domenica 25 gennaio 2015

# Frammenti videoludici

Gabriel Knight - The Beast Within


Oggi torniamo a parlare di frammenti videoludici con un capolavoro assoluto che io amo immensamente: il secondo capitolo della saga di Gabriel Knight. The Beast Within. 

Sono profondamente affezionata a questo titolo che rigioco a cadenza regolare tutt’ora, dopo la bellezza di 20 anni. Esatto, avete capito bene. Gabriel Knight 2 è del 1995 e credo di averlo giocato ormai una decina di volte, se non di più (come Ripper, ricordate la mia recensione?). 

Sappiate che nel 2007 uscì una riedizione di GK2 con contenuti extra e supporto per Windows XP e VISTA, quindi vi consiglio di recuperarla e giocarci; non farlo sarebbe un sacrilegio. Eccola qua sotto: 


Si tratta di un’avventura punta e clicca in terza persona, questa volta FMV (full motion video), della scrittrice Jane Jensen, recitata magistralmente da Dean Erickson nella parte di Gabriel Knight e da Joanne Takahashi in quella di Grace Nakimura, più, ovviamente, una serie molto lunga di attori co-protagonisti davvero eccellenti e, nella versione italiana, anche meravigliosamente doppiati, cosa da far gridare al miracolo, una volta tanto. Pensate che a detta di molti, il doppiaggio italiano di quest’avventura, batte addirittura l’originale parlato inglese.

Adventure Planet, nel 2005, la descrive così: 

“Che dalla penna di Jane Jensen escano fuori sempre delle cose mirabolanti non è certo una novità per gli appassionati di avventure grafiche. Non fa di certo eccezione il secondo capitolo di una delle serie più amate di sempre: Gabriel Knight. The Beast Within è l’ennesima dimostrazione, se davvero ce ne fosse ancora bisogno, di come avventura e mistero storico si possano fondere in un qualcosa di unico ed irripetibile capace di regalare fortissime sensazioni ed emozioni. Se a tutto questo aggiungiamo anche un pizzico di horror ed un’ottima ambientazione, di sicuro ci renderemo subito conto di essere di fronte ad una delle migliori avventure di sempre.” 


Vediamo di riassumere in poche parole il primo capitolo della saga: The Sins of The Fathers, giusto per introdurre meglio il suo seguito. La mia personale recensione completa, potete leggerla qua, nel caso l’abbiate persa. 

Chi è Gabriel Knight?

Gabriel è un giovane scrittore americano squattrinato, donnaiolo e nemmeno tanto talentuoso, proprietario di una piccola e antica libreria a New Orleans, che si ritrova suo malgrado invischiato a indagare, assistito dalla sua nuova dipendente Grace, in una serie di omicidi di matrice Voodoo. Grazie a questa misteriosa e pericolosa esperienza, Gabriel trae ispirazione per un libro che lo salverà dal blocco dello scrittore e dall’anonimato e verrà a conoscenza, inoltre, di un segreto incredibile radicato nella sua famiglia da secoli. 

Gabriel è l’ultimo discendente di un’antichissima e nobile stirpe tedesca (i Von Ritter) di Schattenjäger, cacciatori di ombre. Guerrieri della luce. 

Per niente felice di scoprirsi una sorta di eroe, decide comunque a malincuore di adempiere alla volontà dei suoi avi e del suo destino, armato di un talismano protettivo e un antico pugnale.


Questo secondo capitolo della trilogia, cronologicamente, inizia un anno dopo gli avvenimenti di The Sins Of The Fathers. Grazie alla fama acquisita e ai proventi del libro Omicidi Voodoo, Gabriel decide di trasferirsi in Baviera, nella placida e pittoresca cittadina (fittizzia) di Rittersberg, precisamente nel bellissimo castello lasciatogli in eredità della sua famiglia, Schloss Ritter

Gabriel e Gerde
Qui conosce Gerde, l’assistente dell’appena deceduto Wolfgang Ritter, unico discendente incontrato da Gabriel al termine del primo capitolo. Gerde è una giovane donna che fatica a farsi una ragione dell’accaduto. Grace, l’assistente e dipendente di Gabriel è invece rimasta a New Orleans per gestire la piccola libreria e si tiene in contatto con Gabriel soltanto via posta e telefono. 


Il gioco vero e proprio inizia quando in paese comincia a girare voce che lo Schattenjäger è tornato. La speranza si riaccende così nei cuori terrorizzati delle persone che da anni, con cadenza quasi regolare, si vedono rapire amici e parenti da quelli che a prima vista sembrerebbero soltanto lupi, ma che forse nascondono un segreto più oscuro, di fronte al quale la polizia non ha mai trovato spiegazione. 

Una notte, dopo la scomparsa dell’ennesima vittima, questa volta una bambina, i paesani di comune accordo vanno a bussare alla porta di Schloss Ritter implorando l’aiuto di Gabriel.
Interessato solo a trovare ispirazione per il nuovo libro e convinto che non ci siano pericoli, Gabriel accetta il caso, avverte Grace via posta ordinaria che non sarà rintracciabile per un po’ a causa di un’indagine fuori Rittersberg e parte per la campagna tedesca, ai confini delle Foresta Nera, ospite qualche giorno dai parenti della piccola scomparsa. 


Conoscendo bene il senso del dovere eccessivo di Grace e la sua tendenza all’apprensione, per evitare quindi incursioni indesiderate dall’America, Gabriel evita accuratamente di lasciarle l’indirizzo di Monaco presso il quale poterlo rintracciare.  

Grace però, dopo aver ricevuto la missiva di Gabriel ed essersi sentita esclusa dall’indagine, ingelosita oltretutto dal fatto che Gabriel possa appoggiarsi a Gerde per le sue ricerche, decide di mollare la libreria e raggiungere lo scrittore in Baviera.

Il gameplay è diviso in capitoli e, dall’arrivo a Schloss Ritter di Grace, potremmo alternativamente comandare l’uno o l’altra.

Grace
Presto vi accorgerete che l’arrivo di Grace non è altro che manna dal cielo, perché quel caso che avete fra le mani, non è affatto una semplice sparizione, ma qualcosa di molto più complesso, qualcosa di antico e molto pericoloso. 

La storia inventata della Jensen si fonde alla perfezione con la realtà della Baviera e del suo famoso e misterioso Re Ludwig II di cui, in altri post, vi ho parlato. 

La storia vera, come quella di Ludwig, del compositore Richard Wagner, della principessa Sissi, dei castelli da favola come Neuschwanstein e della splendida Baviera, s'intreccia così bene con la fantasia di questa scrittrice che faticherete a capire quale sia la finzione e quale la realtà.
Non ho intenzione di aggiungere altro, perché il benché minimo spoiler sarebbe un peccato mortale.

Passiamo quindi a parlare della realizzazione tecnica e del gameplay di Gabriel Knight: The Beast Within.

A questo capolavoro videoludico in full motion video, hanno partecipato qualcosa come un centinaio di persone fra attori, comparse, registi, costumisti, truccatori, tecnici del suono, grafici, programmatori, scenografi, ecc… un tale dispiegamento di forze era, per l'epoca, una rarità nel mondo dei videogiochi (sicuramente per questioni di budget) e il risultato, vi assicuro, si vede. L’utilizzo di questa tecnica, soprattutto in un gioco con una trama simile, è azzeccatissimo perché sarà fantastico e immersivo al massimo aggirarsi per dettagliate location come Marienlplatz, Altoetting o Neuschwanstein, tanto per citarne tre a caso delle moltissime che incontrerete.


Contrariamente poi ad altri lavori del genere, l’interazione del giocatore con l’ambiente circostante è ottimamente realizzata e questo contribuisce a rendere cinematografico e credibile il nostro ruolo di giocatori all’interno della storia. Sono presenti anche scenari fissi prerenderizzati davvero suggestivi e resi ancor più belli da uno o più dettagli in movimento, come il pendolo di un orologio che va avanti e indietro o il volo di un’aquila sulla cima delle Alpi. 



Un aspetto importante del gioco è anche l’atmosfera horror che si respira spesso, in un crescendo di tensione che giunge al culmine proprio sul finale.

Come nel primo capitolo della trilogia, avremo a disposizione un classico puntatore del mouse che cambia forma quando incontra un oggetto interattivo, un inventario di semplice consultazione, un counter che calcolerà il nostro punteggio ogni volta che proseguiremo nella storia, un comodo registratore vocale utile per riascoltare le conversazioni e anche, in un paio di occasioni, per risolvere enigmi e procedere con l’andamento della storia. Inoltre, avremo la possibilità di leggere gli appunti di Grace e le sue ricerche e di rivedere i filmati di gioco.

Il comparto sonoro è splendido e realizzato come sempre dal compositore, nonché marito di Jane Jansen, Robert Holmes che per l’occasione ha scritto persino un’opera lirica (L’Opera Perduta di Richard Wagner). 

Gli enigmi sono sempre ben calibrati e realistici, inerenti e fedeli alla storia e mai illogici o assurdi, lasciando la trama libera di scorrervi davanti agli occhi non rendendola mai frustrante o noiosa; malgrado questo, la longevità è davvero considerevole. Il punto non forte, ma fortissimo, di tutto il gioco è la narrazione, subito seguito dalle ambientazioni. 

I dialoghi sono stupendi, credibili, a tratti divertenti e a tratti commoventi. Vi innamorerete di personaggi come Ludwig II o il Barone Von Glover e vi commuoverete per altri come Gerde, riderete con i coniugi Smith e imparerete a conoscere meglio Grace, che nel primo capitolo è rimasta fin troppo confinata nel suo ruolo di comprimario. 

Arriverete alla fine con la voglia di documentarvi su Ludwig II, con la voglia di andare in Baviera, con la voglia di ascoltare qualcosa di Wagner, con la voglia di rigiocarlo immediatamente. 

The Beast Within è come uno di quei libri che ogni tanto va riletto perché 
Perché non ci sono altre spiegazioni.


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