martedì 10 febbraio 2015

# La Stanza degli Ospiti

127.0.0.Imelde Corelli Grappadelli

Sono molto emozionata e non lo nascondo. Oggi ho il piacere, ma soprattutto l’onore, di ospitare nel mio blog una famosa ed eclettica artista. Una donna di carattere, con un’immensa immaginazione e un’anima ricolma di energia e bellezza. Sto parlando della poliedrica Imelde Corelli Grappadelli, disegnatrice di gioielli, scultrice, pittrice, gemmologa, imprenditrice, storica d'arte antica e se posso dire la mia, passionale visionaria.


Imelde è una bella donna bionda, dallo sguardo brillante come le sue creazioni d’oro e pietre preziose. Gli oggetti che immagina e crea con le sue mani non sono banali gioielli, ma vere e proprie opere d'arte, oggetti assolutamente unici. Ad ogni oggetto è legata una persona, che sia una personalità forte del passato o una sua attuale cliente, Imelde plasma ogni singola opera ispirandosi a qualcuno, come ad esempio la scultura dedicata a Ginevra Sforza di Bentivoglio, che fu Signora di Bologna, donna forte, affascinante e coraggiosa come la stessa Imelde. 



Imelde Corelli Grappadelli vive e lavora sotto le due torri, ma espone con mostre personali anche nel resto d'Italia e all'estero, come alla Triennale Internazionale di Arte Contemporanea di Parigi o in Germania.

La giornalista Gaia Giorgetti, in un bell’articolo-intervista sul Resto del Carlino, nel dicembre del 2012 scrive:

Crea gioielli seguendo la tecnica degli antichi, per esempio colando l’oro nei calchi di osso di seppia, proprio come facevano gli etruschi. Archeologa delle forme, artista, artigiana, ma anche studiosa appassionata, Imelde Corelli Grappadelli pare quasi riassumere in se stessa tutti i secoli trascorsi, che lei testimonia anche con il cognome che porta. Era il 1632 quando un suo avo, della nobiltà agraria ravennate, venne decapitato da un membro della famiglia rivale, il castello di famiglia fu raso al suolo e le fondamenta cosparse di sale. Dopo pochi anni nacque Arcangelo Corelli che, come leggenda vuole, sentì suonare il violino da un pretino del paese e, da Fusignano, Lugo, Bologna, arrivò a Roma per diventare uno dei più grandi violinisti e compositori del mondo. Cresciuta nel palazzo del casato a Lugo, in una famiglia colta e numerosa, Imelde non poteva che seguire il destino di una vita di estro, studio, immaginazione. Eccola studentessa al liceo classico di Lugo, laureanda a Bologna in storia antica, con la passione per i gioielli, accesa dai racconti onirici dell’elegantissima nonna Imelde. Con le idee molto chiare in testa, chiede la tesi a Giancarlo Susini sulla tecnologia dell’oro nell’antichità. Ma non le basta sapere, lei vuole imparare a fare i gioielli...

Sentiamo cosa ci racconta Imelde in persona, in questa breve intervista.

1 - Innanzitutto ti ringrazio per il tempo che hai voluto dedicarmi e per avermi fatto l’onore di poterci dare del tu. Passiamo immediatamente alla prima domanda. Se dovessi descriverti a un pubblico che non ti conosce e non sa nulla delle tue creazioni, che parole useresti? Chi è davvero l'artista Imelde Corelli Grappadelli?

É una signora curiosa.
A volte per approfondire cose che mi incuriosiscono percorro strade che mai avrei pensato. Una sorta di Alice nel paese delle meraviglie, step by step aprendo porte chiuse che si aprono su altre porte chiuse... e il viaggio così continua.


2 - Come e quando è nato l'amore per l'arte e la creazione di gioielli?

Da bambina piccolissima, ascoltavo rapita i racconti di mia nonna Imelde che apriva il suo cofanetto e descriveva i  gioielli che il nonno le aveva donato. Ecco, è tutto molto semplice.

3 - Ho letto in una rivista che ami ascoltare Richard Wagner quando lavori. E' un personaggio storico, un compositore al quale sono legata anche io, malgrado non sia stato sempre un sant'uomo, anzi... Che cosa ti affascina della musica di Wagner e quale, delle sue opere, ti aiuta a lavorare e a concentrarti meglio?

Con Wagner ritorna in scena mia nonna e un suo racconto. Un paio di orecchini in diamanti che indossò a Milano, alla prima della Scala nel 1913 per il centenario della nascita di Wagner. Lei biondissima, occhi azzurrissimi, diamanti scintillanti alle orecchie e una camicetta di seta rossa... era in viaggio di nozze. Wagner lo amo tutto, soprattutto ascolto le overture.


4 - Le tue sculture vengono anche definite "patafisiche". Che cosa si intende esattamente per scultura patafisica?

La Patafisica è una corrente artistica che nasce a Parigi nel 1896 alla Sorbona, facoltà di Fisica. Significa “scienza delle soluzioni immaginarie”. Grandissimi artisti si riconoscono in questa corrente, come Enrico Baj o Ugo Nespolo.

5 - Abbiamo un altro "amore" in comune ed è Leonardo Da Vinci, al quale so, hai dedicato parte di una mostra. Artista, inventore, precursore dei tempi e incredibile scienziato, ha esplorato ogni lato dell'arte e della scienza. Quale aspetto di Leonardo ti ha colpita in particolar modo?

La pittura, assolutamente.

6 - Nella stessa rivista ho letto un tuo commento, che personalmente ho trovato bellissimo e che condivido in pieno. Hai detto che il tuo studio, dove fai accomodare le clienti, pieno di libri e gioielli da te creati, è come un "vagone ferroviario", perché "quando sono qui, inizia sempre un viaggio".  Ci racconti quale posto ti è rimasto nel cuore più di altri?

Vagone ferroviario con destinazione le Alpi. Adoro l'Italia e le sue Alpi. Credo che siano una delle cose più emozionanti; tutto cambia in un attimo, colori, luci, poi la vastità, il profumo dell’aria, il silenzio, lo spazio, le distanze.
     

7 - Fra i tuoi sogni e desideri c'è anche il ritorno al pezzo unico. Un abbandono quindi del modello commerciale che, ad esempio, prevede l'acquisto di quello stesso anello a Milano, New York o una contraffazione in una qualunque bancarella asiatica. La rinascita del pezzo unico, artigianale e fatto a mano, ispirato all'energia spirituale della cliente che, teoricamente, si sposa solo con quella particolare donna per la quale il gioiello è stato creato. Ovviamente questo tipo di approccio è difficile in un mondo fatto di grandi catene commerciali o importanti marchi d'oreficeria. Qual è, secondo la tua esperienza, lo scoglio più difficile da superare, per ottenere questo risultato?

Ieri sera ho visto il magnifico film Turner, che consiglio assolutamente. Ad un certo punto il pittore si approccia al dagherrotipo, precursore della macchina fotografica e domanda se riesce a fare le immagini a colori.
Credo che questo riassuma tutto, il prodotto commerciale ad alto contenuto tecnologico e di diffusione va benissimo, ma non ha nulla dell’immenso patrimonio artistico, emotivo, culturale, intuitivo che il cervello umano può esprimere. Personalmente non mi sono mai posta il problema, anche perché il mio approccio è sempre stato quello di realizzare un’opera degna di essere esposta in un museo e null´altro.


8 - Ennesima affermazione che, in quell'articolo da me letto sul tuo lavoro, mi ha colpita molto e nella quale mi rispecchio. Hai detto: "Quello che ricerco è la bellezza, la singolarità. Nulla è causale". Imelde Corelli Grappadelli quindi non crede alle coincidenze?

Coincidenze intese come cose che accadono insieme? Questo sempre , tutto può accadere.

9 - Quali sono le tecniche che usi di più quando crei gioielli e che cos'è, di preciso la granulatura?

Io mi sono laureata all’università di Bologna, alla Facoltà di Storia Antica nel 1980, discutendo una tesi dal titolo "Tecnologia dell'oro nella antichità". La granulazione é una tecnica utilizzata dai popoli antichi e in particolare etruschi e significa “saldatura di granuli submillimetrici su lamine sub millimetriche, senza saldatura”. Quindi assolutamente misteriosa. Io l’ho studiata molto e il mio lavoro è stato pubblicato dal ministero dei Beni Culturali e mostrato prima al museo civico archeologico di Bologna e poi al museo archeologico Crespellani di Bazzano.


10 - Qual è stato il primo gioiello che hai forgiato con le tue mani?

Un anellino in filo di argento con un cuoricino.

11 - La fascinazione per San Giorgio e il Drago e per la simbologia nascosta dietro l'immagine del cavaliere che con una lunga lancia attacca il rettile e salva la principessa, ti ha ispirato la creazione di un’opera. Nell'intervista dove parli di questa "scultura" però dici che il tuo drago non è molto convinto di voler combattere: perché?

Sì, sto lavorando a un grande S. Giorgio e il drago, con la collaborazione della Bottega Gatti di Faenza, ‘grande’ perché parliamo di 1,50 x 1 mt. In terracotta maiolicata, sarà magnifico. Il drago è azzurro, molto giocoso, per questo non combatte, è un drago patafisico.

12- So che hai studiato anche psicologia e ingegneria; sei un’assidua studiosa e ricercatrice, e lavori nel tuo laboratorio incessantemente. La donna di tutti i giorni che si nasconde dietro questa grande e appassionata professionista, invece com'è?

Una tennista.

13 - Fra i tuoi studi ne spicca uno che apparentemente sembra fuori contesto ed è l'astronomia.

Le stelle e gli astri sono assolutamente da studiare!

14 – Saluto Imelde, e la ringrazio nuovamente per la sua incredibile gentilezza, con un’ultima domanda: Fra tutte le tue opere, a quale sei più legata in assoluto e perché?

Il mio primo bracciale forchetta, a cui devo il mio successo.



Se siete interessati a visionare le installazioni o i gioielli di Imelde Corelli Grappadelli, fate un salto sul suo sito, sulla sua pagina Facebook Imelde Corelli Sculpture & Jewellery Design o su Instagram, e se vi siete persi il post dove parlo di lei e di un suo gioiello in particolare che mi è stato regalato, fate un clic qua




Potete trovare Imelde nel suo studio di Bologna, in via Torleone 32. 

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