mai. Sul doppiaggio italiano si poteva fare qualcosa in più, ma in linea generale il risultato è più che sufficiente. Graficamente siamo appena un gradino sotto al blasonato Detroit, il metro di paragone per le avventure cinematografiche odierne, e siamo quindi ad ottimi livelli.
La rigiocabilità è ottima e in molti non si fermeranno fino a quando non avranno scovato il finale migliore. In ultima analisi Until Dawn è un must have per i fanatici delle avventure, ma anche per chi cerca una buona esperienza cinematografica da condividere in compagnia.

lunedì 26 agosto 2019

InterView: Helsinki - Alessandra

26 agosto 0 Comments

Buongiorno a tutti, cari Naviganti!
Oggi, dopo un sacco di tempo, torniamo a parlare di Finlandia! Se vi siete persi l'ultima intervista che ho fatto in merito, ovvero quella al grande Maurizio Margaglio, campione mondiale di danza sul ghiaccio e oggi allenatore della Nazionale Finlandese di pattinaggio, vi lascio i link della PRIMA e della SECONDA parte!

Oggi parliamo invece con Alessandra, una nuova amica che mi ha contattata prima di partire per avere qualche informazione e dritta sulla Finlandia e sulla sua capitale.

Sentiamo cosa ci racconta del suo recente viaggio! Le fotografie di questo post, sono scatti di Alessandra! 



Ciao Alessandra! Prima di tutto grazie mille per il tempo che hai deciso di dedicare al mio blog! Iniziamo subito con una domanda facile facile. Perché proprio la Finlandia?

Adoro la musica metal!E il freddo.Caratterialmente sono molto “nordica”.Mi piace l’ordine, la precisione, lo spazio personale, il silenzio…Sommando le cose, è stata un’evoluzione naturale venire a visitare la Finlandia… dopo anni di ricerca e risparmio.

Nel tuo viaggio, sei rimasta a Helsinki o hai gironzolato? Quali tappe hai toccato e quali intendi toccare nel tuo prossimo viaggio in terra Finlandese?

Ho fatto base a Helsinki per l’hotel e per gli spostamenti è molto comoda viaggiando da sola. Ma ho fatto una giornata a Tampere a visitare un’amica. Poi ho girovagato Helsinki in lungo e in largo (e in salita!)In totale son rimasta 5 giorni completi e me la sono girata molto con comodo, anche sapendo che ci sarei tornata.Infatti, ad ottobre ritorno, faccio tappa a Rovaniemi e tornando, qualche giorno a Helsinki per vedere quello che mi manca… ancora troppo!

Il tuo breve rapporto con la popolazione finnica in generale come è stato?

Contrariamente a quanto si pensi, è un popolo molto amichevole. Una signora in treno da Tampere, capendo che ero una turista, si è messa a chiacchierare e altre 2 persone poi si sono unite. Ed è ancora più sorprendente vedere quante persone sono state in Italia!



C'è un luogo che ti è rimasto particolarmente nel cuore? Quello che ti fa sospirare anche ora, quando ci pensi.

La chiesa nella roccia!

Cosa ci racconti della gastronomia finlandese? Per un italiano è sempre traumatico mangiare all'estero. Lì, come ti sei trovata sotto questo aspetto?

Premesso che io mangio tutto e ovunque… una volta che ho carboidrati mi adatto bene al resto… Ma ammetto che ho mangiato veramente bene. E non parlo dell’hotel, ma di solito seguivo la gente e mi fermavo dove si fermavano i finlandesi. Quindi ho mangiato alle bancarelle del porto, in un ristorantino indiano dentro al centro commerciale, componevo il pasto tra un panettiere e una bancarella di frutta…

Piccolo aneddoto made in Italy: la sera prima di partire sono stata a cena dalla nonna, non avendo nulla in casa… e son tornata a casa con una schiscetta di insalata di riso, che mi sono portata con me. “Della serie, non sia mai che arrivi in hotel e ancora non sai dove andare a cenare, è tardi, è buio, sei stanca”. Quindi ero in hotel, con una pulla, una tazza di te caldo e l’insalata di riso della nonna. Alla schiscetta della nonna non si può dire di no… anche se immagino la faccia di chi ha passato lo zaino ai raggi X :)

E il freddo? Ormai, l'errata (o meglio imprecisa) convinzione che Helsinki e la Finlandia siano freddissime, ce l'hanno un po' tutti. In base alla tua esperienza, che ne pensi?

Anche qui, doverosa premessa, io amo il freddo e non lo soffro molto. A settembre non faceva freddo, con 10 gradi giravo tranquillamente con la felpa aperta e t-shirt a maniche corte. Come se fossi, se non anche meglio, qui in Italia.



C'è qualcosa che non capisci dei Finlandesi? Un atteggiamento, un'abitudine... usi e costumi... qualcosa che davvero fai fatica ad accettare perché lontano dal tuo modo di vivere?

Attraversano sulle strisce pedonali e tutti rispettano i semafori!Sembra assurdo, ma Milano è un corso di sopravvivenza essere in strada; pedone o automobilista che tu sia, sviluppa una capacità di adattamento che i navy seals ci invidiano.

Ci descrivi un po' la natura? Qual è il posto più bello, dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, che hai visto e che quindi consigli di vedere assolutamente?

Helsinki, rispetto al resto della Finlandia, è poco natura e più metropoli. Oltretutto è stata una vacanza più turistico-cittadina, ad ottobre è più into the wild… ma molto wild! Dalla nuotata nel ghiaccio alla cena coi Sami… a tutte le slitte che potrò fare…Ma la crociera è imperdibile!



Ci racconti un aneddoto divertente che ti è capitato quando eri lì?

Arrivo in stazione a Helsinki, il papà-radar capta che sono arrivata e mi chiama al telefono. Liquido in fretta perché sta arrivando il Taxi. Salgo, saluto in qualche lingua che vagamente si avvicinava al finlandese il taxista che mi fa “Ciao, come va?”3 ore di volo, 2500 e oltre km e becco il taxista che ha vissuto un anno in Italia e con cui ho parlato in italiano fino all’hotel… più sorpreso lui di me di vedere una ragazza in vacanza a Helsinki che io di trovare un finlandese che parlasse italiano…


Quali consigli ti sentiresti di dare a chi volesse intraprendere un viaggio in Finlandia simile al tuo?

Di farlo!Ho rimandato per troppo tempo per paura di chissà cosa ci fosse, di chissà quali difficoltà avrei incontrato, di chissà quali problemi avrei potuto avere…E alla fine è stato più incasinato muovermi nel parcheggio di Malpensa che tutto il resto.


Ti sei portata a casa qualche souvenir? Raccontaci cosa hai comprato! :)

Dei mini cioccolatini rotondi ricoperti di confetto alla menta, creme viso e colorate della Lumene (l’unica crema colorata della mia biancagione, 01 finlandese) e i catarinfrangenti da zaino… ottimi souvenirs, costo contenuto, utili e poco impegnativi come spazio e peso in valigia. Li consiglio!Qualche calamita per la famiglia, non amo fare souvenirs.Avevo anche preso 3 pulla da portare a casa… ma hanno trovato me sul loro ritorno a Milano. :)



Quale soluzione hai trovato per alloggiare e come pensi che ti muoverai la prossima volta?

Doveroso il Santa Claus Holiday Village a Rovaniemi e per Helsinki torno allo stesso hotel, almeno già conosco la logistica.E volo Finnair.

Hai avuto modo di testare la movida serale?

Ovvio! Vuoi andare fino a Helsinki e perderti un concerto al Tavastia?Eresia!Mi sono giustamente goduta il concerto dei 69 Eyes al Tavastia e un breve aftershow al Riff (il giorno dopo dovevo alzarmi troppo presto mannaggia).

Se la Finlandia fosse:

Un libro: frasario finlandese, l’ho comprato praticamente nella sala d’attesa dell’imbarco per il ritorno.

Uno stato d'animo: l’eco della goccia. Il movimento di ogni goccia, individuale, si fonde armonicamente con quello delle altre gocce, senza intralciarsi. Ma sul treno per l’aeroporto sentivo già la nostalgia.

Un sapore: cannella! Amo la cannella ma i dolcetti che vendevano nella panetteria del centro commerciale Kamppi, ne ho mangiati tantissimi ma sono ancora troppo pochi per esserne sazia!



E' arrivato il momento Marzullo. Fatti una domanda (ovviamente sulla Finlandia) e datti una risposta! :)

Se ti piace così tanto, perché non vai a vivere in Finlandia?

Io mi sono trovata bene, quasi meglio che in Italia. Ma una settimana da turista è troppo poca per giudicare.
La cosa che mi ha fatto più riflettere e dispiacere, è che Helsinki è una città a misura di essere umano, io ho una disabilità motoria e ho viaggiato da sola senza trovare alcun problema, per una settimana mi sono sentita “sana”.
In Italia sembra che ogni cosa sia creata per creare un ostacolo invece di aiutare…ed è triste fare questa riflessione sul proprio paese di nascita.

sabato 1 giugno 2019

Progetto Mökki, il Cottage finlandese - Parte 1

01 giugno 0 Comments

Naviganti, bentrovati!

E' un bel po' che qua non si parla di modellismo, così oggi voglio iniziare a raccontarvi del mio viaggio, questa volta immobile e virtuale, nel mondo dei cottage tipici finlandesi. Avete presente quelle deliziose casette rosse, coi tetti e gli infissi bordati bianco, che punteggiano le coste dei laghi in quel della Finlandia (e non solo)? Ecco, loro; ma partiamo dall'inizio. Ho sempre avuto una fascinazione per le case di legno, non so dirvi il perché. Baite, cottage, bungalow, il famoso "log cabin", insomma. E il mio sogno è possederne uno piccolino, accogliente e e immerso nella natura sulla riva di uno degli 888 mila laghi finlndesi. Amante come sono della Finlandia, spero di riuscire a comprarmene uno in vecchiaia, per poterci passare qualche mese l'anno quando sarò in pensione. Sempre ammesso di andarci :)



Nell'attesa che questo sogno possa un giorno realizzarsi, ho deciso di intraprendere questa avventura, ovvero costruirne uno in miniatura. Precisamente in scala 1:12, con tanto di arredamento. In Finlandia il termine mökki è spesso usato durante l'estate: se viaggiate nel paese dei mille laghi nel periodo che va da maggio a settembre, questa parola tornerà famigliare anche a voi. Il mökki, è il luogo magico in cui si riuniscono le persone per passare più tempo a stretto contatto con la natura. Fa parte del panorama anche il pontile sul lago e una piccola barchetta tirata a riva. In Finlandia, effettivamente, il cottage in riva al lago è diventato un vero e proprio simbolo nazionale, nonché un must have per tutti i finlandesi DOC. Per quanto riguarda il design interno, ai cottage vengono solitamente portati arredamenti e complementi d'arredo usati, quasi sempre in legno, mescolando lo stile nuovo (un po' IKEA per intenderci) con quello più antico.



La costruzione del mio diorama è già iniziata e, al momento, sono a circa una trentina di ore di lavoro; ma andiamo per gradi. Iniziamo con l'elenco delle attrezzature e dei materiali che sto usando per il mio progetto estremamente fai da te e molto poco "professionale", visto che non sono un'esperta di modellismo statico. 
Come per gli altri post sul modellismo che ho fatto in passato, anche in questo caso ci tengo a specificare che non si tratta di una vera e propria guida, ma di un diario di bordo, che faccio più per me che per voi. Non escludo che possa però risultare utile a qualche neofita del modellismo, come me. 

Insomma, partiamo! 

Materiali e attrezzatura usati per - PAVIMENTO, MURI, INFISSI: 

  • Matita.
  • Gomma da cancellare.
  • Righello.
  • Carta millimetrata.
  • Liste di balsa da 10 cm per 1 metro. Minimo una decina, per la scala 1:12.
  • Colla vinilica a presa rapida specifica per legno. 
  • Pennelli di varie misure e punte. 
  • Scotch di carta.
  • Occhiali protettivi.
  • Guanti in lattice.
  • Mascherina.
  • Lima.
  • Carta vetrata.
  • Uno straccio per i pennelli.
  • Scottex.
  • Acquaragia.
  • Forbici.
  • Taglierino manuale professionale. 
  • Bulini di varie misure.
  • Dremel.
  • Colori di vario tipo, come Citadel, Vallejo, bianco Shabby opaco e smalti Humbrol - se potete evitate quelli a base d'acqua, perché imbarcano la balsa (io ho intenzione di usare persino colori sconsigliati per il legno, a mio rischio e pericolo!). 
  • Primer nero.
  • Lo ammetto: sto usando anche la stampante 3D, nello specifico la Ender 3. 
  • Cartoncino.




Ovviamente il primo passo è quello di disegnare la planimetria del cottage su carta millimetrata. Ho scelto una scala 1:12 per due motivi diversi. Il primo è che in questo modo, gli interni diventano quasi "vivibili". Capitemi, intendo dire che è più semplice creare mobilio e suppellettili vari. Una scala più ridotta mi avrebbe costretto a fare dei lavori veramente di fino, per creare anche solo una sedia. La scala 1:12, per me che sono una pivella del modellismo, è perfetta per non impazzire. Il secondo motivo è che in giro si trovano tantissimi oggetti in questa scala già pronti da acquistare. Se non dovessi riuscire a costruire qualcosa per la poca esperienza, potrei sempre acquistare un frigo, per esempio, su Amazon o su siti specializzati in modellismo. Per non parlare del fatto che in questa scala, un osservatore esterno riesce a cogliere ogni dettaglio in modo molto chiaro.
Certo, il diorama mi verrà bello grande e dovrò trovare un mobiletto adatto a ospitarlo, ma questo è un aspetto che avevo già messo in conto. 

Dopo aver disegnato la planimetria in scala, ho iniziato a riportare le misure sulla balsa. Per chi non lo sapesse, la balsa è un legno molto morbido, che si taglia facilmente con un cutter manuale. Non possedendo attrezzature da taglio professionali o da falegname, ho scelto un materiale gestibile "a manazza". Il taglio lungo la venatura del legno è semplicissimo e la lama affonda come fosse nel burro (infatti consiglio di maneggiarlo con delicatezza, altrimenti si rischia di romperlo), mentre il taglio fatto in senso perpendicolare alla venatura è più difficile e ha due aspetti negativi. Il primo è che la balsa tende a sfrangiarsi, quindi va fatto con grande attenzione e il secondo è che si fa parecchia fatica, quindi consiglio di usare il Dremel (con l'apposita punta), come ho fatto io. 



Una volta tagliati tutti i pezzi, ho aperto le finestre e le porte, dopo di che ho cominciato a lavorare i pavimenti per simulare un parquet rovinato dal tempo. Con un bulino ho creato delle lunghe liste di legno distanziate 1 cm per i pavimenti e 2 cm per le pareti. 

Il mio Mökki si compone di una piccola cucina, una camera da letto, un antibagno, un bagno, un salottino, un patio con relativa scaletta e un riparo per gli attrezzi sul retro. 
Realizzerò anche parte degli esterni, con alberi, sottobosco, acqua, una panchina, il pontile e una piccola imbarcazione a remi.

La prima cosa che ho dipinto è la boiserie che ho deciso di fare internamente lungo tutte le pareti. Ho usato la vernice Shabby Chic bianca opaca, dando due mani. Essendo una vernice a base d'acqua, imbarca un pochino la balsa, ma usandola a pennello rigorosamente asciutto, sono riuscita a contenere il difetto. Una volta asciugata poi, è sufficiente lasciare i pezzi sulla scrivania con sopra un peso (come dei libri) per fare in modo che il legno torni perfettamente in asse. 
A questo punto ho stampato gli infissi in 3D usando il PLA. Ahimé lo avevo solo giallo fluo, quindi ho dovuto usare del Primer nero della Army Painter per coprire completamente il colore di fondo. Il prossimo passaggio sarà dare lo smalto Humbrol bianco in più mani, sperando che il giallo estremo del PLA vada a scomparire completamente.
Con il cartoncino invece realizzerò la cornice della boiserie e i battiscopa. Sto ancora pensando a come creare gli infissi delle porte, ma penso che userò la stampa 3D con del PLA in "legno".



Per ora vi lascio con queste prime immagini. Ci vediamo fra qualche altra decina di ore di lavoro :) Approfitto per ringraziare pubblicamente mio marito per l'aiuto che mi ha dato con le misure in scala e l'utilizzo della stampante 3D. Ringrazio anche il collega Nazzareno per la realizzazione della base in legno del diorama e della base che userò come "fondamenta" della casa.

sabato 11 maggio 2019

Days Gone

11 maggio 0 Comments

Bentrovati, cari Naviganti!

Rieccomi con una nuovissima recensione di mio marito Hyunkel76, che potete leggere qua, o direttamente sul sito Yessgame.it.

Andiamo a conoscere Days Gone.

Days Gone è finalmente arrivato, e ci porta in un mondo dove la speranza di un domani migliore è un lusso che nessuno può permettersi.



Raramente capita che, nel mondo dei videogames, una SH attinga a piene mani da idee sviluppate da altri e ne faccia qualcosa di buono.
Tanti sono gli esempi di scopiazzature fatte male, solo per poter far cassetta senza troppo impegno.
Days Gone invece è lo stato dell’arte del “non originale”.
Si tratta di un open world strutturato in maniera simile a Red Dead Redemption, con una storia zombie like a metà fra Walking Dead e The last of US, meccaniche survival (non troppo spinte) e un sistema di guida in puro GTA style.
Ciò che più intriga di Days Gone è che ha preso tutti i suddetti elementi e li ha mescolati sapientemente in un prodotto davvero gradevole.




L’incipit della storia è un super classico: da un giorno all’altro si scatena un’epidemia che decima la maggior parte della popolazione globale, trasformando gran parte delle vittime nei cosiddetti “Furiosi” (gli zombi di turno).
Appena avviato il gioco vedremo Deacon, il nostro alter ego digitale, alle prese con una rocambolesca fuga dalla città ormai infestata, insieme a sua moglie Sarah e l’amico Boozer.
Sarah viene ferita e Deacon la mette in salvo in uno degli elicotteri della NERO (ente governativo nato con lo scopo di aiutare i sopravvissuti) diretto verso un campo profughi.
Non potendo salire tutti e tre sull’elicottero, Deacon decide di rimanere insieme all’amico Boozer, che altrimenti da solo non avrebbe speranze di sopravvivere.
Facciamo quindi un salto di due anni nel futuro; il mondo è radicalmente cambiato e i pochi superstiti si arrangiano come possono per tirare avanti.
Alcuni si organizzano in campi dove risiedono pacifiche comunità, ma non mancano gli accampamenti di Predoni dediti a razzie di ogni tipo, né le sette di fanatici come i RIP, amichevolmente soprannominati “Ripugnanti”, non molto diversi dai predoni a conti fatti, ma sicuramente molto più coreografici nell’aspetto.
Ovviamente i Furiosi vagano per il mondo di gioco in gruppi, se non addirittura in orde, rendendo la vita dei sopravvissuti ancora più dura.
Lo scenario che ci si presenta è proprio quello di un’estinzione inevitabile della razza umana.
Deacon e Boozer tirano avanti come “Randagi” e prestano il loro servizio come cacciatori di taglie ai vari campi della zona per sopravvivere.
Da qui in avanti avremo il controllo della situazione.




Il nostro randagio di fiducia partirà con un arsenale piuttosto limitato che nel corso del tempo andrà ad aumentare sensibilmente.
Il combat system è un mix fra quello di GTA e Last of US con combattimenti all’arma bianca, sparatorie e componenti stealth.
Non manca una piccola componente RPG dedicata allo sviluppo delle abilità tramite l’acquisizione di punti esperienza.
Per ogni livello di esperienza guadagneremo un punto abilità spendibile in una delle 3 specialità presenti: combattimento corpo a corpo, a distanza e sopravvivenza.
Oltre all’avanzamento di livello, Deacon potrà aumentare i suoi parametri (HP, Vigore, Concentrazione) tramite degli iniettori, reperibili all’interno delle unità mediche della NERO.
L’armamento a disposizione di Deacon spazia dalle pistole ai mitra, dai fucili a pompa a quelli da cecchino, e può fare sua qualunque arma imbracciata dai nemici che ha ucciso.
Mentre per le armi primarie e secondarie il gioco mette a disposizione molte scelte, che offrono vantaggi e svantaggi in base ai nemici che si affrontano, la scelta dell’arma speciale risulta piuttosto limitata: molto presto nel gioco avremo accesso alla balestra che, a differenza dei fucili da cecchino, o i mitragliatori pesanti, permette di sparare dardi multiuso in completo silenzio, senza contare che i proiettili possiamo costruirceli da soli tramite il comodo menù radiale dedicato al crafting.
Un’arma decisamente più versatile di qualsiasi altra.
Lavorando per gli accampamenti dei profughi alzeremo il nostro livello di fiducia nei loro confronti e questo ci darà accesso a nuove armi, accessori e componenti della moto.
Comprare un’arma in un accampamento, ci darà l’accesso permanente a quell’arma (a differenza di quelle raccolte dalle nostre vittime) tramite gli armadietti delle armi che troveremo sparsi nel mondo di gioco.
Il sistema di crafting è semplice ed efficace e, oltre a permetterci di riparare la nostra moto durante gli spostamenti, potremo creare bende per curarci, molteplici granate artigianali, svariate armi da mischia e dardi per balestra.
Come in ogni survival che si rispetti il nostro mezzo di locomozione andrà migliorato e accudito.
La moto con cui partiremo sarà un catorcio raccapricciante, con un serbatoio in grado di farci coprire solo brevi distanze e prestazioni motoristiche più vicino a quelle di un triciclo che di una moto da strada.
Ben presto però della moto iniziale resterà solo il ricordo e già verso metà della campagna di gioco avremo un mezzo di tutto rispetto, quasi totalmente aerografato, in grado persino di portare munizioni aggiuntive ed effettuare scatti a velocità sostenuta grazie all’upgrade NO2.




Oltre agli avversari umani avremo a che fare con diverse varianti dei Furiosi come Colossi, Sirene, animali mutati e chi più ne ha più ne metta.
Ogni tipologia di avversario richiede una strategia differente, ma ben presto capirete che lo stealth premia moltissimo, complice la non brillantissima IA dei nemici, che rappresenta di sicuro il peggior difetto del gioco.
Non sarà raro riuscire a eliminare un intero campo di Predoni senza che nessuno di loro si accorga della vostra presenza, e aggirare gli infetti, per poi colpirli alle spalle uccidendoli all’istante, sarà fin troppo facile.
Discorso diverso sono le Orde di infetti, che non potrete di certo prendere di sorpresa.
Solitamente composte da un centinaio (sì, proprio un centinaio) di Furiosi vi daranno del filo da torcere.
Basta che anche un solo elemento si accorga della vostra presenza perché tutta l’orda si scagli al vostro inseguimento e nelle prime fasi di gioco non vi resterà che fuggire cercando di arrivare alla moto prima di essere raggiunti e fatti malamente a pezzi.
L’effetto su schermo è davvero notevole e il senso d’impotenza che si prova quando venite inseguiti è tangibile.
Una volta che però avrete i progetti, e i componenti necessari, per creare trappole esplosive e diversivi sonori, utili ad attirare i Furiosi in un punto preciso, avrete la possibilità di sterminare intere orde e sarà molto appagante.




Ciò che però rende Days Gone un titolo degno di essere un’esclusiva Sony sono la scrittura dei personaggi, la narrativa e il superbo doppiaggio in italiano, probabilmente il migliore da anni.
Tutte le avventure secondarie che Deacon svolgerà saranno accompagnate anche dalle storie dei comprimari, tutti personaggi sapientemente caratterizzati, molti dei quali bucano lo schermo e spingono il giocatore ad affrontare tutti gli elementi subalterni alla campagna principale, che come longevità si assesta da sola sulle 35 ore, senza sentire il peso della ripetitività.
Seppur le attività a disposizione siano molte, se la parte narrativa non fosse all’altezza il giocatore meno paziente sarebbe tentato di abbandonarle in favore della campagna principale.
Oltretutto, il completamento delle missioni secondarie fornisce l’accesso a progetti utili per il crafting che facilitano non poco la vita di Deacon.
Seppur la storia principale di Days Gone sappia di già visto, e non si possa definire originalissima (anche i twist plot possono essere tranquillamente intuiti), impersonare Deacon è un piacere raro.
Bend Studio è riuscita a caratterizzare il suo protagonista in maniera magistrale, e a farci diventare partecipe dei suoi dilemmi morali e non.
Il rapporto fra Deek e Boozer, che è più un fratello che un amico, il dilemma di aver perso ogni traccia di Sarah la notte della fuga, senza sapere se sia ancora viva oppure no, fanno da corollario ad una serie di eventi che porteranno il protagonista, inizialmente arresosi al proprio destino, ad avere un obbiettivo, un fine.




L’effetto “serie TV” in questo titolo è altissimo, e finita una missione non cala mai la voglia di proseguire, non tanto per il gameplay in sé, ma per la “necessità” di sapere come la storia continua e come si evolveranno i personaggi.
Dal lato tecnico qualche problema c’è, il frame rate su PS4 standard è un po’ ballerino e capita sovente di vedere glitch grafici o pop-up, in alcune cut scene l’audio è fuori sincronia di diversi secondi e i caricamenti durante gli spostamenti veloci sono un po’ lenti e fin troppo presenti in molte missioni della campagna principale e alcune secondarie spezzando così l’azione.
L’IA, come già detto, non è delle migliori e il giocatore smaliziato saprà presto avere ragione del gioco sfruttando l’incapacità di aggirarvi dei nemici.
Artisticamente il gioco però è davvero ben realizzato e perdersi fra boschi dell’Oregon e le sue strade è davvero un piacere per gli occhi.
Days Gone è un titolo ben assemblato, seppur non originale; getta le basi per un franchise che sicuramente avrà molto da dire nei prossimi anni di Sony, una buona esclusiva che spicca grazie alla sua ottima narrativa e i suoi personaggi caratterizzati alla perfezione.
Se cercate lo stato dell’arte dell’open world non lo troverete qui, ma state pur certi che seguire le vicende di Deacon vi divertirà non poco.



giovedì 9 maggio 2019

Tre topolini ciechi - Agatha Christie

09 maggio 0 Comments


Questo racconto molto easy di Agatha Christie, si legge più che volentieri, ma dalla sua lettura si evince chiaramente che il suo intento fosse creare un'opera diversa e non un vero e proprio romanzo.

Tre topolini ciechi (Three blind mice) è un racconto breve apparso nel Maggio 1948 sulla rivista Cosmopolitan, che l'autrice aveva elaborato da un proprio radio-dramma scritto per la BBC, andato in onda un anno prima e mai dato alle stampe. Il radio-dramma, della durata di mezz'ora, era stato trasmesso dall'emittente pubblica per gli 80 anni della regina Mary, che aveva espresso il desiderio di sentire un nuovo lavoro della Christie, fra i suoi scrittori preferiti, quando la BBC all'inizio del 1947 chiese alla sovrana che trasmissione avrebbe gradito come regalo di compleanno. Così venne incaricata la giallista.
L'idea, come spesso accadeva, venne alla Christie da un vero fatto di cronaca: nel 1945 due fratelli adottati subirono maltrattamenti, a causa dei quali uno dei due morì. Un caso che traumatizzò il Paese, e che ebbe come conseguenza la modifica delle norme sull'adozione, un paio d'anni dopo.
Della trasmissione radiofonica, andata in onda in diretta, non esiste purtroppo registrazione.

Il racconto venne a sua volta adattato dalla stessa Christie per il teatro, cambiando nome a qualche personaggio e all'opera, che infatti fu messa in scena come Trappola per topi (The Moustrap). Sia il primo titolo che il secondo, hanno un significato particolare per il pubblico anglofono: Three blind mice è infatti una filastrocca risalente a prima del Seicento, che viene citata nei due testi e che suona più o meno come la canzoncina francese Frère Jacques o l'italiana Fra Martino campanaro; The Moustrap è il titolo del dramma rappresentato dagli attori amici di Amleto, nell'omonima tragedia di Shakespeare, su richiesta dello stesso principe di Danimarca, che vuole smascherare l'omicida del padre.

Per il radio-dramma Agatha Christie ricevette dalla BBC un compenso di cento ghinee, ma lei lo donò al fondo per i giocattoli dell'ospedale pediatrico di Southport. Che donna, eh?
E ora vediamo un po' di trama, come sempre senza spoiler.

Il racconto si svolge in una pensione poco fuori Londra (a una trentina di minuti di distanza), appena avviata da una giovanissima coppietta di sposi ancora senza esperienza. 
Il meteo è dei peggiori e la casa di campagna si ritrova in breve tempo sommersa da una fitta coltre di neve. I primi e pochi ospiti ad arrivare sono il signor Christopher Wren, giovane architetto, la signora Boyle, noiosa e petulante donnetta che ha prestato servizio in guerra come volontaria, il Maggiore Metcalf, la scostante signorina Casewell e uno straniero, il signor Paravicini, giunto lì per caso, a causa di un incidente con la sua auto proprio nei pressi della pensione. 
Un indizio rivela che la storia s'intreccia parallelamente con un misterioso omicidio avvenuto nel centro di Londra e che sembra in qualche modo legato alla piccola pensione. 
Giunge così alla tenuta il sergente Trotter, alla ricerca di un collegamento con l'assassinio.
Il tempo peggiora di minuto in minuto e ben presto i sei protagonisti si ritrovano intrappolati nella pensione. 

Personalmente ho trovato questo racconto breve ben scritto, come tutti i lavori della Christie, nessuno escluso, ma ahimé, ho iniziato a capire come sono andati i fatti, e di conseguenza ho capito chi fosse l'assassino, piuttosto in fretta. 
Sono sicura che come opera teatrale renda molto di più, rispetto alla semplice lettura, perché l'ambientazione da thriller è intrigante e, se ben recitato, veramente godibile. 

Forse qualcuno griderà al sacrilegio, ma non l'ho trovato sicuramente uno dei migliori lavori della Christie. Certamente va letto, soprattutto se si è amanti del genere. Se poi si è anche fan della Signora del Giallo, allora non può mancare nella collezione dei suoi libri.

Se vi interessa, su Youtube si trovano diversi spettacoli teatrali.  Basta cercare "Trappola per topi Agatha Christie". :)



There's no place like 127.0.0.1